Gli album di aprile 2026: Lolo, Grade 2, Lavalove & more

Lolo

 

Ad aprile Lolo, nuova popstar in the making, ha pubblicato il suo secondo album God Forbid a Girl Spits Out Her Feelings, con la sua nuova etichetta Fearless Records dopo aver lasciato Hopeless: ecco una piccola panoramica di quello che è uscito nel mese appena concluso!

Nell’articolo parliamo dei dischi di Lolo, Grade 2, Lavalove, Prince Daddy & The Hyena, Death Lens e Knumears (clicca sul nome dell’artista per andare direttamente al paragrafo relativo).

Lolo – God Forbid a Girl Spits Out Her Feelings

Per God Forbid a Girl Spits Out Her Feelings, l’artista canadese passa da Hopeless Records a Fearless Records, ma non cambia troppo l’approccio rispetto al primo disco Falling for Robots and Wishing I Was One (2024). Le sue sono canzoni estremamente catchy e orecchiabili che fanno ampio uso di ironia e di metafore e allusioni ammiccanti per parlare di relazioni disastrate, un po’ come se fossero pagine di un diario (come quelle che Lolo posta su Instagram dopo i suoi concerti nelle varie città): un amico l’ha definita “Olivia Rodrigo per chi ha 17 anni invece che 15” e la frase, oltre che farci ridere, ci è sembrata una descrizione particolarmente calzante -e sia chiaro che sia Olivia Rodrigo che Lolo ci piacciono parecchio. Me with No Shirt On (a proposito di testi ammiccanti) è la canzone migliore del disco e potrebbe essere la prima canzone triste sulle tette in tutta la storia della musica, ma in generale la sensazione è che a questo giro i brani siano tutti più forti e memorabili rispetto al primo disco, dai ritornelli alla struttura delle frasi e dei testi che riescono a restare appiccicati in testa già dai primissimi ascolti. Il tentativo sembra essere quello di fare di Lolo una popstar vagamente alternativa, un po’ come una Taylor Swift che se la tira di meno e si rivolge agli sfigati della scuola invece che ai cool kids.


Grade 2 – Talk About It

Per “festeggiare” i dieci anni dal primo disco (Mainstream View), i Grade 2 ne pubblicano uno nuovo, già il sesto per il trio dell’Isola di Wight. Talk About It esce per Hellcat Records, l’etichetta di uno che di punk se ne intende come Tim Armstrong dei Rancid, e ha in copertina una bocca aperta con i denti bene in mostra, concept grafico che evidentemente va di moda nei dischi punk/alternative (così su due piedi ci vengono in mente Drive North degli Swmrs e Foot in Mouth Disease dei Gob). I Grade 2 sono un gruppo che dal vivo esalta come pochi: ce lo hanno dimostrato nel 2024 al CIQ in uno dei concerti punk più divertenti degli ultimi anni -complice anche l’atmosfera molto alla buona della venue- e lo dimostreranno ancora sul palco del Punkadeka Festival al Magnolia, dove suoneranno il prossimo 5 settembre. La loro forza è che spaccano anche su disco -il che non si può dire di tutte le band punk brave dal vivo. Gli undici brani di Talk About It percorrono in scioltezza la strada dello street punk / Oi che la band ha sviluppato nel corso degli anni: suonano veloci, forti, diretti e semplici, ma non rinunciano a ritornelli facili da memorizzare e da cantare, anche grazie alla ripetizione di poche frasi dirette -diremmo quasi a mo’ di slogan, anche se i Grade 2 non fanno della politica il proprio cavallo di battaglia, ad eccezione di pochi brani come Rotten. Semmai tra brani che invitano -in pieno spirito punk- a vivere la propria vita in maniera onesta con sé stessi cercando di fregarsene dei giudizi altrui e pezzi che sembrano risentire parecchio delle origini inglesi della band (vedi Standing in the Downpour, a partire già dal titolo), c’è spazio anche per “vecchie”, semplici canzoni d’amore come Hanging onto You, ovviamente in salsa punk / Oi. Se vi affascina l’idea dei punk inglesi anni ’80 con le giacche in tartan ma siete nati uno o due decenni in ritardo, i Grade 2 sono verosimilmente la cosa che più si avvicina al vostro ideale.


Lavalove – Tan Lines

Proposta esilarante quella di Pure Noise Records, che ci presenta le Lavalove con il loro secondo album Tan Lines, prodotto da Anton DeLost (già noto per i suoi lavori con gli State Champs). Il quintetto ha un sound che gira tra punk rock e garage da baraccio americano sul lato di qualche strada secondaria ma con i cori da cheerleader e col cantato civettuolo di Tealarose Coy, che con ampia ironia canta le sue fantasticherie sull’assassinio del fidanzato infedele, su flirt semiseri, sulla nightlife e sulla vita della West Coast. Qui e là nella tracklist ci sono pure brani doo wop anni ’50 e surf alla californiana. Un disco nato per non farsi prendere troppo sul serio finisce per appiccicarsi con fin troppa facilità grazie alle melodie parecchio orecchiabili di tutti i brani e alla carica leggera, anche un po’ frivola, dei testi e del cantato.


Prince Daddy & The Hyena – Hotwire Trip Switch

Con il loro quarto album Hotwire Trip Switch, i Prince Daddy & The Hyena abbandonano la loro aura da paladini dell’emo fifth wave per abbracciare un approccio molto più semplice, diretto e nostalgico: abbiamo infatti un disco puramente pop punk che ricerca in toto l’energia dei primi 2000, dando a tratti quasi l’impressione di voler fare una panoramica del sound delle principali band in auge in quell’epoca: ci sono pezzi che sembrano usciti da un disco dei Motion City Soundtrack, altri che fanno il verso ai Fall Out Boy, altri che somigliano molto a qualche pezzone degli Weezer (per non parlare della citazione diretta di Boulevard of Broken Dreams)… la cosa che colpisce è che svestendosi dei propri panni abituali, la band sembra aver trovato il modo di realizzare finalmente un disco davvero filante e divertente, dove i precedenti lavori si fermavano sempre un passetto prima di risultare memorabili e capaci di lasciare il segno. Forse il citazionismo a volte diventa un po’ troppo evidente, ma se prendiamo Hotwire Trip Switch come una raccolta di canzoni divertenti e facili da ascoltare, allora il disco sembra aver perfettamente raggiunto i propri obiettivi.


Death Lens – What’s Left Now?

What’s Left Now? è il nuovo album dei Death Lens, quartetto multiculturale di Los Angeles che partendo da radici surf rock ha evoluto il proprio sound verso un punk inframmezzato di hardcore, post-grunge e pure un po’ di shoegaze industrial. L’album è il successore di Cold World (2024), di cui mantiene intatta l’urgenza tematica (con brani che denunciano le ingiustizie sociali e razziali negli Stati Uniti) ma arricchisce il discorso con una dimensione più intima e vulnerabile. Tracce come Am I Drug to You? e Waiting to Know (in cui peraltro compare Ian Shelton degli ottimi e affini Militarie Gun) esplorano dubbi esistenziali e fragilità, mentre Monolith (con un ritornello molto Linkin Park), Pulling Teeth e Debt Collector sfogano una rabbia viscerale di stampo prettamente accacì.


Knumears – Directions

Directions è l’album d’esordio dei Knumears e può sorprendere che il disco esca su Run for Cover Records: il trio si muove infatti tra screamo, post-hardcore e sfumature blackened. Siamo di fronte sicuramente a una delle cose più heavy che siano mai uscite dal roster di RFC, anche se i Knumears non sembrano poi degli alieni in casa dell’etichetta di Boston (alla fin fine, certi passaggi potrebbero ricordare band affini alla label come Touché Amoré e La Dispute). Il disco si caratterizza per ampi passaggi strumentali, che spesso prendono il sopravvento: tracce come Directions e l’introduzione sono interamente prive di voce, mentre nei brani cantati le urla restano volutamente in secondo piano nel mix, quasi a voler sottolineare la potenza della musica.


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