Beatrice Pucci, Maronna, Scicchi: le recensioni dei singoli italiani

Beatrice Pucci
Foto di Daniele Rossi
Beatrice Pucci – Figli

Esordio assoluto quello di Beatrice Pucci, cantautrice di Civitavecchia classe 1998: Figli è il primo singolo tratto dal suo EP di debutto Le colline dell’argento, in arrivo prossimamente. Un EP che si prospetta già decisamente interessante a giudicare da questo primo assaggio. Beatrice offre un brano intimo, minimale nella strumentazione (una chitarra in sottofondo, una batteria appena accennata per tenere il ritmo) e dal cantato intenso ma non over-the-top, sicuramente delicato ed elegante. Un po’ Emma Nolde, un po’ Julien Baker, coordinate che su queste pagine piacciono parecchio. Beatrice non ha peraltro solo scritto musica e testi, ma ha anche registrato e mixato il disco da sé (altri punti guadagnati). Veramente notevole.

Maronna – Deja vu

Dal Latina, Maronna ci fa ascoltare il suo nuovo singolo Deja vu, frutto della collaborazione per il testo con il cantautore e compagno di etichetta Etio (Orto Records). L’artista si presenta con vocals che ricordano un pochino il modo di cantare di Cesare Cremonini (basta vedere anche il singolo recente La ragazza del futuro), un giro di basso molto funky e un synth ipnotico che conferisce al brano un sapore quasi d’irrealtà, di sospensione nel tempo e nello spazio. Il ritornello però è catchy e ben piantato nel presente, capace di entrare in testa grazie anche a quel “déjà vu” inserito maliziosamente in apertura di ogni frase e il “sai che non succederà” ripetuto a mo’ di refrain. Songwriting capace e di qualità, ma anche molto sgamato.

Millefiori – Luce (Tramonti a Nord Est)

Millefiori, artista marchigiano che piano piano sta pubblicando sempre brani fra il pop punk, l’emo e la trap, a tre mesi da Distratto torna con una cover: Luce (Tramonti a Nord Est) di Elisa. State tranquilli, non sarete preparati, perché questa versione è tutto quello che mancava nella vostra vita. La canzone è stata totalmente trasformata e questo tocco pop punk la rende assolutamente migliore dell’originale. Il testo acquista il suo vero significato: tristezza e tinte emo ora calzano a pennello con il ritmo. Le belle trasformazioni che il pop punk riesce a creare. Ti prego, riadatta tutti i grandi classici italiani, confido in te. Non riuscirete a smettere di ascoltarla. [Maria Chiara Cerra]

Mystrales – Oracoli

Abbiamo parlato recentemente del loro brano Propaganda; i Mystrales ora ci fanno ascoltare anche Oracoli, tratta da Civil ta’xxi, un disco di tredici tracce in arrivo più avanti. Se il precedente era un pezzo alternative rock, qui siamo in presenza di una canzone più pop rock con un sapore molto funky nelle linee di basso. Se Propaganda lasciava intravedere echi di Angelo Branduardi, qui non troviamo nulla di tutto questo, e in effetti la band stessa ci anticipa che le tracce di Civil ta’xxi sono tutte molto differenti l’una dall’altra; a questo giro però convince molto meno il cantato, sia per le scelte sulle linee vocali, sia per la qualità della registrazione che non pare all’altezza di quella dello strumentale.

Neim – Solo un secondo (Rossofuoco)

Parte da una citazione di Lewis Carroll (quello di Alice nel Paese delle Meraviglie) il duo toscano Neim per il nuovo singolo Solo un secondo (Rossofuoco): “Per quanto tempo è per sempre? A volte, solo un secondo”, scriveva l’autore inglese; “credo che sia stato solo un secondo” ribattono i Neim. Il pezzo è un brano a tinte prevalentemente indie, poggiato su un beat piuttosto deciso e un synth che irrompe prepotentemente nel ritornello trasformando la canzone quasi in un anthem da stadio per un concerto pop rock (pensate agli Imagine Dragons, diciamo). Per grandi palcoscenici.

Pierfrancesco feat. Giusy Signoretta – Per una ragione che non ho

Prosegue la collaborazione del cantautore fiorentino Pierfrancesco e della vocalist Giusy Signoretta, accoppiata già vista sul precedente singolo Il delfino. Per una ragione che non ho è un brano pop leggero e delicato, che vede la presenza qua e là anche di strumenti come un flauto e un synth che aggiungono tocchi di varietà in un pezzo di per sé molto ricco pur nella propria semplicità compositiva. Il cantato resta piuttosto impostato, comunicando una certa rigidità, ma anche in questo caso non trattandosi di un pezzo “da classifica” o “da playlist editoriale” è un difetto che non stona troppo con l’atmosfera generale della canzone.

Scicchi – Mea culpa

È un classe 2002 Scicchi, e anche se a qualcuno (ehem) potrebbe sembrare l’anno di nascita di un attuale bambino, stiamo parlando di un ragazzo che ha già 20 anni. Scicchi è da qualche mese entrato nel roster de La Clinica Dischi, con cui ha pubblicato a febbraio il suo singolo 4 su 4. Ora si ripresenta con questa bella Mea culpa, che unisce un titolo di derivazione latina (quindi -diciamo- all’incirca di 2002 anni fa) con i sound più moderni: il pezzo è basato su un beat di ispirazione trappiana-urban, anche se poi Scicchi canta con vocals che appaiono più vicini al pop e alla lunga tradizione di musica leggera italiana. Il connubio funziona, ne risulta un pezzo gradevole anche se dal sapore piuttosto malinconico e introverso.

Andrea Butturini – Polaroid

Il nuovo brano di Andrea Butturini ci riporta a quelle atmosfere notturne a cui ci ha introdotto nei singoli precedenti. Un dancefloor senza compromessi in cui i chiari riferimenti da club non nascondono la malinconia del brano. Il tema della body positivity e dell’accettazione del proprio corpo viene trattato con una delicatezza spontanea e verrebbe da dire “affettuosa”, con rispetto ed empatia. Un lavoro che con coerenza rafforza questo nuovo percorso controtendenza con cui il producer sta cercando di fondere deep house e cantautorato. Due mondi a prima vista inconciliabili ma che qui trovano un punto di contatto assolutamente interessante.

Anna Luppi & The Magic Mumble Jumble – All We Got (Quando avremo)

Collaborazione internazionale, di quelle che prendono bene alla sola idea, per Anna Luppi, che per il suo nuovo singolo All We Got (Quando avremo) ha chiamato Paul Istance direttamente dall’Olanda -si tratta del cantante dei The Magic Mumble Jumble e la storia è bellissima, perché Anna ha conosciuto il gruppo a uno dei suoi primi concerti post-lockdown, rimanendo subito folgorata da questa band che non conosceva. Quando poi ha scritto il brano che ci troviamo ora di fronte, ha contattato su Instagram il gruppo e così è nata la canzone che stiamo ascoltando, registrata dai due artisti nello stesso studio qui in Italia, dove Paul è volato per incontrare Anna e registrare le proprie parti. Quasi una storia da film di fine anni ’90. Si tratta di un pezzo allegro e positivo, che non per nulla viene presentato come “un invito a lasciare andare le preoccupazioni e le paure della vita”. Anna Luppi non è peraltro nuova a collaborazioni transnazionali di questo tipo: giusto qualche mese fa usciva Justo a tiempo, il suo singolo cantato insieme all’artista uruguagio Nacho Toso.

Golena – Vetro

A qualche settimana da Aria, il veronese Golena ritorna con un nuovo singolo intitolato Vetro, fuori per laCantina Records. Un brano che parla dell’amore come sentimento “che dona alla vita il calore di una casa dove ci si sente accolti con i propri pregi e difetti”, e lo fa -in sintonia con la precedente canzone- con sonorità pop ed elettroniche anche un pochino retro, in particolare nella drum machine pestata molto anni ’80, impressione che in parte suscitano anche i synth. In questi anni di revival di quasi ogni epoca, un pezzo come Vetro appare completamente a proprio agio, aiutato anche dalle belle sensazioni nostalgiche che il brano sa esprimere.

Hapnea – Prede e maree

Con un titolo che ci fa chiedere se si stia parlando del fenomeno naturale causato dalla Luna, o se invece si stia esprimendo gioia per aver visto una distesa marittima, gli Hapnea presentano il proprio nuovo singolo Prede e maree. Un pezzo che invita alla riflessione sull’urgente problema del cambiamento climatico e su quanto tutti noi potremmo fare nel nostro piccolo per cercare di raddrizzare la rotta: “ognuno di noi sta portando alla deriva questo pianeta e il fatto peggiore è che ne siamo tutti consapevoli. Basterebbero piccole azioni quotidiane per rispettare un po’ di più l’ambiente”, spiega infatti la band. Il pezzo è un brano pop rock di qualità, che non rinuncia a essere accessibile e ascoltabile, senza però sacrificare l’integrità artistica del gruppo con concessioni troppo pop; apprezziamo allora -oltre al messaggio del testo- i bei giri di chitarra e il ritornello semplice ma diretto.


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