Rovere – Dalla Terra a Marte / La recensione

Rovere Dalla Terra a Marte copertina
DI SIMONE DE LORENZI

Dopo il successo seguito al debutto del 2019 (l’album intitolato Disponibile anche in mogano), i Rovere giungono al secondo disco con Dalla Terra a Marte. La band bolognese, che dal 2020 ha accolto i turnisti Davide Franceschelli (basso) e Marco Paganelli (batteria) nella formazione stabile, tenta la strada del concept album; dopo i mesi passati rinchiusi a causa della pandemia questo lavoro si presenta come un viaggio spaziale che è una ricerca: di libertà, di speranza, di senso… in definitiva, di scoperta della vita.

La formula prevede un’alternanza tra pezzi in cui a prevalere sono le melodie scoppiettanti (l’onda travolgente de La libertà, i ritmi incalzanti di Lupo, la spensieratezza da hit estiva di Looney, i sound distorti di Alveare, i vivaci cori dei bambini in Bim bum bam, i suoni brillanti di Mappamondo) e quelli in cui intervengono toni profondi e malinconici (come la delicata title track Dalla Terra alla luna, che si sviluppa sulle note di un pianoforte, la ballad acustica Crescere e anche Precipitare – dove, verso la fine, ci sorprende una voce femminile).

Questa duplicità di toni viene mescolata in canzoni come Freddo cane (che vede la collaborazione di Mameli, cantante uscito dalla scuderia di Amici nel 2018), nelle atmosfere soffuse di Astronauta e nei motivi avvolgenti di Martedì. Strade diverse prendono l’intro strumentale 321… major tom, omaggio a David Bowie, e Sentiero ripido – che propone un testo breve ripetuto sullo sfondo di musiche incantate, prima soft e poi arricchite dagli strumenti in un crescendo di potenza.

La tracklist offre quindi un’alternanza tra canzoni più sbarazzine – estremamente orecchiabili e radio-friendly, con giochi di parole e rime (a volte fin troppo) facili – e altre più introspettive. Rispetto ai lavori precedenti la voce di Nelson si percepisce nettamente più matura e i synth risultano meno fini a sé stessi.

 

Nel complesso il quintetto propone il classico indie pop (qualche anno fa si sarebbe detto itpop: è un’etichetta ancora valida?) con qualche variazione, altalenandosi tra sfumature che talora virano verso il pop rock o sfiorano il power pop, quando non decidono di rimanere più pacatamente pop; ricordiamo che tre tracce, come già in passato, vedono l’intervento di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari.

Quello che di sicuro rimane indie – oltre ai cenni all’attualità (“Tre metri sopra il cielo, sì, ma a un metro di distanza”) – è il citazionismo, che vede una predilezione per il revival di temi anni ’90, specie televisivi: c’è Bim Bum Bam, ci sono i Looney Tunes e Space Jam, Occhi di gatto e Detective Conan. La pecca è che, nonostante i rimandi interni e l’atmosfera di sottofondo, dal punto di vista tematico non sembra abbastanza compatto per un album che si autoprofessa concept.

Il tour dei Rovere è stato riprogrammato per quest’estate e toccherà le città di Padova, Bologna, Firenze e Milano con Chiamamifaro in apertura (link per i biglietti).

VOTO: 3.5/5

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