Chiamamifaro, Safari, Heva: le recensioni dei singoli italiani

Chiamamifaro
Chiamamifaro – La poesia

Singolo natalizio (ma solo per la data di uscita, ovvero il 24 dicembre) per Chiamamifaro con la sua La poesia, che non ha campanelle di Natale nell’arrangiamento o testi che parlano di neve, slitte e doni. Semmai si tratta di una ballata un po’ malinconica, sicuramente più lenta della media delle canzoni pop dell’artista bergamasca. Il ritornello è come al solito orecchiabile, anche se magari non resta in testa fin dal primo ascolto -ma qui c’entra anche semplicemente l’incedere più compassato del brano; evidente ancora una volta l’influenza di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari nella scrittura del pezzo. Nel complesso non possiamo che dire che La poesia è un bel brano riuscito e ben prodotto, stante il fatto che ad ogni modo preferiamo i pezzi un po’ più frizzantini e movimentati di Chiamamifaro.

Direi – Bruxelles

Per il suo nuovo singolo, Direi (strano nome d’arte!) viaggia fino a Bruxelles -metaforicamente, dato che si tratta proprio del titolo del brano. L’artista pugliese ha collaborato per la produzione della traccia con Maninni, ovvero colui che è balzato agli onori delle cronache per la sua balzana partecipazione al prossimo Sanremo da totale sconosciuto. Quella che ne è uscita è una canzone pop con un piglio rock dato dalle chitarre elettriche e dalla batteria molto upbeat. Il ritornello è estremamente catchy, e alla luce del revival pop punk degli anni crediamo che il singolo abbia pure un discreto potenziale di pubblico.

Dreik – Sempre la stessa

Tipo quando ordini Drake su Wish. Dreik non è comunque la risposta italiana al rapper americano, ma più un artista che si inserisce sulla scia de La Sad nostrana, con il brano Sempre la stessa che vede sonorità emo/pop punk, vocals iper-autotunati e un testo che parla di heartbreaks. Il pezzo è piuttosto coinvolgente, la produzione forse un filo troppo compressa, questi vocals così effettati proprio facciamo fatica a digerirli, ma non possiamo certo dire che il singolo non funzioni. Da verificare il suo potenziale nell’inserirsi in un mercato che si sta già un po’ saturando.

Gate 66 – Il battello

“Il battello” è un titolo che si addirebbe più a un romanzo che a una canzone, e invece i Gate 66 ce lo propongono proprio come un brano musicale. Il duo, che dice di provenire dal 2096 (tre anni prima dell’Elettrogruppogeno, di cui abbiamo avuto occasione di parlare lo scorso anno), presenta il proprio secondo singolo dopo La tecnica del doppio uscito a novembre. La canzone unisce EDM/dance con cadenze e movenze maggiormente pop; non è un brano scatenato da ballare, ma più un ascolto riflessivo, come se fosse il remix chill di una hit da discoteca, o la versione rallentata di un brano ben più movimentato. Un esperimento interessante che avrebbe forse meritato un ritornello giusto un filo più accattivante.

Giuseppe D’Alonzo feat. Elisa Sandrini – Canzoni per chi…

Dopo un 2023 che ha visto il singolo Come si fa, Giuseppe D’Alonzo inaugura il proprio 2024 collaborando con Elisa Sandrini, che canta la sua Canzoni per chi… Un brano fulmineo, non certo nelle sonorità ma nella durata (poco più di due minuti), che avrebbe probabilmente meritato un minutino in più di musica perché melodie e sonorità sono cullanti e  positive. Elisa Sandrini ha uno stile interpretativo forse un po’ troppo classico o scolastico, ma la sua voce è molto piacevole da ascoltare, specialmente accoppiata con la tenue chitarra acustica di questo brano.

Heva – Piranha

Il 2024 di Heva si apre con Piranha, un nuovo brano dopo Sincope con cui l’avevamo conosciuta lo scorso anno. L’artista di Aurora Dischi racconta una relazione arrivata al capolinea, e lo fa con lo stile che avevamo già visto sul precedente singolo: vocals fittissimi quasi da restare senza fiato rappati in modo abbastanza yo con una voce calda e dal timbro basso, su un pattern musicale che denota qualche influenza R&B. Poco spazio per la catchiness o per ritornelli orecchiabili, un brano che punta sul testo e sul flow dell’artista.

Ko.party – Considera

Dopo La sfera privata, i KO.Party smorzano i toni sul loro nuovo singolo Considera. La canzone è quasi una ballata indie pop, con un basso a tenere il ritmo e un buon assolo di chitarra elettrica mentre tutt’intorno si dipanano synth gentili e delicati. Il cantato è invece tipicamente indie, per un brano che nel complesso è gradevole ma che sa un po’ di già sentito negli scorsi anni da parte di tutti quegli artisti che abbiamo visto passare in radio dopo l’esplosione dell’indie nel mainstream.

Leiden – Tutto se ne va

Torna anche Leiden, un cantautore che fa del suo essere “fuori sede” un marchio di fabbrica. E questo 2024 inizia così per questo cantautore di Pescara, con un manifesto pop di chi ha voglia di raccontare la mancanza di casa, quella che ci fa mangiare tanto quando torniamo a Natale, per poi fare un pasto al giorno e 12 ore di lavoro quando torniamo. Tutto se ne va, il suo nuovo singolo, è proprio questo: le strofe che sono frasi brevi e dirette che fotografano esattamente la quotidianità malinconica e turbata dell’artista fuori sede. Nel bridge Leiden sussurra una parola dopo l’altra rendendolo così un discorso in crescendo d’intimità e vulnerabilità, che sfocia poi in un grido disperato nel ritornello. Quest’ultimo è un salto nell’immenso vuoto che prova ogni volta che parte e saluta casa, la strumentale ne è lo specchio, da delicata e flebile diventa epica, quasi apocalittica. Complice anche la produzione di Viani, Leiden è il pacco da giù che arriva in musica.

Lucerna – Amica mia

Un titolo da musica leggera italiana o indie pop, ma in realtà i Lucerna sono una band decisamente heavy. Il loro sound viaggia tra riff di chitarra metal e richiami post-rock, ma il cantato alleggerisce anche un po’ la situazione, così come fanno i synth che accompagnano tutto il brano. Il risultato è questa Amica mia, che è un brano variegato e molto difficilmente catalogabile, e questa non è certo una cosa negativa. La canzone potrebbe piacere tanto ai metallari quanto ai fan del rock alternativo… oppure venire disdegnata da entrambi i gruppi. L’ardua sentenza sarà evidentemente demandata ai posteri.

Massimo De Simone – La canzone dei pianeti

Dopo Spogliati l’anima, Massimo De Simone torna con un nuovo singolo intitolato La canzone dei pianeti, che racconta la storia dell’amore fra un padre e un figlio. Il tema fa sì che il brano diventi un pezzo più soffuso, notturno e tenero rispetto al precedente, e notiamo con piacere che l’artista ha rinunciato all’utilizzo estremo dell’autotune che creava spiacevoli effetti. Qui la canzone suona molto più naturale, e anche se a tratti si sfiora un po’ il melenso, sia nella musica che nel testo, non possiamo non notare come l’artista abbia fatto progressi in sostanzialmente ogni aspetto.

Safari – Tutto bene

Ritroviamo i Safari a poco più di un anno da quando ne avevamo parlato in occasione del singolo Esse. La band di Aurora Dischi torna con un nuovo singolo intitolato Tutto bene, che è un bel pezzo pop rock che musicalmente potrebbe essere un pochino una risposta indie italiana ai The 1975, mentre a livello di cantato è prettamente pop italiano. Le chitarrine che pervadono la canzone ci piacciono non poco; il cantato è un filino meno nelle nostre corde ma non è un grosso problema: la band ha una certa originalità nel panorama nostrano.

Amado – Brizzi

“presto sarebbe volato via pure quello stupido dicembre…”. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, questo 2024 in cui si celebra il trentennale di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Amado pubblica un singolo intitolato proprio Brizzi, come l’Enrico autore dell’iconico romanzo generazionale uscito negli anni Novanta. Il brano del cantautore ligure omaggia quel mondo riprendendone ambientazione, espressioni e citazioni: la rivista Frigidaire, la tondelliana Autobahn, il cielo che è “un blocco di ghisa sorda”. Attraverso un vivace cantautorato pop Amado dedica questa canzone d’amore a una ragazza immancabilmente simile all’Adelaide brizziana (“In fondo a via Codivilla, dove Enrico parlava di quella che ti somiglia”; “Col cazzo che so dov’è via Saragozza ma Brizzi so che mi parlava di te”; “Entrambi, presa la maturità, siamo usciti dal gruppo”): come il migliore dei prodotti postmoderni, la storia del vecchio Alex e della bella Aidi sopravvive alla scomparsa di walkman e demotape per rivivere nella musica liquida dei giorni nostri. [Simone De Lorenzi]


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