Holdenaccio ci avverte che Senza rabbia non vale nulla

Copertina di Senza rabbia non vale nulla di Holdenaccio

 

Senza rabbia non vale nulla è il mantra a cui dà forma e parole Holdenaccio nel suo secondo graphic novel, pubblicato qualche mese fa per Bao Publishing. Senza rabbia non vale nulla è la storia di un ragazzo che ritorna a Taranto dopo essere stato licenziato dal lavoro per cui si era trasferito al nord e ritrova la sua città preda di speculazioni commerciali e turistiche. È la storia di tante sconfitte, sociali e personali, ma anche di come reagire a queste sconfitte.

In sottofondo, questa è anche la storia di un certo tipo di musica. Holdenaccio, tra le altre cose, firma le locandine dell’Italian Party organizzato da To Lose La Track: nel libro sono presenti molti easter egg che vedono protagonisti Luca Benni e diversi amici della scena soprattutto emo e punk, dai NOFX ai DAGS!. Ma il regalo più grande che mi ha fatto è stato mettere nella stessa vignetta i Fine Before You Came e Mark Fisher.

Vignetta disegnata da Holdenaccio

La genealogia di come Holdenaccio ha scoperto la musica alternativa. Ne ho fatta una anche io.

La rivoluzione non è un pranzo di gala, ma nemmeno un concerto punk

«No, non è con la poesia. Il mutamento dev’essere nella storia, nell’azione, nelle cose. La poesia come strada ad una presa di coscienza può tuttavia diventare un coefficiente sociale.» (Giovanni Giudici, Agenda 1960 e altri inediti)

Perché scomodare l’autore di Realismo capitalista in un fumetto su Taranto e sul punk? Antonio, Annachiara e Andrea – i protagonisti del libro – vogliono salvare la Pineta, luogo dei giochi della loro infanzia, minacciata dalla cementificazione: per questo tentano di sabotare il cantiere esprimendo il loro dissenso allo sfruttamento economico di una terra che ha tanto altro da offrire. A un occhio esterno, quello del benaltrismo scandalizzato, sono ragazzi eversivi, zecche da centri sociali. Ma «la gentilezza e l’educazione sono lussi che non possono essere pretesi».

Per chi ha a cuore la città essi incarnano l’unico modo di scuotere coscienze intorpidite. «La rabbia è motore di cambiamento» e quindi senza rabbia non vale nulla. Questa denuncia del capitalismo sfrenato è immersa in un’atmosfera anarco-comunista (tra Marxibon e succhini molotov) certamente estremizzata e quasi anacronistica, che viene vissuta con incertezza dal protagonista, il quale rispetto ai due amici pare solamente «giocare alla lotta di classe».

Vignetta da Senza rabbia non vale nulla di Holdenaccio

Spesso anche noi viviamo in prima persona il privilegio di non essere arrabbiato o arrabbiata. Anche la musica cosiddetta impegnata non deve fermarsi lì, benché possa essere stimolo a un’azione che sia più incisiva nel reale. Holdenaccio ha fatto una playlist Spotify con gli ascolti che hanno ispirato questo volume, ma – soprattutto alla luce delle recenti vicende che vedono il CEO Daniel Ek investire i soldini dei nostri abbonamenti in startup militari – preferisco non presentarla. Dato che siamo in tema mi preme invece segnalare, tra le voci che partecipano al dibattito sulle piattaforme di streaming, quella di Alberto “Bebo” Guidetti che propone un’alternativa che sia capace di «trasformare la rabbia collettiva in un progetto politico».

È una vita che provo a capire Taranto, ma non fa per me

«Restano lamiere sgretolate di eternit, / fuochi di giornali pubblicitari. // Sul cartello vietato l’ingresso / qualcuno vi ha scritto appresso: // alla città.» (Stefano Modeo, Paesaggi)

Il titolo del libro, non sarà sfuggito a qualcuno, riprende la canzone Senza amor non vale nulla dei tarantini Sud Disorder. E ovviamente Taranto, «città talmente contraddittoria che ti fa perennemente rodere il culo», è centrale nel racconto di Senza rabbia non vale nulla. È qua che emerge, oltre alla volontà antagonista di Holdenaccio, il suo lato sentimentale, che si incarna in una scrittura malinconica e dolceamara.

Mi sento inadeguato a parlare di Taranto abitando sopra il Po, perché è qualcosa per me di inafferrabile. Mi devo allora aggrappare, per necessità, a voci autoctone. Il mio amico Davide – anche lui, come Antonio e molti altri, espatriato altrove – descrive Taranto come «la persona alla quale vorrai sempre bene, che non dimenticherai mai, con la quale hai convissuto, con cui eri lì lì per sposarti…».

Nelle liriche di Partire da qui (Interno Poesia 2025), Stefano Modeo dà voce all’amaro spaesamento di questa dislocazione, partito da dove per sfuggire al «vuoto ostile delle periferie» le persone «si sentono meno incapaci / se si fa presto a imparare a migrare»; e al disorientamento di chi, quando torna, si accorge «di non sapere nulla / di queste vite che sono restate».

Vignetta da Senza rabbia non vale nulla di Holdenaccio

Quello che posso capire da queste testimonianze è che Taranto, la «terra di ferro» che trova posto anche nei versi di Pasquale Pinto, è una città complessa. Ne completa il ritratto Davide: «Se scavi molto in fondo c’è un residuo di rancore perché sai che sarebbe stata quella giusta se solo si fosse sforzata di capirti… e se solo tu fossi stato disposto a farti carico dei problemi suoi».

Nel graphic novel di Holdenaccio ritroviamo alcuni di questi motivi ricorrenti, che riesce a incanalare con passione fino a delineare una fenomenologia sentimentale della città. Con la speranza che il libro possa essere propulsore di cambiamento, invito ad accogliere un proponimento dai versi di Stefano Modeo: «restiamo ostili con desiderio / se il vento riprende, nostro tormento», perché senza rabbia non vale nulla.

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