Alemoa, Halflives, Lvcrime: le recensioni dei singoli italiani

Alemoa band
Alemoa – Tutto sbagliato

A poco meno di un anno dall’album d’esordio Fammi male, uno dei nostri dischi preferiti del 2023, gli Alemoa tornano con nuova musica grazie a questo singolo intitolato Tutto sbagliato. Loro sono la cosa più simile ai Tiny Moving Parts che abbiamo in Italia, e anche nella nuova canzone infatti non mancano le chitarrine piru piru fin dai primi secondi. Rispetto al disco, il brano suona un filo più “leggero” e arioso, più come approccio che come vere e proprie sonorità; c’è anche un pianoforte ad alleggerire l’arrangiamento sul finale. Potremmo dire che si tratta del “pezzo pop punk” degli Alemoa.

Salvoboulevard feat. Amaranta – Giù dal metrò

Qui al Nord la chiamiamo “la metro”, da metà Italia in giù cambia genere e anche accento e diventa “il metrò”. È così che la chiama Salvoboulevard, che ne fa la protagonista del suo nuovo singolo Giù dal metrò, cantato in coppia con Amaranta. L’alternarsi della voce maschile e femminile crea una buona dinamica perché permette un tandem fra lo stile rappato di Salvoboulevard e il cantato invece più classicheggiante di Amaranta. Il pezzo è piuttosto orecchiabile ed è concepito come “una metafora della vita di coppia tra momenti di beatitudine e difficoltà che rischiano di rovinare tutto”.

Samuele Cara – Non ce la faccio più

“Non ce la faccio più”, è il grido d’aiuto di Samuele Cara sul suo nuovo singolo che porta lo stesso nome. Un grido d’aiuto che non viene urlato in un pezzo aggressivo e veloce, ma cantato sofficemente e in maniera delicata in un brano intimista, una ballata suonata al pianoforte dal sapore malinconicheggiante ma comunque non priva di mordente, specialmente nei vocals di Samuele. “Non voglio essere il salvatore di oggi, ma cerco solo di sputare fuori tutti i mali con cui sono costretto a combattere. Al posto del cuore ho…una lattina, un fritto misto, una giacca blu, affogo dentro di me, ed ho un dolore viscerale che mi fa male”, dice l’artista.

Alfonso Cheng – Stavo bene

È bello vedere artisti che fanno omaggi a band fuori dai soliti giri. È il caso di Alfonso Cheng, il cui nuovo singolo Stavo bene è in toto un omaggio ai Fine Before You Came. Prodotto da Alberi Alti, il brano è un pezzo elettronico che potremmo avvicinare all’hyperpop per sonorità, ma che ha sotto sotto un certo piglio mutuato dal (post) punk: l’avrebbero potuto scrivere gli Idles mettendoci un paio di synth in meno e una chitarrona in più. Un po’ da ADHD ma tutto sommato molto accattivante.

Aurevoir Sòfia – Anything

Secondo singolo del 2024 per gli Aurevoir Sòfia, Anything segue Cadillac II e ne continua l’urgenza espressiva ma declinandola su temi diversi. La canzone è diretta a un amico scomparso e prova a raccontare (a raccontargli, ma anche a raccontarsi) di quella forza che ci vuole per affrontare le disgrazie. Anche qua la band milanese ripropone l’alternanza inglese/italiano nel testo, e sono proprio le parti nella nostra lingua a mostrare la vulnerabilità di questa ferita (“E dovevamo crescere insieme, io ti aspettavo tutte le sere”). Nel complesso il sound punk rock del pezzo costruisce fin dall’inizio questo sfogo sentito e non lo molla fino alla fine: sfogo, appunto, ma anche dialogo, confessione, catarsi: Anything è tutto questo, con i suoi spigoli grezzi e le urla, il clima più cupo del solito e sopra a tutte le cose la voglia di reagire. [Simone De Lorenzi]

Eliachesuona – Super//flùo

Mi stavo appunto chiedendo da un po’ quand’è che qualcuno avrebbe fatto una canzone sul gioco di parole “supèrfluo / super flùo”. Ci ha pensato Eliachesuona con il suo nuovo singolo, che arriva a qualche mese dal precedente Te e leie come quest’ultimo fa parte della “trilogia delle madri”. Il brano narra “la storia di un supereroe, rinchiuso nel suo bunker, dal quale esce poco volentieri, che ha il super poter di emettere luce solo di giorno proprio per questo è solo apparentemente supèrfluo. […] Un’allegoria per parlare di una persona con una skill molto marcata, come la gentilezza o la capacità di suonare uno strumento, che non gli viene riconosciuta dall’esterno e anzi viene ignorata”. Un brano pop delicato e quasi minimale, non troppo catchy ma molto easy listening, sicuramente da momenti di relax per la presa bene e contro l’uggia e la monotonia, che si pone in linea con il brano precedente.

Five Sides – BPPV

Dopo Tutto a puttane, i Five Sides tornano con un singolo intitolato BPPV (cioè Bicchieri pieni parole vuote), che funge da apripista al loro primo album intitolato V (come Vendetta, o semplicemente come 5 in numeri latini). Il brano è un pezzo classicamente rock, con dei bei riff di chitarra aggressivi, un importante giro di basso bene in evidenza nelle strofe, un sonoro “vaffanculo” nel ritornello per rimarcare il proprio essere punk, e pure un assolo nel bridge. Meno delicato del precedente brano, è chiaramente un pezzo ad alta energia che sa essere orecchiabile.

Halflives – Jealous

Torna in pista il progetto Halflives, dopo l’EP Inferno del 2023. Jealous è un singolo che furbamente inizia con un clap clap che sarà perfetto per l’interazione col pubblico nei concerti; prosegue con un giro di chitarra nelle strofe e nel pre-chorus che fa molto The Black Keys o Muse, e quindi suona parecchio mainstream; e conclude con un ritornello più teatrale e cinematico in stile My Chemical Romance o Fall Out Boy. Forse un filo troppo pop a nostro modo di vedere, ma sicuramente il brano è orecchiabile e ha tutte le possibilità di funzionare.

Loser Name feat. Danny Metal – Pillole amare

A un paio di mesi da Loop infernale, ritornano i Loser Name con il quarto singolo che anticipa l’album d’esordio Gelati sciolti, in uscita il prossimo 29 marzo. La nuova canzone Pillole amare vede il featuring d’eccezione di Danny Metal (batterista della band death grind Slug Gore e noto youtuber), che tra l’altro ha prodotto tutti i pezzi della band marchigiana. Il sentiero seguito è sempre quello dell’hardcore melodico, qui declinato leggermente in salsa skate. L’unica cosa che forse risulta un po’ macchinosa, come anche nello scorso singolo, è l’esecuzione vocale che rispetto ai primi due pare molto meno sciolta. [Simone De Lorenzi]

Lvcrime feat. Positive – PMA

Dopo Polaroid, ritornano i Lvcrime con una canzone ispirata al brano 666 dei Notimefor. ll titolo PMA l’avevano già usato gli All Time Low in una canzone con i Pale Waves, ma se lì la sigla stava per “Post-Modern Anxiety” la band bolognese invece mette in musica la sua “Positive Mental Attitude” verso le difficoltà della vita. Per l’occasione i Lvcrime riportano in attività una vecchia (si fa per dire) conoscenza della scena come Positive, discograficamente assente dal 2019. Quello che ha in comune la coppia di artisti è un certo amore verso il buon vecchio (qua invece non si fa per dire) easycore, che in questa canzone – sempre più easy che core, comunque – pavimenta la strada percorsa dal loro pop punk rimuovendone potenziali slanci emotrapperini. Positive interviene sul bridge, movimentandolo con la sua voce graffio-urlata che aggiunge combustibile alla miscela esplosiva della canzone. [Simone De Lorenzi]

Missey – Lamine

Lamine è il nuovo singolo di Missey, anticipazione di un suo futuro disco. Un pezzo relativamente rilassato, tra il cantato e il rappato, caraterizzato da un arrangiamento che fonde jazz, soul, R&B e pop. La canzone “riflette l’insofferenza verso chi ci è intorno, rivelando un profondo dissidio interiore, generato dalla mancanza di solidità e fiducia in se stessə”.

Niglio – Tormenti

Tormenti è il singolo d’esordio dei Niglio, progetto musicale nato a Roma da due fratelli materani. L’obiettivo è costruire un ponte tra attualità e tradizione, dando nuovi significati alle istanze e agli oggetti provenienti da un passato ancora a contatto con il presente. Tale connessione si riscontra, ovviamente, anche nella produzione musicale. I Niglio infatti si dimostrano degli instancabili fruitori dell’età d’oro dell’elettronica internazionale, fieri studenti di Burial, Moderate e Overmono per citarne alcuni. Rispetto alle tracce elettroniche odierne, il suono di Tormenti si presenta più trasandato, meno ritoccato, ma molto a fuoco con il mondo da cui proviene, in cui l’attenzione era riposta sulle sequenze e sui loop, più che su come farli suonare. Con un solo brano all’attivo, i Niglio riescono subito a farti capire dove si vogliono posizionare. Tormenti è l’inizio di un percorso che non vuole abbattere il presente per trapiantarvi un passato più affascinante. Sopra al timbro vintage della produzione, scorre un breve testo, quasi abbozzato, che non toglie assolutamente spazio a quanto si vuole esprimere attraverso la colonna sonora di un sogno dimenticato.

Niox – Vertigine

Conosciamo Niox con questo suo nuovo singolo intitolato Vertigine. L’artista monzese è un rapper che propone un tipo di sonorità influenzato dall’hip hop vecchio stile, con un beat old school e molto semplice accompagnato da un rappato lineare e lontano tanto dalle derive trap più recenti quanto dallo stile gangsta. “È un brano introspettivo in cui io ho cercato di dare sfogo a tutti i miei pensieri più intrusivi, noi siamo la generazione dell’incertezza, forse fare quel “passo” può cambiarti la vita, bisogna avere coraggio”, dice Niox a proposito del brano.

Out for Summer – Semplice

Era da un po’ che non sentivamo qualcosa di nuovo dagli Out for Summer, e la band rimedia ora con questo pezzo intitolato Semplice, che potremmo definire un caso di nomen omen: il singolo è un buon brano pop punk che mette al bando complicazioni sia nelle sonorità che nel testo (forse arrivando anche a qualche estremo nel bridge: “io senza di te / tu senza di me / e non so perché”). Ritornello accattivante e melodico per un pezzo che nel complesso funziona. Un appunto: non sappiamo perché ultimamente tutti devono dire “Instagram” nelle canzoni, manco fossimo nel 2015. Tra dieci anni cominceranno a parlare di TikTok nelle canzoni?

Poison Blackout – Fix Myself

Dopo l’EP Blood n’ Sins dello scorso anno, i Poison Blackout tornano in pista con questo singolo intitolato Fix Myself, che unisce strofe elettronicheggianti e vicine all’hip hop con un ritornello più hard rock e melodico alla Atreyu degli ultimi anni, e un breakdown metalcore urlato che compare a sorpresa. Un grande mischione insomma, che ha tanti pregi quanti difetti (a noi per esempio le strofe proprio non piacciono). Rivedibile la pronuncia inglese nelle strofe, mentre apprezzabile il messaggio del testo che invita ad accettarsi: “non potremo mai piacere a tutti, nemmeno se ci mettiamo d’impegno”.


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