WEL, Blake Rascals, Feelbacks: le recensioni dei singoli italiani

WEL
WEL – Funeral Party

A poche settimane da Strobo, gli WEL tornano con un altro singolo intitolato Funeral Party. Non fatevi ingannare dal titolo: il trio modenese non è tornato all’inglese: Funeral Party è un pezzo cantato in italiano come tutta la discografia della band dopo il “cambio” di nome, ed è anche un pezzo piuttosto fedele al sound del gruppo, se non che introduce qualche inserto elettronico solitamente assente dai brani di Enzo, Luca Bi e Ince: in primis un breakdown elettronico (quasi techno) che ben si sposa con il sonoro “what the fuck?” urlato pochi istanti prima, ma anche il riff al sintetizzatore che è maledettamente catchy. L’energia è tanta però, e si sente non solo dai soliti vocals trascinanti di Enzo ma anche dalle chitarre davvero cariche. Insomma, se Strobo pendeva leggermente più verso il pop, Funeral Party riporta l’asticella in direzione dell’easycore.

Blake Rascals – Conspiracy of Snakes

Progetto nuovo di zecca quello dei Blake Rascals, che vengono dal sempre fecondo territorio marchigiano. Il sound di Conspiracy of Snakes, il singolo d’esordio, si caratterizza per un uso marcato delle chitarre e per una sezione ritmica intensa e incalzante, che dà al brano un’energia diretta, richiamando le atmosfere del rock alternativo anni duemila, ma con un taglio più spigoloso e viscerale, capace di unire l’impatto del garage con una sensibilità indie che non rinuncia alla melodia anche oscura. Apprezzabile la produzione pulita, con attenzione al dettaglio e alla resa sonora: il mix riesce a valorizzare ogni strumento, conferendo al pezzo una presenza sonora piena e compatta.

 

Brida – Così male – Terzo quarto

Brida ci svela la terza stanza della sua essenza: “Così Male – TERZO QUARTO” rompe con le coordinate sonore a cui ci aveva abituato, per abbracciare atmosfere elettroniche e cupe, capaci di restituire tutta la potenza emotiva di una storia segnata dalla violenza domestica. Il nuovo singolo è un brano crudo, diretto, che lascia spazio al dolore ma anche alla possibilità di riscatto. Un passo necessario per l’artista toscana, che continua il suo percorso di auto-esplorazione scegliendo di mettere a nudo ogni sfaccettatura della propria identità.

 

Feelbacks – Fino a farmi bene

Nuovo singolo per i Feelbacks, che con Fino a farmi bene giocano con il proprio classico sound pop punk alleggerendolo appena appena verso sfumature più alt rock / pop rock, un po’ come un brano da The Peace and the Panic dei Neck Deep. Il brano è “la storia cruda e autentica di un legame fatto di fragilità, scontri e scelte difficili” e conta su un ritornello ampiamente orecchiabile.

 

Filippo Poderini – Le città termali

A una manciata di giorni dal suo ultimo brano Body Count, Filippo Poderini torna già con un altro singolo in anticipazione del suo album d’esordio sulla lunga distanza. La nuova canzone si chiama Le città termali e rallenta i giri del motore rispetto agli altri brani che Filippo ci ha fatto ascoltare: è un pezzo chitarra-voce, molto semplice nella sua esecuzione ma anche per questo capace di stimolare la riflessione. La canzone si apre con la frase “Le città termali e quella vaga vibe fascista”, che Filippo spiega con “i font delle insegne, i sigilli di ferro sui tombini, un’atmosfera ordinata, sicura, asettica, leggermente inquietante”, ma in questo scenario “un dettaglio rassicurante e umano: due ragazze si tengono per mano. Un attimo di pace, di intimità, sotto la luce filtro seppia dei lampioni che illuminano i residui disgraziati del ventennio”.

 

Drum N’ Jack – Habitat

Dopo aver inaugurato il 2025 con il brano Due gocce di Chanel in collaborazione con Eleonora Lari, i Drum N’ Jack tornano con un nuovo singolo intitolato Habitat, che si pone un po’ come una sorta di inno dei millennial, citando alcuni dei più grandi riferimenti musicali di questa generazione, a partire dagli Articolo 31 e dagli 883 (che tutte le persone nate tra gli anni ’80 e i ’90 sono cresciute ascoltando, dai metallari ai rapper). La canzone in sé si muove su sonorità pop rock energiche e accattivanti, con un gran bel ritornello catchy a fare da ciliegina sulla torta per una band che sa sempre trovare le melodie giuste.

 

Gargane – Occhi scuri

Occhi Scuri è il nuovo capitolo estratto dal folle romanzo di GARGANE, un brano che è al tempo stesso danza, racconto e rituale. Mescolando gipsy jazz, merengue dominicano e un pizzico di magia balcanica, l’artista modenese firma un pezzo sensuale e febbrile, dove l’amore diventa un’ossessione avvolta nel fumo della notte. Registrato con Davide Cristiani al Groundfloor Studio, il brano prende ispirazione dal classico del repertorio manouche Les Yeux Noirs, rivisitandolo attraverso la lente scura di GARGANE. Un artista che più che cantare, racconta e incanta, con una voce che vibra come uno strumento stregato. Occhi Scuri è una storia d’amore bruciata male, una notte densa di desiderio e rimpianto, tra corpi che danzano e fantasmi che sussurrano. Il risultato è un arrangiamento sospeso tra tradizione gitana, slam poetry e esperienze di busking internazionale. Ma c’è anche spiritualità, un fondo quasi mistico, dove il ritmo non muove solo il corpo, ma esorcizza il dolore in una preghiera pagana da ballare a piedi nudi. Occhi Scuri anticipa Zemiàn, nuovo album di GARGANE in arrivo nel 2025 che raccoglie l’eredità di Sigaro Thailandese, suo precedente EP. L’artista non chiede di essere etichettato, né compreso: la sua musica si vive, si attraversa, come una città sconosciuta o un amore pericoloso. Un invito irresistibile a perdersi tra il sacro e il profano, tra la malinconia del jazz e il fuoco latino. Occhi Scuri resta addosso, come cioccolato fondente sulle labbra.

 

Hotel Monroe – Africa

Prende forma il secondo album in studio degli Hotel Monroe, di prossima uscita e già anticipato dai singoli Aria e Non sei. Il nuovo brano si chiama Africa ed è un pezzo in cui “viaggiando con la nostra immaginazione abbiamo provato a imbrigliare in poche strofe e nella nostra musica” le sensazioni e le evocazioni che il continente africano suscita sulla mente occidentale. Si tratta di un brano alternative rock incalzante con un ritornello piuttosto orecchiabile, pur facendo qualche concessione al cliché come nelle sonorità tribali inframmezzate nel brano.

 

Katana Koala Kiwi – Radici

I Katana Koala Kiwi vengono da Trieste, li avevamo conosciuti qualche settimana fa con il singolo Apnea, e appartengono al fecondissimo sottobosco dell’emo italiano, ma anche al panorama altrettanto creativo della Trieste artistica. E proprio a Trieste è dedicata la loro nuova canzone Radici, “lettera d’amore aperta” alla città sotto forma di semi-ballad che unisce giri di chitarra da emo acustico e rock alternativo underground italiano. La canzone è accompagnata da un remix ufficiale, intitolato Una festa che spesso mi perdo / Radici, a cura dei Macadamia, che rivisita il brano senza comunque stravolgerlo.

 

Michele Amira – UFO in riviera!

Con UFO in riviera!, Michele Amira firma un esordio che non passa inosservato, scegliendo la traiettoria obliqua di una ballata indie-pop sospesa tra sogno, ironia e spaesamento cosmico. È la colonna sonora perfetta per chi ha amato troppo, troppo in fretta, e ora si ritrova a fissare il cielo chiedendosi se la colpa sia da attribuire a qualcosa di non umano. Il brano, nato da un vero avvistamento sulla riviera romagnola e da una lettura ispirata (UFO 78 dei Wu Ming), decostruisce con leggerezza il cliché dell’amore non corrisposto, trasformandolo in un piccolo rito di passaggio psichedelico. Il theremin di Gian Luigi Fortuzzi evoca atterraggi extraterrestri, mentre le chitarre lisergiche e il groove bossa nova cullano l’ascoltatore in una riviera alternativa. Il ritornello, invece, rompe la delicatezza con uno stacco più distorto che restituisce il senso di spaesamento che attraversa tutto il brano. Con questo singolo, Michele Amira si presenta come una voce nuova e fuori orbita del panorama alternativo italiano: capace di unire il gusto del dettaglio narrativo alla libertà espressiva del pop più colto e disincantato. UFO in riviera! non cerca di impressionare, ma riesce comunque a farsi notare, come una stella cadente vista di sfuggita da chi vive con il naso all’insù.

 

Sal Rinella e le Pallottole – Mezz’ora ma non di più

Nuovo singolo per l’attivissimo Sal Rinella con le sue Pallottole, che tra un concerto e l’altro in giro per la Penisola trova spesso il tempo di buttar fuori qualche pezzo nuovo. Come questa Mezz’ora ma non di più, un pezzo classicamente punk rock con chitarre energiche e allegre (e un bell’assolo nel bridge), una produzione pulita che fa suonare travolgente il pezzo e un testo che riflette sulla vita trascorsa e sul tempo che passa, senza troppa nostalgia come è invece facile fare in questi casi: Sal Rinella è sempre proiettato verso il futuro.

 

Silly Sam – Non ho tempo

Silly Sam non aveva tempo per preparare un comunicato stampa sul suo nuovo singolo, noi non avevamo tempo per ascoltarlo, per cui l’abbiamo fatto ascoltare e recensire a ChatGPT. No, dai, scherziamo. Però ci piace l’idea di mandar fuori una canzone e proporla alle testate senza le solite manfrine che si scrivono nei comunicati stampa, così se uno ne vuole parlare la deve per forza ascoltare. Come abbiamo fatto noi (giuriamo), scoprendo che si tratta di un pezzo in parte pop punk (per le chitarre trascinanti principalmente), in parte urban (per il cantato semi-rappato delle strofe), e in parte post-hardcore (per i riff). Il testo stesso di Non ho tempo parla in parte del preambolo che abbiamo fatto: una riflessione sul fatto al giorno d’oggi nessuno di noi abbia mai tempo per fare nulla, né “guardarsi dentro” né prestare attenzione agli altri, in musica e anche non, anche se in realtà la frase che ha davvero catturato la nostra attenzione è “se non spacco con ‘sta musica mi taglio il pisello”: attendiamo con ansia di seguire gli sviluppi di questa vicenda.

 

Static Youth – Senza cuore

Fare pop punk in Sicilia non dev’essere facile, anche solo per una mera questione geografica di lontananza dai “centri” di questo genere in Italia, ma i pop punk kids hanno un grande cuore, e così ecco da Catania una band nuova di zecca, gli Static Youth, che debuttano con questo singolo intitolato Senza cuore. Le sonorità sono 100% pop punk, con chitarre energiche e divertenti che richiamano un po’ la musicalità catchy del periodo ’00s ma con un sound più “cattivo” e improntato all’aspetto punk, tipico della corrente 2010s del genere. Il brano è accattivante, le melodie ci sono, ci piacerebbe sentire forse una produzione più levigata e cristallina come quella dei grandi dischi angloamericani di questo filone, ma le premesse ci paiono decisamente buone.

 

Alice Caronna – DDL

“DDL” è il nuovo singolo di Alice Caronna, un brano potente e necessario che mette al centro l’amore, la libertà e la lotta contro ogni forma di omologazione. Un inno pop dal respiro elettrico, che celebra un amore tra due donne senza scuse né compromessi, rifiutando ogni etichetta, ogni giudizio, ogni limite imposto da una società ancora troppo legata a schemi rigidi. Il titolo è un richiamo diretto e provocatorio: “DDL” evoca leggi, sigle e norme che spesso cercano di imbrigliare le identità e i sentimenti. Alice ribalta il significato, trasformando l’acronimo in una dichiarazione di esistenza, in una presa di posizione chiara e luminosa.

 

Ambradea x Kandrax – Lucida

Collaborazione italo-svizzera quella fra la voce della romana Ambradea e la produzione dello svizzero-italiano Kandrax, per un brano intitolato Lucida. La canzone ha sonorità synth-pop che possono essere sia radio-friendly che più laterali, un po’ per l’interpretazione vocale evocativa, un po’ per il testo poeticheggiante e riflessivo. Echi di italodance nell’outro, che su queste pagine sono sempre particolarmente apprezzati.

 


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