Novanta, Lacrima, Francesca Bono: le recensioni dei singoli italiani

Novanta
Novanta – Rena

A settembre pubblicavano il loro album Punk for Introverts, “per molti ma non per tutti”; i Novanta ora arrivano con un nuovo singolo intitolato Rena, che come si può intuire è cantato in italiano a differenza di molte (ma non di tutte) canzoni della band. Rena è un pezzo arioso, leggiadro anche se non leggero, forse uno dei brani più “approcciabili” del gruppo anche se non lo definiremmo certo catchy. Il genere è un indie rock frammisto a chitarre shoegaze, un brano all’inglese ma con cadenze italiane; un brano bello, che sa mettere nostalgia anche se “parla” di cieli azzurri.

Lacrima – Diverso

Singolo numero tre per i Lacrima, a un paio di mesi da Ancora. Il pop punk della band di Parma qua prende un po’ il piglio a La Sad – ma senza la trap –, che ben si adatta allo stile della loro proposta, almeno da quanto hanno proposto finora. La produzione – curata da Giacomo Bruschi e Nicolò Zambrelli – ha goduto poi dell’apporto di Ince dei WEL, che ormai è una garanzia nella scena, e nel complesso la canzone gira senza intoppi dall’inizio alla fine. [Simone De Lorenzi]

Lele Pascu – Dopo settembre

A Lele Pascu piace guardare avanti: a nemmeno due giorni dall’inizio dell’estate lui pubblica un singolo che si intitola Dopo settembre, come a voler saltare a piè pari la stagione più calda dell’anno -e tutto sommato potremmo essere abbastanza d’accordo con lui. Si tratta peraltro del suo singolo d’esordio, anche perché Lele è giovanissimo (classe 2004): una presentazione sotto il segno del pop cantautorale, con una leggera chitarra acustica a costituire l’ossatura strumentale del pezzo, e un cantato vicino alle sensibilità moderne un po’ urban. Pezzo estivo a dispetto del titolo, gradevole da ascoltare.

Lyvers – Punkanza

Che i Lyvers fossero pazzi lo sapevamo già, ma con questo brano si sono davvero superati: una storia di sesso occasionale nei bagni del Magnolia di Milano, di vendetta, di amiche di amiche, un po’ tossiche, e di fidanzate che sono anche un po’ troie. Scanzonati, incredibilmente rock and roll, sentimentali (perché anche se dicono le parolacce e urlano a una generazione cresciuta con le Vans, raccontano anche di una ragazza che non riesce a uscire dai loro pensieri: romanticismo formato Lyvers). Da urlare, da assorbire, da vivere, a tutti i Miami a cui non siete entrati, a tutte le amiche che non vi siete scopati nei bagni del Magnolia. Per dirla in maniera molto elegante: l’ascoltatore viene catapultato – da energetici ritmi che strizzano l’occhio alla meglio tradizione poppunkiana – nella prospettiva del protagonista (John Connors) vittima delle proprie delusioni amorose che cerca di superare trascorrendo una serata libertina e spensierata in un live club con musica dal vivo (nel quale suona il già citato complessino). Una serata all’insegna del famoso trio che si conclude con “…e Rock ‘n Roll” che porterà il protagonista alla scoperta di sé stesso.

Marco Male – Voglio vederti

Già visto su queste pagine con il suo progetto parallelo Poket P*rno, Marco Male torna ora con il suo progetto solista rap e questa canzone intitolata Voglio vederti. Si tratta appunto di un pezzo rappato, con una base molto EDM/synthpop e un cantato che si avvicina allo stile di mostri sacri del genere come Fabri Fibra e J-Ax. Pezzo vivace e divertente.

Matti Ratti – Mattias

A poca distanza dal suo album Tutto calcolato, Matti Ratti ha già un nuovo brano da farci ascoltare, il qui presente Mattias che come potete immaginare si chiama esattamente come il nome di battesimo dell’artista. Si tratta di un brano molto corto (2:05 minuti la durata) che continua lo stile rappato di Matti Ratti già visto sul disco; il beat dà una certa energia ma anche un’atmosfera di riflessione per un pezzo che è in effetti una sorta di recap della situazione attuale di Matti.

Vince – Non innamorarti di me

Terzo singolo per Vince, che segue ad Amore Teenager uscito lo scorso mese. Anche qui c’è l’amore, ma in negativo, come indisponibilità emotiva: “Non innamorarti di me che poi finisce che ti lascio sola”. Il pop punk fa a botte col pop rock per esigere il suo spazio, farsi strada e alla fine vince lui: dalle iniziali atmosfere delicate e tranquille a un enrgico ritornello che è insieme autoaccusa e sfogo, l’emotività non viene meno e giunge fino al bridge in cui ad imporsi è il punk rock a briglie sciolte. Un po’ come Horror di Naska ma senza il plagio ai Sum 41. [Simone De Lorenzi]

Al!s – Addio per niente

Un nuovo nome che incrocia il nostro resoconto settimanale. Un piano e voce, come a spiare una cantautrice nella sua cameretta: inizia così il racconto di una macchinata notturna, dopo una litigata, dopo l’ennesimo addio. Alice ci racconta una nuova relazione tossica, che possiamo capire tutti: l’ossessione, volersi baciare tutta la notte, le farfalle, un loop ossessivo, estivo come la più piovosa delle estati (questa?). Un’ottima scoperta, di un pop che non è pop, che è un walzer disturbante e ballabile, come quando balliamo ubriachi fino a stare male. Una bellissima scoperta che anticipa un nuovo disco in uscita il 5 luglio, e che ci offre un racconto personale e intenso, dedicato a chi non riesce a dire addio, che sviscera le dinamiche di una relazione tossica e non solo, in un brano atipicamente estivo.

Biopsy O Boutique – So Far

Ufficialmente uscito il 21 giugno ma non presente su Spotify, So Far è il nuovo singolo dei Biopsy O Boutique, che avevamo conosciuto qualche settimana fa con il singolo Eisoptrophobia. Rispetto a quel brano, So Far non potrebbe essere più lontano: si tratta infatti di una lenta e intima ballata alla chitarra acustica, incupita dal cantato molto profondo di Daniele Perrino. Non siamo grandi fan delle ballad in generale, e la cosa inevitabilmente si ripercuote anche su questa canzone, ma è comunque interessante vedere la capacità di approcciare differenti stili che la band mette in mostra.

Elsa – Se lo facessi a te

Quando le canzoni pop, estranee al circuito mainstream, riescono a scalfire l’armatura da punkettari che noialtri ci siamo costruiti negli anni, di solito vuol dire che ha fatto breccia qualcosa di speciale. È il caso di Se lo facessi a te, secondo singolo della cantautrice Elsa Turco, milanese classe 2005, che segue l’esordio In terza persona. Mescolando pop e R&B, Elsa canta della propria forza di volontà nel reagire ai comportamenti dannosi degli altri. Inutile o quantomeno superfluo, come si è soliti fare in casi come questo, giocare a cercare l’artista senior di cui sarebbe erede o la voce femminile alla quale si avvicina di più: Se lo facessi a te è un brano estremamente personale, originale e sentito. E la voce di Elsa un gioiello prezioso. [Simone De Lorenzi]

Filippo Arpaia – Corso Umberto

Circa un anno dopo Sopravviverò, ritroviamo Filippo Arpaia con un nuovo singolo intitolato Corso Umberto, che è la nota strada di Napoli, città natale dell’artista. Filippo crea un brano pop leggero e melodico, con un ritornello ampiamente orecchiabile e un gusto piuttosto retro o classico che del resto avevamo già avuto modo di notare nelle sue precedenti proposte. In questo caso crediamo che la grande forza del brano siano proprio le melodie, istantaneamente catchy e potenzialmente memorabili.

Francesca Bono – Velvet Flickering Heart

I movimenti di WWNBB sono sempre interessanti: questa volta l’etichetta/collettivo è andata a pescare “in casa”, a Bologna, inaugurando una collaborazione con Francesca Bono, già membro di Ofeliadorme e Letherdive. Il primo frutto di questo rapporto è il singolo Velvet Flickering Heart, un brano indie sperimentale, dall’incedere acido e vagamente allucinato, con vocals leggeri che a tratti si nascondono in secondo piano lasciando come protagonisti i loop strumentali. Brano non immediatamente accessibile a causa della propria natura anti-orecchiabile e anti-catchy, ma che può regalare soddisfazioni all’orecchio paziente.

Glomarì – La forma del niente

Il nuovo singolo di Glomarì, La forma del niente, è una fiaba perturbata: grazie al videoclip, autoprodotto dall’artista, Glomarì ci catapulta all’interno di un immaginario visivo potente nella sua semplicità. La sensazione è quella di attraversare una delle più tipiche narrazioni favolesche, con tanto di momenti di beatitudine, perdizione e angoscia. Se l’intro del pezzo corrisponde a uno specchio d’acqua piatto e calmo, l’arrivo di Glomarì nella scena, in concomitanza con l’ingresso di una voce estremamente densa ed educata, crea un’interferenza. In breve il videoclip assume una connotazione più oscura, come fosse vittima di una stregoneria. La sagoma di Glomarì appare e scompare sul riflesso dell’acqua, lasciando dietro di sé scie come fantasmi che infestano una poesia. Sì, una poesia, perché il testo non è stato scritto da Glomarì ma da Franco Arminio, scrittore e poeta che ha fortemente ispirato l’artista e che, detto fra noi, speriamo continui a fare.


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Una risposta

  1. 25 Giugno 2024

    […] brano bello, che sa mettere nostalgia anche se “parla” di cieli azzurri». Booklet Magazine scrive splendide parole per il nostro nuovo singolo […]

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