Regarde, Her Skin, Lillians: le recensioni dei singoli italiani

Regarde
Regarde – New Winds

Diamo ufficialmente il bentornato ai Regarde. Non che la band fosse andata da nessuna parte, ma semplicemente era dal lontano 2020, quando usciva il bellissimo album The Blue and You, che il gruppo non ci faceva sentire nulla di nuovo. Il nuovo singolo dei Regarde si chiama New Winds ed è un bel pezzo punk infuso di post-grunge e shoegaze, un po’ come da tradizione della band vicentina. Chitarre fuzzy unite a bei riff, con un cantato nasale ed energico; potremmo dire che New Winds è quasi una canzone da marchio di fabbrica per i Regarde, e la cosa non ci dispiace nemmeno un po’. Il 19 aprile uscirà Nothing, Again, il loro nuovo EP, e già ce lo immaginiamo in una delle nostre liste di fine anno.

Simone Berti – Il diario dello stupido

Intimo e profondamente personale Il diario dello stupido, il secondo singolo di Simone Berti, che è “un brano col quale ricordare la persona che avrei voluto fosse accanto a me ancora oggi, ma che ho perso fin troppo prematuramente”. L’artista scrive un brano pop assimilabile alla musica leggera italiana, un pezzo tranquillo e anche radiofonico a modo suo, con un ritornello orecchiabile e, perché no?, pure mainstream. Se fosse stato il nuovo pezzo di un Marco Mengoni probabilmente ne staremmo parlando come di una nuova hit.

Sümelga – In fede / Il buio

Ennesima uscita per i Sümelga, che ormai da mesi pubblicano almeno un brano ogni trenta giorni, ma che questa volta ne fanno addirittura due in sette giorni. A un mese da Come un’ombra, ecco quindi un nuovo pezzo intitolato In fede e uno chiamato Il buio. Il primo è una ballata non acustica, dal bel ritmo e con una chitarra elettrica e un synth interessanti che fanno capolino, bilanciando il testo che forse non è sempre totalmente in bolla. Il secondo ha movenze maggiormente rock, con una chitarra piuttosto heavy e sonorità hard rock classicheggianti.

Biava – Nata in primavera

“Sono nata il ventuno a primavera / ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta”: recita così una delle poesie più famose di Alda Merini e il titolo di questa canzone non poteva non farci pensare a lei. Che sia dedicata alla poetessa dei Navigli o a una ragazza dei giorni nostri, in ogni caso il nuovo singolo di Biava funziona benissimo. Sempre inquadrabile nel filone del cantautorato (indie) pop, è un brano più delicato e al contempo più deciso rispetto alle scorse uscite e nel complesso appare meno forzato filando via liscio. Nata in primavera esce per Nigiri Records, l’etichetta fondata da Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari che annovera nel suo roster giovani artisti come Chiamamifaro e YTAM. [Simone De Lorenzi]

Caspio – Cinico

Torna anche Caspio, con questo brano che inizia come inizierebbe uno dei brani più ispirati dei Marlene Kuntz, o dei Verdena, di quegli anni che ci sembrano l’altroieri, e invece era vent’anni fa. La cosa più bella di Caspio è che queste sonorità che sanno di verità, di musica vera e di sudore da sala prove sono così naturali che non ci suonano neanche amarcord, ma come un’accogliente grido di aiuto, di chi ci capisce: la malinconia, i giorni tutti uguali, e quei giorni di pogo, trasferte, di quando ascoltavamo rock e gli Afterhours giravano su MTV. Un brano che ci racconta un mondo che sembra volersi prendere tutto di noi: il tempo, lo spazio, il futuro. Crediamo di essere davvero liberi ma non lo siamo mai fino in fondo se continuiamo a collezionare rimpianti. Ma se è davvero così, qual è il senso di tutto questo? A Caspio, e a tutto questo sound che pensavamo di aver dimenticato nei ricordi di Facebook, dobbiamo dire grazie.

Cortese – Spid

Per Spid, il nuovo singolo di Cortese, valgono in parte le stesse considerazioni che avevamo fatto per il suo precedente brano Nazca. È infatti un brano che si apre con il pianoforte e caratterizzato da un cantato alla Mahmood; qui però i toni si mantengono sempre leggiadri e la canzone non si apre in un potente ritornello. Il che è sicuramente un peccato perché a noi i ritornelli che suonano grossi piacciono parecchio, ma nel complesso non possiamo che dire che Spid è un brano grazioso.

Edgar Allan Pop feat. I Bellanotte – Essere felici come nei libri di inglese

Nel suo nuovo singolo assieme a Bellanotte, Edgar Allan Pop gioca con la nostalgia più potente in assoluto: quella della scuola (e dei libri di inglese). Tra ricreazioni, proiettori impolverati e altre memorie generazionali, in Essere felici come nei libri di inglese l’artista romagnolo riformula la vita tra i banchi di scuola da una prospettiva adulta. Nonostante l’alto tasso di ironia nel brano, arricchito da rimandi sonori che strizzano l’occhio ai Baustelle e al punk italiano, l’analisi di Edgar è tagliente nel suo nichilismo. Essere adulti diventa il rovescio negativo di quella medaglia tanto ambita durante le scuole: la patente, la fidanzata, la libertà! O almeno quello che sembrava esserlo… la disillusione di Edgar e Bellanotte però non è rassegnata, al contrario il canto convinto e sostenuto dimostra uno stato avanzato nel percorso di accettazione del tempo che passa, come se invece che lamentarsi stessero cercando metodi alternativi per ingoiare una pillola scomoda ma necessaria ad afferrare la vita per il collo. Il sogno di Edgar Allan Pop in fondo è semplice: svegliarsi ogni giorno sorridente, come nei libri di inglese.

Epoca22 – Visualizzare

Un’ottima scoperta questa settimana, quella degli Epoca22. Visualizzare contiene i vuoti dei riverberi, gli spazi in cui si inserisce il racconto della voce del narratore, che ci fa addentrare in questo mondo oscuro e allo stesso tempo accogliente, con le chitarre tipiche dell’indie rock britannico, e il post-punk d’oltreoceano di chi ha ascoltato gli Interpol e tutti i surrogati che ne sono derivati. Il progetto collettivo di Gianluca Durno è un diario musicale, un romanzo di formazione di provincia, un sogno lucido di chi vorrebbe essere altrove. Scrivere così, di sé stessi a carte scoperte, rende l’immedesimazione inevitabile; non potremmo esserne più felici di così.

Fahbro – Rebirth

Brano strumentale quello che ci propone Fahbro con la sua Rebirth, un brano che è concepito come un “viaggio di rinascita strumentale che vuole proiettare l’ascoltatore in un’introspezione intima di ricerca”. Le sonorità sono fra l’ambient e il jazz, con un’atmosfera sicuramente molto chill che rende Rebirth un pezzo perfetto come sottofondo in qualche lounge bar dalle luci al neon soffuse dove si servono cocktail d’autore.

Grazian – Nonostante

Un nuovo inizio per Grazian, che non è altro che Alessandro Grazian che già abbiamo conosciuto, amato e apprezzato, soprattutto se come noi avete bazzicato la Milano musicale in questi ultimi anni. Grazian non pubblicava qualcosa di nuovo da tempo, se si esclude un singolo durante la quarantena che già all’epoca ci sembrava un piccolo miracolo. Oggi torna con parole che sono sotterranee alla musica, che sono un grido autobiografico, una mancanza, una figlia misteriosa che vediamo distante e probabilmente di una vita parallela che non è quella che stiamo vivendo qui. Straziante, lirico e che non suona melodrammatico, neanche un po’. Questo è il primo tassello di un percorso musicale, quello legato alle canzoni, che riprende un discorso sospeso quasi dieci anni fa: un brano nato al pianoforte e figlio di un songwriting che musicalmente guarda tanto alle power ballad del passato quanto all’art rock più contemporaneo. Grazian, che si spoglia di Alessandro, ci era mancato.

Her Skin – Karen’s Couch

A qualche mese da Practical Magic, torna Her Skin con il suo nuovo singolo intitolato Karen’s Couch. Il divano di Karen è a quanto pare un vero divano di una vera Karen che vive(va?) in Texas e sul quale l’artista ha baciato un ragazzo, al quale è virtualmente dedicata questa canzone che parla però di una persona che non è pronta a impegnarsi in una relazione tanto quanto lo vorresti tu. Il pezzo non è comunque affatto triste; è anzi un pezzo davvero energico, di quell’indie rock distorto che pesca un pochino anche dal post-grunge e dal rock alternativo anni ’90 per scatenare tutta la propria energia e la joie de vivre che i vocals di Her Skin riescono a trasmettere bene o male in ogni nota. Un altro singolo davvero figo, ma non avevamo dubbi.

Lillians – 17

Tom DeLonge, is that you? Impossibile non pensarlo ascoltando 17, il nuovo e terzo singolo dei Lillians dopo che lo scorso anno erano usciti So, So Long e Move On. La canzone non solo sembra cantata dal cacciatore di alieni a livello vocale, ma pare anche presa direttamente dal disco untitled dei Blink. Il pezzo è figo e ha quelle classiche sonorità da anni 2000 che a noi onestamente fanno sempre volare; certo, in questo caso l’omaggio sembra davvero marcato.

Maddalena Conni – As Far as You Can

“Ognuno di noi è un miracolo in carne e ossa, così speciale proprio perché unico nonostante la matrice comune, l’essere umano. Siamo tutti qui, su questa terra, in questo tempo”. Da questa riflessione Maddalena Conni ha tratto l’ispirazione per As Far as You Can, il suo nuovo singolo in collaborazione con Iury Sergio Rigante aka Yurierre. L’artista mette insieme un basso dal sapore funky con synth vibey e un cantato limpido e vagamente malinconico, per un brano dall’arrangiamento semplice ed essenziale, un pop suonato e delicato che mette di buon umore anche senza essere ritmato. Su Spotify (e quindi anche qui sotto) potete trovare anche una versione del brano remixata e la versione strumentale.

Martina Zoppi – La mia festa + Mare mosso

Doppio singolo per Martina Zoppi, vista l’ultima volta a ottobre con il brano Questa sera. Su La mia festa, l’artista collabora con Narratore Urbano, qui in un’insolita ambientazione pop / R&B ma sempre con il suo cantato simil-rappato. Mare mosso invece è una canzone cantata interamente da Martina, sempre su sonorità vicine al R&B ma con un arrangiamento più crepuscolare e ricco di bassi. Al di là del sound, di questi pezzi ci piace molto soprattutto la bella interpretazione dell’artista, che ha una voce chiaramente degna di nota e sa usarla al meglio.

Melody Fall – Byebye!

Melody Fall is back ufficialmente: con Byebye! siamo già alla seconda new song nel giro di un mese, e la cosa ci rende excited perché we love the band. Se scriviamo metà in italiano e metà in English è perché la band stessa canta metà in una lingua e metà nell’altra in questa canzone e anche nel precedente singolo Nothing Left to Lose. La cosa potrebbe dare fastidio a qualcuno, lo riconosciamo, ma a noi tutto sommato non dispiace, e anche questo sound molto nostalgico del pop punk degli anni 2010 ci sembra coerente con i Melody Fall e con la loro storia.

Niglio – Essere

Essere o malessere? Questo il dubbio amletico dei Niglio, che nel loro nuovo singolo Essere si posizionano esattamente nel mezzo dei paradossi di oggi, tra moda e conformismo, essere e apparire. Il testo, ironico nella forma ma assai vero nel significato che vuole veicolare, si spinge quasi all’esagerazione, mantenendo però un certo stile grazie a una strumentale squisitamente minimal. Come in Tormenti il timbro elettronico dei Niglio rimane fedele alle origini. Per coloro che sono cresciuti, seppur a distanza, con la rave music londinese, i Niglio sono una manna dal cielo. Se il loro suono può sembrare scolastico a un ascoltatore più giovane, per altri è un ritorno alle origini che elude l’evoluzione della post-produzione musicale a favore di sonorità più referenziali, che attecchiscono con l’esperienza vissuta, quasi fossero registrate da un live set. Le melodie vocali leggermente ipnotiche rendono i Niglio in grado di entrare in testa direttamente dalle cuffiette, trasformando la realtà in un dancefloor di fine anni ‘90 mentre fuori piove.

Painted Vein – Lay Down

Siamo nel 2024, e ancora rientriamo nell’onda lunga dei brani e dei dischi scritti durante i lockdown. Ci vorrà un po’ per esaurire questo lungo filone di creatività nell’isolamento, ma nel frattempo ecco uno di quei brani, ovvero Lay Down di Painted Vein, nome d’arte del polistrumentista, produttore e ingegnere del suono Andrea “Fox” Volpato. Le sonorità del singolo possono forse risentire delle circostanze in cui è stato scritto: le sonorità sono cupeggianti, grigie e fosche, anche se non tetre e nemmeno realmente tristi: è un pezzo che prende dal post-punk, dallo shoegaze, dall’indie rock e dalla new wave, ponendosi a un’ideale intersezione di questi quattro generi. Per un pezzo di queste sonorità, è pure dotato di un ritornello che potremmo definire quasi “orecchiabile” (molto quasi, eh), il che è insolito ma non certo sgradito. Bel pezzo dal sapore internazionale.


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