Gli album del mese: Nova Twins, Weezer, Muna & more

Nova Twins Supernova copertina

Nova Twins – Supernova

(Marshall Records, 17 giugno 2022)

Secondo album per le Nova Twins, giovane duo inglese che negli ultimi anni ha gettato le basi per diventare qualcosa di grosso, aprendo fra gli altri i tour di Enter Shikari e Yungblud. Il disco, appropriatamente, si chiama Supernova e nelle sonorità vorrebbe un po’ ricordare un’esplosione galattica: “heaviness” è quella che potremmo definire la parola chiave per descrivere il disco; una heaviness che a volte è coniugata a pezzi davvero fighi e accattivanti che lasciano il segno e mettono voglia di riascoltarli in loop (è il caso di Cleopatra -che è una vera hit- e Antagonist, e in misura minore anche di K.M.B.), mentre altre volte sembra una heaviness un po’ fine a sé stessa, dove le canzoni si perdono in melodie poco convincenti e pezzi di influenza hip hop che uccidono l’impeto dell’album (è il caso sostanzialmente di tutto il resto della tracklist). Un secondo album venuto bene solo a metà, anzi meno di metà, che potrebbe però essere salvato dai singoli, perché quelli sono effettivamente riusciti.


Weezer – SZNZ: Summer

(Crush/Atlantic, 21 giugno 2022)

Prosegue il matto e fastidiosissimo progetto degli Weezer di pubblicare un disco ogni tre mesi, ognuno ispirato a una delle stagioni dell’anno. Dopo Spring è ora arrivata l’estate, e quindi ecco SZNZ: Summer, introdotto dal bel violino di Lawn Chair. La formula non è tanto diversa dall’EP/mini-album precedente, né dallo standard di un disco degli Weezer: canzoni alternative rock molto ascoltabili e immediate, con ritornelli che cercano di essere memorabili al primo ascolto e i testi goofy di Rivers Cuomo (che qui si appropria anche del titolo di un brano, la traccia 6 Cuomoville). Se però in Spring compariva qualche pezzo effettivamente catchy e carino, su Summer sembra che manchino pure quelli: tolta la discreta Records, il resto dei brani è altamente dimenticabile, e pare più uscito da una catena di montaggio per canzoni degli Weezer che il frutto di una ricerca artistica -del resto, per mettere insieme 28 brani dopo aver pubblicato altri due album nel 2021, l’impressione dall’esterno è che non si sia badato troppo alla raffinatezza. Ci aspettano altri due dischi così nei prossimi sei mesi; teniamoci forte.


Coheed and Cambria – Vaxis II: A Window of the Waking Mind

(Roadrunner Records, 24 giugno 2022)

Fanno dieci i mattissimi Coheed and Cambria. Vaxis II: A Window of the Waking Mind è il decimo disco della carriera della band americana, nonché seguito di (l’avrete immaginato) Vaxis I: The Unheavenly Creatures (2018) e nono album del gruppo a raccontare le storie della saga The Amory Wars, anche serie di fumetti sempre a cura del frontman Claudio Sanchez. Noi evitiamo di addentrarci nella trama narrata nell’album, ma ci limitiamo a osservarne la parte musicale, che è –anche stavolta e come sempre- di grande valore. La band non opera grandi stravolgimenti al proprio sound, continuando sul quell’alternative rock con elementi prog che abbiamo già visto nei precedenti dischi, e atmosfere epiche e teatrali che spuntano in buona parte delle canzoni. Se vi piacciono i Coheed and Cambria, non potrete che adorare anche questo disco insomma. Non sempre Vaxis II funziona alla perfezione: ci sono brani come A Disappearing Act o Blood che non prendono tanto quanto gli altri, e i due sproloqui pseudo-prog di 8 minuti a fine disco forse si potevano evitare, ma il disco nel complesso è davvero bello, con Rise, Naianasha che probabilmente è uno dei migliori pezzi che la band abbia nella propria discografia.


Muna – Muna

(Saddest Factory Records, 24 giugno 2022)

Il disco delle Muna lo stavamo aspettando da quando parecchi mesi fa Saddest Factory, l’etichetta fondata da Phoebe Bridgers in collaborazione con Dead Oceans, aveva annunciato di aver messo la band sotto contratto, regalandoci il singolone Silk Chiffon. Ora ce l’abbiamo finalmente fra le mani, e dobbiamo dire che nel complesso il disco lascia un pochino delusi. Il potenziale c’era tutto, e lo si capisce dalle prime tracce dell’album: oltre alla hit Silk Chiffon, il terzetto synthpop-elettronico di What I Want, Runner’s High e Home by Now regala beat megaballabili, melodie eteree e canzoni trascinanti. Poi inspiegabilmente le Muna si perdono, fra brani bridgersiani (vedi Kind of Girl o Loose Garment) che però sembrano francamente fuori dalle loro corde con la loro lentezza che li rende soltanto noiosi, e altre tracce più elettroniche che non hanno un briciolo dell’energia delle prime quattro. Un disco riuscito solo a metà insomma, che non possiamo certo definire una delusione completa ma che poteva dare molto, molto di più.


Chiamamifaro – Post nostalgia

(Columbia/Nigiri, 17 giugno 2022)

Dopo l’EP Macchie dello scorso anno, che raccoglieva i singoli pubblicati fino a quel momento, Chiamamifaro arriva finalmente anche al disco d’esordio full length, sempre sotto la sapiente guida di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari e di Marco Paganelli dei Rovere, che qui fa anche un featuring sulla mini-hit estiva Sottacqua. Le dieci tracce sono un po’ sulla scia di quanto l’artista bergamasca ci ha fatto sentire fin qui, con un pop leggero e molto ascoltabile, quasi sempre piuttosto catchy e da presa bene. La cosa che ci piace di più di Chiamamifaro è la voce di Angelica, che rispetto alla media del panorama musicale nazionale si stacca per interpretazione e per timbro decisamente personali. Quello che ci convince meno, al di là di un paio di brani come Post nostalgia o VHS che hanno un po’ il sapore del riempitivo, sono i riferimenti spesso presenti nei testi a elementi o concetti iper-recenti: “tutti i concerti del 2020”, i Bitcoin o il metaverso ad esempio, ma anche “gli operatori della TIM” o il riferimento alla Kabul ripresa dai talebani; passaggi che ci fanno chiedere come sembreranno questi testi di qui a dieci anni (se ci saremo ancora ovviamente); la sensazione è che potrebbero fare un po’ l’effetto che fanno oggi le canzoni che parlano di MySpace. Detto questo, Post nostalgia è un disco che supera ampiamente la prova: sono dieci canzoni gradevolissime e accattivanti, che meritano tutto il successo che questo disco può portare ad Angelica e che noi le auguriamo.


Mangrovia Twang – Giorni che esplodono

(Diga Records, 17 giugno 2022)

Proposta decisamente curiosa ed entro un certo limite fuori dagli schemi ordinari quella dei pugliesi Mangrovia Twang, al passo d’esordio con l’EP Giorni che esplodono. Le sei tracce di cui si compone il disco sono essenzialmente brani in cui elementi jazz e R&B vengono innestati su canzoni pop. Il risultato è davvero gradevole, e sembra farci respirare una gradita novità senza rinunciare alla catchiness e alla volontà di accattivarsi le orecchie degli ascoltatori. La varietà non è solo negli strumenti con cui sono suonati i brani, ma anche nelle influenze dei brani stessi: se Resto immobile pare vicina alla canzone leggera italiana, Giorni che esplodono è estremamente ritmata e upbeat, dove Via da te va verso i confini del rock e Niente da dirti e Smettila si posizionano tra il pop rock e il pop classico. Quella che traspare è una voglia di sperimentare, pur avendo l’obiettivo di creare canzoni di facile ascolto. Un pochino sullo stile dei Black Country, New Road ma in versione pop invece che rock; una miscela che potrebbe anche avere successo di pubblico, non solo nelle nicchie.


Profusione – A luci spente

(self-released, 10 giugno 2022)

Quattro anni dopo l’EP Metabolizzare, i romani Profusione tornano finalmente con un disco, questo A luci spente che si compone di dieci tracce belle tirate ed energiche con un piglio decisamente punk. Quello dei Profusione su quest’album è di base un sound alternative rock, ma le chitarre sono maledettamente distorte e aggressive, a volte ai limiti dei riff thrash (vedi le canzoni Cambiare pelle o la title track A luci spente), spesso con ritmi veloci e che immaginiamo perfettamente adatti per scatenare un pogo ai live della band -e qui esce tutto l’aspetto punk di questo disco. A luci spente non è comunque un album solo scatenato e rabbioso: al di là delle due canzoni acustiche Cado da solo (quasi un intermezzo) e Un bagno nell’acido, spesso all’interno degli stessi brani i momenti più pesanti sono alternati a pause di riflessione dove si può tentare di respirare un pochino (è il caso di tracce quali Ho imparato a ridere o A luci spente, ma non solo). Si sente che questo è il lavoro di una band matura -matura non nel senso di “matusa” (come si dice qui al Nord) ma nel senso di esperta e capace di scrivere musica con una personalità definita e con i dovuti accorgimenti e trucchetti per piacere a noi ascoltatori.


Ricky Ferranti – Nuovi eroi

(LaPop, 15 giugno 2022)

E così finalmente ci siamo. Dopo aver fedelmente seguito i suoi numerosi singoli nel corso dell’ultimo anno e mezzo, ecco che arriva il disco di Ricky Ferranti, che questi singoli li raccoglie e gli aggiunge una preziosa cover di E ti vengo a cercare di Franco Battiato. L’album si chiama -come del resto una delle sue tracce- Nuovi eroi, ed è un titolo significativo: Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi, diceva Bertolt Brecht, e infatti, nel nostro mondo, di eroi ne abbiamo fin troppi. Le parole ‘eroi’ e ‘genio’ sono abusate a tal punto da perdere il loro valore”, afferma Ricky. Ritroviamo le tracce che avevamo già ascoltato, come la bella Vita a spanne con il suo organo, o la ballad crepuscolare È quasi sera featuring un’armonica alla Bob Dylan, ma abbiamo anche l’occasione di recuperare alcuni pezzi che ci eravamo precedentemente persi come Non farmi la guerra, una ballad assolutamente country, o il folk rock dell’opener Spigoli del cuore. Nuovi eroi è un disco che risente molto del modo di fare musica e anche dei generi americani, dal country al folk allo stesso rock interpretato alla maniera stelle e strisce, benché cantato in italiano. In questo periodo di successo dell’indie pop da una parte e del rock alla Maneskin forse non avrà un mercato così ampio, ma ci sembra che sia il risultato diretto e decisamente genuino del gusto estetico e degli ascolti di Ricky, e per questo suona sincero e davvero apprezzabile.


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