Elsa – Pilot / La recensione

Elsa, cantautrice classe 2005 di base a Milano, arriva al suo primo EP Pilot. Pilot è un lavoro che mostra come si possa fare pop senza scadere nello scontato e nel trash: pop di qualità, insomma. A cui, certamente, concorre la sua bellissima voce, ma ciò non sarebbe sufficiente se i brani non avessero anche nel songwriting concretezza e passione.
Non sapremmo dire se la sua formula sia propriamente originale, date le scarse competenze in materia che il nostro back(under)ground di punkettari incalliti fornisce, ma di sicuro è una boccata d’aria fresca che ci mette al riparo da quanto di becero viene fatto nel e per il mainstream e apre uno spiraglio di speranza anche a noialtri disillusi verso la musica pop contemporanea.
Pilot si apre con Qualcosa, brano che sfrutta suoni evocativi e delicati per esplorare le diverse sfumature di una relazione, i suoi avvicinamenti e gli allontanamenti. Più ritmata la successiva Balli male, che racconta di ferite e amarezza con melodie avvolgenti e coinvolgenti.
La complessità delle relazioni tra esseri umani continua ad essere indagata anche tramite le influenze R&B di Se lo facessi a te, che donano orecchiabilità e movimento al pezzo. La potenza dei testi dispiegata fin qua è coronata nel punto di vista estraniato di In terza persona, nella confusione tra realtà vera e pixelata.
Tre brani su quattro sono canzoni d’amore, ma non canzonette: musica leggera, dunque, ma non “leggerissima”. Si tratta di una ricetta assolutamente personale, che non concede nulla alle derive del panorama pop contemporaneo: niente ammiccamenti indie, nessun featuring rappato, né riferimenti gen Z che lasciano il tempo che trovano. Né brat né demure, Elsa è solamente Elsa, in un certo senso atemporale e dunque universale.
Con le quattro tracce di Pilot Elsa ha saputo mostrare la propria versatilità in un esordio che lascia solo intuire quante potenzialità riservi per il futuro. Speriamo che Pilot sia l’episodio pilota di molte stagioni a venire.
