Gli album del mese: The Linda Lindas, Trash Boat, Drug Church & more

The Linda Lindas – No Obligation
(Epitaph Records, 11 ottobre 2024)
Quello delle The Linda Lindas è un nome che negli ultimi anni sta circolando parecchio all’interno della scena punk rock, anche grazie al supporto che noti artisti come Hayley Williams e Billie Joe Armstrong hanno dato al progetto. I membri della band sono quattro ragazze tutte sotto i vent’anni; due di loro, Lucia e Mila de la Garza (rispettivamente chitarrista e batterista), sono le figlie del noto produttore Carlos de la Garza, e qui ovviamente potrebbe scattare l’accusa di nepotismo, ma del resto se non hai dietro i soldi o le conoscenze giuste è davvero complicato fare anche solo un po’ di strada nel mondo musicale di oggi. Le Linda Lindas però sul loro secondo album dimostrano che ci sanno fare: quello che propongono è un punk rock tradizionale, con un piglio molto anni ‘90/primi ’00 che a tratti può ricordare i Green Day degli esordi, ma con un approccio pop in parte dato anche dal cantato fresco ed entusiasta. Qua e là si sconfina quasi nell’hardcore punk, come accade su brani quali No Obligation ed Excuse Me, dimostrando che il gruppo ha anche una certa versatilità; compare un interessante esperimento a metà disco con il divertente valzer punk in spagnolo di Yo me estreso (tutti e 4 i membri della band sono di origini ispaniche) e la partecipazione di Weird Al Yankovic che è un po’ l’Elio e le Storie Tese d’America, sort of. Soprattutto le Linda Lindas sembrano voler riaffermare al mondo che si può fare musica di qualità divertendosi e conquistando i giovani fan anche utilizzando le chitarre nel più vecchio e rumoroso modo possibile.
Balance and Composure – With You in Spirit
(Memory Music, 4 ottobre 2024)
I Balance and Composure per noi hanno sempre rappresentato un grande punto di domanda. Band di culto dell’ondata emo revival dei primi anni 2010, i ragazzi di Doylestown, PA hanno sempre scritto canzoni anti-catchy e anti-orecchiabili, tormentate e autunnali ma difficili da interiorizzare, almeno ai primi ascolti, e forse anche questo ha contribuito al loro successo nell’underground. Scioltosi dopo il disco Light We Made del 2016, il gruppo è di recente tornato in attività, collaborando con lo storico produttore emo Will Yip, sulla cui etichetta Memory Music è anche pubblicato il loro nuovo lavoro. With You in Spirit ci restituisce i Balance and Composure pressappoco dove li avevamo lasciati otto anni fa: un emo malinconico e mediamente compassato, privo di guizzi melodici o riff accattivanti ma sicuramente capace di impostare un’atmosfera affascinante, adatta alla stagione dei primi freddi e delle giornate che si accorciano rapidamente facendo arrivare il buio nel pomeriggio. L’album si comincia ad apprezzare solo dopo un po’ di ascolti ripetuti, e anche in quel caso non sempre è facile entrare in sintonia con questi brani così simili fra loro; i fan della band lo troveranno probabilmente fantastico, per gli altri sarà forse uno scoglio difficile da superare.
Trash Boat – Heaven Can Wait
(Hopeless Records, 4 ottobre 2024)
I Trash Boat negli ultimi anni hanno seguito una traiettoria simile a quella dei Boston Manor, di cui abbiamo avuto modo di occuparci giusto qualche settimana fa. Partiti come promettentissimo gruppo pop punk/hardcore, dopo il covid i ragazzi di St. Albans hanno ripiegato piuttosto bruscamente su un alternative metal molto influenzato dai Deftones e dai Linkin Park, con risultati decisamente alterni. Sicuramente negativo era l’ultimo disco Don’t You Feel Amazing?, mentre sul nuovo Heaven Can Wait sembra che la band abbia capito come sfruttare la heaviness per dare potenza a brani che di base possano essere anche accattivanti. Il genere resta pressappoco lo stesso, ma questa volta i brani skippabili sono solo una manciata, con più di una canzone sufficientemente gradevole. Ci sembra ancora un peccato che la band inglese abbia voluto abbandonare il proprio lato hardcore nel quale sembrava aver trovato un’ottima quadra sul secondo disco Crown Shyness del 2018, ma Heaven Can Wait è comunque una prova di buon valore.
Drug Church – Prude
(Pure Noise Records, 4 ottobre 2024)
Sono già cinque gli album nella discografia dei Drug Church, band che si è costruita un successo di nicchia nell’ambito punk con la sua interpretazione sporca e aggressiva del genere, mescolato spesso con l’hardcore, ma che finora non ha mai davvero fatto il salto di categoria, numeri alla mano. Ci prova invece con il nuovo disco, questo Prude che non sconfessa il lavoro fatto dal gruppo sin qui ma sicuramente rappresenta la prova più accessibile e “pop” della sua carriera. Le sonorità restano punk, energiche e graffianti, ma la registrazione e la produzione sono molto più pulite che in passato, i ritornelli diventano accattivanti e melodici e le canzoni si riescono a distinguere una dall’altra, non risultando più un ammasso di energia pura ma singoli pezzi con una propria anima. Prude ci piace perché sembra un disco più maturo e al passo coi tempi, mantiene buona parte delle caratteristiche che hanno consolidato negli anni il sound dei Drug Church ma prova a esplorare nuovi modi di fare musica, potenzialmente più capaci di attirare un pubblico maggiormente eterogeneo.
Slotface – Film Buff
(Propeller Recordings, 27 settembre 2024)
Da quartetto, in poco tempo gli Slotface sono rimasti il progetto solista della cantante Haley Shea, forse perché, come dice il titolo della traccia d’apertura del nuovo disco Film Buff, “I used to be a real piece of shit (but I’m working on it)”. L’artista norvegese è al terzo album, anche se il disco precedente risale a più di quattro anni fa e gli sconquassamenti interni alla band sembrano aver tarpato le ali a un progetto che appena prima del covid appariva lanciatissimo. Il nuovo album potrebbe però rimettere in piedi la carriera di Shea: le undici canzoni che lo compongono si muovono tra l’indie rock energico, il punk divertente e qualche traccia del pop punk delle origini del gruppo; i testi sono spesso spassosi e ironici e i ritornelli funzionano eccome. Gli Slotface / Haley Shea fanno quel punk un pochino patinato che piace anche a chi ascolta l’indie, e questo disco ha tutte le carte in regola per farsi apprezzare.
Daniele Faraotti – Ep! Ep! Urrà!
(Creamcheese Records, 1° ottobre 2024)
Ep! Ep! Urrà! non è un EP. Per la cronaca sarebbe dovuto esserlo, ma i tempi e le incombenze della musica, si sa, sono imprevedibili, ed ecco allora che il nuovo disco di Daniele Faraotti – cantautore classe 1961 – con le sue dieci tracce e i suoi quattro anni di scrittura, prende la forma dell’album. Titolo simpatico che viene ripreso anche nella title track finale, che scopriamo essere un “grammelot” finto-inglese, ovvero (diz. Oxford) “emissione di suoni senza senso ma simili a parole o discorsi reali allo scopo di ottenere un effetto comico o farsesco”. Nel resto del disco i testi sono invece normali, ma le sonorità si avvicinano comunque a un pop/synthpop sperimentale, allucinato. Quel che sorprende è che, pur non essendo un easy listening, la tracklist di Ep! Ep! Urrà! si lascia scorrere senza tentazione di skippare. [Simone De Lorenzi]
NapstaMind – Nel giardino a vapore
(Urban49 – Saint Louis Music Production, 7 ottobre 2024)
Album d’esordio per i NapstaMind, band che muove i suoi passi all’interno del Saint Louis College of Music di Roma e che avevamo già avuto modo di cominciare a conoscere e apprezzare nel corso di quest’anno con una serie di singoli pre-disco come Lui è qui, Nessuno resterà e Rovi. Nel giardino a vapore è un album che esplora diversi sentieri legati all’alternative rock, fondendo influenze che passano tra British rock, grunge e stoner. Le undici tracce superano spesso e volentieri i quattro minuti di durata e concedono anche dei begli assoli, in barba alle frettolose esigenze dettate dagli algoritmi del panorama musicale contemporaneo. Questa cura della parte strumentale coniuga la tradizione rock italiana a un respiro più internazionale, alternando con misura delicatezza e aggressività.
badp & Shiloh Dynasty – moonshift 3 – Over the clouds
(Bad Dreamz / CC, 30 agosto 2024)
Nuovo lavoro di Edoardo Bacci, produttore classe 2003, e ultimo capitolo di una trilogia cominciata nel 2022, moonshift 3 è il nuovo album del progetto badp. Il disco è realizzato ancora una volta in collaborazione con Shiloh Dynasty, iconica voce dietro l’album 17 di XXXTentacion. L’opera ha come sottotitolo “Over the Clouds”, e in effetti le atmosfere che queste otto tracce trasmettono sono oniriche e avvolgenti: tra brani più soft e lo fi, altri in cui l’elettronica si fa più pungente, e ritmi che guardano al pop e all’R&B, moonshift 3 – Over the Clouds è un viaggio sensoriale oltre che musicale, in cui il flow della musica accompagna i vari mood che contribuisce a creare lungo tutto l’arco della sua tracklist.
Cami Belle – Attitude
(self-released, 9 ottobre 2024)
Primo piccolo-grande traguardo per Cami Belle, che avevamo conosciuto quest’estate con il brano Idea: la cantautrice marchigiana pubblica infatti il suo EP d’esordio, che oltre a Idea contiene tre brani, due in italiano e due in inglese. Lo diciamo subito: i brani in inglese ci fanno impazzire, molto più di quelli in italiano. Sarà che siamo cresciuti ascoltando musica in inglese, sarà che questa ondata di autarchia musicale che ha colto il nostro paese negli ultimi 4-5 anni spingendo tutti gli artisti a cantare in italiano ci urta un pochino. Sta di fatto che secondo noi Go Back to Life e Remedy sono le standout track dell’EP, peraltro cantate con una pronuncia niente male rispetto alla media nostrana. Entrambi i pezzi sviluppano un pop soffuso, semplice ma elegante, un po’ più ritmato e brioso nella seconda canzone e più intimo nella prima. I due pezzi in italiano non sono male, intendiamoci, ma anche a livello vocale e di interpretazione ci sembra che Cami dia al momento il massimo con le parole d’Oltremanica.
Khakoo – The Road So Far
(self-released, 13 settembre 2024)
EP d’esordio per i Khakoo, che giocano con un po’ tutti i generi della musica alternative, saltando comunque in primis tra il rock e il metal. La band viene dal Centro Italia, ma The Road So Far ha un’idea di rock che ci pare riprendere ampiamente la tradizione esterofila, con un piglio discretamente vintage. Nelle quattro tracce – che compendiano le influenze del gruppo, incorporando nel loro mix diversi generi come blues, punk e indie rock – il quintetto parla di sogni e desideri, di lotta e guerra, di salute mentale.
Marco Male – Pronto all’uso
(self-released, 6 settembre 2024)
Disco d’esordio per Marco Male, dopo l’EP In Memoria Collection uscito ad aprile di quest’anno. Il nostro guarda alla tradizione classica dell’hip hop nostrano più che alla “nuova” trap, con rime veloci e temi street. Pronto all’uso sembra uscito dagli anni Duemila, a parte per l’elettronica che tradisce sperimentazioni più moderne da non disdegnare. Il rapper arriva dall’estrema provincia milanese, lontano dai centri della nuova scena rap e lontano dalle narrazioni iperboliche del successo a tutti i costi (“faccio una vita indeterminata con un contratto determinato”): barre che gli garantiscono una credibilità non scontata.
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