Hån, Shonan, Elmoor: le recensioni dei singoli italiani

Han 2021
Foto di Laura Allard Fleischl
Hån – Labirinto

Era poco più di un mesetto fa quando Hån pubblicava il proprio primo singolo in lingua italiana, intitolato Danni. L’artista bresciana ci presenta ora un secondo brano, Labirinto, che si pone su sonorità pop rock, guidato principalmente dall’accoppiata chitarra e voce. È un brano più upbeat e arioso, quasi etereo; dura davvero poco con i suoi appena due minuti, il che rende anche difficile esprimere un giudizio intero e pieno, ma sicuramente le sonorità sono graziose, facili all’ascolto e positive.

Shonan – Playing with Fire

Gli Shonan sono affezionati al verbo to play a quanto pare, visto che dopo Play Me Something si ripresentano con un nuovo singolo intitolato Playing with Fire. La band di Parma cambia sonorità in modo piuttosto netto rispetto allo scorso brano: se quello era un pezzo che richiamava l’emo/post-hardcore dei primi anni 2000, questa è una canzone alternative rock che va a pescare da immaginari di band come Feeder e The Cure, pur con un ritornello decisamente distorto ed energico. Non per nulla, la band ha anticipato che i due brani faranno parte di un EP un po’ laterale rispetto alla produzione classica della band, dove il gruppo ha voluto sperimentare e giocare (appunto) con i suoni. Per noi è comunque un secondo brano assolutamente ben riuscito.

Cucina Sonora & Naip – Basta poco

Basta poco è il titolo particolarmente descrittivo del nuovo singolo di Cucina Sonora insieme a Naip. La canzone è infatti un brano minimale, con dei bassi che pompano ma che girano sempre la stessa linea, un beat elementare e dei synth che rendono il tutto tamarro. “Poche note, pochi suoni e poche parole: basta davvero poco per esprimere un concetto”, questo il succo di un brano davvero strano ma in un certo senso accattivante.

The Dead Man in L.A. – Consanguineo

Dopo averli conosciuti con il singolo Notte al neon, ecco di nuovo i The Dead Man in L.A. con il loro nuovo brano intitolato Consanguineo. La band presenta un pezzo rock dalle atmosfere notturne e tenebrose, con un cantato basso e misterioso anche grazie agli effetti applicati sulla voce; un sound che sembra influenzato dal post-punk ma che ne rallenta i ritmi e fa più solenni le sonorità. Esperimento interessante, che non dà origine a un pezzo troppo orecchiabile o accattivante, ma sicuramente potente.

Elia Turra – Punk di quartiere

Elia Turra è il nostro punk di quartiere. O quantomeno, lo è stato durante la sua adolescenza passata nella Veronetta, quartiere centralissimo della città veneta. Dal sound della canzone magari non si direbbe del tutto che Elia è un punk, perché il brano è un pezzo principalmente alternative rock che non concede troppo alle distorsioni preferendo un approccio molto più soft alle chitarre, però i ritmi sono senz’altro punk, e se l’artista avesse distorto di più le chitarre ci sembrerebbe in tutto e per tutto un pezzo punk.

Elmoor – Freak Out

Gli Elmoor avevano esordito verso la fine dello scorso anno con il singolo Possibilities, che denotava chiare influenze British. Per il nuovo singolo Freak Out questo lato della band viene messo per un attimo in secondo piano, in favore di un approccio più quieto e riflessivo all’alternative rock. Il tema è, ahinoi, ancora quello dell’isolamento causato dai lockdown e dalle quarantene varie che abbiamo tutti sperimentato pochi anni fa durante il covid: la canzone infatti “vuole far riflettere sulle conseguenze del reprimere a lungo il bisogno di socialità, sull’effetto che può avere sul suo comportamento una volta dissolta la barriera che lo aveva tenuto a freno fino a quel momento”. Ma anche se il testo va a rivangare in ricordi che preferiremmo cancellare, il pezzo non conserva queste tracce sgradevoli, risultando invece un buon pezzo piuttosto vibey anche in assenza di un ritornellone istantaneamente memorabile.

Les Enfants – #6

Sorprende tantissimo questo ritorno dei Les Enfants che tornano in questa nuova veste. Un nuovo singolo su Spotify, che anticipa un disco che non sarà su Spotify, un disco strumentale in un momento dove sembra folle pensare di fare una cosa del genere, specie con un percorso pregresso, un disco da sentire dal vivo, nel periodo peggiore per la musica dal vivo. I Les Enfants sono una piccola resistenza musicale che non possiamo che custodire e valorizzare come possiamo. Un brano che non ha titolo, e che annuncia un disco senza parole, un disco che esplode nel silenzio, un disco romantico che non vuole rincorrere la forma canzone, gli algoritmi, le tendenze: un nuovo inizio.

Eusebio Martinelli – L’abc

Nuovo singolo per Eusebio Martinelli con la sua Gipsy Orkestar. L’abc è un brano dal ritmo reggaeton (probabilmente il primo che incontriamo in questo 2024) ma con sonorità gypsy caratterizzate dall’ampio uso della tromba -e lui del resto è l’ex trombettista di un big come Vinicio Capossela. Il titolo è “un simpatico gioco di parole: leggendolo come scritto ci porta all’idea di sana semplicità, all’abc appunto; se invece l’apostrofo lo togliamo e separiamo le lettere, cosa leggiamo? La bici!”

Izaya – Ritardo

Scrivere una canzone otto anni fa e farla uscire oggi: questo significa essere in Ritardo per Izaya. Ironie del caso a parte, il nuovo singolo dell’artista cremonese lo indirizza verso nuovi mari musicali, contaminati da sonorità più ampie e leggere e dal sound design. Un brano che, vista la gestazione difficile, ha incontrato l’aiuto di altri artisti e autori (tra i quali Dente che ha preso parte alla scrittura) all’interno del workshop La Città della Canzone 2022 in collaborazione con il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia e il gruppo di ricerca DALM. Il brano altro non è che una denuncia dei ritmi insostenibili del mondo contemporaneo, in cui molti, bloccati nelle loro azioni mentre vedono gli altri superarli, rimangono fermi e si percepiscono assaliti da una forma di Ritardo cosmico. La soluzione non è correre, la soluzione probabilmente ancora non esiste, ma ognuno a modo suo trova le proprie vie di fuga. Izaya ha trovato una canzone.

Marco Rinaldi – Penso a te

Parla di perdita Marco Rinaldi sul suo nuovo singolo Penso a te, ma lo fa senza lasciarsi andare alla tristezza allo sconforto, semmai proponendo un brano dalle sonorità positive e dai colori vivaci e chiari: la canzone “vuole evidenziare con dolcezza e affetto la figura del genitore scomparso, non più presente nella vita di tutti i giorni ma il cui ricordo diventa una guida e un faro acceso nei momenti di difficoltà”, dice l’artista. Le sonorità sono pop, l’ascolto facile, il ritornello magari non è il più catchy che abbiamo sentito questo mese, ma comunque la missione del brano è più che apprezzabile e il modo in cui è stata perseguita ci pare azzeccato per affrontare un tema solitamente triste e delicato.

Matti Ratti – Fili tesi

Di nomi balzani ne abbiamo sentiti parecchi, ma Matti Ratti si situa sicuramente fra i più strambi. È il nome d’arte di Mattias Favero, rapper biellese che ci presenta il suo nuovo singolo Fili tesi, anticipazione del suo terzo album Tutto calcolato di prossima uscita. Il brano si inserisce nella tradizione rap/hip hop italiana, non nel senso più gangsta e urban, ma con un flow più “raffinato” e un beat vagamente retro da anni 2000. Il tema del testo è il “credere che è tutto scritto e prima o poi una cosa se deve accadere accade”.

McBain – Un’ora di pioggia

Senza nemmeno lasciarci il tempo di goderci il matto singolo Don’t Waste Tonight, uscito appena un mesetto fa, i McBain buttano fuori già un altro pezzo, questa volta in italiano. La canzone si chiama Un’ora di pioggia, che è un titolo molto Finley 2008, e in effetti pure quel synth che fa capolino nei primi secondi fa parecchio 2008 (anche un po’ Motion City Soundtrack). È a tutti gli effetti un brano punk rock / pop punk, molto orecchiabile e accattivante; se l’avessero pubblicato i Finley non sarebbe stato così fuori luogo, e lo diciamo come complimento tutto sommato. P.S.: “non sarebbe male un’ora di pioggia tutti i giorni” è una frase molto vera, soprattutto in periodi di siccità come quelli che abbiamo vissuto negli ultimi anni.

Demonaco – Nennè

Chi lo dice che il soul e l’R&B non hanno senso di esistere in Italia? La musica nasce dall’amore, da un’esigenza, senza regole traccia la propria via da sola. Almeno così pare a Demonaco, cantautore nato a Caserta di base a Bologna, che ha tutta l’aria di chi vuole dirti le cose in faccia. Nennè, suo nuovo singolo prodotto da Bruno Belissimo (re dei giri di basso più freschi), è un brano squarciante che ripercorre la solita storia di coppia: ti attrae perché è diversa, la conosci meglio e inevitabilmente comincia ad assomigliare a te e a tutti gli errori fatti in passato. Dalle sfuriate in chiamata, al sudore tra le lenzuola, l’epilogo è lo stesso. Il ritornello che esplode con “ue nenné” in napoletano alza ancor di più (ove ne fosse possibile) il livello di pathos, culminando in una citazione diretta della nonna: “chi nasce tondo non po’ muri comm’ a te”. Sul finale viene lasciato spazio a una strumentale ondeggiante che calma le acque tempestose di una storia difficile, contraddistinta da inutili attriti. Le ferite si richiuderanno e nonostante la studiamo per fare in modo che non accada, la storia si ripeterà.

Oheer – Hotel 2 stelle

Oheer presenta il suo nuovo singolo Hotel 2 stelle, un pezzo che unisce vibe pop punk alla Machine Gun Kelly con un cantato che invece si avvicina al rap, caratterizzato da vocals iper-effettati. Un pezzo sicuramente affine alle sonorità che sono andate per la maggior in questi ambiti negli ultimi tre-quattro anni, e prodotto in modo fluido e cristallino.


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