Leaving Venice, WEL, Salvomè: le recensioni dei singoli italiani

Leaving Venice – Heaven’s Bright
Il 20 febbraio suoneranno alla Coop Infrangibile di Piacenza insieme ai Noday, di cui abbiamo parlato pochissimi giorni fa in occasione del loro singolo d’esordio parecchio promettente, 30 gradi. Con i Noday condividono peraltro l’etichetta, Dear Gear Records, che si sta facendo notare in ambito underground per le proposte gaze (e affini) di alta qualità, vedasi anche la voce Six Impossible Things. I Leaving Venice sembrano avere tutte le carte in regola per imporsi nel panorama shoegaze / dream pop italiano -che è fiorente in questi ultimi anni- ma pure europeo, visto che cantano in inglese (e in un inglese credibile, aggiungeremmo -cosa non scontata per le band italiane). Heaven’s Bright è il secondo singolo che anticipa il loro prossimo album, in uscita questa primavera.
Salvomè – Ho pianto tutto il weekend
Ho pianto tutto il weekend, il nuovo singolo di Salvomè, racconta con lucidità quel tempo emotivo breve ma totalizzante che segue la fine di una relazione, quando tutto è ancora sospeso e sembra impossibile trovare un senso definitivo. Il brano si concentra su un istante preciso: l’ultimo risveglio insieme, le domande senza risposta, la scoperta di non essere stati gli unici in quel letto. Salvomè trasforma un dolore intimo in un’esperienza collettiva e generazionale, capace di parlare a chiunque abbia attraversato una sofferenza simile.
WEL – Dove sei
Primo singolo del 2026 per i WEL, che avevano chiuso lo scorso anno in grande stile con il brano Tragedy. A differenza del precedente brano, che univa varie influenze dalle diverse epoche del pop punk, Dove sei sembra avvicinarsi in maniera molto più decisa al filone emo/pop punk diventato popolare a cavallo dell’epoca covid, con artisti come Machine Gun Kelly (e i vari cantanti prodotti da Travis Barker) in ambito internazionale, e gruppi come La Sad qui in Italia, di cui Dove sei ricalca un po’ sonorità e influenze elettroniche ma senza assorbire -grazie al cielo, aggiungeremmo- l’elemento trash di cui trasudavano i testi di Theo, Fiks e Plant.
Dosonliri – Iena
I Dosonliri pubblicano il loro nuovo singolo Iena, un brano che parte dalla riflessione -in primis letterale- su questo animale spesso bistrattato e disprezzato (tanto che, nell’applicazione agli umani di appellativi animali, essere definiti “una iena” porta con sé sempre una connotazione estremamente negativa), in primo luogo per il suo “sorriso” considerato simbolo di falsità feroce. La riflessione arriva poi a considerare -spostandosi sul piano umano- tutte quelle persone invisibili che “facciamo finta che non esistano anche quando cercano con ogni mezzo di arrivare a fine giornata”. Le sonorità sono vicine al rock alternativo, con un brano ritmato e accattivante senza scadere nell’eccessivamente radiofonico, influenzato anche dalla scena alternativa italiana degli anni ’90.
Frida Martini – Platonico
Frida Martini è un nome che già racconta una visione: Frida come Frida Kahlo, quindi istinto, immaginazione, carne viva. Martini come Mia Martini, riferimento chiaro a una tradizione emotiva forte e senza compromessi. Da questo incrocio nasce un progetto musicale che usa il pop come linguaggio, ma non come scorciatoia. Platonico è una canzone che parla di una storia d’amore che, in fondo, non è mai iniziata davvero. Nessun “noi” da rimpiangere, solo una tensione continua tra due persone che si sono capite troppo tardi o nel modo sbagliato. È il racconto di qualcosa che resta sospeso, che vive più nelle ipotesi che nei ricordi. Ed è proprio questo a renderlo credibile. Il brano scorre con naturalezza, sostenuto da un sound vivo, dinamico, che evita la malinconia facile. È quel tipo di canzone che non ti chiede attenzione immediata, ma se gliela concedi ti ripaga. Platonico non vuole spiegare l’amore né salvarlo. Si limita a fotografare quel momento in cui capisci che amarsi non significa per forza camminare insieme. E, detto tra amici, è una sensazione che conosciamo un po’ tutti.
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