Gli album del mese: Aaron West, Girl in Red, Belmont & more

Aaron West In Lieu of Flowers copertina

Aaron West and The Roaring Twenties – In Lieu of Flowers

(Hopeless Records, 12 aprile 2024)

La saga che ci ha spezzato il cuore per gli ultimi dieci anni arriva a quello che il suo autore ha dichiarato essere il capitolo finale. In Lieu of Flowers è il terzo album di Aaron West and The Roaring Twenties -aka Dan Campbell dei The Wonder Years- e parte poco dopo gli eventi narrati in Routine Maintenance. Aaron torna in tour con la sua band, che ha finalmente trovato un moderato successo di pubblico, ma in tour si fa prendere la mano e ricomincia a bere, vizio che viene esasperato una volta tornato a casa, al punto da doversi ricoverare in una clinica per disintossicarsi dall’alcol. Non vi anticipiamo il finale, ma possiamo dirvi che si piangiucchia come sempre. Siamo convinti -ma non certo da oggi- che qualsiasi cosa Dan tocchi diventi oro: i brani sono emotivamente carichi, ma sono anche belli da ascoltare e hanno dei ritornelli convincenti, a volte anche orecchiabili (vedi Paying Bills at the End of the World), ed è impossibile non farsi coinvolgere dalle vicende di Aaron, basate peraltro su persone e fatti del mondo reale tra il 2019 e il 2023 (i veri tour della band, il covid, Hopeless Records…), al punto che ci si chiede quanto di quello che viene raccontato sia frutto della mente di Dan e quando sia invece una trasposizione del vissuto vero. A livello musicale, In Lieu of Flowers è il disco più ricco di Aaron West perché vede una band formata addirittura da 16 componenti, e questo aggiunge un marcato tocco di diversità a un sound che finora era stato piuttosto raccolto e intimo, ma alla fine non è tanto l’aspetto degli arrangiamenti a colpire nel segno di questo disco, quanto ovviamente le storie narrate dal protagonista, con il quale ci troviamo inevitabilmente a empatizzare e per il quale facciamo il tifo fino all’ultima riga dell’ultima canzone.


Girl in Red – I’m Doing It Again Baby!

(Columbia Records, 12 aprile 2024)

Secondo album per Girl in Red, nome in codice della norvegese Marie Ulven, già nota come esponente di punta del bedroom pop, anche se su questo disco di “bedroom” non c’è davvero nulla visto che la produzione è massiccia, l’etichetta una major (Columbia) e il sound prettamente pop mainstream. La tranquilla opener può trarre in inganno, ma già dal secondo brano i ritmi si fanno veloci, i synth esuberanti, i testi sbarazzini e leggeri. Non nascondiamo che ci sarebbe piaciuto sentire qualche strumento suonato in più e un po’ di elettronica in meno; non per nulla i pezzi che ci sembrano più convincenti sono quelli più intimi e delicati, come l’opener I’m Back e la ballad al piano Pick Me, dove i synth giocano un ruolo secondario e si percepisce un’atmosfera più reale e un’emotività meno artefatta. Gli scandinavi sono bravi a fare musica pop (basti pensare che moltissime canzoni “K-pop” sono in realtà scritte da svedesi), e anche in questo caso hanno confezionato un bel disco pop, anche se forse si è calcata un po’ troppo la mano sulla parte mainstream.


Belmont – Liminal

(Pure Noise Records, 12 aprile 2024)

I Belmont hanno fatto irruzione sulla scena easycore quando questa era purtroppo ormai morente, e anche per questo non hanno mai raggiunto livelli di fama paragonabili a quelli di gruppi come Four Year Strong o Chunk! No, Captain Chunk! (per non parlare degli A Day to Remember). I buoni dischi però li hanno sempre piazzati, e si ripetono con il loro terzo album, Liminal, fuori per la prolificissima Pure Noise Records. Questa volta i Belmont decidono di abbandonare leggermente le sperimentazioni e le contaminazioni che avevano caratterizzato il precedente lavoro Aftermath, per dedicarsi a un pop punk/easycore più puro e semplice, ma sempre molto accattivante e orecchiabile, e pure bello energico come questo genere deve essere, con i breakdown e qualche scream piazzato al momento giusto. Difficilmente sarà l’album della svolta per il gruppo di Chicago, ma la band non può proprio rimproverarsi nulla.


SeeYouSpaceCowboy – Coup de Grâce

(Pure Noise Records, 19 aprile 2024)

Nella loro missione di riportare in auge l’epoca d’oro del Risecore, dei ciuffi e delle cinture a scacchi bianche e nere, i SeeYouSpaceCowboy sono già arrivati al terzo disco, sempre per Pure Noise Records. A questo giro Connie Sgarbossa e i suoi compagni di band decidono di alleggerire (si fa per dire) un pochino i suoni, adottando un sound più vicino all’emo tradizionale che allo screamo o al metalcore uditi nei precedenti dischi. Anche nel cantato c’è più spazio per i ritornelli melodici e per la voce pulita, ma questo non deve ingannare, perché per il resto l’album è il solito tripudio di urla ferine, breakdown, chitarre sasscore e richiami all’epoca di MySpace: il paradiso dei nostalgici come noi insomma, solo che questa volta è un pochino più orecchiabile.


Lauran Hibberd – Girlfriend Material

(Virgin Music, 22 marzo 2024)

Abbiamo sentito per la prima volta il nome di Lauran Hibberd quando ha aperto lo scorso anno il tour europeo degli All Time Low, data italiana al Fabrique di Milano compresa, e ci ha incuriositi abbastanza da ascoltare il suo secondo disco, questo Girlfriend Material che esce per etichetta Virgin Music. L’artista inglese ha lavorato in studio con Aaron Gillespie degli Underoath, ma il prodotto non è certo assimilabile alla band americana: Lauran fa un pop rock / pop punk classico, divertente e parecchio orecchiabile. Metà dei brani potrebbero essere presi da un disco di Avril Lavigne dei primi anni 2000, l’altra metà da uno degli Weezer; tutti però potrebbero essere singoli, perché la cosa che è riuscita meglio all’artista e al team di produzione è stata quella di riuscire a scrivere pezzi istantaneamente catchy con testi simpatici anche autoironici -vedi 2nd Prettiest Girl (In the World)- e che mettono in definitiva allegria e buon umore. In Pretty Good for a Bad Day fa capolino anche Alex Gaskarth degli All Time Low (non a caso), unico ospite dell’album. Anche al netto delle due ballad lente e malinconiche, che sembra non possano mai mancare in nessun disco rock, il disco funziona davvero alla grande e rientra di sicuro fra i lavori migliori che abbiamo sentito in questa prima parte di 2024.


Between You & Me – Sh!t Yeah

(BYAM Records, 5 aprile 2024)

I Between You & Me erano sotto contratto con Hopeless Records per i loro primi due dischi, ma se ne sono andati piuttosto rumorosamente dopo l’uscita del secondo (Armageddon, 2021) lamentandosi del totale disinteresse che l’etichetta californiana avrebbe dimostrato nei loro confronti. Sicuramente -aggiungeremmo noi- rispetto agli artisti messi sotto contratto negli ultimi anni da Hopeless, spesso anche piuttosto discutibili, i Between You & Me con il loro classico pop punk 2010s rappresentavano ormai una sorta di outlier. La band australiana è ora totalmente indipendente, e la sua prima uscita DIY è un EP di sei pezzi dove il gruppo abbandona in parte il pop punk duro e puro per provare a espandersi su approcci più diversi e variegati al rock: ci sono un paio di pezzi simili al loro sound classico (tra cui l’opener Kill My Vibe che vede un bel featuring di Joe Taylor dei Knuckle Puck), ma poi il gruppo prova a fare un rock alternativo sempre upbeat e allegro ma meno pestato, e arriva anche al power pop alla Weezer. I pezzi sono divertenti ed estivi, ideali per i primi caldi che arrivano nell’emisfero boreale in queste settimane; probabilmente non entreranno nella storia, forse nemmeno di quella della band, però l’EP è ben fatto e funge da preludio -ci auguriamo- a uscite più consistenti da parte dei BYAM.


Greywind – Antidote

(Version III, 15 marzo 2024)

I Greywind avevano esordito nel 2017 con Afterthoughts, un disco pubblicato su Spinefarm Records sfruttando non sappiamo quale aggancio potente visto che la band era al debutto assoluto; era un disco dalle sonorità più vicine al metal che al rock, e non era nemmeno male, ma le cose non sono girate per il verso giusto e la band ha comprato i diritti sul disco diventando a tutti gli effetti indipendente. Da allora i due fratelli O’Sullivan hanno pubblicato pochissime cose nuove, ma da quei rari singoli usciti nel frattempo, era chiaro che il gruppo si stava spostando verso direttrici decisamente più rock, anzi più vicine all’emo e al pop punk. Sono proprio questi due generi quelli che ritroviamo in Antidote, il nuovo EP del duo irlandese. Ci sembra che questa veste calzi molto più a pennello per Steph e Paul, che paiono completamente a proprio agio: i pezzi sono energici ma anche molto orecchiabili, i ritornelli suonano grossi e trascinanti, e la produzione è potente. Dei Greywind ci piace molto la voce di Steph, che è decisamente particolare e si differenzia dalla massa in un genere in cui spesso le voci femminili tendono ad assomigliarsi parecchio. Ma al di là dell’aspetto vocale, Antidote è proprio un bell’EP, fatto di cinque brani accattivanti che hanno tutto per piacere a chiunque bazzichi l’emo/pop punk.


Bodega – Our Brand Could Be Yr Life

(Chrysalis Records, 12 aprile 2024)

Il nuovo album dei Bodega è il vecchio album dei Bodega. Per Our Brand Could Be Yr Life, la band di Brooklyn ripesca un suo vecchio disco uscito nel 2015 e sconosciuto ai più, lo rielabora aggiornandone i suoni e migliorandone la produzione e l’appetibilità sul mercato, e ci consegna questo progetto di quindici tracce di stampo essenzialmente indie rock, con qualche influenza post-punk come va di moda oggigiorno. Il disco è leggero e davvero godibile, l’alternanza tra il cantato maschile e quello femminile crea un ping pong che non annoia mai e certi ritornelli sono destinati a entrare nelle orecchie. L’unica obiezione che ci sentiremmo di sollevare è che la band non ha davvero fatto lo sforzo di scrivere un disco nuovo ma si è limitata a riprenderne in toto uno già esistente.


Kis-Kis – возраст согласия

(self-released, 22 marzo 2024)

Ecco di nuovo le Kis-Kis, il nostro rock duo russo preferito. Questa volta Alina e Sofja danno alle stampe un EP di cinque brani, возраст согласия (che dovrebbe voler dire “età del consenso” e si legge qualcosa come “vazrast saglasia”) e ci sorprendono alquanto con le sonorità: se i primi due dischi del gruppo di San Pietroburgo sfoderavano un classico pop punk alla californiana, veloce, diretto e divertente, il nuovo EP di pop punk o di punk rock non ha sostanzialmente nulla. I brani si situano su un rock alternativo piuttosto aggressivo e heavy, con l’uso di synth e con un cantato molto più abrasivo (si veda la seconda canzone, виселица [viselica, che dovrebbe significare “forca”], dove Sofja arriva quasi a urlare). Così su due piedi diremmo che il lato pop punk delle Kis-Kis ci piace di più, perché sostanzialmente ci diverte, cosa che questi brani non fanno. Certo, se capissimo i testi magari saremmo in grado di apprezzare meglio il messaggio della band, ma basandoci solo sulla musica questo EP ci pare meno immediato e trascinante dei precedenti lavori, pur essendo un disco ampiamente approvato e godibile.


408 – Hot Mess

(Big Noise, 22 marzo 2024)

Dopo l’EP Generational dello scorso anno, i 408 ritornano con il loro secondo disco Hot Mess, che segue l’esordio Out of It (2022). I 408 fanno quel tipo di pop punk fresco, pulito e moderno, che abbiamo ribattezzato “alla Fueled by Ramen” (basti vedere certe cose di Games We Play). Estremamente catchy e godibile anche per un pubblico più mainstream e pop, è uno stile che trova in Hot Mess un alleato prezioso. In questo album troviamo alcuni brani fatti per bene e altri che invece scadono nel plasticoso (Hot Mess, 666 in the Morning, Glow On); ci sono anche una ballad acustica, Life Goes On, e una breve joke song alla blink, Get U Off, che impreziosiscono il tutto. Con una virata molto più decisa verso il pop rock rispetto a Generational – che nel complesso era molto più accattivante di questo disco –, i 408 propongono un po’ quello stile verso cui avremmo sperato che evolvessero i Boys Like Girls invece di fare quello che stanno facendo. [Simone De Lorenzi]


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