Intervista a Dada Sutra

È uscito venerdì 4 ottobre 2024 su tutte le piattaforme digitali in distribuzione Believe Music Italy, il primo disco full length di dada sutra -intitolato Questo amore mortale– il progetto «atipico, contorto, stratificato, indefinibile» dell’alterego della cantante e musicista Caterina Dolci (attualmente anche nella formazione de Le Bambole Di Pezza).
Questo amore mortale, che abbiamo deciso di raccontare in quest’intervista, ha un titolo preso in prestito dal famoso murale berlinese del bacio tra i politici Honecker e Brežnev, e vuole essere un inno alla disobbedienza e alla ricerca di spazi di guarigione in un mondo infettato da oppressione, genocidi e distruzione ambientale. Parla della necessità di inventarci nuovi miti, nuove divinità che non siano complici di crimini o malate di indifferenza, riscrivere una storia che non sia solo la verità parziale scritta dalla cultura ufficiale e dalle classi dominanti, che sia una storia di speranza e rigenerazione. È anche una riflessione sulla morte nell’ottica dei nativi americani, secondo cui la vita è ciclica, e la rinascita è sempre possibile finché la Terra continua a prosperare: «may our utopia be a future on Earth» è la frase dell’attivista indigena Txai Suruí che ricorre come found audio in vari punti dell’album e che ne è un po’ il tema centrale.
Come dicevamo, noi l’abbiamo intervistata per farci raccontare qualcosa in più riguardo questo disco. Quali sono le difficoltà che sono derivate dall’essere passata dall’inglese all’italiano? E cosa ti ha spinto a pubblicare questo primo album usando proprio in italiano?
Il cambio lingua si porta dietro delle diverse esigenze sulla metrica, per me ha significato provare a giocare un po’ di più con la componente ritmica delle parole, andando anche più verso il parlato. Mi ha consentito anche di “espormi” un po’ di più, che da un lato fa più paura ma dall’altra mi permette di essere più sincera in quello che dico essendo la mia prima lingua, che è il motivo per cui l’ho scelta per (quasi) tutto l’album.
Da questo disco emerge un’idea di amore decisamente oscura e non ideale. Quali letture o influenze ti hanno accompagnato per definirla?
In parte questo viene proprio dal titolo dell’album/titolo del murale a Berlino a cui è ispirato, che tradotto è “mio dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale”. Lì non è proprio “amore” però, è un bacio politico, è un’alleanza che non ha nulla di ideale e romantico. A volte si dice che l’amore muove il mondo, ma lo muove decisamente di più la politica, e da come lo muove in questo periodo direi che c’è poco spazio per romanticizzare.
La tua attività come bassista delle Bambole Di Pezza ti ha forse aperto gli occhi su alcune dinamiche che prima ti erano sconosciute?
Mi ha insegnato molto sulle relazioni umane, stare in un gruppo di cinque donne è una grande scuola, specie quando si è mestruate tutte insieme.
La scrittura di un tuo pezzo parte proprio dal basso?
Non sempre, anzi ultimamente quasi sempre parto da un’idea melodica o di testo o da un giro di accordi alla tastiera. All’inizio sì, mi capitava spesso di scrivere partendo da linee di basso.
Stai già lavorando a qualcosa di nuovo? Come suonerà?
Sì, ma è ancora ai primi stadi evolutivi, non so ancora davvero dire come suonerà. Qualcuno che le ha sentite mi ha detto che nelle nuove demo finalmente si sente qualche “vero ritornello”.
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