Gli album del mese: Finneas, Frank Carter, Oh Wonder & more

Finneas Optimist copertina

Finneas – Optimist

(Oyoy/Interscope Records, 15 ottobre 2021)

Finneas e Billie Eilish nella vita reale sono fratelli, ma è nella vita musicale che vivono in un rapporto di vera e propria simbiosi, dove ognuno è strettamente necessario all’altro. È noto che Finneas ha più di una mano nel successo intergalattico della sorella dato che è il suo principale collaboratore e scrive buona parte delle basi e dei beat che hanno portato alla fama Billie; allo stesso tempo, Billie Eilish è l’unico motivo per cui il mondo conosce l’esistenza di Finneas, che sarebbe altrimenti verosimilmente confinato nel marasma di milioni di cantautori e artisti che ogni giorno provano a sbarcare il lunario. Optimist è il primo album full length dell’artista losangelino (nel 2019 era uscito l’EP Blood Harmony) ed esce per Interscope Records, ovviamente stessa etichetta della sorella, che peraltro ha pubblicato meno di tre mesi fa il suo secondo disco Happier Than Ever. Il mood e il sound di Optimist sono piuttosto simili a quelli del disco appena citato, e non potrebbe essere altrimenti, anche se Finneas canta in modo più tradizionale rispetto alla voce sussurrata che è marchio di fabbrica di Billie. Le canzoni sono per lo più tristeggianti, tra dark pop, R’n’B e un po’ di synth; i temi riguardano il difficile rapporto con il successo, la sensazione di impotenza di fronte ai problemi globali che il mondo sta affrontando, ma anche l’amore (Finneas ha da anni una relazione con la youtuber Claudia Sulewski). Tutto sommato il disco scorre abbastanza piacevolmente, anche se forse una o due canzoni ritmate in più non farebbero male su un album di 45 minuti. Se l’album di Billie Eilish pare un pochino sottotono considerato nel suo complesso, questo di Finneas che musicalmente ci assomiglia ne rappresenta una versione condensata e quindi alla lunga un pochino meno pesante.


Babbutzi Orkestar – Pornopunk

(Maninalto! Records, 8 ottobre 2021)

Pornoamore, Cinisello Bronx, Trap Sinatra, Catacumbia… questi i titoli di alcuni dei brani sul nuovo disco della Babbutzi Orkestar, e del resto per chi conosce la “banda” non c’è certo da essere sorpresi. La goliardia, il nonsense, l’essere cazzari hanno sempre fatto parte del “brand” Babbutzi, e ora che i testi sono tutti in italiano (come già sul precedente 5, ma lì si trattava di un EP) frizzi e lazzi si capiscono ancora meglio. Il genere che propone storicamente la banda è sempre lì, ovvero quel sound denominato “Balkan sexy music“, che poi in Pornopunk viene declinato in una miriade di sfaccettature che toccano rock, folk, pop e anche un po’ di punk (ma solo un pizzico; il titolo dell’album si riferisce più allo spirito dei brani). Spicca probabilmente su tutti Il ballo di cha cha, canzone per grandi e piccini, seguito ideale di Tony Makkeroni come brano travolgente, ballabile, canticchiabile e parecchio allegro, anche un po’ stupidino ma al punto giusto; ci sentiamo di dare una nota di merito anche alla bella ballad Cinisello Bronx dedicata al luogo d’origine del gruppo. Un disco per le persone a cui piace ballare e fare caciara con un po’ di vodka in corpo.


I Labrador – Neoclassico

(laCantina Records, 8 ottobre 2021)

Un trittico marmoreo in copertina per un disco che non per nulla si chiama Neoclassico, ma il tutto coperto da una patina rosina che ci indica molto precisamente il sound che I Labrador hanno ricercato per il loro album d’esordio, arrivato per laCantina Records. Quello de I Labrador è un indie pop / pop rock leggero e abbastanza sognante, un (bel) po’ alla The 1975 ma passati attraverso decenni di evoluzione di musica leggera italiana. Le tracce sono sette, quindi un minialbum (o un maxi EP), dal sound parecchio coeso e definito: i ragazzi non stanno esplorando per trovare la propria direzione, perché la strada da seguire pare l’abbiano ben presente. Il primo brano Elettrica in particolare ruba l’attenzione e potrebbe essere uno dei brani “indie” più interessanti dell’anno nel panorama underground, ma tutto il disco scorre davvero piacevolmente. Alla lunga si potrebbe obiettare che l’album beneficerebbe di un cambio di passo, magari attorno alla quarta o quinta traccia, giusto per sentire qualche sound o anche solo un mood leggermente diverso per tenere viva la curiosità su cosa possa venir dopo, ma non ci sentiamo di fargliene davvero una critica ai ragazzi.


I Like Allie – Rare Instances of Independent Thinking

(Paper+Plastick, Engineer, NoReason, General Soreness, 8 ottobre 2021)

Primo vero disco full length per i milanesi I Like Allie, dopo l’EP del 2016 The Wounds You Leave, Rare Instances of Independent Thinking esce per un connubio di etichette fra cui la storica Paper+Plastick, e in poco più di mezz’ora mette insieme nove tracce tra emo 2000s, emo revival e punk rock classico. Impreziosito dal featuring di Laura Stevenson nella traccia finale, che dà anche il nome all’album, Rare Instances è un disco per tutti quelli che hanno tanta nostalgia del periodo in cui le chitarre andavano per la maggiore sui media musicali, e per chi si lascia sfuggire un sospiro ripensando ai tempi della tarda adolescenza e dei primi vent’anni ben conscio di come si sia rivelato il mondo “reale” diventando adulti -sentimento questo che trova probabilmente la sua massima espressione in Charlie Brown Should Stop Believing quando il frontman Renato canta “Summer is something that I don’t believe in anymore / Summer is like friends letting you down”.


Oh Wonder – 22 Break

(Island Records, 8 ottobre 2021)

Il terzo album degli Oh Wonder, No One Else Can Wear Your Crown, è stato uno dei dischi stroncati dalla pandemia, essendo uscito a febbraio 2020. Anthony West e Josephine Vander Gucht si sono quindi rimessi all’opera durante i vari lockdown, e arrivano a neanche un anno e mezzo da quel disco con il loro quarto full length, 22 Break (da intendersi “two to break”). La storia dietro all’album è che la coppia è passata per un litigioso semi-breakup, dal quale si è salvata proprio grazie alle sessioni di scrittura e di registrazione di questo disco, che è stato quindi pubblicizzato come “il primo breakup album scritto dalle due persone che si stavano lasciando”. Forse per i temi trattati nei brani, forse per le circostanze esterne che hanno visto il disco nascere all’interno dell’isolamento pandemico, l’album ha un sound più smorzato, intimo e raccolto rispetto al pop alternativo ascoltato in precedenza. Synth e beat la fanno ancora da padroni, ma con l’ingresso di numerosi passaggi quasi jazzistici a base di trombe e anche di flauti. Il tono dimesso sembra però aver scalfito anche la gioiosità e il ritmo dei brani, e il risultato è che in assenza di grandi “hit” (22 Break e Don’t Let the Neighbourhood Hear le tracce che più si avvicinano a un singolo “da radio”) il disco risulta nel complesso piuttosto noioso. Gli Oh Wonder saranno in Italia il 6 marzo 2022 per una data ai Magazzini Generali di Milano.


Peter Lake – Red

(self-released, 8 ottobre 2021)

Già visto alcuni mesi fa su queste lunghezze d’onda con il suo EP Yellow, ritroviamo il poliedrico artista newyorkese Peter Lake con un nuovo EP di tre canzoni intitolato questa volta Red. E il colore non è casuale, perché il tema centrale dell’EP è l’amore, declinato in prospettive diverse nelle tre tracce. Si parte da un brano più rock (anche vagamente country) come Pour Your Lies che riflette sull’opportunità delle menzogne raccontate in amore, per arrivare a un pezzo più movimentato e ballabile come We Got That, che al rock elettronico unisce una certa passione per il synthpop oltre a un’influenza presa direttamente da (Sittin’ on) the Dock of the Bay di Otis Redding. Chiude il disco Whistle, solo apparentemente più riflessiva, dove Peter conclude che l’amore è “all we have” supportato da un ritornello borderline funky. Tre tracce, un ascolto veloce ma non da ascoltare velocemente; anche in questo caso ce n’è per tutti i gusti.


The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die – Illusory Walls

(Epitaph Records, 8 ottobre 2021)

A differenza che in passato, tra l’ultimo album dei TWIABP Always Foreign (2017) e il nuovo album qui presente non sono usciti una dozzina di EP/split/singoli etc. Illusory Walls è quindi la prima nuova musica che la band del Connecticut ci fa sentire da circa quattro anni a questa parte, e in base ai singoli che hanno anticipato il disco era difficile farsi una vera e propria idea sul tipo di sound che il collettivo avrebbe ricercato per la sua quarta uscita full length. Queen Sophie era un pezzo emo revival stile 2014, Invading the World un brano quasi post-hardcore molto cupo e Trouble un singolo alternative rock. In realtà sulla tracklist di Illusory Walls ritroviamo un po’ tutti questi sound: i TWIABP hanno deciso di sperimentare ancor più di quanto fatto in passato (ad esempio su Harmlessness del 2015), alternare canzoni buie e incattivite a pezzi più albeggianti, mattutini e simil-emo; variare i vocals che vengono forniti non solo dal riconoscibilissimo cantante David Bello ma anche dalla tastierista Katie Dvorak, che qui ha anche pezzi cantati interamente da lei. I temi sono quelli che accompagnano l’età dei membri dei TWIABP: l’insoddisfazione per la routine lavorativa, la rabbia contro padroni e capitalisti, le disuguaglianze economiche e sociali del mondo occidentale, filtrate dalla visione della sinistra americana. Più che in passato si fa apprezzare la varietà di suoni presenti su Illusory Walls, anche se le due tracce conclusive, della durata rispettivamente di 15:39 minuti e di 19:44 minuti (praticamente metà dell’ora e dieci di lughezza del disco) sono davvero un po’ troppo.


Knocked Loose – A Tear in the Fabric of Life

(Pure Noise Records, 13 ottobre 2021)

Sono tornati i Knocked Loose e sono più incazzati di prima. A Different Shade of Blue, l’album della consacrazione nel mondo hardcore, è datato 2019, per cui Bryan Garris e soci avranno pensato che fosse ora di farci ascoltare qualcosa di nuovo. Il qualcosa è un EP di sei tracce, quindi non un vero e proprio album ma pur sempre un lavoro di una durata di venti minuti che ci tiene piacevolmente impegnati tra urla ferine (forse anche feline, sicuramente non canine -niente arf arf a questo giro), breakdown furiosi e cacofonie varie. Non che prima la band avesse un sound esattamente rilassante, ma pare che su questo EP abbiano pigiato il pedale della rabbia, e questo non può che farci piacere in una band -e in un genere- in cui la possibilità di moshare e fare casino sotto il palco sono una delle attrattive principali. Ogni tanto si sente un po’ di melodia, come in Permanent o in Forced to Stay, ma quello che prevale è la sensazione di una band scatenata che in questo disco ha liberato tutte le proprie energie. Avercene di gruppi come loro. Ricordiamo che i Knocked Loose saranno in Italia nel 2022 per un’unica data al Bloom di Mezzago il 23 febbraio insieme ai Terror (maggiori info qui).


Frank Carter & The Rattlesnakes – Sticky

(International Death Cult, 15 ottobre 2021)

Frank Carter è un household name nel Regno Unito, dove l’ex cantante dei Gallows ha un seguito fanatico come pochi altri artisti del rock contemporaneo; fuori dall’Inghilterra il suo nome è un po’ meno conosciuto, anche se i dischi più recenti hanno cominciato a macinare qualche buon numero in Europa e in America nonostante il pesantissimo accento del buon Frank. Sticky è il quarto disco che l’artista inglese pubblica insieme ai Rattlesnakes, la sua band di supporto, ed esce per International Death Cult che poi sarebbe la sua etichetta. I precedenti lavori erano tutti un ottimo mix di canzoni che potevano tanto star bene nelle radio rock quanto sprigionare una gran rabbia, tanta aggressività e tanta voglia di pogare, sia a livello musicale che nell’interpretazione vocale dell’artista, ma su Sticky pare che Frank abbia optato per una decisa virata in favore del mainstream. I gritty vocals ci sono ancora, le chitarre sono sempre distorte, ma si direbbe che un po’ di energia sia andata persa, e in cambio ci sono dei ritornelli molto ariosi, passaggi parecchio radio-friendly e una certa aria di seduta sugli allori. A volte il disco ha una botta di vita, come in My Town che vede il featuring con Joe Talbot degli Idles e che in effetti sembra più un brano della band di Bristol -sarà per questo che è la miglior traccia del disco?- ma per lo più consiste di canzoni certamente carine, certamente orecchiabili ma che alla fine non si fanno troppo ricordare. Frank Carter sarà in Italia il 6 febbraio 2022 per una data ai Magazzini Generali di Milano (info evento).


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