Provinciale, Belly Button, Rob Bellusci: le recensioni dei singoli italiani

Provinciale band
Provinciale – Amanita

Dopo una strana canzone come Assassina, i Provinciale con Amanita si riportano su sonorità più affini a quanto avevamo udito sui primi due singoli Lei va e Freedrink. Una lunga intro strumentale in salsa Midwest ci porta su un pezzo abbastanza tirato in pieno stile emo, con belle chitarre e un cantato piuttosto pacato sebbene emotivo. Per noi un buon ritorno di fiamma dopo la sbandata del singolo precedente.

Sümelga, Elisa Bellesi e Settembre Rosso – Tonight

Ancora un singolo per i Sümelga, questa volta in doppia collaborazione con Elisa Bellesi e Settembre Rosso. Il testo del brano è direttamente ispirato al libro Al di là dei sogni di Richard Matheson, che viene direttamente citato in più punti del brano. Il sound è quello di un rock alternativo con chitarre minacciose, quasi thrash metal e qualche assolo qua e là. Importante è anche la durata, con ben cinque minuti di brano (forse un filino troppo, a nostro modestissimo parere).

Alchimista – Centomilavoci

Ritorna Alchimista, con questo brano intitolato Centomilavoci che è ben differente dal brano con cui l’avevamo conosciuto, ovvero quel Vertigine uscito a inizio 2022 che era un lento pezzo al pianoforte. Il nuovo singolo ha invece tinte maggiormente urban, con un beat di fondo e un cantato rappato, anche se in generale le sonorità si mantengono piuttosto minimali e semplici. Si tratta di “un brano che racconta ed esalta la capacità della musica di unire e di connettere le persone fra di loro”, dice l’artista a proposito del singolo.

Ali – Incolore

Ecco di nuovo Ali, che avevamo conosciuto poche settimane fa con il suo singolo Distesi. L’artista si ripresenta con un nuovo brano intitolato Incolore, che è un pezzo pop dotato di un beat apprezzabile e un arrangiamento guidato dai synth. Il sound è piuttosto minimale e tranquillo, ma la canzone ha un certo ritmo; il ritornello non ci dispiacerebbe affatto per le sue melodie, se non fosse per quegli strani backing vocals femminili che costruiscono un effetto veramente strano e in parte cacofonico.

Belly Button – Promesse per strada

Curioso nome d’arte quello di Belly Button, che sceglie di chiamarsi come l’ombelico in inglese. L’artista ex Honiro presenta un nuovo singolo intitolato Promesse per strada, che vede addirittura la partecipazione di un coro gospel (il coro Onda), creato peraltro dallo stesso artista. Non è una sorpresa quindi che il sound di Belly Button venga da lui definito “urban gospel”. Il brano è retto da una chitarra acustica e vede un cantato vicino al rap, con qualche inserto pop rock nella strumentazione e nell’arrangiamento. Una proposta a suo modo originale che non ci dispiace affatto.

Drum n’ Jack – Usa e getta

Nuovo singolo di un 2023 molto prolifico per i Drum n’ Jack. Usa e getta è un brano che “racconta una storia di passione che dura giusto il tempo di una Instagram story”, sottolineando il paragone con i famosi 15 secondi che erano la durata massima di una singola story fino a poco tempo fa. Il sound della canzone è quello di un pop rock o rock alternativo con qualche influenza pop punk; molto poppeggiante e orecchiabile il ritornello, per un brano che magari non avrà chissà quali pretese ma che entra parecchio sofficemente in testa.

Gianni Gianni – Vedi

I Gianni Gianni ci stanno già simpatici per il nome che si sono scelti, con quella sonora ripetizione di un nome già un po’ buffo di per sé. Vedi è il loro primissimo singolo, e presenta un pochino il manifesto musicale di questo progetto: elettronica lo fi, minimalista, con qualche influenza dell’indie pop e del cantautorato italiani, specialmente nel modo di cantare -e, aggiungeremmo, nel testo ripetitivo e un po’ stralunato. Strana proposta, che magari in questo momento potrebbe non avere un immediato riscontro di pubblico ma che merita un approfondimento con i prossimi brani.

Guzzi – Gin Mare

Prende il nome da un ottimo gin il nuovo singolo di Guzzi, che avevamo visto questa primavera con il brano Autogrill. Gin Mare è un bel pezzo indie pop suonato, dalle sonorità piuttosto upbeat e allegrotte anche se il testo non sempre lo è. “Credo che ogni tanto ci sia bisogno di “farsi male” per riallinearsi alla vita, senza esagerare ma anche senza badare ai finti moralismi di chi ci vuole sempre sobri”, dice l’artista a proposito del brano. Una canzone che se fosse stata interpretata da qualche artista hypeato tipo Calcutta o Tommaso Paradiso sarebbe probabilmente considerata una hit.

In Limine – Palude onirica

Palude onirica è un brano che suona esattamente come il titolo promette. Sonorità che si divincolano fra dream pop, emo, indie rock e shoegaze, accompagnate da un cantato particolarmente acuto. L'”onirica” del titolo si riflette bene anche nei synth del brano, che si spandono su un pezzo riflessivo e cadenzato, sicuramente non catchy o ruffiano ma molto apprezzabile per chi si trastulla con questi generi musicali.

Lacosa – 410 AD

410 AD è uno dei brani contenuti nell’album d’esordio self-titled dei Lacosa, di cui avevamo già avuto modo di ascoltare il singolo Green Light un paio d’anni fa. Si tratta di un pezzo che si muove fra elementi rock (principalmente le chitarre e l’approccio un po’ alla U2) ed elementi elettronici nei synth pronunciati e nel beat di fondo. Non è un brano veloce o upbeat, ma è arioso e potente pur senza eccedere in distorsioni e batterie grosse; le atmosfere sono più internazionali che italiane, complice anche il cantato in inglese. Resta solo da scoprire perché la band abbia scelto l’anno 410 come titolo del brano.

May Gray – (Ho rotto le) Catene

Da non confondere con la quasi omonima e più celebre Macy Gray, i May Gray ci presentano il loro nuovo singolo (Ho rotto le) Catene, con un curioso uso delle parentesi nel titolo. Il brano “vuole prendere qualcosa di terribilmente negativo e trasformarlo in un’occasione per tutti: quella di poter tornare finalmente sopra, e sotto, al palco”. Lo fa con un rock decisamente carico, energico e volenteroso, con belle distorsioni e passaggi quasi emo/pop punk, anche se il cantato è un po’ più sullo stile del rock alternativo italiano (vedi Cara Calma e affini). Piace il piglio deciso.

Mike Coacci – Dancing in the Rain

Evocazioni molto americane per Mike Coacci sul suo nuovo singolo Dancing in the Rain. L’artista presenta il primo brano addirittura dal 2020, e lo fa con questo pezzo tra rock e blues con una generale atmosfera a stelle e strisce tanto nelle sonorità quanto nell’accento ricercato dal buon Mike. Nulla di innovativo, ci mancherebbe, ma un pezzo senz’altro di valore per gli appassionati di questo tipo di sound. “La vita non è imparare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia”, la citazione di Gandhi che l’artista ha scelto per accompagnare il brano.

Rob Bellusci – Essere

Rob Bellusci ci aveva lasciati quest’estate con Non va, e per finire in bellezza l’anno ci presenta Essere. Il cantante continua a usare l’italiano, e apprezzo molto l’idea. Il singolo rispecchia nuovamente lo stile dell’artista, ma questa volta in particolare ricorda moltissimo i Finley dell’era di Adrenalina. Anche se il testo non è assolutamente positivo, è accompagnato da uno strumentale super pop punk che vuole descrivere tutt’atro, arrivando a un risultato che ispira allegria e spensieratezza. Una boccata d’aria primaverile in pieno inverno. [Maria Chiara Cerra]


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