Georgia Georgia, Claudym, Arianna Pasini: le recensioni dei singoli italiani

Georgia Georgia
Georgia, Georgia – Lies

A Georgia, Georgia vogliamo già bene in partenza perché prende il nome dalla canzone di Phoebe Bridgers. Il suo primo singolo si chiama Lies e chiaramente mette in mostra influenze che derivano anche dalla cantautrice losangelina e dai suoi vari progetti, ma con un ritmo un po’ più sostenuto e una batteria che pesta più duro. Quello di Georgia, Georgia è un indie rock dal respiro internazionale, non tanto catchy o orecchiabile ma bello da ascoltare, cantato con garbo e delicatezza (e un accento che non tradisce le origini italiane della proprietaria). L’artista ha descritto Lies come “un brano di provocazione, una sorta di vendetta per tutte le volte in cui mi sono sentita incompresa, descritta come una persona che invece non sono. Ho accolto quella scintilla di rabbia che nasceva in me e ho deciso di indossare le vesti dell’ammaliatrice – una ragazza sfuggente, stoica, imperscrutabile, capace con uno sguardo di ipnotizzarti e spezzarti il cuore”.

Johnny DalBasso – Micidiale II

Nuovo singolo per Johnny DalBasso ad appena un paio di mesi dal suo Berlin Burning. Micidiale II si chiama così perché è una nuova versione di un suo storico pezzo, Micidiale appunto, uscita nel 2016 e originariamente prodotta da Giancane. L’occasione di questa rilavorazione sono i cinque anni compiuti dal disco Cannonball, in cui era stata appunto inserita la canzone. Rispetto all’originale, questa nuova versione suona più distorta e aggressiva, avvicinandosi a come Johnny la propone dal vivo con la sua band.

Luca Urbani – La condivisione

Torna anche il progetto solista di Luca Urbani con un brano che parla delle contraddizioni dell’amore, di come la condivisione generi solitudine, di come il sesso si intrecci con le piccole cose della quotidianità, di come si possano fare canzoni sull’innamoramento, su una malinconia elettronica che, se parliamo di Luca Urbani, non ha pari. Sta per uscire anche un nuovo album e, se queste sono le premesse, non possiamo che adagiarci in questa tristezza ballabile, di vino e sentimenti, amore, ossimori e malinconia. Un nome ben radicato nella scena musicale underground, la cui storia si intreccia con i Bluvertigo, Morgan, una partecipazione a Sanremo e che ha ancora parecchie cartucce da sparare.

Ramo – Il futuro non è scritto

Già secondo singolo del 2024 per Ramo, che con la sua Il futuro non è scritto “parla di tutte quelle persone che seguono una retta via per imposizione personale o altrui; l’invito del brano è di seguire la propria strada, senza accontentarsi e provando tutte le vie che ispirano nuovi percorsi nella vita”. Si tratta di un brano rock leggero e melodico, cantato in modo vagamente cantautorale, anche se il testo presenta qualche inciampo specialmente nelle strofe che non suonano fluide.

Tanz Akademie – The Vampire

Le trombe e quel ritmo in levare ci fanno correre un brivido di terrore lungo la schiena: i Tanz Akademie fanno ska? Quest’orribile sospetto viene fortunatamente in parte smentito dal resto del brano: The Vampire ha un cantato vicino al post-punk, chitarre più distorte della media che avvicinano il sound del gruppo piemontese a quello della scena di Bristol. Il brano è tratto dal primo album del gruppo, di prossima uscita. Quelle trombe restano però veramente imperdonabili.

Il Triangolo – Figli dei nostri genitori

Incredibile come da band indie che ci sparavamo sull’autobus per andare all’università, Il Triangolo sia invecchiato (sicuramente meglio di noi), diventando un vero e proprio manifesto generazionale. Ed eccoci qui, ancora una volta, con un singolo che parla di quegli amori incredibili, che bruciano tutto, e che superano la prova del tempo attraversando la routine, dove siamo un confronto continuo con i nostri genitori. Non sappiamo se Marco Ulcigrai quando lavorava al testo di questo pezzo aveva la pretesa di raccontare la storia di tutti noi, trentenni in bilico tra il matrimonio o una vita eterna a casa dei nostri genitori. Le chitarre, le movenze di quegli anni novanta che però ben si incastrano anche con i dettami sfacciatamente pop delle playlist di Spotify. Non vediamo l’ora di ascoltare anche l’album.

Andrea Poggio – Parole a mezz’aria

Questo davvero non ce lo aspettavamo. È uscita una nuova versione di Parole a mezz’aria di Andrea Poggio, il singolo che ci aveva introdotto al suo secondo album dal titolo Il futuro, con la straordinaria partecipazione di Francesco Bianconi, che ha smanettato e reinterpretato in chiave “baustelliana” questo brano originariamente dal sapore retrò, di quelle vibes che avrebbe apprezzato sia Battiato che i Phoenix. Una storia d’amore, un incontro, un pomeriggio di pioggia, ora raccontato da due uomini che appaiono molto diversi. Quindi una nuova storia, a tratti un romanzo d’amore, un brano che diventa più sfacciato e più pop, un nuovo incontro sotto la pioggia di maggio. Ora sogniamo un album insieme e un nuovo progetto musicale. Lo chiediamo a loro. Sarebbe troppo?

Arianna Pasini – Colla

Arianna Pasini non perde il vizio di tenerci sospesi sull’orlo di un magico precipizio. Colla è il nuovo singolo dell’artista ravennate, musicista in grado di far parlare gli strumenti che accarezza, senza tralasciare il lavoro di sound design (curato al dettaglio da Marco Giudici) con tocchi lo-fi. Il brano unisce e disunisce la cantante: immobilizzata quando vorrebbe andarsene, ma tenuta insieme nei suoi pezzi e nelle sue qualità da quella stessa sostanza che ne limita i movimenti. Colla simula la sensazione di sentirsi in gabbia anche all’aperto, sentirsi nella stretta di qualcuno che non vediamo, ma sentiamo, come fosse sotto pelle da qualche parte. Arianna Pasini riesce a restituire concretamente queste impressioni di realtà attraverso una composizione lenta e incerta, a tratti sincopata, in un quadro musicale che si esprime in micro-segmenti. La costante sensazione che tutto possa crollare da un momento all’altro, è ormai un tratto identitario del mondo di Arianna. Colla ne è sicuramente la prova più autentica.

Claudym – Una settimana da Dio (God’s Plan)

A un paio d’anni dal suo bell’EP Un-Popular, Claudym annuncia finalmente l’uscita del suo primo album full length: Incidenti di percorso sarà pubblicato l’8 marzo da Island Records, ed è anticipato da questo nuovo singolo intitolato Una settimana da Dio (God’s Plan), come la commedia con Jim Carrey di una ventina d’anni fa. La canzone, non a sorpresa, parla ironicamente di “un ragazzo così montato da sentirsi Dio”, e lo fa col solito piglio frizzantino e anche un po’ caotico di Claudym. I giorni della settimana che vengono scanditi nel testo accompagnati da un’attività per ciascuno sono un topos già visto (la prima che ci viene in mente è Dire fare baciare di Mr Konrad, dall’epoca d’oro dell’Italodance) ma che comunque non stanca; il pezzo non è forse il più immediatamente catchy che l’artista milanese abbia scritto ma nel complesso ci piace. Attendiamo il disco.

Creta – Trastevere

Creta ha diciotto anni e viene da Roma, per cui come tantissimi altri suoi concittadini prima di lei ha scritto una canzone per la sua città, o meglio per il quartiere di Trastevere. Il brano è prodotto dai fratelli Cosentino, e se ci mettiamo l’origine dell’artista, le sonorità indie pop e l’ambientazione romana del brano, il paragone con Ariete viene praticamente spontaneo, immediato e quasi obbligato -cosa che valeva del resto anche per il suo precedente singolo Il nulla delle cose– ma senza che questo tolga nulla dalla bella semplicità del brano, ben scritto e ben cantato.

Cristiano Pucci – Out of Control

Non avevamo notizie di Cristiano Pucci da un po’ di tempo, dal suo EP Madness in Heaven del 2022, ma adesso l’artista torna con un singolo intitolato Out of Control, prima anticipazione di un disco intitolato In Glam di prossima uscita. La canzone vede un rock alternativo come sarebbe andato forte nei primi anni 2000 ma anche dotato di influenze alla Rolling Stones; un pezzo bello energico e tirato che non rinuncia a un certo grado di melodia.

Dombre – Radici

Dombre è il nuovo progetto solista di Ettore Pernigotti, anche chitarrista degli Amalia Bloom. A differenza della sua band, Dombre nel suo brano d’esordio Radici mette al bando chitarre distorte e ritmi punk per proporre un brano essenzialmente acustico, una sorta di ballad lenta, intima e malinconica, tra emo e indie folk. “La canzone percorre ricordi e memorie che si fanno lontani ma ancora ti fanno sentire in piedi, vivo, da qualche parte nel passato”, dice l’artista vicentino.

Drum N’ Jack – Lisa

Nuovo singolo per i Drum N’ Jack che scrivono una canzone per Lisa, probabilmente uno dei pochissimi nomi femminili rimasti ancora liberi per una canzone. La storia è quella di una ragazza che cresce, raccontata con un testo che assomiglia molto a quelli della Sad, anche se il sound è meno influenzato dall’emo e più dal pop punk classico (un po’ alla Melody Fall giusto per restare in Italia). Un po’ di spinta in più da parte dello strumentale non avrebbe guastato a nostro modo di vedere.


Segui la nostra playlist Italian Selection su Spotify, con la nostra selezione delle canzoni più interessanti uscite in Italia negli ultimi mesi!

Per leggere le precedenti recensioni dei singoli italiani clicca qui.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *