Gli album del mese: Dave Hause, Boston Manor, Circa Survive & more

Dave Hause Blood Harmony

Dave Hause – Blood Harmony

(self-released, 22 ottobre 2021)

Due anni fa Dave Hause pubblicava quel capolavoro che è Kick, il suo quarto album solista, per Rise Records. Nel tempo che è passato da allora, oltre ovviamente alla pandemia che ha fermato il mondo per mesi, Dave è stato “lasciato a casa” dall’etichetta decidendo quindi di proseguire come indipendente, con tutte le ricadute economiche del caso. Prima fra queste, la necessità di autofinanziare il suo nuovo disco, Blood Harmony, che è ambizioso anche solo leggendo la lista dei collaboratori tra cui spiccano il produttore Will Hoge e il bassista della E Street Band Garry Tallent. L’album cerca di partire dalla base del sound alla Dave Hause che ormai conosciamo, ma sconfinando un pochino anche nei campi dell’americana e del country. I turbolenti mesi passati trovano quindi riflesso in un disco che ha sì dei pezzi da ascoltare a tutto volume in macchina lungo la West Coast coi finestrini abbassati, ma anche una buona dose di brani riflessivi e più dimessi che però non tengono esattamente il passo di singoloni come Sandy Sheets, Surfboard o Gary; pezzi quali Hanalei o Leave It in That Dream frenano un po’ la corsa dell’album e fanno scendere abbastanza il mood. Nel complesso la sensazione è che Blood Harmony sia inferiore a Kick, ma del resto eguagliare un disco così bello era un’impresa sicuramente ardua. Stiamo comunque parlando di un ottimo album: i fan di Dave potranno crogiolarsi nelle melodie ormai note del Bruce Springsteen della scena punk rock, e chi dovesse avvicinarsi per la prima volta alla sua musica potrà trovare in Blood Harmony un ottimo punto di partenza per esplorare la sua ormai relativamente ampia discografia.

Ricordiamo che Dave Hause sarà in Italia il 6 febbraio 2022 per uno show al Legend Club di Milano (info evento).


SuperWanted – Tour

(laCantina Records, 15 ottobre 2021)

Nuova proposta da laCantina Records, che ci aveva portato il disco de I Labrador alcune settimane fa. I SuperWanted sono il duo vicentino composto da Giacomo Capraro e Massimo Manticò, che dell’etichetta sono peraltro i fondatori; Tour è il loro nuovo EP, che arriva a tre anni dall’album Oltre la notte. Viene presentato come un’opera fatta di canzoni introspettive scritte di getto che, fotografando determinati momenti, raccontano e analizzano esperienze e riflessioni personali”. Dopo le prime due tracce (Foresta e Tutta follia) molto contigue a livello di suoni, con un indie pop/synthpop un po’ come si usava alcuni anni fa (in mente una band bellissima chiamata Regata che è tristemente defunta dopo pochi singoli di vita), il disco si apre a nuovi stili e variazioni: più parlata Dentro il mio bicchiere, quasi da disco anni ’90, mentre l’elettronica di Jeans è mescolata a sonorità R’n’B e la traccia conclusiva Bang bang superfresh si fa più groovy anche grazie al basso molto ballabile. L’intero lavoro ha comunque quella veste elettronica molto patinata che lo renderebbe un disco perfetto per un lounge bar vagamente chic dove si servono cocktail artigianali di qualità.


Can’t Swim – Change of Plans

(Pure Noise Records, 22 ottobre 2021)

I Can’t Swim sono da anni un grande punto di domanda nel panorama emo/alternative: presentatisi sulla scena con un sound prevalentemente emo sul disco Fail You Again (2017), si sono poi improvvisamente spostati su sonorità hardcore/metalcore sull’EP Foreign Language (2019) per poi fare una svolta shoegaze elettronico sull’EP Someone Who Isn’t Me (2020). Se gli EP rappresentano in ogni caso una buona occasione per sperimentare, i continui e repentini sbalzi di genere possono aver generato un po’ di confusione in chi segue la band. Ora, sul loro terzo album Change of Plans, sembra che i Can’t Swim abbiano voluto cercare di fare un’ampia sintesi dei vari sound esplorati nel corso degli anni. Si tratta a grandi linee di un disco riconducibile a un sound emo, ma sono forti le influenze heavy come testimoniano i breakdown disseminati lungo la tracklist e gli scream molto hardcore in cui si lancia qua e là Chris LoPorto. La sensazione è comunque che il disco saltelli un po’ troppo fra sound diversi e non sempre conciliabili, e che la band faccia ancora una gran fatica a scrivere canzoni che lascino davvero il segno al di là dell’essere heavy, energetiche o “sentite”.


Circa Survive – A Dream About Love

(Rise Records, 22 ottobre 2021)

Altro pezzetto perso di recente da Hopeless Records, i Circa Survive sono passati a Rise Records per il loro nuovo EP A Dream About Love, che arriva a quattro anni di distanza dall’album The Amulet. La band di Anthony Green, noto anche per la sua militanza in un gruppo-colonna dell’emo come i Saosin, è al settimo lavoro in studio dopo sei dischi full length, ma questo EP arriva in un momento particolare perché, al di là della pandemia, Anthony è reduce da un periodo molto travagliato, con una ricaduta nell’eroina e un’overdose, seguite da un lungo periodo di riabilitazione e di incontri con Narcotics Anonymous. Forse per tutti questi motivi A Dream About Love ha un sound piuttosto diverso da quello cui la band ci aveva abituati. La musica si fa più eterea, atmosferica, a tratti quasi sperimentale, come se le sei canzoni cercassero di esprimere un mood più che perseguire i classici scopi di un brano. Sfortunatamente, l’omogeneità sonora fa sì che il disco sembri un’unica, lunghissima e interminabile canzone, senza cambi di passo, di ritmo o anche solo di struttura delle canzoni. Un barlume di interesse si intravvede nel bel ritornello di Gone for Good, ma in quasi mezz’ora di EP è davvero difficile non annoiarsi a morte, o anche solo distinguere una canzone dall’altra.


Super American – Sup

(Wax Bodega, 22 ottobre 2021)

Secondo disco full length per questo improbabile duo pop punk da Buffalo, fra i primi progetti messi sotto contratto da Wax Bodega, ovvero la nuova etichetta di Josh Martin dei The Wonder Years e Kyle Roeger di Glamour Kills. Sup è un album molto corto, che si chiude in soli venticinque minuti, perfetto per chi ha una soglia dell’attenzione bassa ma vuole comunque ascoltare un lavoro unitario e completo. È anche un album pieno di canzoni veloci e scatenate: il pop punk che propongono i Super American infatti ha poco a che vedere con la sua versione “alla Machine Gun Kelly e Travis Barker” e molti più punti di contatto con le sue incarnazioni degli ultimi anni. Possiamo tranquillamente dire che la band riempie quel vuoto che era rimasto nei nostri cuori quando nel 2016 i Man Overboard avevano annunciato lo scioglimento: canzoni come Free Bird, Butter e Hot Dog sembrano uscite dalla tracklist di Real Talk o del self-titled. Ma Sup funziona parecchio anche nelle ballad, tanto che pezzi come RIP Jeff e How Big Is Your Brain? sono fra gli highlight del disco. Non mancano poi i testi relatable e super citabili per chiunque stia affrontando il passaggio all’età adulta, o anche per chi all’età adulta ci è già arrivato ma rimpiange i tempi che furono (“I didn’t change, life just hits different” e “I’ll have myself a hot dog / Because I love you like a hot dog” due dei nostri passaggi preferiti). In definitiva riusciamo ancora a esaltarci per un album pop punk, anche nel 2021.


Boston Manor – Desperate Times Desperate Pleasures

(Sharptone Records, 29 ottobre 2021)

Avendo rinnegato abbastanza in fretta le proprie radici pop punk presenti nel trascurabile album d’esordio Be Nothing (2016), i Boston Manor sembravano poter raccogliere l’eredità sonora lasciata dai Brand New grazie ai due album Welcome to the Neighbourhood e Glue, prodotti dallo storico collaboratore dei BN Mike Sapone. Invece il gruppo inglese sfrutta la meno impegnativa uscita di un EP per testare un cambio di sound: su Desperate Times Desperate Pleasures i Boston Manor si avvicinano a quel trend piuttosto in voga negli ultimi mesi fra le band alternative di prendere ampia ispirazione dai Deftones e dal nu/alternative metal a cavallo del secolo. Restano tracce di ciò che si è sentito sui dischi precedenti, ma i Boston Manor sono una band sostanzialmente nuova. Il rinnovamento del sound, che coincide con il salto all’etichetta Sharptone (più heavy di Pure Noise con cui la band aveva finora pubblicato tutte le proprie uscite), non pare però aver giocato molto in favore dei ragazzi di Blackpool. Le atmosfere un po’ dark che incuriosivano su Glue e su Welcome, i giochi fra synth, chitarre e sezione ritmica che rendevano più intricate e interessanti le tracce sono tutti spariti, appiattiti sulla ricerca di un sound un po’ retro che però si è portato via tutto quello che ci piaceva della band. Sono soprattutto i ritornelli a sembrare poco ispirati e noiosi, a causa dei vocals piuttosto monocordi, dei pochi cambi di ritmo e di sound e della scarsa inventiva (vedasi il brutto chorus di Desperate Pleasures come esempio principe). Per noi l’esperimento è fallito; sarà ora di tornare sui propri passi o di tentare qualcosa di ulteriormente nuovo?

Ricordiamo che i Boston Manor saranno in Italia il 1° febbraio 2022 in apertura al concerto dei Neck Deep ai Magazzini Generali di Milano (info evento).


Bullpup – Be Evil

(self-released, 29 ottobre 2021)

I Bullpup vengono dal Massachusetts e verosimilmente non ne avete mai sentito parlare (del resto, nemmeno noi fino a quando non ci hanno mandato il disco). Il che sembra particolarmente un peccato, perché la band suona come una versione pressappoco aggiornata di tutto quello che abbiamo adorato nell’emo di band come My Chemical Romance, Panic! At the Disco, Say Anything, Jack’s Mannequin e ciò che è venuto appena dopo come The Academy Is… e Mayday Parade. Quello che sorprende ascoltando il loro secondo album, Be Evil, è quanto i membri della band abbiano le idee chiare non solo sul tipo di sound che vogliono esprimere, ma anche sulla “grandezza” del songwriting che vogliono e riescono a raggiungere. Molti dei brani (If It Bleeds, Bed Song, After Hours Comedy e non solo) diventano delle piccole “emo operas”, un po’ come Welcome to the Black Parade per intenderci, e “teatralità” è la parola d’ordine per l’approccio alla scrittura di buona parte del disco, abbinata a performance di spessore da parte di Trevor Sullivan che dimostra doti vocali non certo ordinarie. L’unica grande pecca dell’album è la qualità audio: non perché suoni male o sporco, ma perché non suona abbastanza “grosso” per tenere il passo delle grandi idee che la band ha messo in campo in termini di songwriting. È chiaro che per un gruppo DIY è difficile avere le risorse economiche per permettersi di ingaggiare un Matt Squire, un Neal Avron o un Rob Cavallo, ma possiamo solo immaginare che effetto avrebbero fatto queste canzoni con l’aiuto dei soldi di una casa discografica. Cosa che ovviamente non toglie nulla alla qualità dei brani in sé: Be Evil è uno dei dischi emo più interessanti e ambiziosi che abbiamo ascoltato quest’anno, e possiamo solo augurarci che qualche etichetta benintenzionata intercetti la band e voglia puntare forte su di lei per creare qualcosa di grandioso.


Gates – Here and Now

(Wax Bodega, 29 ottobre 2021)

Si parlava dell’etichetta Wax Bodega poco sopra per quanto riguarda i Super American; la nuova label ha da poco dato alle stampe anche l’EP che segna la reunion dei Gates, band post-rock attiva con Pure Noise Records nei primi anni 2010, vista per l’ultima volta con il disco Parallel Lives nel 2016 prima di un lungo hiatus. Il gruppo torna con quest’EP di cinque tracce più un’intro, proponendo il proprio post-rock a tinte un po’ emo, come dimostra sommamente l’intensissima Where to Begin, singolo di lancio del disco e probabilmente la miglior canzone della tracklist. Il lavoro intero dura venticinque minuti, quindi siamo di fronte a un EP piuttosto corposo, ma non può del resto essere altrimenti in un genere come questo che predilige le canzoni ariose e progressive, che si sviluppano sulle atmosfere e sulle sensazioni suscitate più che sull’immediatezza di ascolto. È indubbiamente il caso di canzoni come Pretending, con i suoi 6:11 minuti, ma anche di Lie in Wait che è interamente strumentale. Non mancano in ogni caso i ritornelli, anche gradevoli, che rendono i Gates una buona band di partenza per chi volesse iniziare a esplorare il mondo del post-rock.


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