Il Corpo Docenti, DJ Aladyn, Ricky Ferranti: le recensioni dei singoli italiani

Il Corpo Docenti band 2021

Il Corpo Docenti – Entrambi

Secondo del nuovo filotto di singoli per Il Corpo Docenti, che sta tornando a farsi vivo dopo un primo album, Povere bestie, azzoppato dalla pandemia in quanto uscito a fine gennaio 2020. Se il precedente brano Sottotitoli si trovava ancora quasi interamente nella scia sonora di quel disco, sul nuovo Entrambi la band comincia ad ampliare un pochino i propri orizzonti e probabilmente a darci un primo e graduale assaggio di quello che verrà nei prossimi mesi. La base che costituisce i brani del trio milanese è ovviamente inalterata, con la combo di chitarre, basso e batteria ad accompagnare vocals emozionali, ma l’arrangiamento è più in chiave new wave, con un approccio più ragionato al songwriting, tant’è che solo l’ultimo ritornello raggiunge il vero e proprio apice in termini d’intensità, con il brano intero che costruisce pian piano i mattoncini per arrivare alla sfuriata finale.

Aggie – Gironi

1 minuto e 23 secondi di rabbia urlata -anzi meno, perché gli ultimi trenta secondi sono di solo beat. Così si ripresenta Aggie dopo tre singoli abbastanza variopinti come 20 Needle, Bimba e Amo top. Atmosfere trap si erano già viste in Bimba, ma in Gironi tutto è portato all’estremo; del resto il brano va a scavare o fa riaffiorare i ricordi di un complicato momento dell’adolescenza, quando Aggie ha sofferto di depressione e per spegnere i pensieri che la attanagliavano la notte ricorreva a una bottiglia di vodka che teneva nascosta in una calza nell’armadio. La reazione, quasi dieci anni dopo, fa nascere la voglia di urlare fuori questi demoni del passato per esorcizzarli. “Ho registrato il pezzo nei primi mesi del 2021, a casa mia urlando nel mio armadio”, racconta Aggie a proposito di Gironi, che è peraltro il primo dei suoi singoli a non essere prodotto interamente da lei (il beat è opera del produttore toscano Light d’Orange). Forse non per tutti a livello di sound, ma è l’incarnazione più convincente che l’artista ha assunto finora.

Alfiere – Il solito horror

Singolo d’esordio quello di Alfiere, nome d’arte dietro cui si celano il volto e la persona di Alessandro Pieri, nella vita extramusicale psicologo specializzato in apprendimento e difficoltà scolastiche. Non un caso quindi che il testo abbia una certa componente “psicologica”: l’artista stabilisce un interessante parallelismo fra i film horror (a proposito, Halloween era ieri e questo brano è uscito due giorni prima: tempismo azzeccato) dove spesso vediamo la scena in cui il persecutore è a terra ma la vittima non sfrutta l’occasione di dargli il colpo di grazia consentendogli così di ripresentarsi più volte, e il funzionamento della nostra mente, che spesso crea da sola la “scena horror” in cui finiamo per restare invischiati, senza riuscire a uscire dalle nostre abitudini peggiori o dalle relazioni tossiche. Ma lungi dall’essere solo un “trattato di psicologia”, Il solito horror è una canzone pop molto orecchiabile, che risente in parte degli influssi dell’indie degli ultimi anni e in parte della tradizione della musica leggera italiana.

Anam, Artekk, The Italian Job Remix – Confuso e Confucio

Anam Hermit (voce), Robert Schulz in arte Artekk (strumentali + mastering) e Carlo Nello Alberto Covarelli come The Italian Job Remix (mixaggio + mastering) uniscono le forze per una collaborazione internazionale su questo singolo intitolato Confuso e Confucio. La canzone viaggia in parte su binari dance/EDM (genere con cui l’Italia all’estero è sempre stata associata, quantomeno prima dell’arrivo dei Maneskin), ma mitigati da un approccio pop e da un brano che è molto cantato. Il testo racconta momenti di intimità di una relazione, diventata in parte anche schiava della routine ma mantenendo un certo desiderio (non troppo) sopito. Nel tripudio di indie degli ultimi anni, risentire questi suoni fa sempre piacere.

Aych – Come lo stomaco

Ultimamente in redazione cominciano ad arrivare canzoni pop punk italiane come se piovesse, e questa cosa ci rende felici perché vuol dire che i giovani musicisti stanno tornando ad abbracciare questo genere che fino a un paio d’anni fa sembrava in fase terminale. Aych viene dalla provincia romana; ha all’attivo alcuni brani pubblicati nel 2020, ma Come lo stomaco è la sua prima proposta di quest’anno. Si tratta di una canzone, realizzata in collaborazione con il barese EnimraK, di stampo -appunto- pop punk nella sua accezione attuale, quindi con alcune contaminazioni derivate dal movimento trap/hip hop. È un brano breve, che supera di poco i due minuti, piuttosto veloce e upbeat nonostante il testo rifletta anche su questioni interne al protagonista; il ritornello e l’andamento del brano sono gradevoli, ed è difficile non mettersi a saltare (anche solo metaforicamente) ascoltando un brano con quest’attitudine; l’unico problema del pezzo sta in come suona a livello tecnico: la produzione sembra “casalinga” / DIY (si potrebbe dire quasi alla garage rock), ma questo genere dà probabilmente il meglio di sé quando suona più pulito e cristallino.

De Mian – Voglia

Ex tastierista degli Hypnotika e ora attivo da qualche anno con il proprio progetto solista, Damiano Terranova in arte De Mian ci regala ora il suo nuovo singolo Voglia, che fa seguito a Forse non più me stesso uscito a maggio. Se le tinte del brano sono leggermente meno rabbiose che nel precedente pezzo, siamo comunque in presenza di una canzone veloce, potente e aggressiva, di un rock che si avvicina a movimenti hard rock soprattutto nel sound. Il brano, realizzato in collaborazione con il cantautore Emanuele Patti, è una sorta di rappresentazione musicale del proprio titolo, ovvero la voglia, quella “voglia che spoglia” di quando nella tua testa “c’è lei”. Un sound che magari sarà un po’ cresciutello, ma che in questo singolo ci convince parecchio e suona autentico con il personaggio dell’autore.

DJ Aladyn feat. Saturnino – Hip-House

Hip-House è il nuovo singolo di DJ Aladyn che vanta la collaborazione di Saturnino. I due, conosciuti nel 1999 grazie a Stefano Fontana A.K.A Stylophonic proprio come “Spazio 1999”, non hanno in realtà mai smesso di lavorare insieme. Hip-House è il distillato che riassume tutti gli anni insieme, tre minuti di una ritmica devastante, scratch intrepido, basso presente e le voci di The Craft e Tori Jae. Un novembre che inizia come una festa sulla spiaggia, come un rave di quelli che ormai abbiamo dimenticato, come una festa dimenticata. Un ottimo ultimo capitolo in attesa del nuovo disco di DJ Aladyn.

Gabs – Lasciami per terra

Una quieta chitarra acustica ci accompagna per i primi venti secondi di Lasciami per terra, il singolo d’esordio del cantautore salernitano-diventato-romano Gabs. Il brano, descritto come “una delicatissima preghiera che invoca la solitudine” intesa come il desiderio di restare da soli, è una ballad che non esiteremmo a definire strappalacrime, condotta da chitarra e pianoforte e da un cantato particolarmente emotivo da parte dell’artista. Come primo singolo non c’è male per niente; non ci sarà dietro un’etichetta coi contro***** a pomparlo, altrimenti non avremmo fatto fatica a immaginarcelo in una potenziale rotazione di un’emittente come Radio Zeta.

Hey Carol – Stanislavskij

Abbiamo conosciuto gli Hey Carol con il loro singolo d’esordio Punch alcuni mesi fa; li ritroviamo ora con il follow-up Stanislavskij -titolo che fa riferimento all’omonimo metodo per insegnare a recitare ai giovani aspiranti attori. Il brano conferma quanto sentito sul primo singolo: gli Hey Carol si posizionano su un alternative rock con delle puntine di emo nel modo in cui suonano le chitarre; un sound piuttosto leggero che può piacere sia a chi ascolta musica più syntheggiante sia a chi di norma apprezza le schitarrate distorte.

IlsognodiPrometeo – Domenica mattina

“Domenica mattina ti sveglierai con un messaggio ricco di scuse / Io ho sbagliato a mandartelo: non le capirai”. Questo l’incipit di Domenica mattina, il secondo singolo de IlsognodiPrometeo dopo Luna piena a metà uscito lo scorso anno. Il brano prende spunto dai classici messaggi inviati di cui poi ci si pente, per espandersi in una riflessione sui sentimenti contrastanti che seguono un breakup (“ti odio o no” è per distacco l’espressione più utilizzata nel testo) cantata con una voce particolarmente effettata. “Il post-amore è molto simile a un post-sbronza, quanto ti svegli confuso, a pezzi, e devi fare i conti con tutto ciò che hai combinato il sabato notte, tra cui per esempio mandare un messaggio che non avresti voluto”, spiega Alessandro Orlando, la persona in carne e ossa dietro allo pseudonimo IlsognodiPrometeo.

Mosè Santamaria – Skinny

“Che bello sentirsi come cani per strada che fanno l’amore dove gli pare”. Dopo Festivalbar, il cantautore genovese Mosè Santamaria ci presenta il suo nuovo singolo Skinny (senza love), “una storia d’amore consumata nei bagni dell’Eurospar, una serenata con i jeans strappati e la Seven Up”. Testo fortemente influenzato dall’America, o dal California Dreamin’ come dicevano negli anni Sessanta, ma è evidente che l’autore si trova in qualche triste posto della provincia italiana. Il sound al contrario prende molto meno spunto dalla musica d’Oltreoceano (anche se quella chitarrina potrebbe fare un po’ emo rap) e più da quella nostrana, specialmente nelle linee vocali di Mosè. Il brano alla fine si muove tra indie pop e pop elettronico, con una certa grazia e compostezza che ne fanno una canzone da risveglio mattutino più che da party serale.

Ricky Ferranti – È quasi sera

Ricky Ferranti è ormai una vecchia conoscenza per il nostro giovane sito. Il cantautore piacentino rientra senz’altro fra gli artisti di cui abbiamo parlato più spesso in questi mesi, grazie ai suoi due precedenti singoli Nuovi eroi e Mica così male, e ora al nuovissimo È quasi sera che dal titolo mi fa pensare (ma questo è proprio un collegamento astruso mio) al programma Ascolta, si fa sera di Radio 1. E chissà che la nonna di Ricky non avesse proprio Radio 1 sintonizzata mentre cuciva il maglione per l’inverno, come ci racconta l’artista nel testo. A differenza degli scanzonati e spensierati toni dei brani precedenti, È quasi sera con la sua armonica dylaniana è una ballad più intimista e crepuscolare, intrisa di memorie e nostalgia, che unisce “la gioia dei ricordi alla malinconia per qualcosa che è stato e che non torna più”. Stavolta insomma non si scherza ma ci si prende un bel momento di riflessione, o anche solo di contemplazione interiore mentre la mente rievoca pensieri e stati d’animo dei tempi che furono. Un attimo di raccoglimento che ci sta tutto, anche e soprattutto per chi la prende spesso sullo scherzoso.

Say Twine – Azure

Azure è il nuovo singolo di Say Twine, progetto solista del violinista, musicista e compositore elettronico Alessio Cavalazzi (già del Trio Cavalazzi). Il brano è stato prodotto insieme a Luca Grossi (Flat Scenario) ed è distribuito da Artist First. Una piccola punta di diamante tra le uscite di una settimana all’insegna del pop alla ricerca estrema dell’algoritmo di Spotify. Say Twine si annuncia come un progetto folle, senza contesto, incredibilmente intimo e personale. Sembra di entrare nella testa di Alessio Cavalazzi, ed è tutto estremamente ordinato e… azzurro.

Strappo – Tutto quello che ho dentro

“Strappo Tutto quello che ho dentro” potrebbe essere un’efficace immagine poetica, invece in questo caso è semplicemente il nome dell’artista con la sua nuova canzone. Strappo è un rapper di Cinisello Balsamo (conterraneo di Sfera Ebbasta quindi); il 29 ottobre è uscito il suo nuovo album Stop, da cui è tratto il singolo Tutto quello che ho dentro. Nei suoi due minuti e mezzo l’artista dà sfogo a considerazioni parecchio amare e crude, che riflettono evidentemente esperienze di vita complicate (“per un padre fallito che non ti ha mai partorito / nasci con la consapevolezza di essere inutile per scelte d’amore così stupide”), per un brano che viene del resto presentato come un tentativo di esprimere le “sensazioni di smarrimento, sconfitta e la costante ricerca di un motivo per andare avanti”.


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