Cecilia, Solisumarte, Iofortunato: le recensioni dei singoli italiani

Cecilia
Foto di Manuel Grazia
Cecilia – Di stanze caotiche

Di recente Cecilia ha trovato un importante e meritato riscontro per il suo talento, venendo messa sotto contratto da Sony tramite Epic Records. Il primo risultato di questa collaborazione è un singolo che si chiama Di stanze caotiche, in cui Cecilia riprende i cullanti suoni R’n’B del suo primo EP ?, uscito ormai nel 2020, ma a questi aggiunge anche un tono più deciso ed energico grazie alle chitarre distorte che si inseriscono specialmente nel finale, un po’ a dare il senso di caos menzionato tanto nel titolo quanto nel testo. “Di stanze caotiche è il mezzo per portarti in un posto meno giudicante, dove è concesso essere sé stessi”, dice l’artista a proposito del brano, che ovviamente ci piace parecchio (e trovate nella playlist dedicata alle nostre uscite italiane preferite degli ultimi tempi).

Laplastique – Frastuono

Terzo singolo per Laplastique, ovvero Laura Gismondi, cantautrice marchigiana dell’etichetta Marche di Fabbrica. Frastuono è un brano pop rock, con linee di basso marcate e danzerecce che aiutano a rendere il pezzo molto ballabile e anche piuttosto upbeat nonostante non abbia un sound brillantinato. Laplastique si definisce appassionata di filosofia, e in effetti a suo dire il brano “descrive uno stato di inerzia esistenzialistica creatrice di qualcosa di nuovo dentro di sé”, che pare una definizione piuttosto sofistica del pezzo. La canzone in realtà è tutt’altro che complicata: la voce di Laura è argentina e allegra, le chitarre possiedono un groove accattivante e l’intero brano invoglia all’ascolto ripetuto.

Michele Terralavoro – Il profitto

Due anni dopo il suo ultimo singolo Li dove muore la notte, Michele Terralavoro torna a farsi sentire con il suo nuovo brano Il profitto, un pezzo riflessivo ma dotato di un certo ritmo, che propone pensieri su quanto la nostra società sia dominata dall’ideologia del profitto, del capitalismo, della tecnologia spersonalizzante, ai danni della genuinità delle emozioni -sia positive che negative- e delle connessioni umane. Il pezzo viaggia sui binari di un synthpop / indie pop raccolto e minimale, ma con un synth di sottofondo che dà ritmo al brano, incentrato ad ogni modo principalmente sui vocals di Michele che senza lanciarsi in barocchismi o ostentazioni foniche interpretano il pezzo con la giusta carica emotiva, in modo discreto ma elegante.

Mivà – Colpa tua

Visto lo scorso anno con il singolo Hit parade, Marco Villella in arte Mivà ci fa ascoltare ora il suo nuovo brano Colpa tua, un pezzo che ha un’andatura stranissima, con strofe dalle sonorità quasi emo trap (quasi, eh) con le chitarre ovattate, per poi esplodere in un ritornello più vicino al grunge che ad altri generi. Siccome l’imprevedibilità ci piace, non possiamo che accogliere con favore questa scelta forse poco convenzionale ma sicuramente vicina alla volontà artistica di Mivà. Il tema non sarà dei più originali (“l’evolversi di una relazione in crisi ma con la speranza di ricucire i pezzi e dare nuova linfa alla vita di coppia.), ma è quello che Mivà aveva nel cuore nel momento in cui ha scritto il pezzo, e tanto basta per renderlo autentico.

Montegro – Quello che non ti ho mai detto

Nuova proposta per Montegro, cantautore di Manita Dischi che torna a farsi sentire a un paio di mesi dal singolo Piccole banalità. Quello che non ti ho mai detto è un brano che già dal titolo ci lascia capire che tipo di sonorità aspettarci: una canzone sommessa, quieta e raccolta, di chi vuole parlare di qualcosa di intimo e deve quindi farlo lasciando che siano le parole, la voce ad avere la priorità rispetto a qualsiasi altro elemento del brano, in modo che ci si possa concentrare su quello che l’artista ha da dire. E allora abbiamo una chitarra a creare quel tantino di groove, un basso in sottofondo e poi dei leggeri synth a dare il ritmo da metà brano in poi, lasciando che Montegro ci canti delle strofe che potrebbero essere ritornelli, e ritornelli che sono ritornelli ma che in effetti non sono poi tanto più catchy delle strofe -nel bene e nel male: non stiamo parlando di un brano che resta in testa al primo ascolto, ma quando scrivi una strofa che potresti inserire al posto del chorus significa che qualcosa di molto buono l’hai fatto. Nel complesso, un brano che Radio Zeta potrebbe senz’altro inserire in rotazione.

PolPastrello – Chiavi di cioccolato

Proposta balzana quella di PolPastrello, anche a partire dal nome ovviamente. L’artista veneto è una sorta di Arlecchino musicale, quantomeno a giudicare dall’atmosfera del suo nuovo singolo Chiavi di cioccolato: tra mandolini, suoni mediterranei e cantautoriali (ci sembra di notare anche certi echi caposseliani nell’approccio alla scrittura), l’artista ha un modo quasi circense di affrontare la musica. Comicità, goliardia nel testo e nell’interpretazione rendono Chiavi di cioccolato più che una semplice canzone, per quanto ben costruita e pure piuttosto orecchiabile; la potremmo vedere come una sorta di poesia, quasi il brano di presentazione teatrale di un personaggio della commedia dell’arte. Ricerche artistiche che escono dal tradizionale stampino e che per questo apprezziamo ancor più.

Seabass e Terry Blue – Relapses

Nuova collaborazione fra Seabass aka Sebastiano Modolo, anche membro dei Tales of Sound, e Leo Pusterla cantante dei Terry Blue, già visti a febbraio con il singolo Distant Voices. Relapses è un brano elettronico molto focalizzato su effetti al synth retro e malinconicheggianti, che ben si sposano con il tema affrontato a partire dal titolo, ovvero “la ricaduta, il commettere sempre gli stessi sbagli ma non per questo arrendersi”. Curioso il cantato di Pusterla che alle nostre orecchie non native pare quasi pronunciare le parole con una sorta di accento irlandese, ma al di là di questa nota di colore Relapses è un bel brano per riflettere in maniera elettronica e magari muoversi anche un pochino.

Sebastiano – Tu sagittario

Sebastiano D’Amico, per gli amici solo Sebastiano, torna dopo tre anni di silenzio con un nuovo brano intitolato Tu sagittario. Un brano frizzantino e vivace, che si apre su un sound un po’ pop elettronico da primi anni 2000 per poi aggiungere -con una scelta felice- una chitarra che ricorda le strofe dei pezzi di band come Sum 41 e New Found Glory. Canzone leggera che racconta “un’avventura notturna, una storia d’amore passeggera, vissuta solo di notte ma di un’intensità travolgente”, perché non sempre le canzoni devono essere impegnate o sbruffone, ma ci si può divertire anche mantenendo l’asticella qualitativa su un buon livello.

Solisumarte – Unici

Diamo il bentornato ai Solisumarte, ormai veterani del nostro sito, visti per l’ultima volta a inizio anno con il singolo Palazzi bui. Il nuovo brano si chiama Unici, esce per LeIndieMusic e “riflette sulle difficoltà nel fidarsi di una nuova persona quando sembra la cosa più difficile del mondo”. Lo fa su sonorità tra l’urban, l’indie pop e l’R’n’B, in un mix di influenze e sonorità che apprezziamo molto, soprattutto in relazione all’evoluzione che la band sta dimostrando nel corso dei vari singoli. Già il precedente brano aveva un mood maggiormente chill, qui ripreso ma in senso più scuro e malinconico, con una chiusa bellissima: “Sai che in Giappone gli oggetti rotti li riparano con l’oro? / Gli dona valore e li rende unici / Ho qui in mano il mio cuore a pezzi, ma non riesco a tenerli da solo / Te li presto per il viaggio se li sai tenere tutti”.

La Stanza della Nonna – Teresa

Teresa è il singolo che segna il ritorno del progetto La Stanza della Nonna. La band siciliana che prende il nome dalla prima sala prove mai avuta (appunto, la stanza della nonna) torna per raccontarci la parte più intima di noi stessi, una sinuosa, enigmatica e irraggiungibile Teresa – la parte nascosta in ognuno di noi, che non vorremmo far vedere mai a nessuno, neanche a chi ci conosce più intimamente. Questo brano si porta dietro la sicilianità di una band con tutto il calore del sud e una gavetta infinita. La Stanza Della Nonna quest’anno sembra regalarci nuove perle, da non perdere!

Vaglia – Borsa bianca

Vaglia è un artista imolese classe 1997, al suo primo singolo dall’ormai lontano 2020. Borsa bianca arriva dopo un periodo molto complesso -dal quale l’artista ci dice stare emergendo con qualche difficoltà- ed è un brano indie/synth pop frenetico, vorticoso come il “vagabondaggio per Bologna, tra strade piene di gente e una vita notturna di eccessi”, dice Alessandro. C’è il rischio di non riuscire a star fermi anche mentre si è seduti ad ascoltare il brano, perché i bpm sono davvero alti, ma Vaglia in tutto questo non perde di vista la melodia, e infatti Borsa bianca risulta accessibile, accattivante e anche abbastanza catchy.

Alessandro Emme – Si fotta la libertà

Non inneggia certo alla privazione dei più basilari diritti civili il carrarese Alessandro Emme. Con il suo grido “Si fotta la libertà”, l’artista fa riferimento alla sfera personale, a quella “libertà individuale” del non avere relazioni sociali e interpersonali significative che dovrebbe rendere una persona massimamente libera di fare quello che le pare ma che invece finisce per essere una sorta di prigione dorata dove i ritmi frenetici della vita moderna schiacciano la nostra possibilità di goderci appieno i momenti migliori dell’esistenza. Visto il passato nel mondo rock e metal di Alessandro, non sorprende che sul proprio singolo d’esordio come solista (nonché primo brano in italiano in assoluto) abbia destinato un’importante parte alle chitarre -compreso un bell’assolo- che rendono questo un pezzo degno della miglior tradizione rock del nostro Paese, anche grazie al cantato graffiato e potente dell’artista.

Aliperti – Vintage

Nuovo singolo per Aliperti, attivo all’incirca dal 2020 con una stringa di brani che culmina ora in questa Vintage, canzone che sicuramente è fedele al proprio titolo nell’incedere dei synth (specialmente in quelli bassi che potrebbero provenire da un brano di una quarantina di anni fa -sì, parliamo degli anni ’80, maledizione a come passa il tempo), anche se poi è decisamente “current” nell’interpretazione, nei vocals che si rifanno chiaramente all’indie/itpop italiano e alla scia da quest’ultimo lasciata negli scorsi 5-6 anni. Vintage si fa apprezzare in particolare per il proprio ritornello, in cui il brano assume una veste pop rock e aumenta i giri del motore scaldando strofe più sommesse, quasi un preludio, facendoci quasi sperare che al prossimo giro Aliperti decida di premere fin da subito sul pedale più a destra.

Decrow – Laser

Decrow condivide un nuovo singolo dal titolo Laser. Un nuovo capitolo che nasce dopo una festa alla quale il produttore Edo (Edd Bateman) lo ha trascinato. Il brano parla del bisogno psicofisico di andare a una festa, di divertirsi al massimo dopo il lungo periodo di restrizioni che abbiamo vissuto e racconta tutte le esperienze che questa può regalarci come il cercare una persona con cui ballare in mezzo ai laser, il sesso occasionale e gli eccessi. Decrow ci racconta il mondo sopra le righe delle feste notturne, dei dopo sbronza, delle schiere di persone che riempiono case di sconosciuti, della scena underground che si è nascosta per due anni. Il mood del brano è quello di un pezzo punk anni ’90 in piena regola, anche se Decrow sceglie di sostituire le chitarre con synth acidi e taglienti. Un brano che si discosta completamente da mode, correnti e sound contemporanei: è un ritorno al liceo, è una ribellione costante, è una vita che chi è vissuto con la corrente emo non può che non condividere.

Iofortunato – CNC

CNC, ovvero “carne nella carne”, è l’acronimo di debutto solista del cantautore palermitano Iofortunato, già all’opera con gruppi concittadini come Yes/se:f, Dryleaf e Cum Moenia. La canzone è stata lavorata insieme a Roberto Cammarata (noto tra le altre cose per il proprio lavoro con La Rappresentante di Lista), e presenta in effetti certi elementi tra synth e beat comuni alle produzioni del noto produttore palermitano. CNC è un brano molto intimo e profondo, lontano dall’orecchiabilità, dalla catchiness e dalle strette logiche commerciali pur non essendo certo un pezzo di difficile ascolto. Il violino che accompagna in sottofondo eleva la canzone a una sorta di piccola epicità che non la farebbe sfigurare nemmeno come colonna sonora.


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