Antartica – Fantasmi e storie brutte / La recensione

Antartica Fantasmi e storie brutte copertina

EP numero due per gli Antartica, dei quali abbiamo potuto testimoniare lo sviluppo fin dagli esordi. Possiamo infatti dire di essere cresciuti insieme a loro, non come lo diremmo di redivivi dinosauri come Dari e Finley, ma proprio nel senso che assieme a loro siamo diventati i quasi-adulti che mettono in scena nelle loro canzoni. E dunque eccoli di nuovo, a quasi due anni da Risposte sincere, domande sbagliate, a raccontarci i loro Fantasmi e storie brutte nello spazio di cinque tracce che sono cinque schegge di vita pronte a sorprenderci.

Che ci sia qualcosa di diverso lo fanno intendere fin dall’inizio con Fragole, dove si scatenano in sonorità dance e hyperpop emanando vibes molto moderne che possono ricordare i bnkr44. Sempre elettronica, ma in salsa indie à la Stato Sociale, è quella proposta in Margherita (vavava), per la quale scavano con sicurezza nella miniera indie pop ormai concedendosi di non indossare più l’elmetto di protezione. Azzardato? Ma va (va va).

Con Dai dai rientriamo su sentieri più simili a quanto visto nello scorso EP, un pop rock molto power, opportunamente pompato e rinvigorito da un’elettronica da fare invidia alla pubblicità delle Duracell. La pozione dance rock mescolata fino a qui dai quattro vicentini rallenta ma non troppo con Mega perdo, che mantiene alta l’asticella del coinvolgimento. In fondo al disco troviamo Tutto migliora (?), una breve coda finale che segnala fin dal titolo l’incertezza tipica di questa generazione.

Gli Antartica raccontano di fantasmi più invadenti del peggiore dei coinquilini e storie brutte che sono specchio dei casini della vita quotidiana. Cerotto per i malesseri che questa provoca e antidoto alle sue sfighe, Fantasmi e storie brutte ritrae ventenni confusi e in lotta con quella vita che più attrae quanto più è repellente, tra amori tossici, precoci amarcord (“A sedic’anni bastava una stanza e una maglietta sola per l’intera vacanza”) e una certa sensibilità contemporanea (“Parlavi di alchimia, di quanto eri inclusiva: mi hai tirato scemo per un po’ di smalto”).

Lo fanno, rispetto a quanto già conoscevamo della band, curvando il loro repertorio in direzione ancora più marcatamente pop e indie e sperimentando con l’elettronica. Ma sempre con una foga ed energia che ci rendono incerti se ballare o pogare o entrambe le cose insieme. Gli accenni pop punk degli esordi qui diradano in favore di sonorità più frizzantine e appetibili al grande pubblico, e se “Calcutta disegnava svastiche” gli Antartica poco a poco si insinuano in quell’universo musicale – di Scuola Indie in Scuola Indie – che qualche anno fa li avrebbe fatti sfondare nel mainstream. Ma, va da sé, non c’è nulla di definitivo: Fantasmi e storie brutte è un EP che loro stessi definiscono “di transizione” e che non preclude ricerche di nuovi sound ma nemmeno ritorni al passato. Quello che ora conta è solo la musica; il resto – questa recensione compresa – non è altro che chiacchiere (bla bla bla bla bla) e speculazioni (tralla-la-la-là).

Ascolta qui sotto Antartica – Fantasmi e storie brutte!

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