Claudym, Stegosauro, Kate Klein: le recensioni dei singoli italiani

Claudym 2021
Foto di Andrea Olivo
Claudym – Joanne

Non possiamo certo accusare Claudym di essere un’artista prevedibile e poco originale. La musicista e illustratrice milanese ci aveva già fatto fare dei discreti sbalzi di sonorità e di umore -basti vedere la cover di Razzi arpia inferno e fiamme preceduta dalla picchiata A/B con il featuring di Sethu sul suo ultimo EP Un-Popular, ma potremmo parlare anche delle vibe alla Billie Eilish di un singolo Nightmare o del pop groovy di Limbo e dell’ultimo singolo Bugia. Ora Claudym si ripresenta con Joanne, che è a tutti gli effetti una ballad, suonata prevalentemente alla chitarra acustica seppur con un netto crescendo sonoro nel finale. Joanne è “un personaggio inventato che raccoglie i lati più spigolosi, ma irrinunciabili, di una persona alla quale si vuole bene”, spiega Claudym, che le dedica un brano allo stesso tempo dolce e deciso, cullante ed energico, capacissimo di trovare le perfette melodie pop che rendono memorabile una canzone. Il lato prettamente acustico di Claudym non l’avevamo ancora sentito, ma siamo decisamente contenti che l’artista abbia deciso di svelarcelo.

Tiziano Bak Bacarani – Occhi

Singolo tratto dal suo ultimo album Hola, fuori da qualche settimana, Occhi è il brano con cui ci si presenta Tiziano Bak Bacarani. L’artista presenta un sound rock piuttosto all’italiana, che potrebbe ricordare tanto musicalmente quanto (e soprattutto) a livello di cantato alcune produzioni del nostrano Luciano Ligabue. Il ritornello di questo brano è piuttosto melodico e catchy, per quanto il testo non sia incisivo fino in fondo; meno convincenti le strofe, soprattutto a livello di metrica a volte un po’ forzata. Occhi resta comunque un buon biglietto di presentazione, specialmente per un pubblico più maturo e tradizionalmente legato a queste sonorità.

Alessandro Forte – Febbre

Nuovo singolo per Alessandro Forte, che avevamo conosciuto alcuni mesi fa con il precedente brano Karma. Con Febbre, l’artista smorza leggermente i toni rispetto a quel pezzo, mantenendo certe atmosfere mutuate dalla nuova scena emo/pop punk ma esplorando anche territori più pop rock e meno distorti. Le strofe sono anzi molto più sull’urban che sul rock, con le chitarre che tornano a farsi sentire principalmente nel ritornello piuttosto accattivante e ben scritto. Forse un po’ eccessivo l’assolo di chitarra sul finale come se fossimo in un brano hard rock anni ’80, ma comunque Alessandro Forte propone un altro buon brano dalle ottime potenzialità e con qualche limatura in più sul lato della produzione.

Blaui – Estasi

Blaui si è presentato al pubblico nel 2022 con alcuni singoli, ma ora è pronto al primo grande passo con l’uscita del primo EP intitolato Giacomo-Giacomo, che -ci dice- sarà suddiviso in due parti, “un lato più pop e sentimentale e l’altro più elettronico e scanzonato”. Estasi è la prima traccia del primo lato, e in effetti si tratta di un pezzo (indie) pop dalle sonorità un po’ malinconiche ma comunque non privo di ritmo; le sonorità elettroniche sono imperanti, per quanto più ispirate al minimalismo che al barocchismo sonoro, mentre il cantato risente dell’influenza della tradizione della musica leggera italiana. Le sonorità di Blaui si intonano all’indie pop che ha fatto successo negli ultimi anni nel nostro Paese, ma hanno anche un tocco leggermente personale nella ricerca di un contorno sonoro importante e protagonista del pezzo almeno quanto la voce, dove invece i brani italiani sono spesso costruiti sul cantato con la musica che fa soltanto da base.

Colette – Dove pericolo non corre

Stesso nome d’arte della nota scrittrice francese, anche se nel caso qui presente si tratta di una leggera alterazione del cognome dell’artista (Coletti), Colette ci presenta il suo brano Dove pericolo non corre, dedicato “a chiunque si nasconda nella sua comfort zone o stia affrontando un periodo di estrema depressione o combattendo con problemi di salute mentale”. Si tratta di un brano grazioso retto principalmente dalla chitarra, dai suoni semplici ma dotato di un certo ritmo incalzante che gli permette di risultare piacevole senza affatto stancare. Soffre forse solo, almeno secondo noi, di un’impostazione un filo troppo tradizionale, specialmente nel mondo musicale contemporaneo.

Effetti – Solito posto

Dopo le sonorità pop rock/pop punk sperimentate sullo scorso singolo Amore Rizla, gli EFFETTI ripiegano verso il loro “solito posto”, ovvero su ritmi più simili a quelli impiegati nei primi tre lavori. Nella nuova canzone il trio di Varese bilancia il cantato, dal sapore indie pop ma ammiccante anche all’hip hop, tra la voce femminile e quella maschile, sfruttando la base elettronica. Il brano racconta la ricerca di qualcosa che ormai appartiene al passato; fare ritorno al solito posto significa tornare “nel luogo più significativo di una relazione ormai finita”: il bar all’angolo, il ponte sopra la ferrovia, una certa panchina del parco. Nel ritornello, particolarmente orecchiabile, trovano posto le “fredde notti d’agosto”: ossimoro che riflette la situazione di disorientamento che fa seguito alla fine di un rapporto. Solito posto racconta questa solitudine, ma anche il percorso verso la rimarginazione delle ferite. [Simone De Lorenzi]

Giambo Riot – Alice e le creature selvagge

Primo singolo per Giambo Riot, che debutta con un brano in italiano in cui il cantato leggermente indieggiante si staglia su sonorità vicine al pop punk (“na-na-na” compresi). La canzone parla di Alice, “ragazza speciale che a 15 anni cerca la sua identità ma l’ha confusa con l’MDMA” (e in parte ricorda la sua omonima creata da Lewis Carroll, in parte la Ceali dei The Last Confidence). Qui la droga non ha niente a che fare con le canzoni depressine stile La Sad, anzi: Alice e le creature selvagge (quelle del Paese delle Meraviglie?) è trascinante e fresca, decisamente allegra; nelle atmosfere direi quasi ska, anche se su questa pagina è una parola proibita. Giambo Riot può ricordare un po’ Naska, ma con testi e musica di gran lunga più originali. Bravo. [Simone De Lorenzi]

Kate Klein – $erotonin Pls

Nuovo singolo per Kate Klein, che avevamo conosciuto alcuni mesi fa con la sua Lividi, fuori così come questo brano per Indiebox Records. Il sound di $erotonin Pls si mantiene sulle atmosfere pop punk già sentite sullo scorso singolo, anche se viene a cadere l’elemento indie pop “all’italiana” che era rintracciabile in Lividi (e menomale, aggiungeremmo); del resto si tratta anche di un singolo cantato in inglese, come già buona parte dei precedenti brani di Kate, per cui ha senso che le sonorità si spostino un po’ di più verso l’asse della West Coast USA. Unico neo la durata del brano: cortissimo, sotto i due minuti, non ci lascia quasi il tempo di entrare appieno nelle vibe del pezzo.

Motion Sickness – Daydream

I Motion Sickness, che sono nati la stessa estate in cui uscì l’omonima canzone dei Neck Deep, non pubblicavano nuova musica dal 2019, quando fecero uscire due EP. A distanza di quasi quattro anni pubblicano il nuovo singolo Daydream, che mostra fin da subito una maturazione del sound. Il brano è solido in tutte le sue parti e viene sviluppato con coerenza; non è un pop punk tirato ma in sottofondo, prima del bridge, si può apprezzare anche un accenno di scream. Tiriamo un sospiro di sollievo nel vedere che il gruppo veneto non ha ceduto a seguire la nuova wave emo-trap. [Simone De Lorenzi]

Mwrk – Nessuno mai

Nessuno mai è il primo singolo che ascoltiamo di Mwrk (non chiedeteci come si pronunci perché non sapremmo rispondervi), rapper toscano attivo nella scena indipendente dal 2018. Il nuovo pezzo è un brano che parla delle “sensazioni provate dopo aver ritrovato un amore che sto imparando a far combaciare con la frenesia della mia vita”, e unisce una base con qualche influenza R&B a uno stile rappato molto “yo” (forse anche un filo troppo). La canzone si apre leggermente nel ritornello più melodico, senza però arrivare a punte estreme di catchiness. Brano per gli appassionati di questo genere.

Nekomata – Algorithmically Imperfect

Metalcore heavy e tecnico che si avvicina al djent quello dei Nekomata sulla loro Algorithmically Imperfect, brano tratto dal loro album d’esordio …And Then, the Abusement Park Left Town pubblicato verso la fine dello scorso anno. Di energia ce n’è da vendere, il sound è pulito come si addice a questo genere, buoni gli scream anche se forse c’è ancora qualche imperfezione (non algoritmica) da migliorare nel cantato pulito, soprattutto quando arriva dalle parti delle note più alte. Bello il bridge con qualche tocco di blues nella chitarra.

Oneiroi – Tienimi con te

Dopo il singolo L’immagine di sé con cui l’avevamo conosciuto, torna Oneiroi con un singolo che fa rima col precedente, ovvero Tienimi con te. È un brano d’amore per la donna cui questo pezzo è dedicato, ma anche per tutte le donne in generale, motivo per il quale l’artista ha -forse poco fantasiosamente- deciso di pubblicarlo proprio l’8 marzo. Tienimi con te è un brano più leggero rispetto allo scorso singolo, specialmente nelle strofe, mentre il ritornello aumenta un po’ il tiro delle chitarre restando comunque su territori alternative rock e rock classico all’italiana. L’immagine di sé aveva senz’altro una maggior carica, ma possiamo comunque comprendere la scelta di Oneiroi di scrivere un pezzo un po’ più melodico visto l’oggetto del brano.

Pellerossa – 18

Ritroviamo con piacere i Pellerossa, che ritornano con un brano nostalgico fin dal titolo. Partendo dal motivo topico del ricordo/rimpianto dei diciott’anni, la canzone riflette sulle difficoltà di diventare grandi; ma come lo scorso singolo Senza capire mai, non è una scusa per lamentarsi e deprimersi: al contrario, il pezzo è una celebrazione della vita e del “potere sovversivo del gioco, in grado di svelare la verità nella finzione, di capovolgere il mondo”. Anche qua la band novarese bilancia bene i momenti più pop, come nelle strofe che ricordano un gruppo come I Segreti, e quelli più movimentati e rock del ritornello. [Simone De Lorenzi]

Revel – Rossetto nero

Rossetto nero è uno dei brani di Revel inclusi nel suo EP d’esordio Viva la Revelution – Volume 1, uscito proprio questo venerdì. L’artista la presenta come la ballad del disco, anche se non dovete aspettarvi un pezzo acustico: si tratta comunque di un brano suonato in elettrico, per quanto con ritmi e un incedere più spazioso. I riferimenti di Revel sembrano piuttosto chiari, e sono quegli artisti che negli ultimi anni hanno portato anche in Italia la wave neo emo/pop punk, come La Sad e GionnyScandal. Chitarre distorte, influenze hip hop, autotune a manetta e testi presi male e infarciti di parole in inglese. Rossetto nero sembra in effetti un brano medio della Sad, anche se manca la super produzione che caratterizza i brani del trio, e questo è probabilmente l’aspetto sul quale dovrà lavorare maggiormente Revel nel prossimo futuro.

Sharks in Your Mouth – Oh, What a Shame

Per chi è dentro la scena core, il nome degli Sharks in Your Mouth non sarà certo nuovo; per chi non lo è, dovrebbe iniziare a farselo entrare in testa. La nuova Oh, What a Shame comincia come un pezzo post-hardcore fatto a regola d’arte per poi integrare elementi più avvicinabili al metalcore, costruendo un prodotto che nulla ha da invidiare ai gruppi esteri. Alternando momenti più heavy e arrabbiati a parti più pulite e pacate, questo sound potrebbe essere capace di avvicinare anche chi non è appassionato del genere (magari non se ascolti solo Blanco). [Simone De Lorenzi]

Stegosauro – Tangram

Ad oggi gli Stegosauro non avevano ancora pubblicato nulla, ma erano un nome che già circolava all’interno della scena emo nostrana, tanto da convincere il Venezia Hardcore Fest a portarli sul palco di Marghera il prossimo 20 maggio. Il loro stile, che bilancia lo screamo dei Radura e il math rock dei Leita, emerge con chiarezza da questo primo brano, preludio all’EP di debutto che uscirà a fine marzo; non potete fare il presave su Spotify perché non li trovereste: per ora Tangram è disponibile solamente su Bandcamp, all’interno della diciottesima compilation di To Lose La Track. [Simone De Lorenzi]


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