Jennifer in Paradise, Unnameds, Maju: le recensioni dei singoli italiani

Jennifer in Paradise – Minormale
Il nuovo singolo dei Jennifer in Paradise, Minormale, ci convince già dai primissimi secondi del brano, con quell’intro di chitarra che ci trasporta nel 2005 quando usciva Hours dei Funeral for a Friend. Un sound che è peraltro riscontrabile nell’intero brano, un pezzo emo / alternative rock con influenze post-hardcore, bellissime chitarre spaziose che trasportano in un’altra dimensione e solo il cantato in italiano e in parte debitore della lezione recente dell’alternative nostrano (Cara Calma, Voina & co.) a ricordarci che questo è un pezzo nuovo di zecca. Per noi gran brano, forse il migliore fra quelli recentemente pubblicati dal gruppo, che in autunno ci farà ascoltare il disco d’esordio Torrente.
Maju – Running Wind
Terzo singolo -anche se cronologicamente è il primo scritto- per Maju, artista di Dumba Dischi che avevamo conosciuto con Time e Lazy Sea negli scorsi mesi. Running Wind è un delicato singolo chitarra e voce, in cui Maju esprime con elegante malinconia la sofferenza di un cuore spezzato. Le sonorità indie folk rimandano molto più al filone di questo genere che va forte nei Paesi anglofoni e nordici, e non è un caso che Maju canti in inglese -una scelta che su queste pagine apprezziamo sempre molto, specialmente in questi anni di “nazionalismo musicale” imperante.
Mondocane! – Deià
Dopo l’EP d’esordio dello scorso anno per Needa Records, i Mondocane! tornano con un nuovo brano intitolato Deià, presentato in esclusiva al festival Manietudo di Finale Ligure. Deià è un pezzo di musica elettronica minimale, non di quelli da ballare in discoteca (a meno che non si parli di un club parecchio alternativo) ma da ascoltare in cuffia o a un concerto della band; c’è una componente pop specialmente nel cantato che riesce a essere anche orecchiabile, c’è una componente indie nell’approccio allo strumentale che non cerca di creare un ritmo ma un mood -si era parlato non per nulla di “indietronica” in riferimento all’EP. Un EP è previsto per l’autunno.
I Sordi – Ansia diva
Con “Ansia diva” (Tuma Records), uscito l’8 settembre 2025, i Sordi trasformano il rientro alla quotidianità in un ritratto generazionale vivido e ironico. L’ansia diventa personaggio, compagna di viaggio che seduce e tormenta, mentre il ritmo volutamente sbilenco restituisce la fatica di chi arranca tra scadenze e aspettative sociali. In qualche modo il duo sembra raccogliere il retaggio ironico di Elio e le Storie Tese, ma lo svecchia spostandolo nel presente: meno parodia, più racconto generazionale, con un linguaggio nuovo e diretto. Così Matteo e Riccardo Nicolin anticipano l’album d’esordio shockini con un singolo incisivo che invita a riconoscersi in una condizione comune: una generazione che balla sul battito irregolare delle proprie inquietudini.
Mike Orange – Poeta
Fra i protagonisti dell’edizione di quest’anno dello Slam Punk, Mike Orange pubblica il suo nuovo singolo Poeta, anticipazione dell’EP Aranciata amara in arrivo entro la fine dell’anno. Poeta riflette in modo ironico sulla percezione noi e chi ci sta intorno ha di noi stessi e anche sull’arte stessa: “quando mi chiamano “poeta”, mi vengono in mente persone svenevoli, che si credono al centro del mondo degli altri, che si atteggiano, che se la tirano perché vivono in un mondo tutto loro. […] Alla fine, abbiamo tutti lo stesso destino: morire ed estinguerci, magari come i lemuri”. Poeta è un brano pop e rock di stampo cantautorale che riesce comunque a suonare “leggero” e ampiamente ascoltabile.
Trilussa – Tuo no
Le ferite del passato che rimbombano come un Tuo No, il nuovo brano di Trilussa in uscita il 12 settembre per Honiro Label. Spesso i nostri pensieri rimangono in bilico tra le fantasie, quelle che speriamo rivoluzionino una routine fatta di contrasti e dinamiche complesse, e che, anche solo per un momento, fermano il tempo e lo spazio del cinismo, e la costante ricerca di una via di fuga dai ricordi più dolorosi, dai sentimenti così profondi da far annegare il nostro equilibrio nel nulla. Non esiste un vero giusto mezzo tra l’amore che proviamo e la sconfitta che si subisce nel non riceverlo.
Unnameds – 1999
Secondo singolo in assoluto per gli Unnameds, power trio di ragazzi di diciotto anni che hanno voglia di fare casino con le chitarre, proprio come i ragazzi hanno sempre avuto voglia di fare nonostante quello che ci abbiano tentato di far credere negli ultimi anni guru delle playlist e sedicenti esperti di trend musicali. 1999 è un brano evocativo di un anno che secondo gli Unnameds rappresenta la libertà di fare quello che si vuole ed essere come si vuole (“un pugno in faccia all’omologazione e alle mode vuote”, dicono loro). È un pezzo punk rock che ricorda un po’ i Green Day degli anni ’90, specialmente per le linee di basso molto Dookie/Insomniac, ma più in generale trasmette una contagiosa voglia di andare a un concerto in un localino e spingersi sotto il palco con altre venticinque persone.
Alessandro Ponte – Sofia non lo sa
Proprio come Scotty, anche Sofia non lo sa nel nuovo singolo di Alessandro Ponte, architetto-cantautore genovese. Non sappiamo se anche questa canzone diventerà un tormentone di nicchia come la canzone di Scotty; probabilmente no perché non è un brano scritto per essere catchy e immediatamente orecchiabile, ma un pezzo cantautorale un po’ vecchio stile, dall’arrangiamento raffinato che gioca con sonorità vicine alla bossanova e belle chitarre dal sound latino. Sofia è in realtà la figlia dell’artista, e questo brano è un dolce omaggio proprio a lei: “chiunque abbia avuto un figlio ha provato emozioni e sentimenti e io spero di aver descritto la cosa nel modo più personale possibile”, dice Alessandro.
Asso di Cuori – Nel profondo mare
Progetto musicale e letterario quello di Asso di Cuori, che con Nel profondo mare presenta la colonna sonora del suo nuovo romanzo (in uscita il 30 settembre) che porta lo stesso titolo della canzone. Musicalmente, si tratta di un pezzo pop dai tratti indie, una ballad malinconica e sicuramente molto radiofonica, ma che sa imprimere anche una voglia di svoltare e di trovare dentro di sé la forza per andare avanti, proprio come suggerisce il cantato che dà un tocco upbeat in più allo strumentale.
Bhadmari – lasolitudinefafarecosestupide
A qualche settimana da Forse è l’amore che manca, Bhadmari torna con un nuovo singolo intitolato lasolitudinefafarecosestupide, proseguendo sulla scia dei titoli arzigogolati che da fan dell’emo anni 2000 ci piace non poco. Le caratteristiche del nuovo brano fanno il paio con quelle della traccia che l’artista ci ha fatto ascoltare in estate, con un testo ridotto all’osso e un sound electropop/EDM alternativo nato, ci dice Bhadmari, “in compagnia, da un pomeriggio passato con gli amici a suonare e a provare”, trasformando così il brano in un “ricordo di un momento in cui, senza pensarci troppo, la musica ha trovato da sola la sua forma”.
Cassio – Livorno
Livorno, quarto singolo estratto dal nuovo album di Cassio, parla di appartenere a qualcosa senza capire il perché. Senza volerlo, senza meritarselo. È una canzone lenta e strisciante in re minore. Un’agrodolce ballata popolata per la maggior parte di pianoforti elettrici con mareggiate di orchestra. La voce è quasi sempre irriconoscibile. Potrebbe cantare chiunque.
Elia Truschelli – Fragile cristallo
Una foto d’epoca sulla copertina di Fragile cristallo, il nuovo singolo di Elia Truschelli: si tratta della madre dell’artista, a cui è dedicata questa canzone d’amore filiale -viene subito in mente il paragone con Mother, Pray for Me dal nuovo album dei The Beths. Da buona canzone per la propria madre, Fragile cristallo è una ballata cantautorale, dalle sonorità delicate e amorevoli, almeno tanto quanto il testo nel quale l’artista veronese descrive “ogni aspetto del suo amore non solo per me ma per tutta la famiglia. Parla della sua attenzione, premura, sensibilità e cura nei nostri confronti, rinunciando molte volte a sé stessa”. I complimenti a Elia peraltro non vanno solo per la canzone in sé, ma anche per aver avuto il “coraggio” di dedicare un brano così dolce alla propria madre in un mondo che spesso insegna ai maschi a reprimere l’esternazione delle proprie emozioni, specialmente nei confronti delle madri.
Elia Turra – Libero
A un paio di mesi dallo ska di In levare, Elia Turra conclude l’estate con questo brano intitolato Libero, un titolo che ci sembra quantomai azzeccato per le sonorità della canzone: l’artista veronese propone un pezzo pop orecchiabile e leggero, perfetto da ascoltare in bicicletta (come suggerisce anche la copertina del singolo) o all’aperto in questi ultimi giorni di bel tempo e di sole prima dell’arrivo dell’autunno -clima impazzito permettendo.
Feet Down Below – Rio Verde
Per il nuovo singolo Rio Verde i Feet Down Below collaborano con la cantante Gloria Rossi, che impreziosisce la canzone con la sua voce sinuosa ed elegante. Il gruppo piacentino, nato nel 2008 dall’unione di membri delle band Perla Madre e Blue Juice, propone un pezzo dalle influenze blues e sudamericane -e non è un caso, dato che la canzone è stata ideata durante un viaggio intrapreso dai membri del gruppo tra il Cile e l’Argentina. Il pianoforte e la voce posati e rilassanti si uniscono così a congas e percussioni che danno un tocco per le nostre orecchie esotico al brano, regalandogli un pizzico di aura affascinante e misteriosa.
Gargane – King of the Bamboo
King of the Bamboo è una giungla sonora dove il blues incontra il voodoo, e il jazz di New Orleans si mescola al respiro caldo delle mangrovie. È un viaggio visionario, sudato e rituale, che ha come guida un enigmatico uomo vestito di blu: il re della giungla urbana, metà figura mitica, metà spirito ribelle da club notturno. Il nuovo singolo di Gargane racconta una parabola di morte e rinascita, la trasformazione di un’anima venuta da un mondo in rovina che trova nel blu la propria forza. Una narrazione che si fa inno al cambiamento, in nome del coraggio di spogliarsi e riscrivere il proprio destino. Musicalmente, il brano pulsa come un rito collettivo: batteria incalzante, chitarre in duello tarantiniano e una sezione di fiati guidata dalla tromba richiamano le big band degli anni ’30. La voce di Gargane si fa prima confessione intima, poi grido corale, fino a fondersi in un’onda che travolge e invita a danzare nel segno della rinascita. Non manca un momento di sospensione, in cui la musica lascia spazio a un sussurro: “non aver paura di romperti, perché è lì che nasce la pelle nuova”. King of the Bamboo è il secondo singolo estratto dal nuovo album Zemiàn.
Segui la nostra playlist Italian Selection su Spotify, con la nostra selezione delle canzoni più interessanti uscite in Italia negli ultimi mesi!
Per leggere le precedenti recensioni dei singoli italiani clicca qui.
