YNGST, Cizco, Millennial Daze: le recensioni dei singoli italiani

Yngst
Yngst – 95.9

Rivoluzione in casa Youngest: dopo un periodo di silenzio, in cui la band sembrava anche sul punto di sciogliersi, il gruppo ritorna con un nome leggermente modificato (YNGST) e soprattutto con un cambio di lineup. Il batterista Noah passa alla voce, alle pelli torna Federico Manuli, e gli altri componenti sono confermati ai rispettivi strumenti. Il primo frutto di questa nuova incarnazione della band è 95.9, che ha un nome da stazione radiofonica e che prosegue su quell’allontanamento dalle primigenie sonorità emo che il gruppo aveva messo in mostra, in favore di un sound più sporco e aggressivo, tra post-hardcore e post-grunge.

Monday Proof – All of This

I Monday Proof li avevamo visti all’opera nientemeno che sul palco dello Slam Dunk Italy in apertura ai Sum 41 e dal vivo ci avevano convinto. Ma possiamo ritenerci soddisfatti anche dal lavoro in studio: quello che mettono in campo nella nuova All of This è un pop punk classico ma non troppo generico (e specialmente nel bridge si discosta da sentieri troppo prevedibili) che potrebbe ricordare i Two Trains Left. Attiva dal 2014, la band veneta sta promuovendo l’album Not to Sleep, Not to Die uscito lo scorso anno ma è al lavoro su nuova musica, come dimostra il recente singolo A Trip to the Moon che ha preceduto All of This. [Simone De Lorenzi]

Millennial Daze – Choke the Enemy

Dato l’addio agli Anti-Flag per i motivi che ben conosciamo, ne ritroviamo la versione italiana sotto il nome di Millennial Daze. Il titolo e quello che riusciamo ad intuire dal testo in effetti sembrano riportare al clima agonistico-politico della band di Pittsburgh, ma il punk rock della band piemontese rimanda più in generale alle sonorità della scena statunitense (e se riescono a far dimenticare che provengono da Novara significa che lo stanno facendo bene). Choke the Enemy, secondo singolo del 2023 dopo la cover di Jerk It Out – se da piccoli giocavate a FIFA non potete non conoscerla –, è il primo materiale inedito della band dall’EP di esordio Sweet and Loud (2020) ed esce per Attitude Records, la nuova etichetta fondata da Andrea Rock. [Simone De Lorenzi]

Mecha Prjt – Bacillario

Sempre molto prolifico il Mecha Prjt, che a un mesetto e mezzo dall’ultimo singolo Figli della connessione ci propone Bacillario, il suo nuovo brano. Questa volta il sound è più punk, con chitarre distorte e una batteria che pesta, anche se tutto è iperprodotto (e iperpop), vocals compresi. Un brano molto breve che si chiude in appena 2 minuti e 18, magari un po’ meno strano di altri pezzi che ci ha fatto ascoltare il Mecha Prjt, e forse anche per questo motivo alla fine ci colpisce meno.

Mercvrio – Nascosto

È un brano rock che non ti aspetti Nascosto di Mercvrio. Non te lo aspetti per come inizia: come se fosse l’ennesimo brano pop con qualche vaga influenza urban. Invece la batteria marcata e pestata che parte fin dal principio del brano dovrebbe indirizzare sulla giusta strada, cosa che fanno poi ben presto le chitarre non appena subentrano nell’arrangiamento. Intendiamoci, non siamo di fronte a un brano hard rock: il rock di Nascosto è un rock molto pop e ascoltabile, ma comunque dà quella carica e quella spinta che solo questo genere sa imprimere a una canzone. Non male il ritornello, dotato di una certa orecchiabilità.

Moné – Mille volte

Singolo dall’interpretazione piuttosto appassionata (a tratti fin troppo) Mille volte di Moné, che avevamo già conosciuto con il precedente brano Ma poi. La canzone ha un sound pop leggero e in parte estivo (ma senza reggaeton), con una chitarra che si percepisce appena all’interno dell’arrangiamento elettronico. Pezzo gradevole ma forse un po’ telefonato.

Nùma – Roma la la la

Ecco Nùma con la sua nuova canzone, che si chiama Roma la la la perché nella prima frase dice letteralmente “Roma la la la”. Si tratta di un pezzo pop molto ballabile con una chitarra parecchio groovy e latina, un cantato rauco e “vissuto”, e un testo che non si fatica a definire un (bel) po’ nonsense. “Roma ha un piede infossato nel passato e lo sguardo proiettato nel futuro, l’attaccamento radicato alle tradizioni romane e l’apertura alle contaminazioni di altre etnie. Un’ euforia malinconica, che nel flusso dell’ evoluzione cerca dei punti dove restare aggrappati”, dice l’artista a proposito del pezzo e inevitabilmente anche della città. L’assoluta stranezza del testo toglie qualcosa a un brano che invece sarebbe molto accattivante e anche interessante (pure grazie al cantato un po’ fuori dai soliti timbri); per noi una mezza occasione mancata di scrivere un pezzo più profondo e incisivo.

Remmy – Dove c’eri te

Remmy torna con un nuovo brano intitolato Dove c’eri te, “un’altra canzone triste che parla della solitudine alla fine di una relazione, delle parole non dette, dei sentimenti non espressi, della consapevolezza dell’assenza e dell’incapacità di riempirla”. L’artista propone un brano dal ritmo reggaeton che ha però delle chiare influenze hip hop; lui lo chiama cloud rap, che non abbiamo idea di cosa possa essere ma che in ogni caso alle nostre orecchie profane assomiglia parecchio a molti altri brani hip hop che abbiamo ascoltato.

Cactus feat. Maniviola – Meglio degli altri

Il nuovo singolo dei Cactus è una collaborazione con Maniviola -che poi è più o meno quello che ti succede se prendi in mano un cactus. Un po’ come il precedente brano Fuorisede, anche Meglio degli altri è un pezzo allegro, pop ed estremamente orecchiabile, che anche in questo caso ci ricorda un pochino i Pinguini Tattici Nucleari. Più elaborato l’arrangiamento, mentre il testo è ironico e, diciamolo pure, piuttosto simpatico, parlando di una persona che si sente diversa da tutti gli altri e superiore a tutti, ma poi stringi stringi finisce per essere un tipo parecchio ordinario e poco interessante.

Cizco – Li americani

La “Iena” Cizco torna dopo un 2023 fin qui silenzioso -quantomeno a livello musicale- pubblicando proprio sul gong un singolo, questo Li americani che è un pezzo punk rock ma molto, molto pop e ascoltabile. Il ritornello è estremamente semplice e immediato, e pure un po’ ripetitivo (“Agli americani piace fare woohoo”), ma questo aiuta a farlo ricordare fin dal primo ascolto. Un filo sintetica la produzione, ma di energia ce n’è tanta, e questa è la cosa fondamentale in un brano di questo genere.

Cortese – Nazca

Nuovo singolo per Cortese, che avevamo visto a giugno con il brano L’estate del 2003. L’artista pugliese propone un brano che parte come una lenta e intima ballad al pianoforte, ma che si apre ben presto in un ritornello davvero potente dato dall’arrangiamento e dalla produzione grossi e di spessore (by Molla). I vocals restano sulla scia della ballad da musica leggera, con un vago eco di Mahmood, e sinceramente non ci fanno volare; cosa che invece fa la spinta data dalla strumentazione nel fortissimo ritornello.

Forjay – Disarmacuore

Disarmacuore è il primo brano natalizio che ci capita di dover trattare -non sappiamo se questa è una cosa di cui poterci vantare o meno. Il brano non è davvero natalizio, però parla del Natale nel ritornello ed esce a dicembre, per cui può a pieno titolo inserirsi in questa corposa tradizione. Si tratta di una canzone che “racconta il Natale in cui due semplici ragazzi si innamorano durante una notte di terrore” causato dalla guerra. Le strofe sono rappate/parlate, mentre il ritornello è ampiamente melodico; la strumentazione è quella classica da musica leggera italiana, per cui nel complesso è un brano che crediamo di poter ascrivere a quella corrente “alla Ultimo” che in Italia trova sempre parecchio seguito.

Gi Incubi di Freud – E poi non ridi più

Con un’apertura che fa molto Island in the Sun degli Weezer, Gli Incubi di Freud propongono il loro nuovo pezzo E poi non ridi più, una riflessione su come “ridere nel 21esimo secolo sia purtroppo la prima forma di attacco passivo aggressivo”, e allora la band vuole ricordarci quanto sia bello e serio ridere. Lo fa con un pezzo alternative rock a tratti indie, con chitarrine allegre e un ritmo upbeat, tra i Feeder (questo lo dicono loro) e i Beatles (questo lo diciamo noi) passando per Pretty. Odd. dei Panic! At the Disco e un velo di Lumineers. Manca un ritornello leggermente più accattivante.

Kostja – To Build

Si chiama To Build il nuovo singolo di Kostja (che avevamo conosciuto qualche settimana fa con il brano Cross the Line), e non per nulla si tratta di una canzone che parla del “processo creativo, visto come un percorso confuso e pieno di incertezza, alla fine del quale è necessario prendersi cura di quello che è stato costruito”. Così come il precedente, anche questo è un brano piuttosto lungo e dove pop e rock si fondono in un insieme un po’ naif e strambo che litigherebbe con le rotazioni radiofoniche ma che proprio per questo ci sentiamo di apprezzare e sostenere. Non è un singolo particolarmente catchy nei vocals, ma synth e chitarre lo sono quasi di più.

Tracks Five – Diversa

Nuovo singolo per i Tracks Five, che propongono la canzone Diversa, non tanto nei contenuti quanto nel titolo. La band reggiana suona un rock molto vicino alle sonorità emo/pop punk degli anni 2000 -immaginatevi l’untitled dei Blink unito a gruppi come Amber Pacific e Armor for Sleep. La canzone ha energia e una produzione pulita, ma i vocals sono davvero tanto sparati in faccia e questo rischia di far deconcentrare dal resto del brano sovrastando il resto della strumentazione.


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