Francesco Savini, Posh, Tommaso La Notte: le recensioni dei singoli italiani

Francesco Savini 2021
Foto di Francesco Perez
Francesco Savini – Gatto di Schrödinger

“Potevamo dirci subito / Che i libri sono belli anche senza il seguito / Perché non sai più come va a finire”. Indubbiamente la sua canzone più bella di questo 2021, Gatto di Schrödinger è il pezzo più “rock” (per la precisione, lui parla di power pop) di Francesco Savini, cantautore che abbiamo già avuto modo di apprezzare con i suoi recenti singoli Equatore, Zenzero e Bombe nucleari. Rispetto ai primi due la differenza in termini di sound è netta, dato che quelle erano quasi delle ballad indie pop; più affine Bombe nucleari che però aveva un elemento synth che qui è assente. Insomma, si è capito che a noi piacciono le chitarre e le canzoni tirate, e in coppia con un testo sentito che arriva dal cuore (ma questa non è certo una novità per Francesco), non possono che creare la combo perfetta per uno dei migliori singoli italiani di quest’autunno. Da cantare in macchina a squarciagola tornando dai concerti che stanno riprendendo.

Cassandra – Novembre

Novembre è il nuovo singolo dei Cassandra. La band fiorentina, reduce dall’esperienza di X-Factor 2021 – dove ha presentato il singolo di debutto Kate Moss – ora regala un nuovo capitolo, fuori su etichetta Mescal e distribuito da Sony. È sempre rassicurante riuscire a scoprire della musica di valore in televisione: ci ricorda che non è sempre per forza tutto finto, che non è per forza sempre tutto costruito, e la genuinità estrema dei Cassandra, una band che ha voglia di esporsi, di rendersi sentimentale e sfacciatamente emotiva rappresenta un’ottima scoperta, una band da non lasciare andare per nessun motivo.

Curcuma – Damiano

I fratelli Spezie, in arte Curcuma (…) danno seguito al loro singolo 2 agosto di giugno con un nuovo brano intitolato Damiano -un nome a caso, di questi tempi. La canzone “racconta una lunga amicizia vista da diverse angolazioni”, con protagonista uno sfortunato ragazzo di nome, appunto, Damiano, che viene invitato a “non far così” e a bersi “un altro drink, e senza pensarci troppo andiamo via da qui”. L’invito avviene su note piuttosto pop cantautorali, con le linee vocali che ricordano le grandi canzoni d’autore italiane anni ’60 e ’70 della scuola di De André e De Gregori, risaltando su un sottofondo musicale che accompagna fedelmente il pezzo ma senza mai farlo svoltare.

Itaca Reveski – L’attimØ poco prima di…

Gianmarco Ricasoli è Itaca Reveski, “musica per esploratori, parole per sognatori”, come si presenta lui. Attivo con questo progetto dal 2020, L’attimØ poco prima di… è l’ultimo di una serie di singoli pubblicati quest’anno tra cui il precedente girogirotondo di settembre. Gianmarco racconta di aver trovato l’ispirazione per il brano facendo spegnere una candela aromatica coprendola con il coperchio, per esaurimento di ossigeno invece che soffiandoci sopra come faceva di solito, e stando a guardare la fiammella che sfarfallava e svaniva (gli inglesi per questo concetto hanno un’espressione molto più figa che è “flicker and fade”). Musicalmente la canzone che ne è venuta fuori è retta da synth industrial ma anche EDM -un po’ come se fossimo su MySpace nel 2008 e gli I Set My Friends on Fire avessero appena pubblicato You Can’t Spell Slaughter Without Laughter- unito a vocals che fanno la spola fra il pop punk e l’emo rap, e del resto sul ritornello si innestano delle chitarre piuttosto distorte. Insomma, un pastone di suoni, ma un pastone che ci interessa e ci incuriosisce perché suona diverso da buona parte di quello che stiamo sentendo -dagli artisti famosi tanto quanto da quelli underground- negli ultimi tempi.

Olita – Tregua

Si presenta con una bella chitarra elettrica in copertina Tregua, il nuovo singolo di Olita. E allora non potevamo che essere in presenza di un pezzo rock, in cui il cantautore cosentino scarica tutta la propria frustrazione per una sindrome da burnout conseguenza di continue richieste, aspettative, impegni e problemi personali per un cocktail quasi letale. “E allora parlo di una tregua che alla fine il tempo non ti concede mai; è la richiesta di un esausto nei confronti di tutto ciò che lo circonda”, spiega Marco (Olita è -semplicemente- il cognome). È un brano il cui lato rock incontra quello più cantautoriale dell’artista, risultando in un pezzo che suona un po’ come un brano d’autore italiano e un po’ come una canzone rock internazionale. Da ascoltare sorseggiando un buon whisky, tanto “quello che ho bevuto non risalirà”, ci ricorda Olita nel pezzo.

Posh – Open Arms

Appuntamento fisso ormai il nostro con i Posh. L’album Port Out Starboard Home è sempre più vicino (in arrivo a dicembre), e arriva un quarto singolo intitolato Open Arms, dopo i già ascoltati (e recensiti su queste pagine) Plan B, Time Has Come e Mr. Anyone. Si tratta di un brano che offre un leggero cambio di sound rispetto a quanto sentito finora, e immaginiamo che rappresenterà una sorta di ballad o di momento di riflessione all’interno della tracklist. La band rinuncia in parte alle sonorità più indie rock per andare incontro a sonorità più spaziose, dimostrandoci di possedere una certa versatilità perché la canzone risulta molto gradevole, e anche affine al tema trattato, ovvero quello dell’amore puro: “l’abnegazione di una madre per un figlio, o la rinuncia al proprio ego per il bene di qualcuno o qualcosa per cui la nostra anima sente una connessione”.

Tommaso La Notte – Una poesia di Montale

Altro volto noto su queste lunghezze d’onda, ma sempre molto apprezzato, il giovane cantautore pugliese Tommaso La Notte è una delle proposte di maggior qualità artistica che l’indie underground ci sta regalando in questo 2021. Il suo album uscirà a dicembre, anticipato da Shampoo alla camomilla, La fine del capitalismo, Passano i treni, e ora Una poesia di Montale, singolo che -se mai ce ne fosse bisogno- tradisce la passione di Tommaso per la poesia e la letteratura. Il testo semicita la celebre Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, anche se qui l’iperbole di Montale si amplifica in “miliardi di scale”, scese però da solo dall’artista classe 2001. La canzone è semplicemente voce e pianoforte, e permette di apprezzare anche le qualità canore di Tommaso, e pure una voce che si scopre leggermente roca quando tocca le note più intense. Insomma, sui dischi di solito la ballad “da accendini” ci vuole, e Una poesia di Montale potrebbe ricoprire proprio questa funzione facendo il suo egregio lavoro. Chiudiamo citando un bel passaggio del testo che recita “tu mi ricordi la pioggia, l’estate, il colore della noia”.

Torchio – Io che amo solo te

Il rocker di Alessandria Torchio torna dopo il suo ultimo album dal titolo Non vi appartengo -un disco che è una sorta di autobiografia musicale che nasce dall’urgenza di raccontarsi sinceramente, e senza limiti di genere- con una nuova straniante cover di Sergio Endrigo: un mondo che credevamo conosciuto in realtà risulta nuovo, altrettanto valido e incredibilmente emozionante. Torchio si libera in parte della sua immagine “da duro” per ritrovarsi in uno dei pezzi più intensi della storia della musica italiana. Fantastica e improbabile accoppiata!

Turchese – Straniera

Neanche tre settimane da che era uscita L’ultimo metrò, e Turchese ci propone già un nuovo pezzo, intitolato Straniera. Si tratta dei primi singoli come solista per Sandro Cisolla, dopo lo scioglimento della sua storica band Airway, di cui era cantante e chitarrista, avvenuto proprio quest’anno. Straniera è il primissimo brano che Turchese ha scritto per questo progetto, e ha un sound maggiormente pop rock del precedente brano, con un forte accento sul ritornello che vuole essere trascinante -e tutto sommato ci riesce- e fare da pezzo forte durante i live. Richiami alle radici dell’artista nel testo, specialmente quando Turchese afferma che “la mia testa è discoteca / io ci ballo, c’è un DJ che mette metal”.

The Brokers and The Wall Street Band – Red Crow

Un nome da rock band classica americana, che nasconde però un’anima italianissima. The Brokers and The Wall Street Band sono un gruppo composto da Diana Tejera, Carmelo Travia e Giuliano Taviani, figlio del noto regista Vittorio nonché stimato compositore di colonne sonore. Red Crow, che sarà peraltro utilizzato nella serie di Rai 2 Volevo fare la rockstar, è un brano che finge di essere made in USA, tanto come sound e arrangiamenti, quanto per l’interpretazione vocale e il modo di cantare, rendendo omaggio al garage rock senza troppe velleità di prendersi eccessivamente sul serio. Per quanto sia giocoso l’intento, la qualità del brano è innegabile (e del resto siamo di fronte ad artisti dai riconosciuti meriti musicali), e ci porta in un mondo in cui le chitarre vengono usate per far ballare la gente sotto il palco.


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