Gli album italiani: Le Vite degli Altri, Pas Mal, Kensho & more

Le Vite degli Altri Disturbo della quiete privata

Le Vite degli Altri – Disturbo della quiete privata

(self-released, 16 febbraio 2024)

Le Vite degli Altri sono venute fuori abbastanza dal nulla dalla provincia milanese, ma (e forse anche per questo carattere inaspettato) ci hanno veramente sorpresi con uno dei migliori EP che avremo modo di ascoltare quest’anno nell’ambito alternativo italiano. Questo primo lavoro contiene cinque pezzi -la quantità perfetta per un EP di presentazione- che partono dal rock alternativo per caricarlo con chitarre aggressive, un cantato passionale e a volte quasi urlato e una batteria che spinge, lasciando insomma vedere influenze derivate anche dall’emo e dall’hardcore, quando non dallo screamo. Come fai, singolo uscito prima dell’EP, è probabilmente il pezzo forte della casa, con un ritornello che non può non trascinare e far prendere bene (anche se i testi non sono troppo da presa bene tradizionalmente intesa), ma piacciono davvero tanto anche la prima traccia Senza più dormire che va in un crescendo d’intensità e di emozioni dopo un’intro atmosferica e la quinta, Temporale, forse la più “punk” di tutto il disco.


Pas Mal – Se fosse musica rock

(La Clinica Dischi, 19 gennaio 2024)

Primo lavoro da solista per Pas Mal, ovvero Lorenzo Federici, bassista degli Eugenio in Via di Gioia nonché eponimo dell’album d’esordio del gruppo. Se fosse musica rock è un EP di cinque tracce che non è in effetti musica rock, ma se lo fosse suonerebbe altrettanto bene, forse giusto un filo più energico. Il suo sound è invece più vicino al pop, all’indie nostrano e a tratti al cantautorato (vedi Asciutto e Sotto i nostri occhi). I brani sono tendenzialmente upbeat, sicuramente facili da approcciare e orecchiabili; se dobbiamo trovargli un difetto diremmo che sono canzoni che scorrono senza lasciare una traccia indelebile in chi ascolta, tanto a livello di testi quanto a livello di melodie e strumentale.


Kensho – Rotta del diavolo

(self-released, 20 dicembre 2023)

EP d’esordio per i Kensho, band che prende il nome dalla parola giapponese che significa “momento fugace di illuminazione improvvisa”; e se i nomi giapponesi ormai cominciano a essere piuttosto inflazionati, quantomeno il gruppo non ha scelto di chiamarsi Kintsugi. Il quartetto mette insieme le proprie prime quattro canzoni, proponendo un rock al pianoforte molto gradevole a livello strumentale e dotato tanto di garbo ed eleganza quanto di piglio e decisione rock. Discorso a parte andrebbe fatto per il cantato: Giorgia Soriga dimostra di avere un’eccellente tecnica vocale, ma i suoi vocals suonano piuttosto impostati, come se avesse preso un po’ troppe lezioni di canto, e questo toglie dell’immediatezza e della passione dai brani. Curiosa la scelta di inserire un brano in inglese a fine EP quando il resto delle tracce sono in italiano; forse anche questa è una decisione su cui ci sarebbe da fare qualche riflessione perché il brano sembra il classico pesce fuor d’acqua e crea un po’ di smarrimento nell’ascoltatore. Nel complesso comunque il giudizio è positivo per il lavoro di questa giovane band che sta muovendo i primi passi e che avrà sicuramente modo di migliorare e affinare le proprie capacità di scrittura.


Digiovanni – La seconda prima volta

(La Rue Music Records, 26 gennaio 2024)

Primo album per il progetto Digiovanni, nome d’arte di Alessio Franchini (Digiovanni è il cognome della madre) che ha già una lunga storia di concerti e pubblicazioni alle spalle. La seconda prima volta è un disco minimale nella strumentazione e nell’approccio, anche se i brani assumono molteplici vesti e sensazioni: la prima parte dell’album è infatti più intimista, quieta e cantautorale, dando l’idea di pezzi fragili e delicati da ascoltare in silenzio e a volume basso per non rompere un qualche incantesimo; la seconda parte lascia invece maggior sfogo alla strumentazione, acquisendo più ritmo e più tiro sistemandosi su un pop rock piuttosto allegro seppur mediato dal cantato un po’ malinconico di Digiovanni. Per gusti e sensibilità personali preferiamo il “lato B” di La seconda prima volta, più movimentato e interessante e variegato, ma questo non deve sminuire anche il primo tratto dell’opera, che nel complesso è un ottimo album di riesordio.


Koomari – Movimento

(self-released, 23 febbraio 2024)

Movimento è innovazione, risposta opposta alla conservazione; è trasformazione, fluire delle cose; è danza, naturale reazione del corpo al funky. Il primo EP dei Koomari si contrappone all’immobilità della noia e della morte, 4 tracce nate dalla sana improvvisazione delle jam session. In Movimento si esplora la parte più esoterica della band di Casalmaggiore, la quale cerca negli accordi di chitarra nuovi linguaggi per intercettare una realtà ormai sfuggitaci di mano. Non è un caso che nella tracklist compaia un brano come Cerimonie, virtuosismo funk-onirico in cui la band contestualizza i riti e i moti di aggregazione nell’odierna società che ci copre di solitudine. La spinta a credere che ci sia un disegno più grande, con qualcuno a dirigere il tutto dall’alto, ha poco di religioso. Gli artisti puntano più a una solenne trasparenza di fronte alla natura bistrattata dall’uomo. Seppur in minima parte, l’umanità percepisce le sue colpe e sente la necessità di una riconnessione con la Terra. Da qui il bisogno di nuovi spunti creativi e nuove parole, perché se non ci piace la realtà in cui viviamo, tanto vale provare a cambiarla a piccoli passi di danza.


Yassmine Jabrane – Urbe

(self-released, 19 gennaio 2024)

Passo d’esordio anche per Yassmine Jabrane, che in Urbe raccoglie quattro brani di cui uno inedito (Lady D, uscito nel corso del 2023). L’artista romana propone un pop dalle sonorità moderne, equamente divise fra le prime due tracce più movimentate, upbeat e con influenze anche derivate dall’urban, e le due tracce finali più spaziose, rilassate e intime con tratti R&B. La voce di Yassmine non è magari così particolare a livello di timbro o di cantato, però è chiara e molto piacevole da ascoltare, proprio come i suoi pezzi.


Paduano – Oltre

(XO La Factory, 19 gennaio 2024)

Nuovo EP per Paduano, che nel 2021 aveva pubblicato il suo album d’esordio Apolide. Il nuovo lavoro si chiama Oltre e contiene 5 tracce più un’intro omonima che propongono una delicata e anticonvenzionale miscela di indie e pop. La base strumentale si divide fra chitarre, beat e synth, con un paio di brani (Tutti i discorsi e Buccia d’arancia) che vedono anche un importante arrangiamento di archi. È un sound che definiremmo più internazionale che italiano e che non rinuncia comunque a un certo ritmo, a volte anche piuttosto sostenuto come nei primi pezzi della tracklist. Non catchy, non orecchiabile, ma un EP da assaporare adagio, meglio se con qualche ascolto ripetuto per entrare per bene nelle pieghe delle atmosfere sinuose che Paduano ha creato.


Suvari – Buh!

(Nufabric Records, 19 gennaio 2024)

Secondo album per Suvari, progetto solista di Luca De Santis, Buh! arriva sei anni dopo Prove per un incendio. Non ho ancora ben capito come classificarlo (ma il fatto che ne voglia lo stesso parlare fa capire che questo forse non è poi così importante), per cui mi limito ad usare l’etichetta-ombrello di alternative rock, anche se le varie recensioni online lo definiscono new wave e post-punk. Le nove tracce parlano di vita, di paure, di rimpianti, di scheletri (anzi, di fantasmi) nell’armadio; e proprio nei testi trova il suo punto di forza, che si depositano con naturalezza sopra a un sound costruito per farsi strada al di fuori del disco. Prodotto da Federico Dragogna dei Ministri, Buh! è un album che già a gennaio promette di essere tra i più stimolanti del 2024 e può essere definito “interessante” non per etichetta paracula, ma come sincero apprezzamento. [Simone De Lorenzi]


Mahatmos – The Last Interview

(self-released, 22 febbraio 2024)

C’è qualcosa di profondamente commuovente nel nuovo EP dei Mahatmos, il duo composto da Maurizio Loffredo e Gianluca Meloni. The Last Interview si serve della musica elettronica per riportare in vita le voci di cinque icone del passato: George Orwell, Nikola Tesla, Sigmund Freud, Georges Méliès e Mahatma Gandhi. Ascoltate questo disco nel buio della vostra stanza, stesi nel vostro letto, e avrete l’impressione di essere improvvisamente connessi a qualcosa di più grande di voi. The Last Interview è sicuramente un ottimo (e ben riuscito) esperimento musicale, ma ciò che resta impresso più di tutto è la vera e propria esperienza dell’ascolto, un’esperienza che è al tempo stesso sensoriale, emotiva e intellettuale.


Corrado Degliangioli – Unn’è l’amuri

(self-released, 24 dicembre 2023)

Lavoro d’esordio per Corrado Degliangioli, che propone con Unn’è l’amuri cinque tracce, di cui però solo la prima è cantata in siciliano, a differenza di quanto potrebbe lasciar pensare il titolo. L’artista di Modica scrive brani decisamente influenzati dalla canzone d’autore italiana; i primi due pezzi (la title track e Il cappello di un pescatore) potrebbero essere definite “canzoni da pescatore”, sono ballate minimali, che ci immagineremmo suonate e intonate di notte davanti a un caldo fuocherello. Le tre tracce successive sono maggiormente cantautorali, alla De Gregori – Guccini – De André, e se da un lato sono più ritmate e variegate a livello di sonorità, dall’altro dobbiamo dire che preferiamo l’intimità e l’atmosfera quasi magica dei primi due brani.


Leumann – Here Is Not Here

(self-released, 22 febbraio 2024)

Here Is Not Here è il titolo del nuovo album di Leumann, progetto solista di Manuel Parisella, definito come un flusso di coscienza molto vicino al concept album. Le sonorità elettroniche di questo disco trasportano l’ascoltatore nel regno più intimo di tutti, quello del proprio Io più inconscio. Gioia e dolore, ansia e malinconia, beatitudine e annichilimento, mille sensazioni diverse si fondono in una singolarità variopinta che è unica, nella sua natura, come è unico l’animo di ogni singolo ascoltatore che si imbatterà in questo disco.


Gabriella Rinaldi – Alia

(Maxsound, 19 gennaio 2024)

Operazione molto curiosa quella effettuata da Gabriella Rinaldi, che decide di ripubblicare quattro brani originariamente usciti addirittura nel 1995. L’artista, su questo EP intitolato Alia, mette insieme due pezzi upbeat e movimentati come Stendermi un pò (sì, scritto ahinoi proprio così) e Raggio di luna, e due pezzi più riflessivi e compassati come Le aquile e Il ritmo del cuore. L’uso della voce tradisce in toto la propria origine anni ’90; sembra un pochino di sentire la Alexia di quel periodo, e anche le sonorità e le melodie cominciano ad apparire un po’ retro, per quanto la produzione e l’arrangiamento siano ancora assolutamente attuali. La melodia del ritornello di Stendermi un pò ricorda vagamente The Best di Tina Turner, coi dovuti confronti; Raggio di luna ha un arrangiamento un po’ da Vecchio West. Un tuffo indietro nel tempo che ci fa tornare per un attimo piccoli.


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