Comrad, Lvcrime, Carthago: le recensioni dei singoli italiani

Comrad band
Comrad – Camaleonte

Scopriamo i Comrad da Bari, che fanno punk rock con una importante e azzeccatissima componente emo, Camaleonte è un brano veloce e diretto, che per due minuti chiede solo di essere urlato, che sia in mezzo al pogo o in camera propria, per dare “libero sfogo ad una essenziale esigenza di comunicazione e libertà”; libertà anche di camuffarsi tra la gente, come un “camaleonte sui rami dentro a una palude“. La canzone è il terzo ed ultimo singolo, dopo In orbita e Il fondo, che va ad anticipare il secondo EP Placenta, in uscita il 12 maggio per Kallax Records. [Simone De Lorenzi]

Fabrizio Mozzillo – Casa dolce casa

Fabrizio Mozzillo presenta il suo nuovo singolo Casa dolce casa, anticipazione del suo disco d’esordio Nomi cose città. Le sonorità e anche l’interpretazione vocale del brano fanno pensare a una canzone da cabaret, ma in realtà si tratta di un brano che tenta di descrivere la situazione di disperazione in cui si trovano i migranti, specialmente quelli della rotta mediterranea: “vi si narra non solo il calvario del viaggio, ma anche l’ostilità all’arrivo, gli stenti e lo sfruttamento che l’approdo riserva”. Nobili intenti quindi, ma forse rivedibile l’approccio, anche alla luce del testo interamente costruito su rime baciate che faticano a far decollare il brano.

Frasca – Felpa bianca

Felpa bianca è il secondo singolo di Frasca, giovane cantautore molisano che qualche tempo fa ha vinto il contest open mic di Spaghetti Unplugged a Villa Ada, ottenendo come premio proprio la produzione di questo singolo, affidata a Kutso. Il brano è il racconto malinconico della fine di una storia adolescenziale”, dove la felpa bianca rimasta a casa della ragazza è l’unico oggetto che lega ancora i due ex-innamorati. Il sound del brano si stabilizza su un indie pop upbeat e accattivante che maschera il cantato (e il tema) malinconico. La produzione è leggera, orecchiabile e un po’ ruffiana, per una canzone che sembra perfetta per le playlist di tendenza di Spotify o per qualche rotazione radiofonica, pur dando l’impressione di un brano ampiamente già sentito.

Frambo x Scicchi – Cerotti

Due progetti che negli scorsi mesi abbiamo avuto modo di conoscere uniscono la propria arte per creare qualcosa di nuovo e di potenzialmente bello. Un po’ come le Boygenius, magari con le debite proporzioni. O come Theo x Plant x Fiks, ma in questo caso senza particolari proporzioni. Loro sono Frambo, di cui avevamo parlato a maggio con l’EP Touché, e Scicchi, che avevamo conosciuto a ottobre con l’EP Occhi diversi stessi lividi (che peraltro vedeva già un featuring con Frambo). Entrambi artisti di scuola La Clinica Dischi, “esordiscono” in comune con questo singolo intitolato Cerotti, che dovrebbe essere il preludio a un progetto di più ampio respiro. Il brano è una ballad al pianoforte piuttosto tristona e malinconica che ricorda i tempi passati anche nel testo. Una scelta curiosa come singolo di presentazione… a meno che l’intero progetto sia impostato per seguire proprio questa scia naturalmente! Progetto che avrà bisogno di un secondo brano per capire bene la direzione che i due artisti hanno voluto prendere.

Henford feat. Niah Steiner – Kinda

Lo avevamo lasciato tempo fa, pensando che forse non sarebbe più tornato con il suo delicatissimo progetto che nasce dalla mente e dalla volontà di Henford, alter ego del musicista e produttore Federico Cerati (dei Caveleon), e con l’aiuto della voce di Niah Steiner. Kinda è un viaggio immersivo in un bosco nordico, è una boccata d’aria fresca in un panorama musicale piatto e ingabbiato dagli schemi delle playlist musicali. Kinda è un club berlinese dove tutti sono vestiti di bianco, è una delle cose più belle che sentirete oggi. Fa sempre piacere notare come anche in Italia si faccia, ancora, musica con pretese internazionali, con un respiro più ampio del recinto limitato delle possibilità che offre la scena underground nostrana. Quello di Federico Cerati è un nome che sentiremo spesso risuonare, e non vediamo l’ora di seguirlo.

In.Visible – Dark Room (In.Visible remix)

Dopo il singolo Dark Room, In.Visible propone anche il suo personalissimo remix del brano, accompagnato da un video ufficiale diretto da Andreamorsero e Alessandra Vinotto. Il video ha preso la forma di “un progetto sulla donna che sottolinea la libertà di affermazione dei suoi desideri: anche le più segrete, recondite, inconfessate passioni”, spiegano gli artisti. Il video vuole essere un manifesto contro tutte le violenze perpetrate nei confronti della donna: emotive, fisiche, psicologiche. Il bianco e nero non occulta ma rivela con brillantezza i segni del vissuto delle protagoniste, di tutte le figure femminili che incarnano

Lvcrime feat. Silly Sam – Tutto Okay

Secondo brano per il gruppo bolognese dopo l’uscita di Notte, singolo dell’esordio in italiano col nuovo nome di Lvcrime. Non è “tutto okay” e il trio canta questa disillusione insieme a Silly Sam, un giovanotto gasato per il pop punk che potrebbe esservi capitato di incontrare a qualche emo night in giro per l’Italia. Sarà che l’accostamento funziona, sarà che i tratti da sad boi emotrapperini sono leggermente calati, sarà per l’ottimo bridge: la canzone convince più della precedente, è estremamente catchy e non perde mordente nemmeno per un momento. [Simone De Lorenzi]

Masu – L’epilogo dell’uomo

Un’uscita un po’ amarcord in un periodo di cantautorato elettronico persistente. La produzione di Giulio Ragno Favero, in questo brano arrabbiato, bassocentrico e fuori dal tempo, suona una boccata d’aria fresca, anche se riporta inevitabilmente ai tempi d’oro di Verdena, Il Teatro Degli Orrori, Ministri e simili, quando si andava al Magnolia di Milano a sudare e a farsi male. L’epilogo dell’uomo è il nuovo singolo dei Masu, il progetto di Samuel Pellegrino che emerge dall’underground di Livorno con questo clima estivo da Festa dell’unità, poghi e ginocchia che si sbucciano sull’asfalto, un po’ di frustrazione e sveglie abbastanza presto. Alla fine tutto sembra a condurre proprio a un singolo che sa di adolescenza e felicità, nei periodi che abbiamo creduto tra i più brutti della nostra vita. Non perdetevelo se siete nostalgici e vi facevate le trasferte per andare a vedere Zen e Marlene, e tutto aveva senso.

Medicamenta – Finta

Dopo Taglio corto, i Medicamenti propongono il loro nuovo singolo Finta, estratto dall’EP d’esordio che ci dicono essere in arrivo a giugno. Il brano “descrive l’inquietudine e la confusione dei sentimenti, la difficoltà di capire se quello che si prova è reale o solo un’illusione”, e musicalmente è esplicitamente ispirato ad artisti come Mac DeMarco e Last Dinosaurs. Il primo riferimento in particolare si può sentire nello strumentale del brano, anche se il cantato è maggiormente vicino all’indie pop nostrano. La sensazione è che la canzone sia un filo troppo leggerina e ci piacerebbe sentire delle chitarre un po’ più aggressive per dare maggior carica a questo pezzo, però la sensazione di freschezza e di relax che il brano emanano sono assolutamente piacevoli.

Mike Orange – Piedi

Il 26 maggio uscirà Sensibile, il nuovo disco di Mike Orange, che ce lo anticipa con questo singolo intitolato letteralmente Piedi. Al di là del tremendo nome del brano, si tratta di una canzone tra alternative rock e indie (pop)rock con un ritornello abbastanza accattivante e dalle atmosfere velatamente malinconiche pur all’interno di un brano ritmato. La motivazione dietro al titolo è che la canzone parla “di come cambia la prospettiva delle cose quando diventi adulto, che si viene talmente triturati dalla propria quotidianità che i piedi finiscono al posto della testa”. Belli gli arrangiamenti con una “diamonica” suonata dallo stesso Mike Orange, anche il cantato non ci dispiace per quanto un filo effettato.

Rainy – Vaia

Ritroviamo Rainy, che avevamo conosciuto con il suo singolo Estasi fetale qualche mese fa, stavolta con un brano dalle tematiche ambientali, intitolato Vaia, prendendo “il nome dalla tempesta avvenuta tra Trentino e Veneto qualche anno fa”. Il sound è sempre alternative rock, ma meno aggressivo e deciso rispetto a quanto abbiamo sentito sul precedente brano, sia nello strumentale sia nei vocals; per quanto riguarda il cantato ci sembra una cosa positiva perché la voce è meno sforzata, anche se forse un po’ dell’energia dello scorso pezzo è andata perduta. Apprezzabile la volontà di mettere in musica una tematica così urgente, anche se non sempre le strofe hanno un flow impeccabile.

Solisumarte – Tuttobene

Era da un po’ che non avevamo news dai Solisumarte, precisamente dallo scorso agosto quando era uscita Fogli sparsi. Ora il duo si ripresenta con questo singolo intitolato Tuttobene, fuori per Aurora Dischi. Si tratta di un brano decisamente pop, che punta tutto sui synth e sul suo andamento ritmato e ballabile per quanto non dai bpm altissimi. Il brano parte da uno spunto che sembra banale ma che in realtà spinge a interrogarsi su sé stessi e sulle proprie abitudini: “racconta di come ci si ritrovi spesso a rispondere alla domanda “come va?” con un semplice “tutto bene” anche quando non è così”, spiegano gli artisti. Le sonorità vagamente retro che richiamano anche a certa musica dance fino ’90-inizio ’00 ci piacciono; forse manca un hook che renda davvero memorabile il brano.

Alan – Nero

Nero è il singolo che dà il titolo al nuovo EP degli Alan (il nome viene dall’unione delle prime due lettere dei nomi dei componenti: Alex e Andrea), duo che avevamo conosciuto in occasione dell’uscita del precedente singolo Storia perfetta. Il nuovo brano tratta “dell’incontro con la parte più oscura che fa parte di ciascuno di noi”, e di conseguenza ha sonorità meno “indieggianti” rispetto allo scorso singolo: il sound qui si avvicina maggiormente all’alternative rock con influenze anni ’90, pur mantenendo un’importante ossatura di synth. Potremmo definirlo un singolo più “radiofonico” (forse qualche anno fa; oggi un po’ meno), ma ci piace per la maggior carica che gli Alan hanno impresso al brano, vocals compresi.

Alfonso Cheng – Amore/Rumore

A un paio di mesi da Fuoco cammina con me, ecco il nuovo singolo di Alfonso Cheng intitolato Amore/Rumore, cantato insieme al cantautore romano Moci. A livello di atmosfere, ci sembra un brano in continuità con il precedente, con sonorità synthpop abbastanza retro ma unite anche a influenze hyperpop. Le linee vocali non trovano forse melodie super accattivanti o immediatamente catchy e memorabili, però ci piace parecchio il synth che alla fine è l’elemento che resta maggiormente in mente del pezzo e sembra trasportarci nel mondo delle discoteche notturne anni ’80.

Anto – Mille pensieri

Anto è un artista che non vuole farsi trovare, né su Google né sui social, ma noi per fortuna conosciamo il titolo della sua canzone d’esordio, per cui almeno su Spotify riusciamo a recuperarlo. Dobbiamo subito ahimè constatare come Mille pensieri sia il primo brano che ci troviamo a recensire in questo 2023 con un ritmo reggaeton, nonostante siamo appena ad aprile e le spiagge siano ancora un pensiero lontano… ma grazie al cielo quel fastidioso beat tipico del genere viene ampiamente mascherato in questo brano che assume una veste molto più pop. Il cantato ha una vena di malinconia, che però in realtà non sembra far davvero parte del tema del brano: i mille pensieri del titolo sono infatti un riferimento ai ricordi, “ricordi che ti riportano indietro nel tempo, a quei momenti di spensieratezza o che ti fanno stare bene e che il più delle volte ti fanno sorridere”.

L’Avvocato dei Santi – Non puoi scegliere

Torna il progetto di Mattia Mari con i suoi tormenti elettrici, con quel timbro inconfondibile che mancava da almeno un anno, e anche di più con la pubblicazione di un inedito. Non puoi scegliere è un concentrato di sussurri e ossessioni, rassegnazioni e quel mondo oscuro a cui L’Avvocato dei Santi ci aveva abituato: influenze alternative rock degli anni novanta, un respiro internazionale, una stratificazione di generi che rendono questo progetto ancora una volta incollocabile, se non nell’universo immenso della musica che fa male per poi fare anche bene. L’Avvocato dei Santi, con questo nome altisonante e cattolico, è una catarsi continua che ci fa bene ogni volta che si presenta.

Carthago feat. Blue Jeans – Dune

Dal 2020 ad oggi, i Carthago hanno fatto un genere che si inseriva tra alternative rock e post-hardcore, ma corteggiando di tanto in tanto anche il rap. Dopo un cambio di formazione, nel 2023 arriva la decisa svolta in direzione trap ed elettronica, iniziata con il brano Maschere – di cui Dune è il continuo anche a livello di narrazione – e qua consolidata con l’apporto del produttore Blue Jeans. Il gruppo dice di voler mescolare queste nuove influenze con “arpeggi emo e chitarre distorte“; che sarebbe pure una cosa figa, se solo questi ultimi elementi non venissero oscurati dal resto della strumentale. Il risultato getta un briciolo di originalità rispetto a quanto ripropone continuamente l’ambiente hip hop, ma il crossover potrebbe spingere sul pedale più rock. [Simone De Lorenzi]


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