I Prevail all’Alcatraz di Milano – 14/05/2024: il live report

I Prevail all'Alcatraz di Milano
Foto di Salvatore Giaccone

Il live report del concerto degli I Prevail all’Alcatraz di Milano!


Data controversa ancora prima di cominciare quella degli I Prevail all’Alcatraz di Milano. Lo scorso mese, infatti, la band aveva annunciato che sarebbe partita per il tour europeo senza il cantante Brian Burkheiser, costretto a non esibirsi per un recente intervento medico. Nonostante le proteste dei fan – legittime più che altro perché lasciati senza la possibilità di ottenere un rimborso – la data si è svolta lo stesso, per la prima volta italiana da headliner della band statunitense (la seconda volta nel Belpaese dopo la scorsa estate al Knotfest di Bologna).

Il primo artista ad esibirsi è Kid Bookie, che ha un nome da rapper ed è a tutti gli effetti un rapper: ciò che rende l’opener meno improbabile è che canta su strumentali metal (eseguite da una band, nessuna base per lui) che ben si confanno alla fanbase degli I Prevail. E la sala – ancora mezza spoglia siccome sono solo le 19 quando il rapper sale sul palco – per lui ha solamente entusiastici headbang di approvazione.

A fugare di nuovo altre aperture scontate ci pensano i Set It Off, che ormai non sappiamo più bene definire quale genere facciano (o piuttosto quali non facciano). Il gruppo, che molti danno segno di conoscere, non appartiene alla scena metal ma nel suo repertorio ha giocato anche lui col metallo e giustamente lo propone al pubblico dell’Alcatraz che non vedeva l’ora di pogare. Sicuramente l’energia che impiegano dal vivo rende meno scontati e noiosi certi brani della loro recente discografia (Killer in the Mirror, Win Win) e anche quel po’ di pop che fanno guadagna nuova potenza (vedi Hypnotized). Alla fine della performance – che include anche una cover di Point of Authority dei Linkin Park per fomentare la situazione – il pubblico è più che convinto. Resta inteso che i brani top, ovviamente, rimangono le vecchie chicche Wolf in Sheep Clothing e Why Worry.

A non conoscere la vicenda del cantante, uno potrebbe anche pensare che gli I Prevail, così combinati, sul palco male non ci stiano. Infatti la voce death, Eric Vanlerberghe, interviene per cause di forza maggiore (aiutato dal chitarrista Dylan Bowman) anche sui passaggi che apparterrebbero al collega melodico, ma soprattutto copre il vuoto da lui lasciato in termini di presenza scenica.

La band suona solamente 15 canzoni, tutte dagli ultimi due album Trauma e True Power, non lasciando spazio al gioiello che è Lifelines (con tanto di cuore infranto per noi pop punk kids). E infilandoci la cover di Blank Space di Taylor Swift, quella che – okay – li ha resi famosi a molti grazie alla compilation Punk Goes Pop. (Chissà se l’avessero fatta in apertura agli Slipknot. Comunque nonostante gli iniziali segnali di disapprovazione da parte del pubblico, l’intera sala si ritrova a cantare “So it’s gonna be forever or it’s gonna go down in flames”).

Tra scream e breakdown la potenza strumentale della band si fa sentire – magistrali Body Bag e le fan favorite Bow Down e Gasoline – e coinvolge. La bolgia dell’Alcatraz si scompone in circle pit sempre più giganteschi e alle 22.14 gli I Prevail temporaneamente orfani di Brian si portano a casa la serata milanese, promettendo il loro ritorno in un futuro non eccessivamente prossimo.

 

La scaletta del concerto degli I Prevail all’Alcatraz di Milano:

  1. There’s Fear in Letting Go
  2. Body Bag
  3. Self-Destruction
  4. Bad Things
  5. Blank Space (cover di Taylor Swift)
  6. Visceral
  7. DOA
  8. Deep End
  9. Breaking Down
  10. FWYTYK
  11. Judgement Day
  12. Choke
  13. Hurricane

Encore:

  1. Bow Down
  2. Gasoline

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