Dada Sutra, Aurevoir Sofia, Zona: le recensioni dei singoli italiani

Dada Sutra
Dada Sutra – Diva

Non potremmo che essere più felici di questo ritorno, quello di Dada Sutra senza filtri e in italiano, che fa che ben sperare per questa nuova fervente scena che sta riscrivendo i canoni dell’alternative rock. Dada Sutra, anche bassista delle Bambole di Pezza, vive di un immaginario alieno e distante, disturbante, come fare quattro passi nella Berlino straniera più sotterranea e oscura che possiate immaginare: buio, gorgoglii bassocentrici, una voce che non riuscirà a uscirvi dalla testa facilmente, luci al neon. Lei è l’alter ego della cantante e musicista Caterina Dolci che con un nuovo brano dal titolo Diva ci avvicina alla pubblicazione di un nuovo disco di cui non vediamo l’ora di sapere di più. Da tenere d’occhio.

Ulula – Pelle di lupo

Ulula si presenta al mondo con un singolo d’esordio intitolato Pelle di lupo. Più bello di così…! L’artista veronese non ulula nella sua canzone ma canta normalmente; canta in uno stile che potremmo avvicinare al pop e all’indie, cosa che del resto si può dire anche della traccia stessa, guidata da un beat quasi tribale e da synth importanti. L’artista la concepisce come “i versi di un individuo che lotta in continuazione tra la natura più atavica e il mondo che lo circonda, tra comprensione e intolleranza, tra concesso e vietato”.

Zona – Asmodeo

Un concentrato di rabbia hardcore: questo è Asmodeo, il nuovo singolo degli Zona, storica band crossover di Vigevano che si è da pochissimo riunita dopo una pausa più che ventennale. La band esce per Controcanti Produzioni e ci consegna una canzone arrabbiatissima sia nello strumentale (con chitarre furiose e metalliche) sia nel cantato che prorompe in svariate urla feroci. Lunga (forse anche un filo troppo) coda finale dal sapore decisamente heavy. Per chi se lo stesse chiedendo, Asmodeo è un demone ebraico, il che si ricollega bene con il tema para-satanico del testo.

Acate – Aiaiai

Il nuovo singolo del matto Acate non poteva che avere un titolo pazzoide, e infatti si chiama Aiaiai. L’artista varesino, che avevamo visto l’ultima volta con il brano Vitami(n)a, presenta una canzone che però nonostante il titolo è stranamente normale per i suoi standard. Si tratta infatti di un pezzo pop ritmato e guidato da una bella e melodica chitarra, mentre Acate canta il momento in cui si devono raccogliere i cocci dopo la fine di una relazione. Pezzo che prende per ritmo e melodie, anche se crediamo gli manchi quel po’ di verve istrionica e pazzoide che l’artista sa spesso mettere in musica.

Aurevoir Sòfia – Cadillac II

“I Sòfia son tornati”. Non potrebbe essere più esplicito il ritorno sulle scene della band di Cinisello Balsamo, a tre anni dall’album d’esordio Wither. Fin dal titolo la canzone riprende quelle tematiche che gli Aurevoir Sòfia (non Sofìa) avevano esplorato in Cadillac, collaborazione con i DiscoMostro del 2019: Cadillac II è una provocazione verso certa ipocrisia della scena punk nostrana, rinchiusa nelle sue convinzioni e incapace di guardare al nuovo (“Non ascolto più musica, non ascolto punk rock, se suono prima di te neanche guardi lo show”). I Sòfia sperimentano con un cantato in italiano che fonde anche parti in inglese e francese e l’hardcore punk puro dei primi brani lascia il posto a un punk rock meno duro ma non meno esplosivo; nel complesso lo stile cambia leggermente verso una direzione sicuramente più personale. Vorremmo davvero che Cadillac II fosse “un pezzo che non finisce mai”. [Simone De Lorenzi]

BlackStars – Skate Fast, Eat Trash

I BlackStars, dopo le precedenti uscite Over (2022) e Sesso (2023), pubblicano il primo singolo del 2024 dal titolo Skate Fast, Eat Trash (ma, nonostante il titolo, continuano a cantare in italiano). In questa canzone la giovane band bolognese fa del buon pop punk da gen Z, ma senza influenze emo trap: è anzi piuttosto sbarazzino e coinvolgente, con certe influenze poppeggianti ed elettroniche che però non diminuiscono la carica del brano. Ciliegina sulla torta, sul finire del brano troviamo un passaggio dal vago sapore easycore/hardcore abbastanza randomico ma che funziona e amiamo. [Simone De Lorenzi]

Bombay – Meduse

Prima di ascoltare questo pezzo mi sono subito chiesto se a Bombay (o Mumbai, come si dice in lingua locale) ci siano le meduse. La risposta è sì, perché Mumbai sta sull’Oceano Indiano, e una brevissima ricerca su Google mi ha restituito notizie di persone ferite da questi malefici animali. Nel brano Meduse di Bombay però gli cnidari hanno una valenza diversa e più malinconica: una storia che finisce, un’estate che oramai è un ricordo, la moto nuova per andarsene via mentre una mareggiata lascia centinaia di meduse a morire sulla spiaggia”. Un singolo che parla d’estate a gennaio insomma, e non poteva che essere una canzone riflessiva e un po’ presa male, come questa stagione che è quella più lontana dalle vacanze estive e dal caldo e da tutte quelle cose che di solito sono viste come una figata (ma che non lo sono per niente, almeno per chi scrive).

Bonjo – Habituè

Siamo infastiditi perché il nuovo singolo di Bonjo ha l’accento sbagliato su “habitué”. Nonostante partiamo con il piede sbagliato, la canzone fa del proprio meglio per invertire la tendenza: siamo in presenza di una quasi-ballata pop, un pezzo malinconico e piuttosto lento, guidato in primis da una chitarra acustica ma che vede anche una serie di altri strumenti discreti nell’arrangiamento. Il ritornello è abbastanza grosso e trascinante e questo dà sicuramente ulteriori punti al brano. Alla fine, accenti a parte, Habituè si rivela un ottimo pezzo per le anime tristine.

Bucossi – Guardare il mostro

“C’è sempre qualcosa che ci spia nell’oscurità”. Questo l’inquietante concetto alla base di Guardare il mostro, il nuovo singolo di Bucossi, che avevamo visto giusto un mesetto fa con il brano Gli dei non sanno. A dispetto della presentazione però non si tratta di un singolo raccapricciante e pauroso, ma di un tranquillissimo pezzo alla chitarra acustica. Se non parlasse di mostri lo si prenderebbe quasi per un’innocua canzoncina primaverile. Per la cronaca, “il mostro senza volto che ci aleggia alle spalle è il tempo. Un mostro che, lentamente, ci sottrae uno dopo l’altro i sogni, gli affetti, i cani, i denti e infine, mosso da compassione, i ricordi”.

Creta – Il nulla delle cose

Primissimo singolo per Creta, romana classe 2005. Il nulla delle cose è prodotta dai Fratelli Cosentino, già noti come primordiali collaboratori di Ariete, e proprio della più nota artista anziate questo brano sembra riprendere qualche suggestione, specialmente nelle sonorità intime e minimali. La voce di Creta è però decisamente più delicata e orientata verso la musica leggera italiana; sicuramente l’artista lascia trasparire tutti i suoi diciotto anni nel cantato, ma questo fa anche sì che il brano acquisti una freschezza e una leggerezza che non avrebbe probabilmente avuto nelle mani (o nelle corde vocali) di un artista scafato.

Elia Truschelli – Ti sento

Dopo La casa del tempo, Elia Truschelli torna a farsi sentire con il proprio primo singolo del 2024, questo Ti sento che è una dolce e tranquilla canzone d’amore, verso “una persona o forse un’entità superiore”, come scritto nella presentazione del brano. Il brano ha delle sonorità piuttosto classiche un po’ come il precedente, ma qui forse con una marcia in più data dall’emotività che l’artista ha voluto infondere nella canzone. Il singolo è tratto dal nuovo album di Elia Truschelli, di prossima uscita.

Galapaghost – Trapeze

Torna anche l’alternative rock di Galapaghost, un progetto che ci siamo orgogliosamente presi dall’America, visto che Casey Chandler che è nato a Woodstock ma ha vissuto anche a New York ora, incredibilmente, vive nelle campagne piemontesi. Il suo è un mondo psichedelico ma incredibilmente pratico, dove le chitarre e una voce di sussurri e intrighi ci conquista. Ci dice che questo brano è nato grazie a una chitarra nuova, che ha sbloccato questo arrangiamento che ci prende per il bavero della giacca e ci portano dentro una stanza piena di oggetti fantastici, quelli di un ragazzo che ha viaggiato per il mondo, ha lavorando con Salvatores e John Grant, parla un italiano bellissimo e tutto suo, e ora ci attende con un nuovo album in uscita in primavera.

Koomari – Pietà

Pietà è la seconda tappa del viaggio funk-onirico dei Koomari. La stravagante band made in Casalmaggiore torna a pubblicare un singolo che si offre come sequel di Magico (vedasi l’affinità fra le due copertine), brano d’esordio dei ragazzi con le chitarre. Il suono è il loro, la presa bene la stessa. Condita da coretti difficili da non canticchiare alla Bee Gees, Pietà parafrasa una preghiera rivolta a degli spiriti che abitano i corsi d’acqua come il fiume Po, segno identitario della band padana. Fra questi si riconosce la kumari, figura estrapolata dalla mitologia slava che ha ispirato il nome del progetto. Il tono autoironico, in cui è facile riconoscersi, fuso a un funk pulitissimo fa dei Koomari un progetto molto a fuoco che si propone di colmare una fetta di mercato ancora poco esplorata nel mercato discografico italiano. Alla seconda pubblicazione in attesa di Movimento, EP d’esordio della band, il disegno dei Koomari prende forma avvalorato da un’identità già ora molto riconoscibile.

Moonoises – Black Beyond

Non è la prima volta che negli ultimi tempi ci viene proposta una band dalle sonorità che mischiano lo shoegaze con il metal. Non sappiamo se possiamo parlare di una nuova fioritura di questo modo di fare musica, ma sicuramente il risultato è sempre interessante e in un certo qual senso anche ammaliante in modo turbante (ci sentiamo un po’ come Frodo quando ha la fortissima tentazione di infilarsi al dito l’Anello, diciamo). I Moonoises allo shoegaze uniscono influenze doom, e il risultato è un brano molto oscuro ma non lento e certo non privo di un certo ritmo; non è sicuramente una canzone catchy che resta in testa sin dai primi ascolti, ma questa non è una prerogativa né dello shoegaze né del doom. Semmai è una canzone che fa molto bene il lavoro di impostare un’atmosfera e perseguirla per tutta la durata del brano.

Mystrales – Intrecci

Ritroviamo i Mystrales a distanza di un paio d’anni da Oracoli con questo nuovo singolo intitolato Intrecci. Un brano che fa riferimento addirittura alla teoria dei corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico: il testo, non a sorpresa, è un po’ difficile da capire, ma non tanto (o non solo) a livello di contenuto ma proprio a livello di quali parole vengano pronunciate, perché la voce è abbastanza bassa nel mix e la pronuncia è volutamente criptica. Al di là del testo, dobbiamo comunque dire che Intrecci è un brano piuttosto accattivante, un po’ pop e un po’ rock con qualche accordo vagamente blues.

Pentailed – Wrecked Room

I Pentailed sul loro nuovo singolo ci parlano di una Wrecked Room, che altro non è che la loro vecchia sala prove, “dove non mancavano fughe di gas, fauna di ogni tipo, soggetti molto particolari e quintali di birre versate e non”. La band, che avevamo visto alcuni mesi fa con il singolo Keep Walking, offre con questo brano una dichiarazione di amore e di odio per la suddetta saletta, e se questo vi sembra un tema piuttosto punk per una canzone, il sound del brano rispecchia le vostre congetture. I Pentailed hanno scritto un buon brano punk rock che però non è solo velocità e chitarrone distorte; anzi, in Wrecked Room c’è una forte dose di melodia, ci sono strofe più riflessive che si aprono in un ritornello trascinante, aiutato anche dai backing vocals. Ricordiamo che la band è erede dei The Dinasyt, precedente incarnazione del progetto.

SanaNasciari – Timido

Quarto brano in assoluto per i SanaNasciari questo Timido che è una canzone non propriamente timida nel sound ma che non definiremmo nemmeno estroversa. Il duo di Perugia infatti presenta un brano pop elettronico ricco di synth e dal ritmo decisamente ballabile (e questa è la parte non timida), però la sensazione è che si sarebbe potuto osare un pochino di più con i bassi e con il beat, per dare quel tiro e quella spinta in più al brano (e questa è la parte timida). Il testo “parla di sentimenti come la timidezza e l’insicurezza che si vivono quando si è attratti in maniera magnetica da qualcuno”.


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