Gli album del mese: Claud, Sad Park, Anna’s Anchor & more

Claud Supermodels copertina

Claud – Supermodels

(Saddest Factory Records, 14 luglio 2023)

Il fatto di essere la primissima firma di Saddest Factory, l’etichetta lanciata da Phoebe Bridgers in collaborazione con Dead Oceans, e il buon disco Super Monster del 2021, hanno fatto sì che ci fossero delle legittime aspettative su Claud per questo suo nuovo disco, intitolato -con un piccolo gioco di parole sul predecessore- Supermodels. Come spesso avviene però purtroppo le aspettative non sono state corrisposte; anzi, nel caso di questo disco possiamo tranquillamente dire che le aspettative sono state totalmente deluse. Quell’indie pop/bedroom pop spesso allegro e brioso del disco precedente qui è quasi del tutto abbandonato per un sound più lento, più malinconico e più acustico, che non sarebbe nemmeno così grave se non fosse che i pezzi mancano di originalità, di carattere e di forza. Claud usa lo stesso identico tono di voce per tutti e 40 i minuti dell’album, non c’è nemmeno l’ombra di un ritornello un minimo accattivante e nemmeno di un songwriting all’altezza. Spesso anzi ci sono delle scopiazzature evidenti e maldestre, come in Paul Rudd che è un brano dei 1975 ma in versione moscia, o i vari brani che sembrano ricalcare lo stile di Phoebe Bridgers (Every Fucking Time e Glass Wall su tutti). La stessa Phoebe Bridgers che in più occasioni ci si chiede se sia omaggiata in modo poco riuscito o direttamente copiata pure nei testi, vedi il “whatever you want” di Crumbs (cfr. “whatever she wants” della splendida Graceland Too), o il “we argued about Regina Spektor” del già citato pezzo molto bridgersiano Every Fucking Time che sembra la banalizzazione di Moon Song (“we fought about John Lennon”), ma pure “you loved playing drums” poco più avanti che riprende l’”I asked you how is playing drums” di Scott Street. Insomma, pochissime idee, nessuna originalità e nemmeno un po’ di brio e di convinzione nell’interpretazione che magari avrebbero potuto salvare in parte il disco. Per noi una brutta battuta d’arresto che ci auguriamo Claud possa superare al più presto.


Sad Park – No More Sound

(Pure Noise Records, 7 luglio 2023)

Sui Sad Park avevamo messo gli occhi da un po’ di tempo, più o meno da quando la band ha firmato con Pure Noise. Innanzitutto perché ha un nome stupendo, e poi perché i singoli pubblicati prima di quest’album ci erano piaciuti parecchio. Il sound di No More Sound è ampiamente riconducibile all’emo: di base è un emo vicino a quello del decennio 2010, con influenze un po’ più alternative/indie perché purtroppo quel decennio meraviglioso è finito, ma anche con un cantato spesso ai limiti, a volte semiurlato, a volte reminiscente dei Taking Back Sunday. Alla luce di questa descrizione era ovvio che i Sad Park ci piacessero, però dobbiamo dire che secondo noi la band ha tutte le possibilità di fare ancora meglio di quanto si possa ascoltare su questo disco: No More Sound è nel complesso un bell’album, ma i pezzi migliori si trovano all’inizio (Always Around, OMW!) e alla fine (No More Sound, Parking Lot, Money in the Bag), mentre al centro del disco i pezzi perdono un pochino di carica e di immediatezza. Ci piace tantissimo quando il cantante Graham Steele sgola male finendo quasi per stonare, così come il finale della title track con i suoi vocals tiratissimi isolati; ci piacciono le chitarre e la volontà di fare musica triste ma non depressa o deprimente; ci piacerebbe qualche ritornello mangiaorecchie in più da spalmare lungo la tracklist.


Anna’s Anchor – The Merries

(Strange Brew, 7 luglio 2023)

Due anni e un trasferimento negli States dopo il suo ultimo album A Glorious Ruction, Anna’s Anchor originariamente da Limerick, Irlanda ci fa sentire il suo quinto album, intitolato The Merries. Se il titolo fa riferimento a cose felici, l’album ha al contrario avuto origine da un brutto incidente alla testa che l’artista ha subito nel 2021, poco dopo essersi trasferito in America -e forse proprio per questo (e per l’iniziale diagnosi che includeva la possibilità di perdita di memoria) tenta di focalizzarsi sulle cose positive per le quali Anna’s Anchor è grato nella vita. Lo si sente principalmente nelle parti parlate del disco, che sono per lo più registrazioni di conversazioni felici e divertite di persone con un pesantissimo accento irlandese, incluso l’irlandesissimo “d’ye know what I mean like?”; il resto della musica è invece più affine allo stile dell’artista, con un certo velo di malinconia quasi autunnale anche sui brani un po’ più spensierati. Rispetto ad A Glorious Ruction manca l’wow factor di un concept fenomenale come l’aveva quel disco (qui potete leggerne più approfonditamente), e cede in parte il passo la componente più vicina all’emo del sound di Anna’s Anchor, che qui si orienta principalmente su un indie rock un po’ più estivo, relativamente parlando. C’è invece una massiccia presenza di backing vocals femminili (che diventano anche lead in Closing Credits), a opera della brava Clare O’Brien che aggiunge tutta una dinamica differente ai vari pezzi, armonizzando in modo leggiadro e azzeccato con Marty Ryan. Questa, da grandi fan dei vocals femminili, è forse la novità che ci piace di più su The Merries e che non ci dispiacerebbe affatto sentire replicata in future uscite del progetto (e mi perdoni Anna’s Anchor se sto già parlando di dischi futuri quando ne è appena uscito uno). Se vi piacciono l’Irlanda, le armonie maschile-femminile, l’indie rock non “alla britannica” e le estati un po’ malinconiche, The Merries è il disco che fa per voi in questa stagione calda.


Honey Revenge – Retrovision

(Thriller Records, 23 giugno 2023)

Primo album per gli Honey Revenge, duo californiano che esordisce sotto Thriller Records (etichetta che abbiamo conosciuto con gli scozzesi Happydaze). La strada seguita dalla band è quella del pop rock mescolato a sprazzi di pop punk: uno stile che, complice inevitabile la vocalist femminile, rimanda a band come Against the Current, We Are the In Crowd, Paramore, Courage My Love e si porta dietro una patina emo-pop che sembra provenire direttamente dagli anni 2010. Più di una volta si ha la sensazione che questa formula conferisca un’impronta disneyana alle dodici tracce, che potrebbero tranquillamente far parte della colonna sonora di Camp Rock – sia detto in maniera tutt’altro che negativ; d’altronde in più di un punto i vocals sono molto simili a quelli di Demi Lovato. La band è ancora piccola, ma possiamo scommettere che tra non molto un sound di questo genere potrebbe benissimo essere intercettato da una label come Fueled by Ramen. [Simone De Lorenzi]


408 – Generational

(self-released, 7 luglio 2023)

I 408 sono in giro ormai da un po’ di anni, ma solo recentemente la band di Orlando si sta facendo conoscere. Li abbiamo già visti all’opera più volte in compagnia dei Magnolia Park, concittadini e amici storici con i quali, a livello di stile musicale, hanno non pochi tratti in comune: il loro è un pop punk a metà tra il nostalgico e l’aggiornato, quasi avessero selezionato il meglio di quanto il genere ha saputo regalare nell’ultimo decennio; le cinque tracce di Generational propongono energia da vendere, cori contagiosi e un coinvolgimento senza pause dall’inizio alla fine. La differenza, non di poco conto di questi tempi, con i Mag Park è che i 408 non hanno derive hip hop e nonostante questo funzionano tranquillamente lo stesso nella scena contemporanea. Generational sembra essere la risposta al come tenere vivo il genere nel 2023 senza abbandonarsi a contaminazioni eccessive e fuorvianti. [Simone De Lorenzi]


Bambole di Pezza – Dirty

(AAR Music, 7 luglio 2023)

Nonostante siano in giro da un paio di decenni, l’ultimo disco delle Bambole di Pezza risale al 2004 e Dirty è solamente il loro terzo album (titolo che si guadagna in zona Cesarini, visto che si compone di sole 7 tracce). Il disco arriva dopo una pausa – e conseguente reunion, con un sostanziale cambio di formazione – della storica formazione milanese tutta al femminile e anche su questo nuovo lavoro si rinnovano l’impegno sociale e l’empowerment femminista che contraddistinguono la band da sempre. Le prime due tracce – Io non sono come te e Favole (mi hai rotto il caxxo) – esprimono al meglio questo spirito declinandolo in uno stile che attinge dal pop punk e punk rock, così come fa successivamente Non sei sola, che vede la partecipazione di Jo Squillo. Le tonalità si spostano più sul rock nel caso di Freddy Krueger, Libertà e Dirty Bandidas (quest’ultima cantata in inglese). Con Rumore, infine, il quintetto compie una rivisitazione interessante – più per il significato che sta dietro a questa operazione che per l’aspetto strettamente musicale – dello storico brano di Raffaella Carrà. Nel 2023 le Bambole di pezza non sono invecchiate e con loro nemmeno la musica che propongono, benché non si sia aggiornata né adeguata alle nuove tendenze. [Simone De Lorenzi]


Ultrasaturated – Universal Hologram

(self-released, 30 giugno 2023)

Nuovo progetto che potremmo a tutti gli effetti definire internazionale, visto che i suoi membri sono dislocati fra Como, Vicenza e Amsterdam, ma anima decisamente italiana. Gli Ultrasaturated portano avanti la scena underground alternativa che dopo alcuni anni di morte cerebrale sta piano piano provando a mettere di nuovo fuori la testa. Universal Hologram è il loro primo EP e presenta un sound decisamente definito: la band fa un genere vicino allo shoegaze e al dream pop, con vocals soffusi e a volte sfumati dentro al resto della strumentazione, ma chitarre con molto meno riverbero e più cristalline e distinte. Un tipo di sonorità piuttosto reminiscente di quello dei Turnover degli ultimi dischi insomma. Quello che ci piace di Universal Hologram è il suo sapore internazionale e la volontà di perseguire suoni che qui in Italia trovano davvero pochi seguaci in termini di band che li propongono, e gli Ultrasaturated in questo suonano parecchio credibili. Quello che manca in questo momento sono forse dei momenti maggiormente incisivi in cui oltre a creare un’atmosfera coerente e omogenea, la band sappia anche mettere insieme dei passaggi più memorabili e distinguibili che facciano immediatamente riconoscere un brano.


Banda POPolare dell’Emilia Rossa – Sempre dalla parte del torto

(Maninalto!, 7 luglio 2023)

La Banda POPolare dell’Emilia Rossa stava fuori dai nostri radar fino a qualche mese fa, ma la colpa era tutta nostra perché seguiamo poco il suo ambito musicale di riferimento. In realtà il gruppo, fondato a Modena ormai una dozzina di anni fa, ha uno stuolo di fan davvero invidiabile: prova ne è che il suo crowdfunding per questo disco ha raggiunto in meno di tre settimane il 100% dell’obiettivo, sorpassandolo poi di più del 150%. E la Banda è anche inserita alla grande nella musica italiana, specialmente in quella politicamente impegnata: le amicizie sono con artisti del calibro di Modena City Ramblers, Kento, ‘O Zulù (99 Posse), Marcello Coleman e Gang, tutti con un featuring all’interno del disco. L’album si chiama Sempre dalla parte del torto, che è una dichiarazione d’intenti, e infatti i ragazzi della banda non le mandano a dire, avendone un po’ per tutti: i sindaci sceriffi, i fasci, la mafia che si è negli anni radicata anche in Emilia, il sistema carcerario italiano, i padroni, l’umanità vuota che segue inarrivabili modelli alto-borghesi… per rivendicare anche fieramente le proprie origini metalmeccaniche e le ascendenze partigiane (non per nulla il disco si chiude con una curiosa rivisitazione di Bella ciao, che magari è una canzone in sé ovvia per un gruppo come loro, ma che reinterpretata in chiave samba prende per l’ennesima volta nuova vita). Musicalmente, l’unico difetto che ci sentiamo di affibbiare a questo disco è che un paio di pezzi sembrano un filo troppo lunghi (pensiamo soprattutto a Domani ti sparo e Salomon’s Tube, anche in relazione a quello che succede nelle code dei due brani), ma questo è ampiamente compensato dalla grande varietà di suoni e dalla forza della proposizione sociale e politica del gruppo. Ovviamente, un disco che non piacerà a quelli che stanno dalla parte dell’attuale governo -ma a spanne, nemmeno quelli degli ultimi 4-5 governi.


Radio Tahuania – Kuru Lalla

(La Tempesta Dischi, 7 luglio 2023)

Nome e copertina esotici per i Radio Tahuania, gruppo campano che ha una predilezione per il Sudamerica, e in particolare per quella parte di continente che sta tra Perù, Brasile e Colombia. Tahuania stesso è il nome di un distretto amazzonico peruviano, il cui capoluogo peraltro si chiama curiosamente Bolognesi. La band canta per lo più in spagnolo e propone un sound originale che mescola la cumbia con il rock alternativo, elementi psichedelici e qualche tocco di ska (si veda la canzone La vida, le cui strofe ricordano anche un pochino La canzone di Marinella nelle melodie). I ritmi dei Radio Tahuania sono gioiosi, i testi esprimono un messaggio di fratellanza e di amore per tutta l’umanità vista come un unico popolo con le medesime necessità, i medesimi sentimenti e una medesima storia comune. Todo amor, il brano che chiude il disco, con il suo incedere trascinante e contagioso sembra il brano perfetto per una festa estiva; altrove, anche quando le sonorità si smorzano leggermente e le atmosfere si fanno più intime, Kuru Lalla non perde mai una certa esplosività emotiva e la voglia di portare un cambiamento positivo nel mondo, anche nel proprio piccolo.


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