Gli album di luglio 2025: Wet Leg, The Haunt, Nodega & more

Ecco la nostra panoramica sugli album internazionali usciti a luglio! Questo mese parliamo di Moisturizer delle Wet Leg, ma anche dei dischi di The Haunt, Nodega (Bodega), Lakes, The Dirty Nil, Split Chain, Michael Clifford e Nihilistic Easyrider (clicca sul nome dell’artista per andare direttamente alla relativa recensione).
Wet Leg – Moisturizer
Dopo aver debuttato direttamente in cima alla classifica britannica con il loro primissimo album, forti appena di un singolo diventato virale (Chaise Longue), le Wet Leg avevano parecchia pressione addosso mentre approcciavano il loro secondo disco. Pressione che ha, per una volta, fatto benissimo al gruppo dell’Isola di Wight, che con Moisturizer riesce a proporre un disco che non snatura le caratteristiche che hanno fatto apprezzare la band e non suona nemmeno come un tentativo di replicare perfettamente il disco di debutto self-titled. Moisturizer è pieno di canzoni pop rock accattivanti ma non stupide, i cui testi sono sempre ammiccanti, anche parecchio (basta ascoltare la traccia d’apertura CPR), ma che il duo riesce a far sembrare credibilmente ironici. Moisturizer insomma funziona esattamente tanto quanto l’album d’esordio; non propone una versione particolarmente “rinnovata” (e nemmeno “più matura”, come spesso le band amano definire i propri dischi successivi alla fama) delle Wet Leg, ma ne propone sicuramente una versione più raffinata, che ha avuto questa volta tutto il tempo di mettere a punto un disco esuberante ma artisticamente valido.
The Haunt – New Addiction
In Italia li avevamo visti a inizio 2019 in apertura al concerto dei Palaye Royale, quando la leader della band Anastasia aveva appena 16 anni. I The Haunt, duo costituito anche dal fratello di Anastasia, Maxamillion, arrivano adesso al passo importante del disco d’esordio full length, e lo fanno con sonorità hard rock che sconfinano anche nel metal quando subentrano certi bridge super aggressivi. A fare da contraltare, una sensibilità pop per le melodie e i ritornelli efficaci che rendono New Addiction un disco tanto heavy quanto orecchiabile. Non sappiamo quanto durerà questa fase in cui così tanti artisti alternativi decidono di appesantire la propria musica e puntare sulla heaviness, ma finché dura ce la godiamo in pieno.
Nodega – Rot in Helvetica
I Nodega sono la versione cattiva dei Bodega, un po’ come Wario lo è di Mario. “Cattiva” perché in Rot in Helvetica rispetto all’indie rock con sfumature post-punk per cui è conosciuto il gruppo di Brooklyn, i Nodega si tuffano direttamente sul punk hardcore, con sonorità più grezze, aggressive e veloci. Quello che non cambia è il tema portante dei brani, che esplorano, come sempre fanno anche i Bodega, il complicato rapporto dell’uomo con la tecnologia onnipresente, con la società consumistica e con l’alienazione che essa spesso comporta. I brani sono otto e tutti molto brevi, per un totale di diciotto minuti di ascolto: il tempo giusto per un disco di questo tipo, che diventa un curioso e divertente spinoff.
Lakes – Slow Fade
Quarto disco per gli inglesi Lakes, che dal loro esordio Constance nel 2019 hanno mantenuto -appunto- una costanza invidiabile nel pubblicare un disco ogni due anni. La band di Big Scary Monsters si ripresenta con quest’album intitolato Slow Fade che abbraccia quello che di base è un emo sui generis con alcuni riff di chitarra da math rock, accenni di post-rock e rock alternativo. Spiccano, su una produzione cristallina, l’alternanza ottima tra il cantato maschile di Roberto Cappellina e quello femminile di Cat Rowland, e la emo ballad Carousel, forse l’highlight del disco con la sua forza emotiva espressa dapprima nella semplicità tramite i vocals e poi nella climax da primi anni 2010. Possiamo solo immaginarci lo strabordare di recensioni entusiastiche se su questo disco ci fosse stato scritto “Americ anFootball” invece che “Lakes”, ma il sestetto di Watford ci pare in gran forma.
The Dirty Nil – The Lash
Quinto album per i The Dirty Nil, sempre per la boutique label Dine Alone Records, a due anni di distanza da Free Rein to Passions. La band canadese continua a fare molto bene quello che propone da sempre, ovvero un hard rock fatto da un gruppo di punk, con richiami all’hair metal degli anni ’80 (si veda, solo come esempio, That Don’t Mean It Won’t Sting) e qualche accenno di Billie Joe nei vocals, specialmente nei momenti più da crooner. Riff di chitarra e assoli si sprecano, Luke Bentham mette in mostra tutta la potenza dei propri vocals, e solo occasionalmente il disco si prende qualche pausa, con le dark ballad This Is Me Warning Ya e Spider Dream. La nostra canzone preferita è però Rock n’ Roll Band, che descrive con ironia la vita e le amarezze di un gruppo rock d’oggigiorno.
I The Dirty Nil saranno in Italia come supporto diretto degli Spanish Love Songs il 12 ottobre al Legend Club di Milano (biglietti disponibili su Ticketone).
Split Chain – Motionblur
Album d’esordio per gli Split Chain, band attiva appena dal 2023 ma già sotto contratto con Epitaph. Motionblur è una sorta di presentazione del “dreamo”, termine con cui il gruppo di Bristol ha descritto il proprio mix tutto particolare di shoegaze, nu metal e post-grunge. Questo non vuol per forza dire che gli Split Chain siano pionieri di un sound inesplorato, anche perché di band che pescano a piene mani dal sound dei Deftones negli ultimi anni la musica alternativa è stata letteralmente inondata, però gli Split Chain evitano la copia pedissequa e preferiscono invece inserire elementi gaze che rendono più maestose e ampie le sonorità. Un po’ come i Loathe, ma più orientati verso gli anni 2000.
Michael Clifford – Sidequest
Dopo lo scioglimento dei 5 Seconds of Summer, i due membri di spicco della band hanno dato il via in contemporanea alle rispettive carriere da solisti: se Calum Hood ha firmato con una major come EMI, con cui ha pubblicato il disco Order Chaos Order a giugno, Michael Clifford ha deciso di optare per una casa discografica più piccola e indipendente, seppur storica e delle dimensioni di Hopeless Records. La scelta non è comunque stata operata per pubblicare un album più “punk”: Sidequest infatti è un disco pop, forse a voler essere generosi pop rock, dove comunque prevalgono synth ed elettronica sopra a qualche chitarra elettrica giusto per ricordare che le radici dell’artista vengono dal pop punk e dai generi affini -che comunque gli stessi 5SOS avevano sostanzialmente abbandonato già dopo il primo album. Se ti piacciono le canzoni accattivanti e leggerine molto radiofoniche, in Sidequest potrebbe sicuramente esserci qualcosa di buono, anche grazie a qualche bel featuring come quello con Awsten degli Waterparks su Give Me a Break (con tanto di bacio fra i due nel video ufficiale); se hai ancora in mente i primi 5SOS, qui di loro tracce ce ne sono effettivamente pochine.
Nihilistic Easyrider – Deluxe Edition
Nome molto Sixties per il progetto solista di Jacob Duarte dei Narrow Head, che debutta con un disco intitolato Deluxe Edition, titolo che ironizza verosimilmente con il proliferare di “edizioni deluxe” dei vari album pubblicati negli ultimi anni (ciò non toglie che fra qualche mese potremmo veder comparire una “Deluxe Edition (deluxe edition)” sulle piattaforme di streaming, anche solo per il meme). Jacob esce per Run for Cover, e mai etichetta ci è sembrata più adeguata: il sound che propone Deluxe Edition è un ibrido fra Oso Oso e il pop punk di inizio anni 2010; a dire il vero più Oso Oso che pop punk, ma ciò non toglie che un pezzo come Getaway Plan sembra raccogliere in toto l’eredità dei Super American (gone too soon) così come i 67 secondi di Facedown potrebbero essere lo snippet di un brano dei primi Man Overboard o di qualche band pop punk underground di una quindicina di anni fa. Un paio di brani (Howie on the Brain e The Way It Crumbles) sconfinano nel punk e nell’hardcore, ma lo zoccolo duro di questo disco è appunto rappresentato da un’ottima miscela di emo e indie rock che copre buona parte della tracklist. Jacob dice che questo è un side project e che i Narrow Head sono ancora attivi al 100%; intanto Deluxe Edition resta un disco molto godibile.
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