The Last Confidence, Minerva, Rino Castel: le recensioni dei singoli italiani

The Last Confidence
Foto di Hélio Gomes

 

The Last Confidence – Lei

Con un giro di chitarra un po’ da All Time Low post-2013, i The Last Confidence ci presentano Lei, secondo nuovo singolo dopo Botta nel giro di poco tempo (e infatti è in arrivo un disco, di cui sappiamo per ora il titolo: Persone piccole con lingue giganti). La nuova canzone è chiaramente pensata per essere un singolone: c’è un ritornello super-catchy e dal testo semplice e accattivante, il sound è più leggerino e pop rispetto alla media del gruppo bergamasco, le chitarre più gentili… Lei ha tutto per diventare un pezzo forte delle scalette live, anche grazie alla facilità con cui la canzone resta in testa e si può quindi cantare anche senza averla mai ascoltata. Produzione pulita e potente come sempre di Ince dei WEL, che è per il pop punk italiano un po’ quello che Jordan Fish è per il metal globale.

 

Minerva – Whirlwind Romance

Dopo averli conosciuti con il singolo d’esordio nothingtodowithyou, torniamo a sentire i Minerva con Whirlwind Romance, il secondo singolo tratto dall’EP di debutto del gruppo varesino. Whirlwind Romance presenta una lato diverso della band rispetto al precedente brano: più raccolto e simile a una ballad, anche se non mancano gli elementi che riconducono alle influenze rock ed emo del gruppo, in primis nel cantato emotivo. Tra un pianoforte e accenni elettronici, Whirlwind Romance sembra in effetti, per sonorità e atmosfere, la traccia di chiusura perfetta per un EP.

 

Rino Castel – Stupido

Conosciamo Rino Castel con questo brano intitolato Stupido, anteprima dell’album Fuori dal club in arrivo il 27 marzo. L’artista propone un pop punk che punta un po’ più sulla componente pop che su quella punk, anche a livello di produzione leggera e accattivante; il ritornello è abbastanza trascinante e risulta orecchiabile; l’incipit con la sillaba iniziale di ogni frase della prima strofa ripetuta convince un po’ meno ma il resto del brano riesce comunque a far dimenticare questa balbuzie iniziale.

 

Straahl – Unstoppable

Unstoppable (feat. Chris Sam) è il nuovo singolo degli Straahl. Pattern di batteria frammentati, bassi profondi e ampie texture atmosferiche danno forma a uno spazio sonoro teso ma immersivo, sospeso tra intimità notturna e dimensione club. Ne emerge una tensione controllata tra impatto immediato e profondità emotiva, costantemente rimodellata da cambi ritmici netti e breakdown dinamici. Il nuovo singolo Unstoppable attraversa temi di identità, rinascita e autodeterminazione in un contesto instabile e iper-competitivo, con riferimenti a meccaniche di gioco – respawn e restart – e immaginari psichedelici che si trasformano in metafore di pressione, sopravvivenza e ripartenza. Il ritornello assume la forma di un vero e proprio mantra, rafforzando la dimensione emotiva e rituale del brano.

 

Alessandro Aruta – Vivi la vita degli altri

Vivi la vita degli altri, il nuovo singolo di Alessandro Aruta, è un brano che mescola cantautorato contemporaneo e sonorità pop rock, creando un equilibrio tra emozione e immediatezza. Il testo invita a smettere di vivere seguendo gli altri e a trovare la propria strada, affrontando con sincerità il tema della libertà personale e della ricerca di autenticità. La produzione è essenziale ma curata, con la chitarra protagonista e una voce calda che guida l’ascoltatore attraverso il messaggio del brano. Nonostante la brevità del singolo, Aruta riesce a trasmettere un senso di introspezione e riflessione, rendendo la traccia intensa e accessibile allo stesso tempo. Vivi la vita degli altri conferma la capacità dell’artista di trasformare un concetto universale in una canzone diretta, capace di lasciare un’impronta emotiva anche in pochi minuti di ascolto.

 

Aura Q – Playground

Con Playground, gli Aura Q proseguono il loro percorso artistico in vista della pubblicazione del loro debutto discografico, qui oggi con un brano che unisce immediatezza e profondità. Il titolo suggerisce leggerezza, ma il “parco giochi” evocato diventa presto una metafora più ampia: uno spazio emotivo in cui si intrecciano memoria, crescita e confronto, tra entusiasmo e disillusione. La scrittura è essenziale ma mai povera: ogni elemento trova il proprio posto in un arrangiamento equilibrato, capace di alternare delicatezza e intensità senza forzature. L’atmosfera è sospesa, quasi cinematografica, e accompagna l’ascoltatore in un percorso intimo che si svela poco alla volta. Playground è un singolo che non cerca l’effetto immediato a tutti i costi, ma preferisce costruire un dialogo sottile con chi ascolta. Un passo coerente e convincente nel cammino degli Aura Q, che confermano una cifra stilistica riconoscibile e in costante maturazione.

 

Ennio Salomone – Vicini di rabbia

Ennio Salomone inaugura il suo 2026 con il nuovo singolo Vicini di rabbia, dopo aver concluso lo scorso anno con i due brani I posti non muoiono e Le ragazze corrono. Anche questo pezzo anticipa il prossimo album di Ennio, intitolato Terra e caos, in arrivo a breve. Si tratta di una canzone di stampo cantautorale ma con un piglio rock nella strumentazione full band che assume anche una certa energia soprattutto allo scoccare del secondo ritornello. Belli gli arrangiamenti e anche l’interpretazione vocale dell’artista siciliano, in quello che secondo noi è il miglior pezzo pubblicato finora dal disco.

 

Giuseppe D’Alonzo – Senza un perché

Ritroviamo Giuseppe D’Alonzo a qualche mese dal suo brano Foglio di bambù, con questo nuovo singolo intitolato Senza un perché. La canzone sviluppa in pieno lo stile cantautorale delicato dell’artista pescarese, con una chitarra leggera che accompagna le strofe malinconiche di Giuseppe che racconta impressioni e osservazioni scaturite da un recente viaggio tra Canada e America: “vedendo questi giovani penzolare letteralmente per strada perché sì, il fentanyl ti piega la schiena, sono nati questi teneri versi che descrivono un amore puro, profondo, fragile”.

 

Greatwaterpressure – Plastica

plastica è il nuovo singolo dei greatwaterpressure, per spotless music. La colonna sonora delle ore piccole, dei riflessi sui vetri appannati, dei battiti che accelerano sotto le luci stroboscopiche, mentre la città respira a tempo di funk. plastica è groove allo stato puro: una miscela magnetica di bassi elastici, ritmiche serrate e una visione disco funk sempre più definita e affilata. Il nuovo singolo dei greatwaterpressure è una fotografia in movimento della città dopo il tramonto, tra club affollati, luci artificiali e corpi che cercano contatto, identità e riflessi nello specchio. Una produzione essenziale ma incisiva, costruita per far muovere il corpo e accendere l’immaginario notturno, che rende ogni ascolto un’esperienza fisica, quasi ipnotica.

 

Itmi – Santa Madre

Nel loro nuovo singolo gli ITMI scelgono la via meno rumorosa e forse per questo più coraggiosa. Santa Madre è una melodia leggera e disarmante che si muove tra malinconia e dolcezza, affidando a voce e sax il compito di raccontare una perdita senza abusare della retorica: niente drammi ostentati, solo un sentimento vero che riaffiora lievemente. Il sax diventa un secondo narratore, dialogando con il canto e amplificandone le sfumature, mentre l’arrangiamento avvolge tutto in un abbraccio privo di picchi artificiali. La morbida progressione conduce a un ritornello corale che accompagna gli ITMI verso mari cantautorali in modo consapevole, senza mai rinunciare alle loro radici funk-pop. Il video è ambientato in una Torino spoglia e ambigua che attraverso contrasti cromatici riflette il conflitto di chi fatica ad accettare la cura, pur desiderandola. Santa Madre si snoda sotto gli occhi della statua della Dora, senza paragonarsi con i grossi monumenti in cerca di grandezza. In fondo gli ITMI sono consapevoli che il segreto della nostra era non è gridare più forte degli altri, ma parlare in modo sincero.

 

Jhonny Cannuccia – 8 marzo 1998

Jhonny Cannuccia torna con un brano intitolato 8 marzo 1998, fuori per l’appunto in occasione della festa della donna. L’istrionico artista romano effettua una commistione fra rock e hip hop, un pochino sullo stile degli Articolo 31, con lo strumentale energico, suonato e una batteria piuttosto pestata (infilandoci pure un bell’assolo di chitarra nell’outro) bilanciato dalle linee vocali rappate nelle quali Jhonny scava nei ricordi di gioventù e delle prime uscite romane ai tempi dell’adolescenza.

 

John Freedom – La cometa di Halley

“John Freedom è un giovane italiano emigrato in America a cavallo degli anni ruggenti. D’un tratto si è risvegliato nella società contemporanea e da quel momento si è dato un solo obiettivo: riportare in vita le ballroom dei suoi tempi”. Questa la presentazione di John Freedom, una piccola storia che ci piace parecchio perché mette il progetto artistico sotto una luce unica e personalizzata che lo distingue già in partenza all’interno del mare magnum delle proposte musicali che ogni settimana cercano di farsi largo. La cometa di Halley è un pezzo già edito dall’artista ma che ora ritorna (un po’ come la cometa di Halley, ma con una frequenza decisamente maggiore) in una nuova veste, un po’ da cantautorato anni ’50, che sicuramente contribuisce all’idea di catapultare l’ascoltatore indietro nel tempo, cosa che peraltro John fa anche con il testo che “racconta il viaggio di una famiglia che deve lasciare la propria terra per cercare di sopravvivere”. Una storia di migrazione che viene dal passato, ma che in effetti rimane sempre attuale, e questa è in fondo la caratteristica più stringentemente moderna e contemporanea di questo brano.

 


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