Vintage Violence, Antartica, Poni Boi: le recensioni dei singoli italiani

Vintage Violence
Vintage Violence – Sono un casino

Parla di una coscienza bipolare e di come, citando Freud, l’io non sia padrone in casa propria il nuovo singolo dei Vintage Violence, Sono un casino. Pompiere ma anche gattino, scorta ma anche cecchino, quello che ripara ma anche quello che rovina: tutto questo è l’io di Rocco Arienti in questo primo (e probabilmente unico) singolo della band lecchese per il 2024, utile a lanciare un tour invernale in partenza da Roma e che toccherà sette città fino a metà marzo. Il brano è veloce (meno di due minuti e mezzo), dominato dalla batteria, non super catchy come altri brani della band sentiti anche sull’ultimo disco Mono; quasi un singolo interlocutorio fra due dischi più che un singolone trascinante a sé stante, ma sempre con un testo lodevolmente pregno di significato.

Nicole Perini – Ci facciamo male

Nicole Perini aveva esordito lo scorso anno con il singolo Ragazzo di periferia, seguito poi da Ti hanno detto mai. L’artista nel frattempo non è certo stata ferma nel corso dell’anno: ha infatti partecipato a E Viva il Video Box su RAI 2 venendo scelta da Fiorello per partecipare all’anteprima di Viva RAI 2, e ora presenta finalmente il suo nuovo singolo, questo Ci facciamo male fuori per l’etichetta Musicantiere. La canzone si presenta come un brano pop dotato di un certo ritmo ma che si mantiene su atmosfere piuttosto intime e decadenti, alla pari con il testo che racconta della fine di una relazione, dalla quale si deve però cercare di trarre tutto ciò che di positivo è stato vissuto. Manca forse un acuto nel ritornello che permetterebbe al brano di restare immediatamente impresso nella mente, ma l’interpretazione è anche questa volta molto sul pezzo.

Poni Boi – Bam bam

Terzo brano per gli scatenatissimi Poni Boi, che avevano esordito lo scorso anno con i singoli Fame d’aria e Doppia XL fit regolare, e che ora con questa Bam bam preannunciano l’uscita di un album, che arriverà nella prima dell’anno. Fedele al proprio titolo, la traccia è veloce, divertente e tiratissima: un pezzo che “fa casino” insomma, con un ritornello sostanzialmente onomatopeico: “bam bam, uh ah uh”. La canzone si chiuderebbe dopo appena 1 minuto e 40, ma i Poni Boi ci hanno attaccato una coda perlopiù strumentale (con dei vocalizzi in falsetto) che non sposta certo gli equilibri ma almeno fa durare il brano un dignitoso 2 minuti e 30.

Scry – Cambiare realtà

Singolo d’esordio per Scry, nome d’arte del classe 2003 Riccardo Scarpini. L’artista con la sua Cambiare realtà presenta un breve pezzo rappato con una base scura e tormentata, un po’ come il cantato. Negli appena due minuti di durata del brano non c’è spazio per ritornelli o elementi accattivanti, ma solo per lunghe strofe rappate in modo rabbioso, in una canzone che “descrive con fervore il tormento, la rabbia e i pensieri negativi con l’unico intento di comunicare un senso di rivincita collettiva”.

Sunset Radio feat. Jack Out – Va bene lo stesso

Non c’è tempo per abbandonarsi alla malinconia nel nuovo singolo dei Sunset Radio, realizzato con la collaborazione di Jack Out. Va bene lo stesso è un brano energico, uno di quelli perfetti da ascoltare in questi giorni in cui, per un attimo, sembra di essersi lasciati alle spalle il grigiore dell’inverno. Le radici tipicamente alt-rock della band si fondono con piacevoli influenze pop che rendono questo singolo ballabile e adatto a ogni occasione. Un testo dalle venature malinconiche, ma è una malinconia che si perde facilmente di vista, come abbagliata da qualche raggio di sole che sa di speranza perché in fondo… va bene lo stesso.

Tacoma – Momento perfetto

Nuovo singolo per Tacoma, di cui potete leggere qui la nostra ultima intervista. Momento perfetto è un brano pop uptempo e ball(icchi)abile, con un beat importante e prorompente e synth un po’ eterei a controbilanciare. La canzone “invita a riflessioni importanti sulle nostre vite, passate alla ricerca continua di un momento perfetto che, forse, non esiste nemmeno”.

Tuasorellaminore – Aruspice

Quello di Tuasorellaminore è un progetto di cui abbiamo avuto modo di occuparci più volte nel recente passato. Questa volta la ritroviamo con un brano intitolato Aruspice, prendendo il nome dalla “figura che nell’antichità si occupava dell’esame delle viscere per scopi divinatori”. La canzone ha delle sonorità vagamente mistiche, con un elettronica a tratti molto accentuata, un’influenza R&B nel beat e un cantato frenetico (che a un certo punto sfodera pure un’outro in latino); il risultato è un brano che ti sballotta di qua e di là, un po’ come se soffrissi di iperattività, e questo è tanto un pregio perché rende la canzone diversa dalla massa e quindi distinguibile, quanto un difetto perché manca quell’elemento che faccia presa nella mente e renda la canzone immediatamente memorabile.

Amado feat. Naesh – Marcello Cammi

Marcello Cammi è uno scultore e pittore ligure; probabilmente non lo sapevate ed è proprio per questo che Amado ha deciso di riportarlo in vita in questa canzone. Dopo uno scrittore affermato come il Brizzi celebrato nello scorso singolo, il cantautore trentenne rende omaggio a un altro artista, questa volta delle sue zone. In Marcello Cammi ci rendiamo conto, tra l’altro, di quanto la voce di Amado ricordi Francesco Gabbani (solo, per fortuna, meno fastidiosa); a completare il brano con le sue barre da rap old school ci pensa poi il conterraneo Naesh. La canzone anticipa l’album d’esordio Riviera Airlines, in uscita a marzo 2024. [Simone De Lorenzi]

Ambradea – Statue di cera

Ambradea anticipa il nuovo disco Essenza, in arrivo questa primavera, con questo singolo intitolato Statue di cera. Un brano caratterizzato da un ritornello piuttosto ripetitivo con una subordinata relativa che ha qualcosa che non va a livello di verbi (“Siamo statue di cera che lentamente perdiamo la forma”). Il brano “ha voluto immortalare quel momento esatto in cui si scopre la verità, la parte oscura della luna. Parla di famiglia, di legami affettivi che si creano e si disfano, di come la mente di un bambino elabora e plasma sensazioni dentro di sé creando fili e matasse da sbrogliare”. Si muove su un pop minimale e tranquillo, il cui sottostrato musicale lascia ampiamente spazio al cantato di Ambradea, non sgradevole a livello vocale ma forse un filo troppo impostato.

Andrea Fish – Hai paura

La prima cosa che ci sorprende di Andrea Fish è che il suo cognome in realtà non è Pesce, ma Mattioli. La seconda cosa che ci sorprende è il genere che suona l’artista: un blues con un ritmo vagamente reggae, e se l’abbinamento vi sembra azzardato, beh, potreste avere ragione, ma la canzone non suona affatto male. Non è un brano estremamente catchy, però evoca quel groove che mette voglia di ondeggiare a ritmo. La canzone parla di “ciò che è la paura in generale per l’artista: la solitudine, il silenzio, il vuoto, l’indifferenza, la perdita del controllo e la notte”.

Antartica – Dai dai

Questa settimana vanno di moda i titoli fatti di due brevi parole ripetute: dopo Bam bam dei Poni Boi, ecco anche Dai dai degli Antartica. La band vicentina presenta un brano molto più pop ed elettronicheggiante rispetto alla sua media. La matrice sonora è sempre chiaramente riconoscibile come quella del gruppo, anche grazie al cantato piuttosto particolare, però è tutto molto più leggerino e arioso. A noi però piacciono le chitarre un pochino più accentuate.

Cheriach Re – Puchukay

Puchukay è un’istantanea con cui Cheriach Re immortala un legame che unisce Europa e Sud America, cultura occidentale e un idioma aborigeno. In lingua quechua Puchukay significa “fine, morte”, ma anche “l’ultimo della famiglia”. Trattasi di un brano che connette l’artista alle sue origini come in una liturgia. L’eredità tramandata dalla nonna che vive in Ecuador si riflette sul processo di scrittura musicale dell’artista in maniera quasi inconsapevole, rendendo chiaro come il pregresso di un focolare multiculturale alimenti gli aspetti più ancestrali della vita, quali la musica. Puchukay suona come un canto malinconico e struggente, ma è carico di quella positività che proietta l’essere umano verso l’infinito che sottende ai moti della tradizione. Un brano dal quale farsi trasportare: proprio perché non conosci il significato delle parole, tu cantalo.

Gli Incubi di Freud – Un vero uomo

Gli Incubi di Freud tornano con un nuovo singolo intitolato Un vero uomo, che racconta gli abusi emotivi nelle relazioni “ponendosi nell’assurdo e controverso punto di vista dell’abusante, che non ha contezza delle sue gesta e delle conseguenze che queste comportano”. Lo fa attraverso un rock alternativo piuttosto energico e graffiante, che però non porta in dote un ritornello particolarmente memorabile né strofe irresistibili, con un cantato da sgolate e sù di giri che sembra però a tratti slegato dalla base strumentale. Anche la lunghezza del brano, con i suoi 5 minuti e 30, ci pare un filo eccessiva senza una vera ragione forte.

Loser Name – Loop infernale

Dopo i primi due brani pubblicati lo scorso anno, Odio l’estate e Il tempo non passa mai, i Loser Name inaugurano il loro 2024 con tonalità leggermente diverse. Il loro punk rock melodico, infatti, piuttosto che guardare al pop punk questa volta vira su atmosfere metalliche, con risultati che sulle prime potrebbero sconcertare. Ma saranno seri fino in fondo? In realtà quello che il gruppo marchigiano descrive come “black punx” (si veda la copertina per le reference estetiche) vale più come ironica provocazione: e il testo lo conferma: non vorremmo scomodare gli Skiantos ma in questa canzone qualcosa del demenziale i Loser Name lo suggeriscono. Il loop infernale del titolo è infatti riferito a tutte quelle “situazioni che non riuscite a sopportare… Essere giudicati per l’aspetto fisico, per avere i tatuaggi, per l’età che avanza”. E la musica maniacalmente ripetitiva rispecchia questa ossessività. [Simone De Lorenzi]

Michelangelo Martin – Molecole

Su una strumentale che ha dell’ipnotico, si snoda l’indagine di Michelangelo Martin alla ricerca delle Molecole che compongono il cocktail d’amore perfetto. Da quando si è scoperto che i corpi altro non sono che complesse strutture che connettono le più piccole particelle, in molti si sono illusi di poterle replicare. Per molte molecole in effetti è così, ma che dire di quelle energie che sprigionano poteri incontenibili e intangibili? Molecole nasce dal tentativo di creare un legame tra chimica e sentimento. Attraverso la sua musica, Michelangelo Martin studia le leggi di attrazione che regolano i flussi del mondo e delle relazioni che lo sorreggono. Nell’intervallo che divide il giorno dalla notte, l’artista marchigiano trapiantato a Milano regge i fili di un amore da ricostruire.


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