Her Skin, Vintage Violence, Emma Nolde: le recensioni dei singoli italiani

Her Skin – Birthday
Birthday, il nuovo singolo di Her Skin, è una ballad folk delicata e intima che esplora la paura di crescere in un mondo che sembra sfuggirle di mano. Con arpeggi di chitarra e sussurri all’orecchio, Her Skin trasmette la sua vulnerabilità e il senso di smarrimento che accompagna il passaggio dei vent’anni, un’età in cui ci si sente spesso fuori posto. Registrata in California, la canzone cattura l’essenza di quel coraggio sottile che permette di trasformare le piccole cose in momenti di grande valore. La voce morbida di Her Skin, accostata a una melodia semplice e sincera, ricorda le icone del folk come Passenger e Phoebe Bridgers, offrendo una carezza musicale che consola e avvolge l’ascoltatore. Dopo il successo di I Started a Garden, l’artista torna sulla scena con Birthday, un brano che è una dolce riflessione sulla crescita, sulle incertezze e sulla ricerca di sé stessi.
Vintage Violence – I non frequentanti feat. Klaus Noir
I Vintage Violence ci hanno preso gusto con le riproposizioni aggiornate dei propri classici. Dopo S.I.A.E. uncensored uscita a maggio, ecco che arriva anche il turno di I non frequentanti, peraltro la canzone più streammata della band sulle piattaforme online. La nuova versione è rimasterizzata, ma soprattutto vede un’inedita collaborazione con il rapper Klaus Noir, che accompagnerà la band anche nel tour autunnale partito da Pisa (date anche a Torino, Milano, Roma e Bologna). I fan della prima ora resteranno probabilmente sempre affezionati alla versione classica del brano come è naturale che accada in queste occasioni, ma sarà un’ottima opportunità per i nuovi fan del gruppo, che negli ultimi anni sono tanti, di dare una rispolverata ai gioielli nel cassetto.
Ascari – Paradisi artificiali
Torna anche Ascari, con ritmi tribali oscuri, come questo periodo di fine estate, dove il sole e la pioggia si mischiano a questa voglia incredibile di evasioni, di raggiungere un paradiso artificiali, metafora di perdizione, malinconia e lontananza. La psichedelia cantautorale di Ascari fa colpo ancora una volta un synth martellanti e un immaginario fortissimo che non possiamo che amare, ad un anno di distanza da quel suo debutto che, tra gli altri, vedeva la partecipazione di Francesco Bianconi dei Baustelle e di Gianluca De Rubertis. Si tratta di una ballad ipnotica, dalla forma circolare, un mantra che narra il clima apocalittico da cui siamo segnati, fra consumismo sfrenato, abuso di social media, abuso di sostanze stupefacenti, crisi climatica, guerre, un rincorrersi e un confondersi continuo fra realtà e distopia.
Bye.Tide – Pretesto
Non avevamo notizie dei Bye.Tide da un po’, ma il duo formato da Francesco Pellegrin e Andrea Zambonini torna ora con un singolo intitolato Pretesto, fuori per Factory Flaws. Il pezzo è un brano pop elettronico con vibe R&B: arrangiamento semplice, beat ritmato, cantato raccolto e introspettivo. Una canzone magari non iper-catchy a livello vocale ma che ci prende molto grazie al synth che parte a mo’ di sirena nel ritornello. Il brano “gioca con l’idea di cercare un pretesto per allontanarsi, quando in fondo è solo un modo per restare vicini”.
Cecco e Cipo – Libellule
Di loro abbiamo sentito parlare così tanto, quelli un po’ pazzi che avevano portato “Vacca boia” a X-Factor, scanzonati e divertenti, che fanno casino e che fanno ridere. Eppure siamo qui, con un doppio singolo d’amore, un brano da cameretta, di quelli che si dedicano alla fine o all’inizio di una storia, quando siamo un’esplosione di sentimenti che dobbiamo tenere a bada, che se ci lasciassero andare saremmo già su un altro pianeta, su Plutone probabilmente, e invece siamo qui, con i piedi per terra e con le vibes di una ballad chitarra e voce, ma che si accompagna di ritmo e che si può anche urlare in macchina. Ci piacciono questi Cecco e Cipo, che sono diventati grandi, come noi che nel frattempo abbiamo fatto trent’anni e ci guardiamo i capelli, se sono ancora lì. “Libellule” è una dichiarazione d’amore, sfacciata e libera, metà di un doppio singolo, come una volta quando c’era il lato A e il lato B, come quei vecchi quarantacinque giri che abbiamo rubato a nostro padre. Forse invecchiare non è così male, se arrivano brani così.
Il Cile – Il cielo verticale
Il Cile con una canzone che si chiama Il cielo (verticale). I giochi di parole non mancano, ma in realtà qui siamo di fronte a un brano serio e pure parecchio bello: è un pop cantautorale, orecchiabile ma impegnato stilisticamente. Lontano dalle sonorità itpop che hanno imperato negli scorsi anni, Il cielo verticale è un pezzo raffinato che ha anche un vago tocco retro da anni 2000, condito da un testo con alcuni riferimenti colti che fa riferimento a quando “mi sono ritrovato a vivere per mesi in un mondo televisivo che era al tempo stesso affascinante e alienante”, come dice l’artista stesso.
Daniele Piovani – Ti amo per sempre
Si fa estremamente romantico Daniele Piovani sul suo nuovo singolo, non per nulla intitolato Ti amo per sempre. Il titolo spiega già di cosa parla il testo del brano, e in parte fa intuire anche le sonorità: un brano melodico e delicato, una canzone d’amore piuttosto classica in sé per sé ma che non può che far emozionare la persona alla quale è dedicata.
Emma Nolde – Pianopiano!
Tuttoscorre, Pianopiano! Sembrano quasi complementari i due singoli pubblicati finora dal nuovo album di Emma Nolde, Nuovospaziotempo, in arrivo l’8 novembre per Carosello Records. Il nuovo brano è un pezzo pop, forse il brano più mainstream sounding che l’artista toscana abbia pubblicato sin qui. Il testo elogia la vita delle piccole cose, lontano dalle metropoli, dalla fama a tutti i costi, dalla FOMO: “C’è chi vuole salire e arrivare alle stelle, e c’è chi come noi preferisce guardarle”, dice Emma.
Five Sides – Nei miei panni
Se avevamo lasciato i Five Sides a inizio anno con le schitarrate hard rock del loro EP V, li ritroviamo con un po’ di sorpresa in una veste molto più quieta con il nuovo singolo Nei miei panni. La band ha lavorato in studio con Cesare Madriagli dei Cara Calma, e l’influenza della band bresciana sembra in effetti farsi sentire sulla canzone, che si spiega in un rock alternativo anthemico e molto orecchiabile. V era un buon EP che funzionava, ma Nei miei panni -sarà anche per meri gusti personali- sembra calzare ancor più a pennello per il gruppo riminese/sammarinese; menzione d’onore per il bellissimo giro di chitarra che riporta alla mente i periodi di gloria mainstream dell’emo.
Gate 66 – Al mattino (Stokastico remix)
Dopo quello di 747, nuovo remix per i Gate 66, che questa volta rilavorano l’ultimo singolo Al mattino (Stokastico altri non è che uno dei due componenti del gruppo). Se la canzone originale vedeva un beat deciso e synth da eurodance, la nuova versione del brano ha un sound maggiormente lounge, con synth in secondo piano rispetto al beat; una veste probabilmente meno particolare e danzereccia, ma che può sposarsi benissimo ai giusti ambienti un po’ chill dove la gente esce per un aperitivo.
Giulia – Viola
Scegliersi come nome d’arte Giulia, il terzo nome più diffuso in Italia, sembra essere una decisione rischiosa per un’artista indipendente underground, se non altro perché rende piuttosto difficoltoso trovare l’artista in giro per Internet e per i social. Che è anche un peccato, perché il singolo d’esordio di Giulia, intitolato Viola, è un buon brano pop, vicino alle sonorità classiche della musica leggera italiana, con un arrangiamento intimista e delicato e un’interpretazione vocale matura e intrisa di passione. La canzone è “un’esortazione ad andare oltre il ruolo che ci viene imposto da altri, soprattutto da chi non ci ama e comprende a fondo, e a smettere di vedere noi stessi attraverso i loro occhi”.
Leanò – Caselle di posta
Una piccola certezza, quella di Leanò, l’ultimo capitolo di quest’estate che si conclude con tutta questa pioggia. L’acqua è uno degli elementi fondamentali dei brani di Leanò, che come onde raccontano sentimenti e la Milano più desolata e desolante: una nuova storia d’amore che non può che finire molto male, un flusso di coscienza infinita, i ricordi della spiaggia e dell’ennesimo amore estivo. Dopo un’estate di silenzio, finalmente quindi una lettera, indirizzata chi non c’è più, ma continua a metterci i like su Instagram, una lettera raccontata con parole sussurrate, melodie dolci e suoni onirici. A noi queste atmosfere subacquee piacciono proprio tanto, e non vediamo l’ora di ascoltare una nuova lettera proveniente da un’estate lontana.
The Light Drown – Per me
Primo singolo per i The Light Drown, band romana che sotto la produzione di Divi dei Ministri confeziona un brano che nulla ha da invidiare a quanto propongono band già rodate della scena alternative rock. Per me è una sofferta denuncia dell’alienazione della routine lavorativa: “Io lavoro e non ho più tempo, sono morto dentro”. Le radici della tradizione alt rock nostrana si sentono e sono preziose nel combinare melodie delicate e spinte più aggressive (viene da pensare ai Cara Calma) per un esordio che lascia intravedere un ottimo futuro. [Simone De Lorenzi]
Load Rejection – Bash
Con una bella uscita di sabato, da veri punk che se ne fottono delle regole, tornano i Load Rejection con il loro primo singolo del 2024, anticipazione di un EP che uscirà a novembre e si chiamerà Spitting Sand. Il titolo dell’EP ci dà già un’indicazione sul modo in cui suonano i pezzi, o almeno su come suona Bash: un brano abrasivo, aggressivo, con un cantato molto urlato, per 2 minuti e 58 secondi di puro hardcore scatenato che concede poco alla melodia e tanto all’energia primordiale.
Manifesto – Revolution Camp
I Manifesto tornano con un nuovo brano intitolato Revolution Camp, che è un titolo particolarmente reale perché si tratta di “un brano composto sulla scia delle emozioni lasciate da un’esperienza in campeggio, al Revolution Camp”. Il pezzo è un brano pop rock orecchiabile con un ritornello particolarmente catchy, un po’ come gli Sugarfree ma nel 2024.
Mhanu – Giostre
Nuovo singolo per Mhanu, che avevamo conosciuto lo scorso anno con Sincro. Il tempo passato fra un singolo e l’altro sembra essere stato messo a profitto dall’artista per meditare una nuova direzione sonora: Giostre infatti è un brano più rock, più veloce ed energico rispetto al precedente brano, anche se ampiamente melodico. Le chitarre lo avvicinano al pop punk che negli ultimi due o tre anni è tornato relativamente in voga, ma le sonorità sono ampiamente pop, un po’ come ci si aspetterebbe da un singolo medio dei Dari.
Mondaze – Son of the Rambling Down
Dopo Linger uscito a fine settembre, i Mondaze raddoppiano pubblicando Son of the Rambling Down, secondo estratto dal loro prossimo album, Linger, fuori il 22 novembre per Bronson Recordings. Anche il nuovo brano prosegue sulla scia dell’heavy shoegaze caratteristico del gruppo di Faenza, con influenze mutuate anche dal post-grunge e dall’hardcore, ma la bella chitarra melodica che si produce in riff memorabili aggiunge un tocco memorabile alla canzone.
Not My Value – Sign Language
Parlare dei Not My Value non è facile, perché più che un progetto musicale sono un mood, una sensazione sospesa tra elettrico ed elettronico, un racconto sentito ed emotivo, un tunnel musicale oscuro, come fossimo nel Sottosopra di Stranger Things. “Sign Language” parla di un bambino forse sordo, ed è così che questo brano andrebbe ascoltato, ad analizzarci i brividi e le sensazioni che lascia, a prescindere dalla musica, che è un mix di rock alternative anni Novanta, i beat sotterranei di un club berlinese ai confini del mondo, i Portishead ma anche i Radiohead. Un gruppo che avremmo voluto scoprire quando eravamo adolescenti, quando tutta questa oscurità poteva guarire anche le ferite più gravi, quando la musica era tutto. Speriamo di vederli presto negli migliori festival, nei migliori club e nelle migliori orecchie.
NuElle – Free to Be Wrong
Una rara canzone cantata in inglese da un artista italiano non punk o metal, e già per questo Free to Be Wrong di NuElle merita un ascolto. La bella interpretazione vocale poi fa il resto: NuElle aka Emanuele Natale si destreggia fra pop, R&B e soul in un brano che è tanto orecchiabile e catchy quanto raffinato; un pezzo che avrebbe potenzialità radiofoniche se fosse il nuovo singolo di qualche crooner affermato. La canzone è stata scritta come “regalo che voglio fare al me stesso di tanti anni fa, quello che, spaventato, si chiedeva se prima o poi sarebbe arrivato il giorno in cui si sarebbe sentito finalmente libero di essere se stesso”, svela l’artista.
Nuvola – Binario 6
Sonorità chill che si mescolano a passione e flusso di coscienza nel nuovo brano di Nuvola, Binario 6, in uscita il 18 ottobre per Honiro Label. Cogliere il momento e non fermarsi mai sono le parole chiave. Dove spesso chi è attorno a noi non vede il potenziale del percorso, è la nostra voglia di procedere e di mettersi in gioco a fare la differenza. Ciò che spaventa può essere uno stimolo per realizzarsi ed essere se stessi, nonostante tutto quello che la vita può mostrare di negativo. Siamo noi stessi la differenza.
Orelle – Monstera
Monstera, il nuovo singolo di Orelle, è una potente fusione tra musica elettronica e slam poetry, dove parole e suoni si intrecciano in un flusso di coscienza intimo e ipnotico. Nato dopo un concerto dei Bon Iver nell’estate del 2023, il brano prende forma come un monologo personale che si snoda su un arrangiamento glitch ed elettronico. La produzione, curata insieme a Aldo Capasso e Marco Autiero, è un mantra guidato dalla voce di Orelle, che oscilla tra spoken word e strumentali, su un tappeto sonoro che richiama il salto di una puntina su un vinile. Il testo è denso di immagini evocative, come il balcone della nonna ricco di piante, e porta con sé un senso di libertà e autenticità, simboleggiato dalla Monstera, pianta portafortuna che dà nome al pezzo. Primo estratto dal suo EP in uscita a marzo 2025, Monstera verrà presentato live il 21 ottobre al Teatro LO Spazio, anticipando un nuovo capitolo musicale per l’artista.
Roden – Nala/Vaniglia
La doppia uscita di RODEN con Vaniglia/Nala segna un passo importante nella nascente scena elettronica italiana. L’artista-produttore romano, spesso dietro le quinte come produttore e arrangiatore, si mette finalmente in prima fila, svelando un talento capace di fondere breakbeat, jungle e lo-fi in un’elettronica fresca e innovativa. In Vaniglia, la voce eterea di Akhila aggiunge una profondità nostalgica all’arrangiamento digitale, mentre Nala punta a un suono più deciso, quasi fisico, che invita al movimento. L’abilità di RODEN nel mescolare influenze diverse, mantenendo al contempo un legame con il downtempo e l’ambient, crea un sound che è al contempo familiare e inedito. Questo progetto rappresenta non solo un debutto promettente, ma anche un passo aggiuntivo verso una creazione consapevole di nuove nicchie all’interno della musica elettronica italiana.
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