Saam, Lillians, Massimo Palmiro: le recensioni dei singoli italiani

Saam
Saam – Tomba

Una Tomba per sancire la fine e l’inizio di un nuovo capitolo: nel nuovo singolo i Saam giocano a fare i becchini di loro stessi, ipotizzando una rinascita dalla terra come nei migliori film horror con gli zombie. Dopo anni dall’ultima uscita e dopo un fortunato EP d’esordio che ha portato la band a suonare in tour addirittura in Francia, i Saam si siedono su una valanga di esperienze reali e tangibili accumulate nel tempo, consapevoli del fatto che per fare musica bene, prendersi del tempo per vivere è una condizione imprescindibile. Tomba è un brano che fa ripartire il flusso di uscite della band genovese, senza stravolgerne completamente l’identità. La forza del gruppo, che prima di essere musicisti sono amici, sta nell’equilibrare stilemi dell’emo su segmenti più leggeri e accoglienti in cui la voce si sente comunque a suo agio. I fendenti di chitarra e gli scream non mancano, ma è sempre interessante quando un progetto riesce a dargli nuova forma. Ecco, i Saam lo fanno, e pure bene.

Massimo Palmiro – Mi annoio subito

Massimo Palmiro si presenta con un singolo intitolato Mi annoio subito, che anticipa l’EP Sabbia in arrivo nelle prossime settimane. La canzone è un brano essenzialmente pop, che nell’arrangiamento e nelle sonorità ricorda un po’ lo stile di un artista come Daniele Silvestri. Pregevole l’assolo jazzistico di sassofono nel bridge, che interrompe il cantato veloce e quasi ansioso di Massimo, che sembra voler esprimere la volontà di spezzare la noia con la ripetizione veloce delle sue frasi.

Il Metz – Tu non mi basti mai

Anche Il Metz si appresta a pubblicare un nuovo singolo, ma invece di pubblicare un inedito, ci condivide uno spaccato di vita, una dichiarazione, la sua devozione a un nome come quello di Lucio Dalla, influenza tra le sue più segnanti, e di conseguenza una nuova versione di Tu non mi basti mai, un brano che diventa trascinante, subacqueo, da ballare e da sentire sottopelle. Il Metz ci regala questa sua versione di un brano fin troppo famoso, e che incredibilmente ci sembra anche un po’ suo, come se di questo amore profondo e ficcante lui ne avesse fatta esperienza diretta, e questo sia un ringraziamento a Dalla, per aver trovato le parole giuste. Il Metz è un cantautore di stanza a Milano, e il suo percorso artistico ha toccato numerosi palcoscenici, da club locali come Blue Note Milano, Mare Culturale Urbano, Arci Bellezza a festival prestigiosi come l’Eolie Music Festival. Noi non vediamo l’ora che torni.

No Sleep Till Sunday – Dreambeat

Secondo singolo per i No Sleep Till Sunday, che avevamo conosciuto lo scorso anno in occasione del loro esordio con Ghosted. Dreambeat è il nome del nuovo brano, che conferma sostanzialmente quanto udito sul precedente pezzo: questi ragazzi fanno un genere che è una commistione di indie rock/indie pop e dream pop, assestandosi su ritmi piuttosto sostenuti ma compensando con vocals sognanti e atmosfere sospese. Belle le armonie tra la voce femminile e quella maschile.

Pepp1 feat. Papa Black Face – Se io fossi Magalli

Parlare di Pepp1 è sempre abbastanza difficile, perché non sappiamo se prenderlo sul serio, quanto prenderlo sul serio, cosa approfondire, chi sia adesso questo Papa Black Face e quanto sia sincero il suo amore per Magalli, tanto da dedicargli il suo ultimo singolo. La verità è che Pepp1 è indecifrabile, cosa faccia ce lo dice direttamente lui: creepy rock, né più né meno che un genere musicale di cui è unico rappresentante. Quello che fa, per quanto indefinibile e “strano”, gli riesce dannatamente bene, e finire questo brano senza aver sorriso almeno una volta è davvero arduo. L’obiettivo è quello ovviamente di rendere omaggio all’ipotetico idolo dei due, Giancarlo Magalli, componendo un blues d’amore. Le divergenze musicali tra i due artisti, Pepp1 e Papa Black Face – l’uno legato a sonorità black, l’altro alla caciara white da balera – porteranno a un sonoro diverbio.

Boom.bo – Come una Tennet’s aperta in frigo

Il suono di una lattina che viene stappata apre il nuovo singolo di Boom.Bo, che non per nulla si chiama Come una Tennent’s aperta in frigo. Il curioso titolo si estrinseca in un’altrettanto curiosa canzone che potremmo definire variopinta: il sound è quello di un pop intriso di synth, con richiami alla disco degli anni ’80, un cantato che si avvicina quello indie-cantautorale degli ultimi anni, un ritornello piuttosto accattivante e un ritmo ballabile. Il tema del brano è “una riflessione sulla difficoltà di connettersi con chi è diverso da noi”.

Border – Workers

Synth aggressivi quelli che mettono in mostra i Border sul loro nuovo singolo Workers, “una critica sarcastica allo spietato mondo del lavoro, che invita tutti a salvarsi dall’alienazione contemporanea”. Il duo composto dalla cantante Erika Spada e dal produttore Demi More (sic) propone un pezzo altamente ritmato, un po’ ipnotico, influenzato dal post-punk e dalla techno. Certo, ti devono piacere queste sonorità…

Dada Sutra – Principe

Torna anche dada sutra, con la sua unica certezza di renderci la vita difficile: non riusciamo a spiegarla, a classificarla. Un po’ Nick Cave, un po’ altre cose, un po’ Lydia Lunch, un po’ tante altre cose, sicuramente non italiane. Il suo nuovo singolo parte da una frase rubata a un rito sciamanico, al racconto personale e viscerale di un’ossessione, incarnata in un principe. Il tutto incastrato magnificamente in un loop sonoro e ipnotico da cui non possiamo che essere assorbiti. Sicuramente una delle cose migliori che potreste ascoltare questa settimana, un nuovo brano, una suggestione, una connessione con un mondo antico di cui Caterina Dolci (questo il nome al secolo di dada sutra) ha fatto tesoro: un contatto con una divinità, o una persona, o un’idea, qualsiasi cosa senza cui vivere diventi un lavoro arido.

Elia Truschelli – Tu per me

Abbiamo parlato spesso di Elia Truschelli negli ultimi mesi; l’artista sta ora per pubblicare un disco, che viene anticipato da singoli che abbiamo già visto, come E non addio, e un singolo inedito come questo Tu per me. Il brano è una dolce ballata dedicata al fratello di Elia: “Quante volte si vorrebbero dire cose ma non si trova il modo e il momento giusto per farlo? Per paura, per timore, vergogna o qualsiasi altro motivo. Ma attraverso la musica il messaggio vola leggero e si imprime ancora meglio delle semplici parole”. La chitarra acustica e un pianoforte fanno da accompagnamento alla delicata voce dell’artista, con un organo che fa capolino timidamente in sottofondo e aggiunge un tocco interessante all’arrangiamento.

Eraèmme – Supernova

Ritroviamo Eraèmme, conosciuto lo scorso anno con il singolo Cinque ritocchi, con questa nuova canzone intitolata Supernova. Poco sorprendentemente, il testo è interamente incentrato su metafore astronomiche, cosa che però nel 2024 non troviamo particolarmente originale; il sound invece è quello di un pop tranquillo e di facile ascolto, con un ritornello discretamente orecchiabile. Pezzo abbastanza radiofonico ma che non ha quella marcia in più.

Lillians – Anxiety

A poche settimane dall’uscita di 17, i Lillians ci fanno ascoltare un altro brano tratto dal loro album d’esordio I Wish I Lived This Life, in arrivo il 24 maggio per Tropical London Records. Anche se lo stile è ovviamente quello “consolidato” del gruppo (per quanto sia ancora alle prime release) molto reminiscente della parte DeLongiana dei Blink, a questo giro le sonorità più tranquille e alternative rock fanno sì che Anxiety abbia un carattere più Lillians, più personale insomma.


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