Intervista a Michiamanojack

“Henné” è il nuovo singolo di michiamanojack, disponibile da venerdì 29 novembre in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale. Il nuovo singolo è un brano autobiografico che trascina l’ascoltatore in un viaggio di ricordi, istantanee di attimi passati e frammenti di vita che sembrano scorrere come fotogrammi di un film personale.
“Henné” è un brano personale e autobiografico. Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia di smarrimento e nostalgia attraverso la musica?
Probabilmente perché la musica è l’unico modo che conosco per sputare fuori le emozioni ed esorcizzarle. Spesso per me, paradossalmente, è più facile cantare i miei problemi e i miei trascorsi che parlarne davanti ad una birra con gli amici.
La canzone parla di transizione e separazione: quanto pensi che la musica possa fungere da strumento per elaborare certe emozioni?
Dal mio lato, nel momento in cui scrivo, mettere nero su bianco le emozioni, farle scorrere attraverso la penna, è catartico. Mi aiuta a prenderne coscenza molto più di quanto potrei fare magari sedendomi sul divano a rifletterci. Dal lato dell’ascoltatore invece è la condivisione che aiuta ad elaborare, il sentirsi meno soli in quell’emozione, sentire che chi canta ha vissuto le tue stesse cose.
Quali sono le tue principali reference musicali e qual è stato il processo creativo che ha accompagnato la scrittura di questo brano?
Non ci ho mai pensato, ma non credo di avere delle vere e proprie reference, piuttosto ho artisti che apprezzo e stimo molto, anzi di cui sono proprio fan a dirla tutta. Per quanto riguarda il panorama pop cantautorale italiano moderno, sicuramente sul mio podio metterei Peter White, Mobrici (sia con i Canova che con il progetto solista) e Tommaso Paradiso. Tornando al brano invece, posso dire che la scrittura è stata molto impulsiva, testo e melodia sono arrivati insieme. Avevo questo ritornello che mi risuonava in testa, con questo elemento principale, questa tinta per capelli all’henné. Da lì poi le strofe sono venute da sole, di getto, come un susseguirsi di immagini, esattamente come le ascoltate oggi.
Come descriveresti la tua crescita artistica da quando hai iniziato a muovere i tuoi primi passi nella musica ad oggi? Cosa è cambiato nel tuo approccio?
Sicuramente credo, e spero, di essere maturato molto nella scrittura, o almeno di riuscire ad esprimere ciò che vorrei dire senza crearmi troppe paranoie sul fatto che io lo stia dicendo in maniera troppo diretta e banale o meno. Probabilmente credo di aver trovato un mio modo di scrivere, che spero negli anni migliori e si evolva, ma che al momento mi fa sentire sincero: non mi imbarazzo più come un tempo a parlare di me stesso nelle canzoni.
Quale credi sia il modo più efficace per creare e mantenere una connessione autentica con il pubblico offline e online?
Offline sicuramente direi i live. Vedere le facce delle persone, le loro reazioni, ti da una visione diversa di ciò che stai facendo e ti restituisce di più di qualunque piattaforma streaming. E credo sia lo stesso per loro. Per quanto invece riguarda l’online, devo ammettere che sono un po’ impacciato, non sono molto ferrato sulla comunicazione social e probabilmente anche perché è il lato che amo meno di tutto questo. Ma è ovviamente indispensabile al giorno d’oggi. Quindi quello che cerco di fare è coinvolgere le persone nella parte più artigianale della musica, far vedere tutto il lavoro che c’è dietro una canzone, con stralci di video in studio di registrazione, in sala prove ecc. Ci tengo che la gente si affezioni a un brano ancora prima che venga pubblicata, che capisca che una canzone non è solo 3 minuti di audio con una bella copertina.
Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi progetti futuri?
Al momento sto già lavorando sul nuovo singolo e ne seguiranno ovviamente altri nel corso del 2025, probabilmente più di quelli usciti l’anno scorso. Nel mentre sto già pianificando delle date per l’estate con una band che mi accompagnerà sul palco.
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