66cl – Ghigliottina / La recensione

Copertina di Ghigliottina dei 66cl

 

Compromesso storico tra i CCCP e la P38, i 66cl arrivano al primo full length Ghigliottina, uscito a luglio per Walkman Records. Da un’insospettabile Rovereto irrompono con la loro versione aggiornata del punk filosovietico di giovannilindiana memoria, per ribadire una rabbia verso la società contemporanea sentita da sempre più persone ma che pochi hanno il coraggio di esplicitare.

In questo periodo di forte repressione del dissenso, il quintetto fa la propria parte denunciando senza mezzi termini i tempi bui che stiamo vivendo. L’impostazione dei 66cl è un punk hardcore che dialoga col crossover, specie nei ritmi dei vocals che avvicinano per certi versi alla P38, il collettivo trap sotto indagine per aver inneggiato alle BR (“Non rappo, sputo slogan”). E in Garfield anche loro non esitano a rivendicare una simile appartenenza ideologica: “noi siamo gli anni di piombo”.

 

 

Prima che qualcuno li bolli come estremisti o eversivi, rassicuriamo eventuali genitori apprensivi all’ascolto che i 66cl – come già la P38 – non costituiscono un’effettiva minaccia alla democrazia. I cinque musicisti trentini però sono sicuramente radicali: gente impegnata, militante, che non si limita a rievocare nostalgicamente una retorica anarco-comunista – vedi i riferimenti a figure come Majakovskij (Lilja Brik) e Mao Zedong (Sotto al cielo (Compagno, ricorda)) – ma attualizza quelle riflessioni ed esperienze applicandole all’Italia contemporanea.

In Ghigliottina sotto attacco ci finisce un po’ chiunque: giornalisti, politicanti di destra e di sinistra, lo Stato, industriali, il Vaticano, il “governo di fascisti”. Così in D I G O S B O I A A A A si scagliano contro i poliziotti “servi del potere”, mentre in Spaghetti western non risparmiano critiche ai “compagni solo sui telefonini”. E nei giorni dello sgombero del Leoncavallo, risuonano le parole di Weirdo: “ho girato l’Italia dentro un centro sociale, mai beccato uno sbirro che non fosse un maiale”.

Vignetta dal graphic novel Senza rabbia non vale nulla di Holdenaccio

L’easter egg di Holdenaccio ai 66cl nel graphic novel Senza rabbia non vale nulla.

Dai CCCP – Fedeli alla linea ereditano più l’atmosfera che la musica: Produci consuma crepa è un chiaro omaggio alla band di Correggio, che era già stata onorata in altri pezzi, oltre che nel nome Instagram dove si sottotitolano “Fedeli alla birra”. Nel famoso adagio – che quest’anno già gli ALLERTA! hanno fatto proprio – racchiudono la loro critica al capitalismo, ma non solo: “Non cerco compromessi, quale cessate il fuoco: Israele deve esplodere, deve andarsene affanculo”. Raramente abbiamo sentito in musica una presa di posizione così diretta sul genocidio palestinese; rincara la dose Pentola a pressione: “Leonardo è stra contento perché sta vendendo un botto, più morti più profitto e qualche arma la dà in sconto”.

Con il loro punk extraparlamentare, in Ghigliottina i 66cl proseguono una compattezza che si portano dietro con coerenza fin dai primi dischi, gli EP Discount (2021) e Caballero (2023). Nella scena producono continui consensi e hanno persino già i loro adepti, come gli xfactorini Punkcake. Fare punk di questo tipo nel 2025 è questione scivolosa, tra pseudorivoluzionari, disillusi, democristi. Farlo all’interno di un’industria musicale – occidentale, capitalista – con le sue incongruenze è difficile ma, come dice il Collettivo HMCF, «siamo così pieni di contraddizioni che parlarne è la cosa migliore».

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