Voina, Klaus’s Branch, Calma Ora: le recensioni dei singoli italiani

Voina
Voina – Meteorite

Ultimo singolo per i Voina, che con Meteorite finiscono di anticipare il loro prossimo disco, l’ennesimo album intitolato Kintsugi, fuori il 23 febbraio su V4V. Meteorite è un brano alternative rock con qualche leggera sporcatura emo: chitarre distorte ma non esageratamente aggressive, un ritornello orecchiabile alla Cara Calma e strofe accattivante e trascinanti, quasi più del ritornello stesso, un “chi se ne fotte” furbamente ripetuto più volte per fare brutto, pure un lungo assolo di chitarra come se fossimo a San Siro al concerto di qualche storica band hard rock. Un bel pezzo che ci lascia con sensazioni molto positive sul disco in arrivo.

Marco Bugatti – Pronto soccorso

Ancora un singolo per Marco Bugatti, che era partito dalle schitarrate rock di Fare casino andando poi ad addolcirsi man mano con i singoli Amen e Fuori, per arrivare ora a un brano tranquillissimo e allegro che si rifà in toto alla tradizione della canzone popolare milanese, come questo Pronto soccorso. La canzone è quasi una filastrocca, a metà fra musica e cabaret, e si basa sugli accordi di La luna è una lampadina di Enzo Jannacci. A prima vista si direbbe che è un brano meno catchy e immediatamente accattivante rispetto ad altri suoi pezzi (tipo Fare casino che abbiamo ancora in testa a distanza di più di un anno), ma in realtà quei “ta ta ta” e quei “la la la” sanno insinuarsi eccome fra le cellule cerebrali.

Max Eldorado – Una scala tra le nuvole

Il singolo di Max Eldorado si chiama Una scala tra le nuvole, che potrebbe benissimo essere una “stairway to heaven”, almeno linguisticamente parlando. La canzone è un tranquillo brano pop suonato, con un effetto 8-bit al synth nelle strofe che ci fa venire l’impressione di avere un Game Boy acceso in mano con Pokémon Oro inserito. Le atmosfere sono quelle della musica leggera italiana in stile Sanremo di alcuni anni fa, nel bene e nel male. Forse un brano un filo troppo classicheggiante, ma sicuramente sentito e ricco di emozione.

Roberto Celi – Garda Lake

Roberto Celi si lascia ispirare da una veduta sul Lago di Garda per comporre questo pezzo interamente strumentale intitolato non a caso Garda Lake. È un pezzo tendenzialmente allegro e ritmato, dal sapore jazzistico e retto dal suono di quello che supponiamo essere un vibrafono, che gli dà un senso di confortevole sicurezza, come stare fra le cullanti braccia di una madre un po’ in sovrappeso.

Votto – Il nastro di Möbius

La band più feroce di Piacenza torna sugli schermi in occasione dell’uscita de Il nastro di Möbius, primo artificio della filosofia dei Votto, nonché primo passo verso l’uscita del nuovo disco in programma per marzo 2024. Guardando indietro all’album d’esordio Quindi noi sbagliammo facemmo giusto, il suono dei Votto evolve e si struttura su sonorità più gonfie e perturbanti, in cui batteria e chitarra battono forte come il martello sull’incudine, senza per questo piegare l’identità della band che, al contrario, si arricchisce di nuove sfaccettature. Il nastro di Möbius è un brano che si divide in due momenti: uno più introspettivo, in cui la voce ripercorre interiormente il rapporto con le proprie paure; nella seconda parte invece la fobia viene espletata al di fuori del corpo soltanto per accorgersi che, come un germe, si aggrappa agli altri con cui instauriamo relazioni corrotte. La paura sembra coprire come un velo tutto ciò che ci circonda, rendendoci tutti uguali, non in un impeto di comunanza, quanto di distacco.

According to Jack – The Best I’ve Never Had

According to Jack è un progetto punk, anche se The Best I’ve Never Had è un brano esclusivamente acustico. Ma il tiro punk si sente eccome, e se Jack vorrà rifare il pezzo con chitarre elettriche, batteria e annessi e connessi, non avrà certo alcuna difficoltà a ottenere un ottimo effetto. Il pezzo si sente che funziona molto bene, con un ritornello catchy e un bel piglio; è un acustico, quindi difficile da giudicare, ma noi aspettiamo una versione full band.

Alicante – Pluto

Pluto è il nuovo singolo di Alicante, che per presentarlo fa riferimento al noto carme 5 di Catullo, quello dei mille baci, anche se non siamo del tutto certi di quale sia il nesso con la canzone (anzi, proprio non lo vediamo). Il brano è un pezzo che ondeggia fra post-punk e shoegaze, con un cantato che resta quasi sullo sfondo rispetto alle importanti e distorte chitarre che recitano la parte del protagonista. Un trend già sentito su Bacche di goji, il precedente brano di Alicante di cui abbiamo avuto modo di parlare, e che forse non ci fa totalmente impazzire ma che riconosciamo dà un carattere molto personale e particolare al progetto di Alicante, che suona diverso da quasi tutto quello che si può correntemente ascoltare in giro.

Bastiano – Siamo di passaggio

Entra quasi in punta di piedi nella scena indipendente il progetto di Bastiano, alter ego musicale di Luca Bastianello che si racconta nel suo nuovo singolo dal titolo Siamo di passaggio. Un nuovo capitolo del cantautore vicentino, bassista in una vita passata, chitarrista acustico e songwriter in questa. La consapevolezza e la semplicità delle piccole cose, la compagnia di un cane, l’autoanalisi che guarisce, un passato che si accumula e si fa pace. Bastiano racconta la sua storia ma anche quella di noi tutti. Da tenere d’occhio e speriamo anche che sia solo un assaggio di un album o uno specchio più ampia. Siamo di passaggio è un reminder, una coccola, il racconto di un amico fidato che non vedevate da molto tempo.

Calma, Ora – Hiding Spot

Nuovo singolo per i Calma, Ora, che avevamo visto l’ultima volta lo scorso anno con il brano Hovering. L’ultimo pezzo si chiama Hiding Spot e anticipa un EP in arrivo il 22 marzo. È una canzone che la band descrive come influenzata da artisti quali Hovvdy, George Clanton e Homeshake. In effetti è più movimentata e ritmata rispetto a quanto avevamo sentito in precedenza dalla band, ma pur sempre con quell’aura un po’ sognante di accennata malinconia.

Cassio – Elliott

Nemmeno due minuti per Elliott, il nuovo singolo di Cassio pubblicato il giorno di San Valentino ma quasi una sorta di contro-inno alla nota festività capitalista: “l’amore viene visto come un anello di matrimonio: è scambiarsi delle cose che non torneranno più indietro, dare tutto, anche quello che non si ha senza mai chiedere nulla in cambio”, dice infatti l’artista. È un singolo semplice, con due chitarre che costituiscono la quasi totalità della parte strumentale e un cantato tra l’emo e l’indie piuttosto ricco di malinconia. Più un frammento che una canzone vera e propria, per cui non ci sentiamo nemmeno di esprimere un reale giudizio sul brano. A voi l’ascolto.

Egon – Incontrarsi

Se il precedente brano degli Egon, Sorvolando la Groenlandia, durava sei minuti, possiamo dire che la band a questo giro si è trattenuta parecchio visto che Incontrarsi è un singolo di appena 4 minuti e mezzo. Il gruppo di Sassari ripropone il suo modo di fare musica che contamina rock alternativo e atmosfere metal; cantato italiano ed evocazioni nordiche; ritmi maestosi e compassati e volontà di scrivere ritornelli melodici. Nel finale bel duetto fra il cantante e Carlotta Meridda dei Fenech; le interazioni fra voce maschile e femminile sono sempre un’ottima idea che stranamente non viene tanto sfruttata nella musica odierna.

Jesterday – Apple Blood

Come sarà il sangue di una mela? Ce lo chiediamo ascoltando Apple Blood, il nuovo singolo dei Jesterday che arriva a poco più di tre anni dall’ultimo album The Unpleasant Guest. La band suona un rock alternativo abbastanza organico (del resto si parla di mele…), con qualche traccia di emo così come del rock da primi anni 2000. Carino (e necessario) il cambio di passo nel finale dopo il bridge; il cantato ha un accento molto italiano ma per una volta questo non crea l’effetto un po’ sgradevole che di solito gli accenti pesanti hanno. Per chi vuole del rock italiano in inglese che non sia quello di quella band lì mainstream.

Klaus’s Branch – Sycamore Green

Nuovo singolo per i Klaus’s Branch che zitti zitti si stanno rivelando come una delle novità meno al passo con i tempi e più interessanti del panorama emo italiano. Diciamo meno al passo con i tempi perché il loro sound sembra uscito dai primi anni 2000, ma in realtà all’estero di band recenti che ricalcano quelle sonorità ce ne sono parecchie (a partire dai Koyo), per cui questa espressione va assolutamente intesa come un complimento. Sycamore Green è un brano che unisce benissimo l’emo 2000s con l’hardcore: chitarre aggressive ma melodiche e cantato urlato, sgolato e ricchissimo di emozioni e di pathos. Potevano venire da Long Island, e invece vengono dalle Marche. Unica pecca quando le linee vocali si sovrappongono creando un effetto poco armonico e poco piacevole all’orecchio, per cui forse ci sarebbe da rivedere qualcosa in fase di mixaggio.

Luca Coi Baffi – Post-irrisione

C’è chi come Chiamamifaro ci ha parlato della post-nostalgia, e c’è chi come Luca Coi Baffi ci parla della post-irrisione. È questo il titolo del suo singolo d’esordio, un brano rock con chitarre distorte e pesanti ma che mantiene una certa leggerezza nel proprio essere, anche grazie a un ritornello molto melodico e orecchiabile più da canzone pop, e forse alla libertà mentale dell’adolescenza, ovvero il periodo in cui l’artista ha inizialmente scritto il brano. “Piena adolescenza, primi amori, tradimenti e pochissima esperienza. […] Non ho saputo parlarne con mio padre e così ci ho scritto una canzone”, dice Luca. 


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