Rogue Charlie, Scheletri, Big Cream: le recensioni dei singoli italiani

Rogue Charlie
Rogue Charlie – La tempesta

Un altro singolo per i Rogue Charlie, questo La tempesta che si chiama come una nota etichetta e booking ma che non c’entra con quella. La band vicentina propone un rock alternativo che ha tanto influenze pop (specialmente nel cantato che ricorda un pochino lo stile di band quali Le Vibrazioni o Sugarfree) quanto post-rock, specialmente nello strumentale. La combinazione è azzeccata e pure piuttosto particolare, perché è allo stesso tempo “artistica” e “popolare”, ricercata e di facile ascolto. I Rogue Charlie sono una band che potrebbe ascoltare chiunque e contemporaneamente una di quelle band che il musicofilo potrebbe vantarsi di mostrare ai propri amici.

Euforia – Colore sentimento

Con una mossa a sorpresa, gli Euforia hanno pubblicato lo scorso giugno un EP intitolato Colore sentimento, e adesso ne pubblicano la title track. Si tratta di una canzone che unisce vocals vicini all’hip hop, perlopiù rappati pur con un ritornello più cantato, a una base strumentale suonata con le chitarre. L’unione è felice, soprattutto per la bella parte musicale della canzone; il cantato non è decisamente nelle nostre corde ma lo accettiamo per quello che è.

Febbre – Come un cane

Dopo il singolo Ossa // Morsi di giugno, Febbre torna con questo nuovo brano intitolato Come un cane (titolo riferito al fatto che l’artista nel pre-chorus dice che al richiamo della ragazza lui accorrerà “come un cane”). Il brano conferma le sonorità pop rock upbeat del precedente pezzo, con qualche influenza o vibe pop punk come si conviene ai tempi attuali ma senza davvero addentrarsi in quel genere. Il pezzo si ascolta facilmente ed è orecchiabile, forse un filo troppo leggerino, ma fa ampiamente il proprio dovere.

Federico Cacciatori – No Escape from You

Il suo ultimo disco, La mia visione del mondo, è uscito solamente su OnlyFans. Per il suo nuovo singolo, No Escape from You, Federico Cacciatori continua a rifuggire le piattaforme (main)streaming con l’eccezione di YouTube -anche perché sennò davvero la canzone non se la sarebbe ascoltata nessuno. Il brano è un pezzo synthpop piuttosto ritmato, con una certa vibe da dance anni ’90 nell’utilizzo del sintetizzatore e un dolce cantato in inglese sul quale forse ci sarebbe piaciuto un mixaggio diverso, un po’ più gentile e meno diretto in faccia. “Si può scappare da tutto e da tutti. Dalle regole, dagli ostacoli, dal lavoro, dalla famiglia, dalla scuola. […] Ma una cosa che non riusciremo mai a compiere è la fuga dalla propria storia e dalle tante verità in essa nascoste”, riflette Federico sull’ispirazione dietro al brano.

Federico Puglielli – The Light Will Set You Free

Prosegue il periodo prolifico per Federico Puglielli, che in questo 2023 ha già pubblicato un EP e un doppio singolo, e ora questa The Light Is Gonna Set You Free. Si tratta di un singolo che comincia in modo tranquillo e balsamico chitarra e voce, con qualche leggero arrangiamento aggiuntivo, e verso la metà aggiunge un tocco più elettronico sia negli effetti del cantato sia nel beat di fondo, oltre a un bell’assolo di chitarra elettrica. L’accento in cui canta Federico è piuttosto italiano, ma il brano funziona perché sa sia rilassare sia conferire energia.

Five Sides – Tutto a puttane

Dopo Panic Room di settembre, i sammarinesi Five Sides tornano con un quarto singolo intitolato Tutto a puttane, che a dispetto del titolo aggressivo sa anche essere un pezzo delicato. Intendiamoci, è pieno di chitarroni e di ritmi ad alta intensità, non è certo una ballad, ma il ritornello svela un lato inaspettatamente dolce, spostando le sonorità dal punk rock veloce e diretto delle strofe a un simil-emo alla Finley, dARI e soci nel ritornello, che è la parte della canzone che ci piace davvero tanto. “Accettarsi è il primo passo per essere accettati”, dicono i Five Sides di questo brano che “si riferisce a quelle volte in cui ci rifugiamo negli errori e mascheriamo quello che portiamo dentro per paura di non essere compresi, allontanando di fatto le persone a cui teniamo”.

Gabriella Rinaldi & Ferraniacolor – Estrellita

“Estrella, estrellita / La noche se acerca”. Chissà se in spagnolo la conoscono questa canzoncina (tradotta orribilmente qui di fianco). Gabriella Rinaldi probabilmente la conosce, ma la sua Estrellita non ha nulla a che fare con quella filastrocca; è anzi una rielaborazione di un brano scritto originariamente nel 1984 da Sandro Dionisio e Marco Alfano per la colonna sonora di Estrellita va a New York. Si tratta di un pezzo pop guidato dai synth e cullato da sonorità sognanti che si sposano bene con la voce dolce e argentina dell’artista, vero e proprio pezzo forte di questa proposta.

Koomari – Magico

Il debutto dei Koomari è Magico, letteralmente: un pezzo che tinge la realtà di fantasia su chitarre funky per niente ostentate. La band di Casalmaggiore attira con il groove e conquista con le atmosfere oniriche che è in grado di ispirare. A supporto di queste, un videoclip in equilibrio tra ironia e sogno che esplicita l’impronta fantasy del racconto. I riferimenti portano a Narnia, ma il testo vira in un’altra direzione, indagando una natura umana schermata da diversi strati di specchi. Più il riflesso si rifrange, più la verità si moltiplica rendendo difficile riconoscere i vari livelli di realtà. Una coppia piuttosto rara da incontrare nel panorama quella tra funky e sogno che permette al genere di ampliare anche i propri orizzonti di senso. Il progetto dei Koomari si inserisce nella nascente realtà di Risorgiva, un’associazione sociale che opera al pari di un label per artisti lontani dalle grandi città, ma che, in collaborazione anche con Be Molle Concerti, negli anni ha dimostrato un gusto musicale non inferiore a quello dei grossi circuiti.

Narratore Urbano – Bisognini

Non è un caso che Bisognini sia uscito il giorno del Black Friday. In questo nuovo singolo i bisogni della massa indotti dal consumismo per Narratore Urbano diventano bisognini: bisogni piccoli, falsi bisogni, che hanno la stessa dignità delle deiezioni canine. La nuova canzone mette molta carne sul fuoco: la disamina critica del cantautore torinese va a colpire la situazione italiana (“lode a un criminale, lo stato è al funerale”) e internazionale, con l’ipocrisia delle multinazionali nel green/rainbow/Ukraine-washing e dell’industria dell’intrattenimento (“le lotte degli oppressi ora su Netflix”) e musicale (“l’umanità è arrivata tardi, si è trovata al Beach Party”). Quella che può sembrare un’accozzaglia di tematiche – per quanto importanti – sconnesse tra loro, in realtà trova senso di esistere nello stesso brano perché la radice della malattia della società occidentale è comune; e la canzone diventa anche occasione di riflessione sul ruolo dell’intellettuale immerso in questa deriva. La protesta a cui dà voce Narratore Urbano è innescata dalla potenza del rock che sostiene il tono di voce cupo e grave con il quale, ancora una volta, mette alla berlina tutti e tutto. [Simone De Lorenzi]

Scheletri – Eurospin

Anche questa Eurospin, come lo scorso singolo Torino non è la mia città, l’avevamo sentita in anteprima dal vivo all’interno del minidisco Live al Bunker (dei tre inediti che componevano l’EP, dunque, resta solo Tu non sei niente, che immagino sentiremo nel loro album in arrivo a breve). Di canzoni dedicate ai supermercati ne esistono parecchie (purtroppo è un titolo molto adatto a una canzone indie, ma chi dice che non possa andar bene per il punk?), con varie soluzioni e interpretazioni dell’argomento. Gli Scheletri non pensano a complicate allegorie ma non per questo la storia raccontata è banale: l’incontro nei parcheggi del famoso discount per bere una birra sembra essere il momento per rimediare al fatto di aver “sbagliato tutto” con una certa persona – “come stai, come va?”. [Simone De Lorenzi]

Yassmine Jabrane – Lady D

Un singolo all’anno per Yassmine Jabrane: Dea Fortuna nel 2021, Bazaar nel 2022 e ora Lady D nel 2023 (in extremis). L’artista romana presenta un brano pop con qualche vaga reminiscenza R&B nell’arrangiamento delle strofe e nel cantato, anche se il ritornello prende una piega molto più ricca di bassi e di beat pronunciati. Ci piace molto la voce di Yassmine, che è il vero punto di forza della canzone a nostro modo di vedere, anche dove il sound è un filo troppo “tunz tunz”.

Yna – Giochi di parole

Leggo “Yna” e mi viene in mente Ina – Assitalia, sponsor vintage della Roma anni ’90. È un gioco di parole, proprio come il titolo del nuovo singolo di Yna, sua terza uscita del 2023 (e terza uscita in generale). Un piano e un beat ci guidano per la prima strofa del brano, a cui poi si aggiungono dei bassi per il ritornello, ma la strumentazione resta minimale per quanto l’arrangiamento e il sound non lo siano affatto. Di questo brano ci piacciono il cantato di Yna, mellifluo e dolce ma convinto, e anche il bel piano che aiuta a tenere il ritmo e a dare musicalità al pezzo; il ritornello è groovy ma rischia di non essere per nulla facile da memorizzare.

Arianna Pasini – Burrone

Dopo anni a supporto di band quali Soviet Soviet e Generic Animal, finalmente la carriera solista di Arianna Pasini vede la luce del sole. Lo fa con Burrone, una ballad chitarra e voce, soave nell’intenzione e delicata nell’esecuzione. La virtù della cantante ravennate, avvalorata da una vera e propria passione, è la ricerca di un suono vintage che vibra come i tempi passati. Arianna attinge dalla collezione dei suoi strumenti speciali e, supportata dalla sapienza musicale di Marco Giudici, confeziona un’istantanea intima e onesta su un fondale ambient e lo fi. La trovata che rende il brano una piccola perla è stata la scelta di far suonare la batteria a un non-batterista, ottenendo così un effetto di senso in linea con il titolo del pezzo. La struttura di Burrone infatti, con percussioni perennemente incerte, simula la sensazione di camminare sul ciglio di uno strapiombo. L’idea di rassegnarsi e restare sul fondo corteggia la mente della cantante, la quale viene salvata da una mano gentile che la riporta in superficie. Arianna Pasini poggia la prima pietra di un percorso artistico che si preannuncia attesissimo.

Bento – Come Back to Move

Dopo I Need Your Help dello scorso ottobre, i Bento tornano con un secondo singolo intitolato Come Back to Move. Il gruppo presenta un brano elettronico esplicitamente ispirato a progetti come The Prodigy e The Chemicals Brothers (e si sente tutto, aggiungeremmo). Il brano anticipa l’EP YΛΗ, in arrivo a dicembre, e lo fa in maniera decisa, ritmata e in parte alienante con tutti queste sonorità elettroniche che sballottano le orecchie da una parte all’altra.

Big Cream – Quiet Quitting/Doppelgänger

Già alumni del palco del SXSW, i Big Cream tornano con un doppio singolo: “ma non ne bastava uno?” (detto con voce di Maccio Capatonda) “Meglio abbondare”, devono aver pensato i ragazzi di Bologna. I due brani, fuori per l’etichetta WWNBB / We Were Never Being Boring, si chiamano Quiet Quitting (cioè la tendenza a fare il minimo sforzo possibile sul posto di lavoro, emersa soprattutto in contesto anglosassone negli ultimi anni tra i lavoratori più giovani che non vogliono ammazzarsi di lavoro per l’azienda) e Doppelgänger (cioè il “doppio”, spesso malvagio, di una persona). Sono anticipazioni di un prossimo album, il terzo per la band, e nel primo brano possiamo anche sentire i cori di Costanza dei Be Forest. Il sound è quello del più classico post-punk secondo i dettami della recente ondata; come al solito in Italia le mode musicali arrivano con quattro o cinque anni di ritardo rispetto all’estero, per cui i Big Cream propongono sonorità che in Inghilterra andavano verso la fine dello scorso decennio e che nel frattempo le varie band hanno superato portandosi per lo più sui binari di un art rock con influenze post-punk, ma che qui da noi suonano ancora innovative, come dimostra l’esempio dei Leatherette.

Cassio – Scheletri

Una ballad disillusa quella che ci propone Cassio con la sua Scheletri. L’artista presenta una canzone tranquilla, quasi rilassante, caratterizzata da strumentazione e arrangiamento minimali, con un cantato rauco e strascicato come uno che ha mal di gola ma che aggiunge un certo charme decadente e maudit all’insieme. Diciamo che si tratta di una canzone disillusa perché il testo è preso malino e parla dell’amore, non in senso positivo: “Scheletri parla di voi. Dico voi perché sono ormai abbastanza disilluso da non credere più a questa cazzata dell’amore. Scheletri parla dell’amore ai giorni nostri e dell’unico finale di cui una storia d’amore si vestirà prima o poi”.


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