Gli album italiani del mese: Mondaze, Comrad, Rovere & more

Mondaze

 

Mondaze – Linger

(Bronson Recoordings, 22 novembre 2024)

Secondo album per i Mondaze, che nel 2021 avevano esordito con Late Bloom. Già su quel disco si presentavano i concetti cardine della musica del quartetto faentino: shoegaze con un imponente muro di suono, vocals camuffati nel mix, chitarre che si producono volentieri in riff strappalacrime. Una visione che viene perfezionata su Linger, fuori per Bronson Recordings. La produzione è leggermente più pulita, i vocals appena appena più udibili, i riff più maestosi; la musica dei Mondaze è potente ma malinconica allo stesso tempo, ci si può pogare volendo, ma si presta molto bene a un ascolto assorto e attento tanto in cuffia come sottopalco. A questo giro la band ha anche provato ad accennare qualche ritornello un po’ più “catchy” (prendetelo con due o tre paia di pinze questo aggettivo), e secondo noi la cosa è decisamente positiva perché rende più memorabili i brani laddove le tracce di Late Bloom a tratti rischiavano di mescolarsi l’una all’altra. Loro lo chiamano “heavy shoegaze”, sicuramente ci sono delle importante tracce di emo, ad ogni modo se vi piacciono le chitarre belle e rumorose questo disco può proprio fare per voi.


Comrad – Nati stelle

(Kallax Records, 29 novembre 2024)

Album d’esordio per i Comrad, dopo gli ottimi EP Restiamo vicini (2021) e Placenta (2023). Se nello spazio contenuto delle cinque tracce convincere poteva sembrare più semplice, il quintetto di Bari si riconferma sul pezzo anche sulla lunga distanza. Il punk rock/emo del gruppo guarda più all’estero che alla tradizione nostrana ma è cantato rigorosamente in italiano; punk rock spinto ma non disordinato, duro ma non grezzo, Nati stelle è un groviglio di emozioni, tensioni, cadute e ripartenze esplosive. Non il solito punk da pub, insomma, ma un progetto originale e genuino che si segnala tra i più ambiziosi della scena alternative. Piccola grande perla la traccia finale Lunedì di settembre, che vede il featuring degli Elephant Brain, tra le formazioni alt rock più valide del momento e inaspettatamente complementare alla ruvidezza dei Comrad. [Simone De Lorenzi]


rovere – 11 case

(Nigiri, 11 ottobre 2024)

Terzo disco per i rovere, due anni dopo Dalla Terra a Marte. La formula seguita, che si scosta dalla pretenziosità del concept album tentato nel 2022, continua la linea indie pop, ma sempre più pop che indie e giusto in qualche caso timidamente aperto al rock. Le 11 case del titolo corrispondono agli 11 pezzi – poi diventati 12 per quella magia delle piattaforme che permette di aggiungere successivamente le tracce –, metaforiche chiavi per aprire le porte dove albergano paure e desideri della band e permettere di vedere “la California sotto le stelle a Bologna”. Dentro ci troviamo qualche chicca (la delicatezza della title track e di via delle fragole), featuring più e meno aspettati (svegliaginevra in forse sì forse no tra i primi, Divi dei Ministri in k.o. tra i secondi). Per il resto è il solito sound – giusto un filo più maturo – che può funzionare per i fan di lunga data del quartetto bolognese, ma non propone nulla per attirare nuovo pubblico ed è distante dalla freschezza d’inventiva del disco d’esordio Disponibile anche in mogano. [Simone De Lorenzi]


I Ragazzi del Massacro – Babylon Club

(self-released, 31 ottobre 2024)

Terzo album per I Ragazzi del Massacro, che nonostante il nome sembrano abbastanza innocui. Il rock di Babylon Club, disco frutto di due anni di lavoro, ricerca sonorità internazionali dal sapore discretamente vintage, dove un cantato altisonante, quasi epicheggiante, dà spessore (forse a volte fuori luogo) su una strumentale che di volta in volta guarda ora al country, ora al blues e allo psichedelico. La durata abbondante delle tracce rivela un’insensibilità verso le logiche usa e getta del moderno ascolto discografico: I Ragazzi del Massacro preferiscono prendersi il loro tempo per costruire e cesellare ogni dettaglio. Con Babylon Club – il titolo fa riferimento alla «babilonia di persone e di influenze» a cui danno corpo nel corso della tracklist – la band milanese, che ribattezzeremo gli Scerbanenco dell’alt rock, compone un disco sperimentale ma accessibile al tempo stesso. [Simone De Lorenzi]


Jerry De Sario – Radio Elisir

(Panarecords, 7 novembre 2024)

Con la copertina più imprevedibile dell’anno, Jerry De Sario arriva al nuovo album Radio Elisir. Lo stile di questo artista rientra nel cantautorato con influenze etniche e minimaliste; preziosismi che però non fanno di Radio Elisir un lavoro snob per ristrette cerchie di intenditori, anzi: le sonorità ricercate vogliono mettere a proprio agio l’ascoltatore con ritmi ballerini, atmosfere esotiche, un cantato evocativo. Le undici tracce (l’ultima, Damabiah, è una strumentale di oltre 5 minuti) compongono un album molto spirituale e interiore, verrebbe da dire quasi animista. E l’elisir che la radio di Jerry De Sario ci propone non è quello di lunga vita ma, piuttosto, di serena vita. [Simone De Lorenzi]


Balto – Notti insonni per cuori incerti

(Pioggia Rossa Dischi, 29 novembre 2024)

“Chissà se hai un po’ di nostalgia di Bologna a notte fonda, chissà perché sei andato via”. Mannaggia a voi. Due anni dopo Forse è giusto così ritornano i Balto con il loro secondo album Notti insonni per cuori incerti, che dell’esordio prosegue la stessa sensazione di smarrimento e la medesima ricerca di un posto nel mondo. Lo fanno, i quattro ragazzi di Misano Adriatico, con i desideri e i dubbi dei ventenni che si accorgono di diventare trentenni, che entrano nella vita adulta senza bussole o mappe da consultare ma pronti a lasciarsi affascinare dalla sua bellezza. Questa incertezza viene espressa tramite il loro solito pop rock dalle decise venature alternative, che con melodie delicate dà corpo a una sensibilità capace di manifestare le ferite della vita ma anche i tramonti, le amicizie e gli amori. In questo album i cuori incerti dei Balto racchiudono tutto: la nostalgia delle esperienze passate, la stordente e dolceamara vitalità del presente, le infinite possibilità del futuro. Notti insonni per cuori incerti è un disco per chi non ha paura dell’emotività, per chi non si ritrae davanti agli ostacoli ma ad essi oppone sempre una speranza. [Simone De Lorenzi]


Fuorimano – Rimasti indietro

(self-released, 6 dicembre 2024)

EP d’esordio per Fuorimano, progetto di quel Simone Mattiello che abbiamo conosciuto come chitarrista degli Antartica. Rimasti indietro è un lavoro che si autodefinisce folk punk, portato avanti con un’impostazione prevalentemente acustica – il riferimento più immediato sono i Menagramo – e testi che rimandano alla scena punk rock nostrana (Madbeat, Bull Brigade, Uguaglianza). L’atmosfera, come esplicita il titolo dell’ultima traccia Vicenza, è tipicamente veneta – vogliamo scomodare Rumatera, Derozer e Peter Punk? – e tira fuori la passione propria dei pub di borgata e delle curve calcistiche: Fuorimano dà voce agli ambienti e alle ambizioni tipiche della provincia, remote o – appunto – fuorimano, lontano dai clamori delle grandi città. Lo fa attraverso quattro brani essenziali e veloci, che non arrivano ai due minuti, preferendo gettare fuori in maniera diretta e grezza (ma non per questo approssimativa) desideri e lotte degli underdogs, di chi, secondo una certa mentalità imperante ai giorni d’oggi, viene considerato un rimasto indietro. Tra cori da stadio condivisi e solidarietà di emozioni che riscaldano i cuori Rimasti indietro è un cameratesco abbraccio tra compagni di strada. Un disco per tutti gli hooligans del punk rock, impossibile da cantare da soli. [Simone De Lorenzi]


Milo – Milo

(Urlaub/General Soreness/Dischi Decenti, 8 novembre 2024)

EP d’esordio per i Milo, che buttano fuori un lavoro preziosissimo per l’ambiente math/post rock. Prezioso nel suo valore qualitativo e prezioso come ambizione sonora: Milo è un disco completamente strumentale, a eccezione di Bisce che interpola uno spoken word sal sapore squisitamente emo. Nello spazio di cinque tracce i Milo costruiscono una montagna russa di emozioni senza la necessità di aprire bocca. Forse una metafora per certe persone, che imparerebbero molto dall’ascolto di questo self titled. [Simone De Lorenzi]


Renàra – Come sbagliare di meno

(Marsiglia Records/1a0, Dischi Decenti, Tapes4Profit, 12 novembre 2024)

Graditissimo ritorno dei Renàra a quattro anni di distanza dall’EP self titled d’esordio. Prodotte grazie alla consueta alleanza di microetichette emo, le cinque tracce di Come sbagliare di meno si fanno strada tra post rock e screamo (con tanto di featuring con gli immancabili Øjne), cori e chitarrine, singalong e pestaggi per dare spessore e consistenza allo sconforto della vita e a questo opporre narrazioni di resistenza. Iconica la line “Prenderò una laurea in fallimento e tu ci sarai nei ringraziamenti”. [Simone De Lorenzi]


XIII Blades – Waves

(self-released, 16 novembre 2024)

La band di Cesenatico all’esordio con un album potente, hard rock intriso di stoner, che riporta alla mente anche l’era grunge di band come Soundgarden e Audioslave (non a caso la struggente “Another sunshine” è dedicata proprio a Chris Cornell). Gli undici brani parlano un linguaggio fatto di chitarre, duro e abrasivo, suonato con particolare perizia tecnica ma capace anche di addentrarsi in meandri più introspettivi e blues (“Illusion”). Un sound diretto e temi profondi caratterizzano l’album a partire dalla stessa title track (“Waves”) che rispecchia a pieno il concept dell’album stesso e trasporta l’ascoltatore come onde nel vortice di emozioni che si riflettono nei brani della band!


Roberto Casanovi – Se io sono un pesce, tu che cosa sei?

(Tipo Dischi, 22 novembre 2024)

Se io sono un pesce, tu che cosa sei? è il nuovo album di Roberto Casanovi, una riflessione introspettiva e lo-fi che esplora il confine sfumato tra realtà e percezione. Con una scrittura sincera e alternative rock dai toni emo, Roberto rievoca il cantautorato de I Cani e il bedroom pop americano, intrecciando ironia e malinconia. Il disco si apre e si chiude con i brani speculari Se io sono un pesce e Tu che cosa sei?, due tracce intense e arpeggiate che definiscono il concept dell’album. Tra momenti punk come I locali in cui andavo a suonare e brani disillusi come L’ultima canzone su M, emerge un viaggio tra memoria e relazioni distorte.


Izaya – Roba da egocentrici

(self-released, 29 novembre 2024)

“Roba da Egocentrici” è l’EP d’esordio di IZAYA, un’opera che attraversa pop, rock ed elettronica per raccontare frammenti di ricordi e riflessioni personali. Con sei brani intensi, IZAYA si ispira al mito del Narciso, esplorando il tema dell’autosservazione e del cambiamento attraverso un gioco di prospettive che rivisita il passato da nuove angolazioni. Tra le tracce, “Dissolvenza” e “Cancro” rievocano l’influenza emo-punk dell’artista, mentre “Montagna” chiude l’EP con sonorità che ribaltano continuamente le aspettative. Non solo musica, ma un progetto multimediale che include collaborazioni con illustratori e scrittori, “Roba da Egocentrici” è una proposta unica e audace, dove ogni ascolto svela nuovi dettagli.


Puoi leggere tutte le nostre recensioni a questa pagina.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *