Poppy, Tigers Jaw, The Haunt: i singoli internazionali del 5 dicembre 2025

Poppy – Guardian [Sumerian Records; metalcore, post-hardcore]. Dopo Bruised Sky e Unravel, Poppy ci fa ascoltare anche una terza canzone dal suo prossimo album Empty Hands, in uscita il 23 gennaio. Guardian è una canzone senza gli scream che hanno caratterizzato molti brani dall’ultimo disco Negative Spaces (e che qui un pochino ci mancano, anche se in effetti la canzone funziona eccome già così com’è) ma dove le abilità vocali di Poppy appaiono in tutto il miglioramento che hanno avuto negli ultimi anni, un po’ come già avevamo avuto modo di sentire su Unravel.
Poppy sarà in Italia per un’unica data da headliner il 18 marzo all’Alcatraz di Milano insieme a Ocean Grove e Fox Lake (qui tutti i dettagli), e poi a Bologna in supporto agli Evanescence il 28 settembre (qui tutti i dettagli).
Tigers Jaw – Head Is Like a Sinking Stone [Hopeless Records; alternative rock, indie rock]. A tre anni dall’EP Old Clothes, e a cinque dall’ultimo album I Won’t Care How You Remember Me,i Tigers Jaw pubblicheranno un nuovo disco, Lost on You, il 27 marzo. Ad anticiparlo c’è questo singolo intitolato Head Is Like a Sinking Stone che è forse la cosa più vicina a un brano catchy dei Tigers Jaw, tra la ripetizione nel ritornello, le chitarre accattivanti, le sonorità un po’ più light… certo, il mood resta malinconicheggiante rispetto alla media generale, ma per i Tigers Jaw è forse il brano più preso bene della discografia.
The Haunt – Nervous Wreck [Nettwerk; hard rock, alternative]. I The Haunt proseguono alla grande sull’ottima strada intrapresa con l’album d’esordio New Addiction uscito in estate. La band sembra aver trovato la dimensione perfetta suonando un hard rock accattivante ma comunque focalizzato sull’energia pura delle chitarre e della voce di Anastasia. Nervous Wreck potrebbe benissimo essere un brano rimasto fuori dalla tracklist del disco visto che le sonorità sono totalmente in linea con quelle dei brani dell’album, ma la canzone funziona eccome anche come singolo a sé stante -pregevole anche il video, ambientato in un’atmosfera natalizia stregata.
Drop Dead, Gorgeous – Sink Your Teeth [The Artery Foundation; metalcore, post-hardcore]. I Drop Dead, Gorgeous che si inseriscono nel filone metalcore patinato alla Bring Me the Horizon o Underoath post-reunion non sono magari paragonabili alla band che avevamo conosciuto nella seconda metà degli anni 2000, ma non possiamo di certo biasimare la band per la voglia di fare musica nuova e diversa da quella che faceva quando i membri avevano vent’anni compiuti da poco. Se vogliamo, è anche una mossa coraggiosa, perché invece di cavalcare il sicurissimo filone della pura nostalgia, la band si rimette totalmente in gioco, seppur suonando uno stile che al momento è indubbiamente popolare. Sink Your Teeth in ogni caso suona alla grande, proprio come il precedente singolo Six Feet, e allora speriamo che questa reunion porti magari anche a un tour europeo, per poter vedere i Drop Dead, Gorgeous live, cosa che per motivi anagrafici non abbiamo mai potuto fare (le loro uniche date italiane risalgono al 2008).
Angel Du$t – Du$t [Run for Cover Records; hardcore punk]. Gli Angel Du$t, che sono di per sé una band un po’ birbona, buttano fuori una canzone che si chiama Du$t. Anche il brano fa più volte le bizze, con un’intro chitarra e voce che potrebbe far pensare a una ballad dimessa e introversa ma che lascia poi spazio a chitarre di stampo hardcore punk (come da tradizione della band, forse anzi ancora più che il solito) prima di un finale che va deragliando. Du$t è tratta da Cold 2 the Touch, il nuovo album della band in arrivo il 13 febbraio, di cui abbiamo già potuto ascoltare la title track.
Greywind – The Scarecrow [FLG; ballad]. Altro singolo dal nuovo album dei Greywind, Severed Heart City, in arrivo il 16 gennaio e di cui abbiamo già ascoltato quasi tutta la tracklist a questo punto (l’ultimo singolo, giusto un mesetto fa, era stato Make Believe). The Scarecrow è una ballad che vede come indiscussa protagonista la voce di Steph O’Sullivan, che si staglia potente ma anche raffinata su un pattern soffice e semi-elettronico. Una ballad emo, se vogliamo, ma pur sempre una ballad, che all’interno del disco farà probabilmente respirare per qualche minuto in mezzo ai tanti bei pezzi emo/pop punk di cui sappiamo che il lavoro sarà composto.
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