Maju, Mattia Faes, Planet Opal: le recensioni dei singoli italiani

Maju – Lazy Sea
Doppio esordio quello che caratterizza Lazy Sea: si tratta del primo brano ufficiale della cantautrice bolognese (di stanza però a Torino) Maju, ma anche la primissima uscita della neonata Dumba Dischi, etichetta indipendente creata dalla mente di alcuni veterani della scena indie e underground italiana -che da un paio di mesi organizza anche dei concertini acustici in appartamento in quel di Roma che vedendo le foto e i video circolati sui social ci fanno rimpiangere di non vivere nel capoluogo laziale. Lazy Sea è un brano presentato come “dream folk e influenze jazz”: il sound è vagamente sperimentale, un po’ nordeuropeo, la voce di Maju delicata e sensibile, e poi apprezziamo molto la scelta di cantare in inglese, cosa ormai sempre più rara nel panorama italiano. Un bel debutto, da seguire con attenzione.
Planet Opal – I’ve Heard Brian Eno in the McDonald’s Fridge
Riecco i Planet Opal, a quasi quattro anni dal loro album d’esordio Cartalavonu. Il duo bergamasco porta avanti la tradizione dell’elettronica italiana, che è sempre stata fra le portabandiera di questo macrogenere nel mondo anche se non sempre il suo successo e la sua influenza sono stati adeguatamente raccontati. Il nuovo singolo si chiama I’ve Heard Brian Eno in the McDonald’s Fridge, titolo che il cantante e produttore del gruppo Giorgio Assi spiega così: “Stavo lavorando da McDonald’s e ogni volta che aprivo il frigo del tempering in cucina, il suo motore produceva un suono molto simile al drone presente nel brano di Brian Eno Thursday Afternoon”. Un nuovo disco è in uscita più avanti per Dischi Sotterranei, intanto possiamo goderci questi quasi sei minuti di anticipazione.
Sacrobosco – Once
Reduce dai due “dischi gemelli” IVXVI e IXVXI usciti nel 2023 per Trovarobato, Sacrobosco a questo giro si mette in proprio e pubblica tramite la propria etichetta Antinational Noise il singolo Once, anticipazione di un nuovo disco in arrivo durante l’anno. Once è un brano elettronico dalle sonorità introspettive e riflessive, un pezzo non privo di ritmo ma che favorisce un mood meditativo più che un ballo da dancefloor. Il brano è accompagnato da due B-side, intitolate Now Is Always e Sleepwalker.
Suvari – Prestazione occasionale
Con una copertina che ricorda davvero tanto da vicino quella di As You Please dei Citizen, Suvari presenta il suo nuovo singolo Prestazione occasionale, che “racconta la fatica di rincorrere sogni e coincidenze in un mondo che sembra sempre sfuggire”. Il brano consiste di due minuti e 36 secondi di rock alternativo tirato, grintoso ed energico, che potrebbe benissimo stare su qualche album dei Citizen effettivamente, ma che poi risente anche indubbiamente degli ultimi vent’anni di rock alternativo italiano. Non è un caso forse che Suvari abbia lavorato in studio con Federico Dragogna dei Ministri per il suo ultimo album, ristampato in questi giorni per l’occasione da To Lose La Track.
Davide Amati – Rabbit
Un grido distorto, un’impennata elettrica: Rabbit, il nuovo singolo di Davide Amati, è un incontro feroce tra alternative rock e una sperimentazione sonora estrema. Tra poesia e furia, il brano è un’esplosione di energia che spinge l’artista fuori dalla propria zona di comfort, in una corsa senza sosta attraverso distorsioni esagerate e paesaggi sonori decostruiti. Si parte con un riff sismico e una batteria in perenne tensione, mentre la voce si allinea alle chitarre destrutturate, generando un impatto volutamente disturbante, ma studiato per sovvertire un panorama musicale considerato sterile e incapace di sorprendere. Il brano alterna momenti di caos puro a istanti di vulnerabilità in un gioco di contrasti tra impeto e delicatezza, tra guerra e romanticismo. Rabbit è anche una chiamata alle armi, un viaggio interiore che spinge Davide Amati a esplorare sonorità più heavy, anticipando il suo album d’esordio in uscita nel 2025. Un pezzo che brucia veloce e senza compromessi, pronto a ribaltare le aspettative degli ascoltatori medi.
Mattia Faes – Kauai
Cosa succede quando il bisogno di evasione si scontra con un’isola paradisiaca in cui vivono galli intrappolati senza via d’uscita? Kauai, il nuovo singolo di Mattia Faes, è una narrazione tragicomica che mescola ironia e riflessione esistenziale, trasformando una storia surreale in un viaggio interiore. Kauai prende forma tra la monotonia quotidiana e il desiderio di scoperta, con l’artista che trova rifugio nei vlog di viaggio su YouTube. Così scopre Kauai, isola dell’arcipelago delle Hawaii popolata da polli selvatici, animali incapaci di volare, prigionieri di una libertà solo apparente. Questa immagine diventa il simbolo di un’esistenza sospesa tra desiderio e impossibilità. Il ritornello incarna la riflessione più profonda del brano: “Le ali ce le ho, ma devo imparare a volare”. Mattia Faes racconta la necessità di lasciar andare le zavorre mentali che ci trattengono: le ansie, le paure, i problemi irrisolti non scompaiono semplicemente ignorandoli, ma per alleggerirsi davvero, bisogna affrontarli. A livello sonoro, Kauai nasce da un arpeggio di chitarra folk in cui si innestano basso e batteria, quest’ultima con un groove irregolare che spezza la linearità convenzionale, creando un movimento fluttuante. Il double-tracking vocale trasforma il cantato in un botta e risposta tra due voci, mentre pianoforte e synth (ottenuti da campionamenti distorti su vecchi nastri) aggiungono colori unici all’arrangiamento. Lasciarsi trasportare da Kauai significa concedersi un viaggio senza biglietto verso la leggerezza tra immagini surreali e riflessioni personali. Mattia Faes ci invita a scrollarci di dosso il peso delle paure, che tu sia un pollo o un sognatore, l’importante è provarci. Forse non voleremo, ma ne nascerà sicuramente un bellissimo salto.
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