Ta Ga Da, Vintage Violence, Canale: le recensioni dei singoli italiani

Ta Ga Da
Ta Ga Da – Boy

Da qualche tempo i Ta Ga Da stanno facendo parlare di sé nel mondo underground, anche grazie a un’intensa attività dal vivo. La band ha pubblicato This Is How We Dance a novembre, e ora torna con un nuovo singolo intitolato semplicemente Boy, che è un pezzo vicino al post-punk ad alto ritmo ma dal sound più leggerino e ballabile. Il riff di chitarra è più catchy e orecchiabile dei vocals, cosa che non sappiamo bene se definire un punto a favore o a sfavore. Sicuramente a favore è comunque l’idea di mettere a disposizione di tutti una suoneria polifonica basata sul brano (la potete scaricare dal sito www.tagada.band) come si faceva negli anni 2000, anche se in questo caso la suoneria è disponibile gratis e non pagando 2 euro a un qualche sito di dubbia affidabilità come si faceva in quegli anni.

Resnae – Lato sbagliato

La periferia milanese, si sa, è maestra nel rap game. Ecco allora da Cusano Milanino una proposta che si inserisce nel fecondo panorama urban ma con alcune note di singolarità: Resnae (“si pronuncia Résne” ci informa sui social), nome d’arte di Serena Lombardo, arriva al suo ottavo singolo con questa Lato sbagliato, prodotta dal solito Mem. La canzone è meno pop rispetto alle scorse uscite ed è più secca, diretta ed essenziale. “Da sempre seduta dal lato sbagliato”, nelle sue barre Resnae va all’attacco di arrivisti e privilegiati, viziati e ricchi, falsi ed ipocriti che abitano il nostro mondo, dei ciechi che seguono la massa e dei potenti che guidano il gregge dei lobotomizzati. Lato sbagliato è un brano che inverte la classica narrazione del rapper partito dalla strada che vede nel “cash” il suo riscatto: per Resnae il successo è una possibilità concreta di cambiare le cose piuttosto che rifugiarsi nel proprio egoismo. [Simone De Lorenzi]

Sofi Bonde – Fight for Your Life

Primo singolo del 2024 per Sofi Bonde, artista svedese che però collabora con una serie di musicisti italiani per quello che possiamo definire un progetto transnazionale europeo. Fight for Your Life è una canzone pop rock che vede allo stesso tempo delle belle chitarre e dei synth dal sapore scandipop, con un cantato leggero e fresco che forse ci sarebbe piaciuto sentire un po’ più prominente all’interno del mix. La canzone, “un appello per tutti noi che a volte dubitiamo di noi stessi e del significato della nostra vita e perdiamo la speranza”, è un’anticipazione del prossimo album di Sofi Bonde, in uscita dopo l’estate.

Vintage Violence – S.I.A.E. uncensored

Dieci anni dopo la sua prima pubblicazione (all’interno dell’album Senza paura delle rovine), e in omaggio alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro il monopolio della S.I.A.E. sui diritti d’autore, i Vintage Violence ripescano il loro brano S.I.A.E. (appunto), e ne fanno una nuova versione rimasterizzata e soprattutto non censurata. E così nella frase “Anche Vasco Rossi e **** ***** devono arrivare a fine mese”, dove prima c’era un beep ora viene pronunciato il nome di Gino Paoli (che comunque era già intuibile nella versione live), già presidente della S.I.A.E. fino al 2015. La nuova versione suona un pochino più pettinata e meno sporca o immediata, ma un sorrisetto lo strappa quando pronuncia chiaramente il nome del buon Gino. Una bella chicca per i fan di lunga data, e magari anche un modo per i tanti nuovi fan che la band si è fatta recentemente per entrare in contatto con un brano del “back catalogue”.

Andrea Meda – Come un bambino

Andrea Meda è uno di quei cantautori indipendenti che incontriamo per caso nei nostri ascolti di Spotify e ci sembra che suoni come uno figo, uno famosissimo, per poi scoprire che potrebbe essere il nostro vicino di casa a Bergamo, e ci sentiamo speciali per averlo conosciuto, prima di tutti gli altri. Godiamoci questi momenti in compagnia del suo nuovo singolo Come un bambino, che è una dedica a sé stessi, una dedica a quando eravamo veramente liberi, e potevamo pensare fuori dagli schemi, lontano da tutto, una gara prima che iniziassimo a correre per cercare di essere qualcun altro. Un pianoforte ci addentra nelle parole più semplici e ficcanti che sentirete questa settimana. Proprio bello. Un nuovo intimo brano per il cantautore lombardo: una canzone introspettiva che ci fa riguardare al passato, quello più profondo, ai momenti dove non avevamo paura di nulla e tutto risultava nuovo e speciale: liberi da ogni convenzione e da ogni ideale.

Aurevoir Sòfia – Comunque lo stesso

Dopo Cadillac II ed Anything, gli Aurevoir Sòfia approdano a Comunque lo stesso con tanta voglia di novità. Nel nuovo singolo, infatti, la band di Cinisello si distacca in maniera più netta dall’hardcore punk che ha caratterizzato la sua discografia fino ad ora per esplorare territori più vicini all’alternative rock. Comunque lo stesso, racconto disilluso della fine di una relazione, poggia le basi del suo rock su un humus meno internazionale (ma continua anche qua l’alternanza tra italiano e inglese nel testo), con strofe che inizialmente navigano in giri più tranquilli per poi costruire lo sfogo nel ritornello, dove ritorna la matrice punk che li contraddistingue: l’energia, è chiaro, non manca nemmeno in questa nuova veste. Notevole l’inedita cura verso la parte strumentale. [Simone De Lorenzi]

Canale – Bordo

Ad appena tre settimane da Cielo, i Canale pubblicano già un nuovo singolo, intitolato Bordo. A questo giro l’approccio è parecchio più influenzato dall’hardcore, sia per lo strumentale che per il cantato aggressivo e graffiato. Ci piace l’idea di sperimentare con nuovi suoni e influenze, e ci sembra peraltro che i Canale su questo brano lo facciano piuttosto bene.

Eclipsis – Arco

Seconda prova per gli Eclipsis dopo Magenta uscita lo scorso anno. Come il singolo d’esordio, il pop punk (qui meno marcato, ma apprezzabile in alcuni riff e passaggi strumentali) è contaminato con un piglio più alternative rock che incornicia la voce incisiva della cantante, per un brano nel complesso melodico e orecchiabile. Molto bello il testo, verrebbe da dire quasi fuori luogo per una canzone pop punk e più adatto per un brano cantautorale: “Amore lascia andare l’arco, quella freccia mi farà poi morire, ma se muoio nei tuoi occhi io rinasco dentro al mare” (con anche incursioni indieggianti del tipo “Sono come i Frecciarossa senza i loro freni”, dove tra l’altro si potrebbe azzardare un gioco di parole tra la Freccia(rossa) e la freccia del ritornello). Nota di merito per il bridge. [Simone De Lorenzi]

Georgia, Georgia – Comphet

Terzo singolo per la veronese Georgia, Georgia, che abbiamo già molto apprezzato con i precedenti Runner Up e Lies. L’artista propone un brano indie rock dal sapore americano, probabilmente più ricco nell’arrangiamento e più pieno nel sound rispetto ai due brani già ascoltati fin qui; c’è anche un ritornello molto orecchiabile che rende Comphet la canzone più accattivante del terzetto. Il brano nasce da “un dubbio quasi esistenziale dell’artista che dopo un’esperienza con un ragazzo mette in discussione la sua sessualità” (“comphet” è l’abbreviazione di “compulsory heterosexuality”, cioè, da Wikipedia, “la teoria secondo cui l’eterosessualità è assunta e imposta alle persone da una società patriarcale ed eteronormativa”).

Mattia Faes – Graffiti

Da un’amalgama sonora brulicante di chitarre classiche e acustiche, emerge il nuovo singolo di Mattia Faes, intitolato Graffiti. Come virtuosismi d’arte dipinti sopra al muro, l’artista percepisce l’intorno come un susseguirsi di slogan a fini pubblicitari, vuoti di un messaggio che attecchisca con l’esperienza di un essere umano, fino a renderlo disorientato. In questo contesto è facile sentirsi inadeguati, infelici, sicuramente instabili davanti a una montagna di informazioni che giungono per contraddire quanto detto poco prima. È sintomatico sentirsi disallineati, ma è necessario riconoscere che a essere storti non siamo noi, ma il mondo fuori. Mattia Faes racconta di un processo che lo riporta al centro di se stesso, per un’autoconsapevolezza che fa da cura ai disagi imposti dal XXI secolo. Il cantautore milanese si lascia trasportare dalla sperimentazione, raggiungendo una forma canzone barocca nell’immensità di suoni scelti e raffinati al suo interno, flirtando come al solito con riferimenti jazz e folk.


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