Hån, Sesto, Solo Pietro: le recensioni dei singoli italiani

Han 2021
Foto di Laura Allard Fleischl
Hån – Leave Me!

Primo singolo del 2022 per la bresciana Hån, che nel 2021 ha firmato per Sony Music e pubblicato alcuni singoli decisamente convincenti, su tutti Sonic96. Leave Me! è, stando alle sue parole, l’ultimo brano prima di qualcosa di magico (così, a naso, ci verrebbe da dire un disco), e in effetti a livello di sound sembra preannunciare novità di rilievo. La canzone è forse la più diversa da tutto quello che l’artista ha pubblicato finora, abbracciando sonorità smaccatamente pop. Lo si potrebbe definire un singolo fatto su misura per le rotazioni radiofoniche, eppure Leave Me! ritiene una certa sensazione sperimentale, quasi “underground”, come di chi punta in alto ma facendo anche capire che le sue radici affondano nella libertà massima di espressione. Interessanti gli esperimenti e le manipolazioni della voce che si susseguono lungo tutto il brano, ma alla fine quello che ci convince di più è il ritornello, e questo è l’importante per innamorarsi di una canzone.

Kleopatra Jasa – Invisibile

A pochissima distanza dal singolo Autoscontri, Kleopatra Jasa torna con il suo nuovo brano Invisibile. Se la traccia precedente era un pezzo basato principalmente su pianoforte e voce, qui siamo in presenza di una canzone dark pop che fa ampio uso di synth e atmosfere oscure. Le strofe incedono delicate come un brano di musica leggera (viene in mente un pezzo che avrebbe potuto interpretare un’Elisa, per fare un nome), mentre è il ritornello che inserisce la marcia e fa entrare nell’atmosfera del pezzo. Un sound che del resto si accorda con il tema della canzone, che come spiega l’artista umbro-varesina “tratta il tema del sentirsi invisibili agli occhi di una persona amata, che ha improvvisamente scelto di negarci sguardo e parola senza dare alcuna spiegazione”.

Leone Romani – Quante notti

Musicista, cantautore e attore di musical teatrali, Leone Romani anticipa l’uscita del suo nuovo EP Dietro le quinte con questo singolo intitolato Quante notti, allo stesso tempo potente e delicato, da cantare in un’intima serenata o sul palcoscenico di un grande teatro grazie alla voce quasi operistica dell’artista. Brano dalle chiare influenze cantautoriali che si configura come una ballad romantica d’antan, Quante notti è una canzone che racconta “la nostalgia nei pensieri notturni, quelli di un innamorato che non riesce a chiudere occhio mentre sfoglia gli ultimi selfie della persona che detiene il suo cuore”. Un brano velato di malinconia dunque, di quelle che viaggiano sulla linea sottile che separa i sentimenti positivi da quelli negativi, capace di farci sorridere tanto quanto di farci struggere nei momenti di sconforto.

Nicomi – L’ultima volta

Debutto assoluto per Nicomi, cantautore barese classe 2001 che propone il suo singolo L’ultima volta per l’etichetta Vaniglia Dischi. Brano scaturito dalla fine di una storia d’amore, il sound piuttosto nostalgico e malinconico riflette le circostanze dietro l’ispirazione per il brano, ma c’è una certa carica, una certa decisione ed energia che fanno capire come Nicomi da questo brano voglia soprattutto portare fuori la determinazione. In effetti, come spiega lui stesso, scrivendo il brano aveva in mente le volte in cui “riprometti a te stesso di non commettere più degli errori, di non ritornare più perché è l’ultima volta, è l’ultimo bacio, ma poi ti accorgi che in realtà non è mai l’ultima volta, perché non puoi farne a meno, anche se fa male”.

Sesto – 0+0

Torna il cantautore di Trieste con un nuovo straziante singolo dove ci ricorda che sommare cose che non hanno valore dà sempre lo stesso risultato: niente, zero. Questo è il primo brano del disco in cui Sesto critica la società in cui viviamo, ricordandoci di quanta disattenzione e insensibilità ci sia nel “giocare con il fuoco degli altri”, e di quanto invece sia diventato normale dare troppa attenzione a cose che non hanno valore. Un singolo per chi ama quando voce e pianoforte si intrecciano, per tutti i perdenti con il cuore a frantumi là fuori.

Solo Pietro – Sipario

Solo Pietro ha la capacità di sciogliersi nei suoi sentimenti mentre crea melodie con il piano, catturando la luce e l’ombra del mondo e descrivendole in modo crudo e mai banale. Un’intensità e un’identità forte non comune per la generazione di noi millenials, ormai anestetizzati dall’invasione di tutto ciò che è venuto dopo di noi. Sipario è un brano dedicato a chi vuole ricominciare, a chi cerca un confronto e a tutti gli ultimi romantici rimasti.

Turchese – Comete

Se coi precedenti singoli Straniera e L’ultimo metrò Turchese ci aveva tratteggiato i caratteri fondamentali del suo nuovo progetto, l’ex Airway ora attenua le sonorità proponendoci una dolce ballad velata di nostalgia, dall’appropriato titolo Comete che evoca emozioni notturne. Comete è il “racconto di una crisi di coppia, [dove] i ricordi si mescolano alla presa di coscienza che un rapporto è cambiato e non esistono più le condizioni per continuare a viverlo”. Il risultato è un brano che sarebbe tipicamente da cantare con i classici accendini accesi e le luci spente, confortante nonostante il tema non esattamente felice, e con un sax nel finale che aggiunge un tocco di raffinatezza.

The 24 Project – Mellow

Dopo la pubblicazione della serie di singoli composta da At Home, Liquid e Retroactive, torna Rodolfo Liverani con il suo progetto solista che intende i brani come un flusso di coscienza dove melodie e influenze chill e ambient si mescolano tra loro. La capacità incredibile di The 24 Project è quella di tornare nei momenti peggiori con un brano con un unico scopo: calma, introspezione, meditazione. La colonna sonora perfetta per tutte le frenesie quotidiane.

Behrto – Quello che non sai

Dopo l’esordio con un titolo aggressivo come Cazzo volete, Behrto ritorna con un brano dal titolo più tranquillo: Quello che non sai. L’ex membro dei Baryonyx ci fa sentire una canzone il cui sound si avvicina a quello del neo pop punk alla Machine Gun Kelly o Blink-182 di adesso, mentre lo stile vocale ci ricorda davvero tanto quello di Max Pezzali che incontra i trapper di oggi. Behrto spiega che la canzone “parla di un sentimento leggero e remoto che di tanto in tanto ritorna nella mente come se riemergesse dal mare e riscalda nel profondo come se scoppiasse il Sole”: in sostanza si tratta di una canzone d’amore (per farmi ricordare), la prima che l’artista abbia scritto nella propria carriera.

Cristiano Pucci – Wild Bloom

Un artista italiano che canta in inglese con un buon accento è piuttosto una rarità, e infatti spulciando la bio di Cristiano Pucci scopriamo che il nostro vive in pianta stabile a Londra ormai dal lontano 2011. Dell’ambiente londinese l’artista ha senz’altro assorbito qualche influenza, e lo possiamo sentire sul suo nuovo singolo Wild Bloom, terzo brano estratto dal suo EP Madness in Heaven, che è stato prodotto sì a Londra ma un pochino anche in Toscana, giusto per mantenere quel contatto con le radici tricolori che rende interessante il sound di Cristiano proprio perché ci sentiamo dentro tanto le sonorità indie e alternative rock che vanno tanto Oltremanica, quanto quel tocco di italianità che è poi alla base del successo planetario anche di una band come i Maneskin. Pregevole la produzione del pezzo e il sound cristallino ma graffiante quanto basta.

Eleonora Mangano – In fondo agli occhi (humura)

A poche settimane dal suo ultimo singolo Niente, con cui aveva chiuso il 2021, la pratese Eleonora Mangano saluta il nuovo anno con un brano intitolato In fondo agli occhi (humura). Quello nella parentesi, apprendiamo dalla presentazione del pezzo, è un vocabolo in una delle lingue bantu di cui però non ci è dato sapere il significato; quello che sappiamo è che nel brano c’è un inserto cantato proprio in lingua originale, frutto di un viaggio che l’artista ha effettuato in Africa. Tra queste evocazioni esotiche e le venature della voce di Eleonora, vengono quasi in mente le note di Fiorella Mannoia, per un singolo che “parla di accoglienza, di scambi culturali, del rispetto per il diverso”.

Florilegio – Ortica

Anticamente l’ortica veniva usata anche per allontanare l’invidia, proteggere dagli attacchi psichici, rimuovere la negatività, stimolare l’intraprendenza. Questa pianta ha già tutte le fattezze di un fuoco che infesta ed emerge da questo muro sbrecciato o torre diroccata conducendoci in un abisso personale, all’essenza della carta e della canzone. Florilegio torna con un nuovo singolo, una nuova carta, affondando nella solitudine che ha provato chi ha cominciato a interessarsi di stregoneria.

I-Banta – Brucia (in me)

Dalla provincia milanese arrivano gli I-Banta con il loro primissimo singolo in assoluto, intitolato Brucia (in me). Questi cinque ragazzi, che a occhio e a orecchio hanno già alle spalle qualche progetto ed esperienza musicale, propongono un alternative rock impregnato di influenze emo anni 2000, con un ritornello molto melodico e arioso e giri di chitarra riflessivi e introspettivi. Pensate ai Cara Calma ma più posati e tranquilli, o meglio a una versione italianizzata dei Funeral for a Friend di fine ’00s; le atmosfere sono pressappoco quelle, e pazienza se magari in radio o nelle playlist più fighe del momento questo tipo di sonorità latita. Il singolo degli I-Banta ci piace perché non finge di essere qualcosa che i membri del gruppo non sono, e poi quelle chitarre ci fanno sempre un pochino sognare.


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