Danxgerous, Colonne, Milanosport: le recensioni dei singoli italiani

Danxgerous
Foto di Chiara Ceccaioni
Danxgerous – Sides

Dopo aver esordito da solista a ottobre con il singolo Keys, Daniela Mariti aka Danxgerous, già vista con gli In June, ci regala anche un secondo singolo, questo Sides che prosegue con quel delizioso sound indie rock/indie pop venato di emo già visto sul precedente brano. Highlight del brano è sicuramente la voce di Danxgerous, delicata e vulnerabile al punto giusto per dare la giusta carica emotiva a questo pezzo. Il testo “parla di bipolarismo inteso come difficoltà nel gestire la propria prospettiva sul mondo, impossibile da incasellare in filtri categoricamente bianchi o neri”.

Colonne – Londra

Nuovo singolo per Colonne, il progetto di Andrea Daniele (ex sittingthesummerout e Cold Hands, Warm Hearts) che vuole unire le sonorità dell’indie italiano a quelle dell’emo/pop punk angloamericano. Il quarto singolo pubblicato da Colonne si chiama Londra, giusto per non rimarcare come la musica proveniente da Oltremanica sia una decisiva influenza sonora, ed è un brano caratterizzato da numerosi saliscendi in termini di ritmo e intensità, con parti più introverse e languide con una semplice chitarra e momenti più energici e distorti a trasportarci in un mondo alla Brand New / Matchbook Romance.

Francesco Nava – Orfeo

Torna con un nuovo singolo il cantautore Francesco Nava, ancora una volta inclassificabile per genere e influenze: un viscerale racconto autobiografico, onirico e intenso dove Nava ci mostra la fragilità di un’ultima volta, con la malinconia che ci accompagna quando stiamo vivendo un momento che sappiamo essere l’ultimo e irripetibile. Apprezziamo sempre tantissimo la fragilità di un testo cantato da un timbro maschile, poi non sappiamo valorizzarlo e catalogarlo, ma non possiamo che segnalare questa rarità condensata dentro Orfeo. Uomo, voce e natura qui si completano, e Francesco Nava si conferma con questo suo secondo singolo un progetto e un nome da tenere d’occhio.

Jhonny Cannuccia – Come una fenice

Rieccolo: magari non si fa sentire per un po’ di tempo, ma noi sappiamo che prima o poi avrà sempre qualcosa di nuovo da farci ascoltare. Stiamo parlando di Jhonny Cannuccia, il Johnny meno Johnny (e più Jhonny) che ci sia. Jhonny a questo giro fa “Come una fenice”, ovvero risorge dalle proprie ceneri (nello specifico, risorge dopo cinque mesi dal suo ultimo singolo Ci sei (sempre) te), e risorge in una versione completamente diversa di sé stesso. Il Cannuccia infatti si butta a capofitto nel mondo del rap, con un beat minimale a fare da sfondo musicale e un flow nettamente migliorato rispetto a quello timidamente proposto sul suo precedente brano. La canzone è “prima di tutto un elogio alla musica, fedele compagna di viaggio che non mi ha mai abbandonato”, ma noi ci sentiamo di fare un piccolo elogio anche al progresso messo in mostra dal buon Jhonny.

Maldimarte – A tutti i costi

Vasco Rossi cantava Ad ogni costo, macellando Creep dei Radiohead; i Maldimarte cantano A tutti i costi, che non è chiaramente una cover della cover ma un brano a sé stante. “L’estate diventa metafora della vita, in cui tutto va mostrato e nascosto. A tutti i costi”, così parla la band del brano, che è un pezzo pop rock dotato di un certo piglio (potremmo definirlo quasi ballabile) e di un approccio molto vicino al classico rock italiano, con melodie molto pop e un testo ruffiano che ha una serie di ripetizioni studiate appositamente per restare in testa e catturare l’attenzione.

Milanosport – Our Atoms

Un giro di chitarra molto emo apre Our Atoms, il nuovo brano dei Milanosport che segue di appena un mesetto l’uscita dell’ultimo brano Back in the Loop. Il pezzo è in effetti probabilmente uno dei brani meno movimentati che la band ci abbia fatto ascoltare fin qui: il ritmo è veloce, ma la strumentazione e il sound sono dimessi, pacati almeno tanto quanto lo è il cantato, quantomeno in termini relativi. Inutile dirlo, ci piace molto anche questa versione dei Milanosport, anche perché queste sono proprio le sonorità che ci piace bazzicare. La canzone parla “di estraneità umana, dilatato come un viaggio in solitudine, serrato ma gentile, malinconico, fatto di incastri sonori, tessuti armonici sovrapposti, mai a contatto. Se solo i nostri atomi potessero toccarsi”.

Nodonord – Le mie sentite scuse

Le mie sentite scuse è appena il secondo singolo di Nodonord, dopo il debutto con Il mostro dello scorso settembre. La canzone è “un viaggio dentro l’intimità umana, attraverso uno dei periodi più duri nella mia vita, questa volta alla ricerca di un senso”, e in connubio con il tema del brano è caratterizzata da un sound piuttosto intimo e delicato, che non rinuncia però ad aprirsi quando arriva il secondo ritornello, diventando insomma una vera e propria canzone a due velocità. Non si tratta di un brano particolarmente catchy o memorabile, e questa è la principale pecca che ci sembra di sentire nel pezzo, ma la produzione è ottima e il brano risulta ampiamente gradevole.

Satiro – Sparami

Titolo forte quello che sceglie Satiro per il suo nuovo singolo: Sparami. Con un titolo così potevamo aspettarci o un’adrenalinica e sfrenata canzone rock, oppure una struggente ballad strappalacrime. In questo caso si tratta della seconda opzione. Sparami è infatti un pezzo in cui Satiro si accompagna a un delicato e solenne pianoforte per cantare un brano che “racconta la relazione travagliata in cui però ci si completa a vicenda aprendosi completamente, quasi visceralmente, con l’altra persona”. Un tenue beat accompagna l’incedere del brano dandogli un maggiore ritmo, aiutato anche dal ritornello più potente in cui anche i vocals si fanno più energici -e diremmo per fortuna, sennò la canzone si sarebbe appesantita un filo troppo.

Sümelga & Muri3le – L’illusione

Sembrano inarrestabili i Sümelga, che arrivano addirittura al loro terzo brano nel giro di un mese dopo Nella tua stanza e il remix di La sottile arte di lasciar perdere di Settembre Rosso. Stavolta la band collabora con i Muri3le, band itinerante electro-rock, per questo brano dal titolo L’illusione. Nella canzone si nota sicuramente l’elemento electro, e un po’ meno quello rock: è un pezzo dalle tinte un po’ dark, a tratti industrial, e un beat particolarmente deciso a tenere il tempo. Sicuramente migliorabili i vocals, principalmente a livello di produzione. Il brano “parla di chi ha scelto di vivere secondo i canoni dell’omologazione sociale, ma, come dice il ritornello, probabilmente non è quello che vuole o quello che cerca”.

Volt Rar – Zaza

Un singolo dedicato all’ex attaccante del Torino? A quanto pare no, nonostante il titolo evocativo. Si tratta del brano d’esordio di Volt Rar, scritto come “un insieme di pensieri e paranoie che danno la perfetta idea di trip alla Volt” -e in effetti noi non abbiamo letteralmente capito nulla del testo. Volt Rar presenta un brano hip hop con un beat lascivo e atmosfere da night club un po’ decadente; un singolo che ci lascia con più dubbi che certezze nonostante i suoi appena 1:41 minuti di durata.

Wel Dan – Addio

Wel Dan conclude la sua Trilogia dell’amor perduto, EP in tre parti che racconta le varie fasi dell’amore. Lo fa, giustamente, con un brano intitolato Addio, che con sonorità rock descrive un commiato nei confronti di una persona con la quale si è condiviso tanto. Il rock di Wel Dan vede una non trascurabile componente al synth, strumento che conferisce un piglio più “fatato” e sognante a un brano altrimenti piuttosto energico e un po’ rancoroso. Piace il sound maggiormente tirato del brano, anche se secondo noi il ritornello non arriva a fare davvero la differenza.

Wilder – Gli sciacalli

Dopo Nella notte, Gli sciacalli. L’atmosfera rimane sempre un po’ dark, tetrina e cupa per Wilder, sia nelle sonorità che nei titoli delle canzoni. L’artista propone un brano che potremmo definire vagamente minimale, con un synth alienante e freddo a fare da colonna portante di un brano tenuto in piedi da un beat ripetitivo ma azzeccato. Ci convincono un po’ meno i vocals, che non sembrano abbastanza convinti per interpretare una canzone nelle intenzioni cupa come quella che abbiamo dinanzi.

Altea – Funziona così

Funziona così il nuovo singolo di Altea. Così come? Con un R&B molto poppeggiante e suonato, accompagnato fra le altre cose da una tromba che arricchisce l’arrangiamento. Particolarmente soddisfacente la batteria con quel suo battito secco che dà quasi una sensazione di live, di rock in un certo senso, ma assolutamente da notare anche il cantato di Altea che ha una voce molto particolare rispetto alla media. Il brano è stato scritto per chi “ha paura di affrontare la verità delle cose”.

Blacksheep Noise – Fiore di Sparta

Un brano delicato e toccante dedicato alla propria mamma. È quello che propone Blacksheep Noise in Fiore di Sparta, una delle tracce contenute nel suo ultimo EP Marco. La canzone è una sorta di ballad che vede un arrangiamento agli archi da canzone leggera italiana, ma un cantato che pesca maggiormente dall’ambiente urban, un po’ trap e un po’ hip hop pur restando ampiamente nell’alveo del cantato. Il ritornello è abbastanza orecchiabile, ma ci sentiamo di esprimere un paio di osservazioni, una sulla qualità della registrazione e della produzione che necessiterebbero decisamente di un lavoro migliore, e una sul brano in sé che a tratti risulta un filo troppo melenso.


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