Riviera, Melody Fall, Heaven or Las Vegas: le recensioni dei singoli italiani

Riviera
Riviera – Terra violenta

Se bazzicando la scena emo italiana avete sempre fatto confusione fra Riviera, Radura, Renara e Gran Rivera, non possiamo certo farvene una colpa; anzi… noi però ci proviamo a chiarire un po’ le cose. I Riviera sono una band romagnola (a differenza delle altre), hanno all’attivo due dischi (come i Radura), ma non pubblicano nulla addirittura dal 2018 pur non essendo stati del tutto fermi in questi anni. Visto il lungo silenzio discografico si può comunque parlare di un vero e proprio ritorno: con Terra violenta i Riviera non solo tornano a pubblicare nuova musica, ma anticipano anche l’uscita di un disco in arrivo ad aprile, intitolato Sempre, fuori per La Tempesta Dischi e To Lose La Track. La nuova canzone vede la collaborazione in fase di composizione del rapper prezzemolino Maggio, ma ha tutte le caratteristiche di un buon brano emo: le chitarre da lacrimoni, un piglio energico e tempestoso, il cantato aperto con annesse sgolate. E poi la tromba, che è una delle caratteristiche dei Riviera, ma non vogliamo aprire l’annoso capitolo sulle trombe adesso. Quello che basta dire è che il ritorno dei Riviera è davvero una nota felice di questo 2024, e che il nuovo brano ci piace molto.

Lacrima – Ore

Da non confondere con i Lvcrime (e nemmeno con l’omonimo gruppo doom metal polacco – Internet dixit), i Lacrima esordiscono con un brano pop punk molto adolescenziale e romantico, che se vogliamo rimanda un po’ al lato più smielato di Naska. Pop punk da gen Z, insomma: d’altronde i ragazzi sono ancora giovani e giusto di recente abbiamo potuto assistere al loro debut show al Mu di Parma, loro città natale, per il Pop Punk Mosh Party (sicuramente non un live perfetto ma che ha trasmesso bene tutto il potenziale del gruppo, specialmente in termini di entusiasmo e grinta). In Ore l’emotività e la carica uniscono le forze per confezionare quella che resterà una bella prova d’esordio. [Simone De Lorenzi]

Luca coi Baffi – Cocaina

Cocaina è quella che deve aver preso Luca coi Baffi durante la pianificazione delle sue uscite vista la frenesia e la smania di pubblicare un nuovo singolo a nemmeno un mese dall’uscita del suo brano d’esordio Post irrisione. Il suo nuovo pezzo è un brano alternative rock nella parte strumentale e più vicino all’urban/trap nel cantato (e pure nel testo, azzarderemmo). Ci piacciono molto le parti più intense dove prevalgono le distorsioni e le chitarre (vedi il bridge), mentre le strofe ci convincono meno per l’interpretazione.

Melody Fall – Nothing Left to Lose

Non pubblicavano un singolo in italiano da 15 anni i Melody Fall, e vista l’aria di autarchia che tira in questi tempi, anche il gruppo torinese torna alla propria lingua madre sul nuovo brano Nothing Left to Lose, che ha un titolo in inglese perché all’interno del testo l’italiano è inframmezzato da frasi in inglese, in un bizzarro mélange linguistico che però non suona affatto male. Il pezzo è un classico brano pop punk da anni 2010, fin dalle primissime note del riff introduttivo. Ritornello melodico e orecchiabile, strofe energiche e bei riff di chitarra; una ricetta ampiamente esplorata, anche dai Melody Fall stessi, ma che tutto sommato continua a funzionare. L’ultimo disco risale alla preistoria (non per niente si chiama The Middle Age of the Dinosaurs), ovvero il 2018, e chissà che non ci sia all’orizzonte qualche novità anche in questo senso.

Monolith Grows! – Souls

Torna uno dei progetti più interessanti della scena rock indipendente, con la complicità di Carmelo Pipitone. Una piccola nota dolente, uno sguardo verso il commerciale e un ammorbidimento rispetto alle pubblicazioni precedenti, però forse è ancora presto per dirlo, e ci godiamo questo brano intenso, intriso di influenze post-punk, movenze pop e che è anche il primo capitolo di un disco in uscita prossimamente. Benvenuti in un viaggio di ricerca e redenzione, e infine una richiesta d’aiuto, con chitarre acustiche ad addolcire la solida struttura delle elettriche, che caratterizzano il brano. La vera protagonista è la voce, un testo intimo e d’impatto per semplicità, ricorrenza e melodia.

Silly Sam – PVC

“Piove sulla mia città, piove sul mio quaderno” e un pochino piove anche sopra i nostri telefoni quando ascoltiamo il nuovo singolo di Silly Sam: non sono gocce di pioggia ma lacrimucce. Perché mai come prima Silly Sam si mette a nudo in questa nuova PVC e il Silly che è in lui si trasforma in Serious Sam. PVC è la storia del suo percorso – di vita e di musica, che inevitabilmente sono un tutt’uno – riletto con la chiave della resilienza (parola inflazionata ma più di tutte adatta a descrivere il turbinio di emozioni che ci troviamo) e sotto forma di power ballad pop punk, di quelle da urlare fino a perdersi in un vortice di catarsi. Canna sballottata al vento dalla vita, Silly Sam si piega ma non si spezza: sempre in ballo quando c’è da ballare, pronto alla lotta quando c’è da lottare. [Simone De Lorenzi]

Wet Floors – The One

Una ballata rock quella che propongono gli Wet Floors con la loro The One. Il titolo fa riferimento a “quella persona a cui guardiamo e su cui possiamo contare sempre nella nostra vita”, the one appunto, cui viene dedicato un brano intenso e pieno di emozione, che traspare tanto dal cantato quanto dallo strumentale sentito. Le sonorità sono abbastanza classiche -che potrebbe anche essere il principale appunto da fare al brano- e classicamente internazionali più che italiane.

Andrea Meda – Qualcosa che ti somigli

Andrea Meda è un cantautore senza fronzoli, che parla di sentimenti quotidiani, quelli in cui è facile identificarsi, in cui è facile affondare. Qualcosa che ti somigli, il suo nuovo singolo, racconta una friendzone, quelle che sedimentano negli anni. Il brano è il frutto dell’insieme di pensieri che passano per la testa quando la vita ti porta a incontrare una persona molto simile a te, che però sembra non accorgersi di questa affinità. È una canzone che parla d’amore, ma anche di come il rapporto con gli altri alle volte scateni dentro di noi sensazioni contrastanti. Una canzone d’amore, che non parla d’amore, ma di tutti i suoi effetti collaterali. Con una bellezza che sta tutto in una sussurrata semplicità.

Campa – Grazie a te (Lei non sa)

L’ultimo singolo di Campa ci catapulta direttamente agli anni 2010, con il suo pop punk senza fronzoli e ignaro delle contaminazioni recenti. Dopo La paura ritorna il cantautore veneto con un brano che potrebbe appartenere a una band dei tempi che furono come i Seaway o i Like Pacific. La sua voce ha ormai trovato le proprie modalità per muoversi all’interno della strumentale – a questo giro prodotta da Ince dei WEL – e possiamo dire che Campa è riuscito a costruirsi una sua impronta tipica. [Simone De Lorenzi]

Desìo – Un bel ricordo

Da un annetto a questa parte quasi tutti i giorni io e mia madre ci scambiamo il risultato fatto sul “Parole” del giorno, ovvero la versione italiana di Wordle. Giusto qualche giorno fa la parola era “desio”, accolta con un profluvio di emoji perplesse da mia madre. Tutto questo per dire che stiamo parlando del nuovo singolo di un artista che di nome (d’arte) fa proprio Desìo, con l’accento per far capire che non ha preso il nome dall’omonima ridente cittadina brianzola. Un bel ricordo è un singolo indie pop malinconico, di quelle che sembrano scritte a tavolino per finire nella playlist Indie Triste (dove però al momento non figura). La voce è posata e fa trasparire quel velo di nostalgia presa male tipiche del genere; lo strumentale delicato e corredato da un synth civettuolo. Tutto è fatto molto bene, a patto che ti piaccia questo sound.

Evermi feat. Harley – Dear Ansia

Sì, lo sappiamo, il ritornello somiglia fin troppo ad Autodistruttivo de La Sad, ma lui giura di averla composta molto prima (ne ha le prove e gli crediamo). Sesto singolo di Evermi, cantante classe ’95, Dear Ansia funziona anche meglio del brano sanremese sotto tutti i punti di vista: un ritornello iconico, ritmi movimentati e mai scontati per un pop punk/emo-trap da gen Z che però lascia spazio anche a parti più pesanti in cui fa capolino lo screamo; melodico e graffiante allo stesso tempo, Evermi dimostra di essere versatile e avere un grande potenziale. Peccato solo per certi cliché nel testo tipici di questa wave (“Ho dentro solo lacrime ma le nascondo per non far vedere che so piangere”), che però riesce a fare suoi reinterpretandoli con convinzione. [Simone De Lorenzi]

Francesco Nava – Blu

Torna il cantautore sciamano con un nuovo singolo. E non lo diciamo a caso, sciamano, perché l’effetto che ci fa Francesco Nava è proprio questo, quello di tirarci dentro un rito, collettivo, sentito, viscerale. Perché non parla di sé, parla di un noi sussurrato e pulsante, noi che siamo figli di operai e viaggiamo verso Giove e che, nonostante tutto vogliamo sentirci vivi. Francesco Nava prosegue il suo percorso senza prendere esempio da nessuno, scaldandoci con brani che non possono che appassionare. Il suo è un pop folk elettro acustico spaziale, che sa di freddo e di profondo caldo mediterraneo. Da non perdere.

Heaven or Las Vegas – Rosso acceso

Sempre davvero bello scoprire gruppi emo che non avevi idea circolassero nel sottobosco musicale italiano. È il caso degli Heaven or Las Vegas: sotto contratto con Dischi Soviet Studio con cui hanno pubblicato un EP nel 2020, stanno per uscire con un disco d’esordio, e lo anticipano con il singolo Rosso acceso che è un brano energico, dal piglio quasi punk o addirittura (post) hardcore ma i piedi saldamente piantati nell’immaginario emo. Piace molto la produzione sporca e sabbiosa che rende graffiate le chitarre, perfettamente in linea il cantato deciso ma senza essere eccessivamente aggressivo; ci ricordano un pochino un’altra uscita molto recente, ovvero l’EP de Le Vite degli Altri uscito lo scorso febbraio.

Kimera – Artico

Un piano elettrico vi porterà dentro il posto più freddo del mondo, quello di un’attrazione non corrisposta. Una di quelle dove c’è un altro, dove non c’è speranza, e dove si sta male. Kimera, con un mood simile a quel cantautorato che avevamo amato negli anni Dieci, come i Cani, come Carnesi, come Brunori Sas (non quello ironico, quello di Kurt Cobain), e si candida a essere tra i brani più tristi che sentirete questa settimana. Dopo la pubblicazione di Saturno, questo brano vuole raccontare ed esplorare il luogo dove abitano emozioni e sentimenti che si sono congelati perché non possono essere rivelati a un’altra persona . Un po’ come una condanna l’artico traccia una linea dritta, un muro che divide due vite che non potranno mai esistere “insieme”.


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