Frank Turner all’Alcatraz di Milano – 26/10/2024: il live report

Il live report del concerto di Frank Turner all’Alcatraz di Milano!
Una Milano piovosa accoglie Frank Turner per il suo decimo concerto meneghino, ventisettesimo in Italia, ma soprattutto concerto numero 2962 della carriera, come Frank ha occasione di ricordarci a inizio show, in uno dei momenti rituali dei suoi live. La venue prescelta è in questo caso l’Alcatraz, dove FTHC aveva già suonato due volte in passato ma sempre in apertura ai Dropkick Murphys.
Prima del Wessex Boy è affidato ai The Meffs il compito di collaudare il palco per la serata. Il duo britannico, di casa presso Fat Wreck Chords, l’etichetta di Fat Mike, si è visto di recente in Italia in apertura al concerto d’addio dei Nofx, ed è prodotto proprio da Frank Turner, per cui non stupisce la sua presenza nel bill. Sale sul palco alle 18.45 esibendosi davanti a un pubblico ancora esiguo ma fa lo stesso un discreto casino con un set molto punk rock appena appena addolcito dalla voce femminile.
Mentre la sala va riempiendosi scatta l’ora degli Skinny Lister, vecchi compagni d’armi (nonché di etichetta, Xtra Mile) di Frank Turner. Loro sono di Bristol ma fanno una musica ampiamente assimilabile a quella che si può a grandi linee inquadrare come “del tipo irlandese”: molto festaiola, contrabbasso e fisarmonica come i complessi da pub, ci sembrano perfetti per ballare sui tavoli di qualche osteria dopo svariate pinte di troppo. Per non smentire la nostra impressione, verso fine set la cantante Lorna Thomas tira fuori da non si sa dove un grosso fiasco che immaginiamo essere pieno di birra (o di whisky), e dopo averne bevuto un generoso sorso lo consegna al pubblico nelle prime file chiedendo a tutti di berne e farlo girare, in barba a ogni raccomandazione da virologi.
Frank Turner si presenta alle 20.45 spaccate, quando l’Alcatraz è finalmente pienotto. Non si fa precedere da alcuna intro o effetto sonoro: sale sul palco, “buonasera, Milano!” e attacca a suonare i brani del suo nuovo disco Undefeated spalleggiato dalla sua band The Sleeping Souls. L’abbigliamento dei cinque musicisti è una grossa novità rispetto al passato: se abbiamo sempre visto Frank e le Anime Dormienti con la camicia bianca d’ordinanza in ogni concerto, questa volta i cinque musicisti si presentano indossando camicie nere, probabilmente per adattarsi ai colori della copertina di Undefeated.
Poco male, perché quello che non cambia dei concerti di Frank Turner è la pacca che il cantautore mette sempre nelle proprie performance. Frank salta da una parte all’altra del palco, scherza con il pubblico recitando le sue ormai consuete gag in italiano lette su un pezzo di carta di fianco alla setlist, chiama una dozzina di circle pit e chiude in bellezza con un crowdsurfing su Four Simple Words. Ripetiamo un concetto che abbiamo ormai avuto modo di ripetere infinite volte: un concerto di Frank Turner è una delle esperienze musicali più divertenti ed esaltanti cui possa capitare di assistere, poco importa che tu lo veda per la prima volta o per la decima come nel nostro caso.
Gli highlight del concerto sono inevitabilmente i classiconi di Frank: impossibile non farsi trascinare da pezzi come Get Better, Recovery o I Still Believe. Ma il buon Francis trova il tempo di piazzare alcune chicche che rendono unico lo show milanese: su richiesta di un fan esegue la bellissima Glory Hallelujah che ultimamente viene rispolverata solo in una manciata di occasioni; nell’intermezzo da solista voce e chitarra fa una cover di Linoleum dei Nofx (per ringraziarli per aver suonato una cover di Glory Hallelujah al loro concerto di maggio, dice lui) e poi ci fa commuovere con The Ballad of Me and My Friends.
Do One, singolo di lancio dell’ultimo album, la sera precedente a Padova è stato suonato nella sua improbabile versione italiana con il featuring di Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids; Aimone non ha seguito Frank anche a Milano, ma Frank si lancia lo stesso in una strofa del brano cantata interamente in italiano. Non una novità totale per lui, visto che per una decina di anni ha cantato in italiano Eulogy con la citazione di Piero Pelù al posto di Freddie Mercury; un po’ ci dispiace non sentirla ancora, ma forse era tempo di rinfrescare un po’ il repertorio delle gag.
Dopo I Still Believe, Frank e gli Sleeping Souls lasciano il palco per l’encore e il pubblico comincia subito a intonare il coro di Bro Hymn al posto di “one more song” (il che suggerisce che l’età media dei presenti non è probabilmente da universitari). L’encore dura quattro scatenati pezzi, il concerto è finito per le 22.30: un sogno. Uscendo dal locale svariate persone commentano come questo sia stato il miglior concerto di Frank che abbiano mai visto, ma noi sappiamo bene che questa è la sensazione che invariabilmente lascia ogni suo show.
La scaletta del concerto di Frank Turner all’Alcatraz di Milano:
- No Thank You for the Music
- Girl from the Record Shop
- 1933
- Recovery
- Never Mind the Back Problems
- Photosynthesis
- Letters
- Non Serviam
- Plain Sailing Weather
- If Ever I Stray
- The Next Storm
- Love Forty Down
- Glory Hallelujah
- Linoleum (Nofx cover)
- Be More Kind
- The Ballad of Me and My Friends
- I Knew Prufrock Before He Got Famous
- Ceasefire
- Do One
- Try This at Home
- I Still Believe
- Somewhere Inbetween
- Polaroid Picture
- Get Better
- Four Simple Words
