Gli album del mese: Charlotte Sands, Normandie, Katelyn Tarver & more

Charlotte Sands Can We Start Over copertina

Charlotte Sands – Can We Start Over?

(self-released, 24 gennaio 2024)

Charlotte Sands è uno dei nomi principali emersi nell’ambito alternativo negli ultimi quattro o cinque anni. Dopo aver fatto diventare virali un paio di canzoni nel 2020 la sua carriera è sostanzialmente sbocciata, e arriva ora al suo primo disco full length forte di un seguito che comincia a infoltirsi specialmente nei Paesi anglosassoni e numeri invidiabili in rete. Can We Start Over? è un lavoro piuttosto breve, con dieci canzoni tutte attorno ai tre minuti, e soprattutto una grande varietà sonora. Musicalmente infatti c’è un po’ di tutto, dall’alternative rock intenso e con un muro di suono importante (Use Me, On the Outside) al pop punk (Teeth) o pop rock (Dead Body), con le immancabili ballate acustiche, ben due su dieci tracce (Blindspot e Die in This Room) e addirittura un pezzo pop elettronico come Spite. Questo ci sembra sia un punto a favore di Charlotte, che può andare a pescare da parecchi bacini di utenza e accontentare un po’ tutti i palati, sia un punto potenzialmente debole, perché non sempre si riesce a capire esattamente quale sia la collocazione artistica della Sands e del disco e l’impressione generale è che la direzione non sia completamente chiara nemmeno a lei. Vocalmente Charlotte c’è eccome, con un cantato che a volte ricorda un po’ Skin e gli Skunk Anansie (si vedano gli alti in Use Me ad esempio); musicalmente molti pezzi funzionano ma sembrano ancora un po’ slegati fra loro.

Charlotte Sands sarà dal vivo in Italia il 31 maggio 2024 per una data da headliner al Legend Club di Milano (tutte le informazioni qui).


Normandie – Dopamine

(Easy Life Records, 9 febbraio 2024)

I Normandie vengono dalla Svezia e nei propri dieci anni di carriera hanno condiviso il palco con band pressappoco di ogni genere (noi li ricordiamo in apertura al tour d’addio degli Yellowcard nel 2016). Dopamine è il loro quarto album e pesca a piene mani dal rock alternativo di matrice britannica, potendosi assimilare a gruppi come You Me at Six, Mallory Knox e Biffy Clyro. I brani sono tendenzialmente molto melodici, hanno una componente vagamente oscura, e una spruzzata di synth in ogni traccia giusto per rendere il tutto ancora più pop. Sebbene ci sia senz’altro una nutrita schiera di persone appassionate a queste sonorità, noi troviamo che i brani dei Normandie si assomiglino un po’ tutti quanti, e assomiglino pure un po’ troppo alle band di riferimento citate poc’anzi: un lavoro poco originale quindi, che ripete schemi già sentiti almeno da una decina d’anni a questa parte. Ritual però è un brano davvero bello, che merita da solo un ascolto del disco.


Katelyn Tarver – Quitter

(Nettwerk Music, 9 febbraio 2024)

A poco meno di tre anni dal suo album d’esordio Subject to Change (2021), Katelyn Tarver torna con il suo seguito, questo Quitter che esce per Nettwerk Music. L’artista americana ha anche una carriera come attrice, avendo interpretato Jo Taylor nella serie Big Time Rush ed essendo figurata nel cast di No Ordinary Family e La vita segreta di una teenager americana, ma negli ultimi anni si è dedicata perlopiù alla musica. Quitter è un disco che si pone sulla scia del suo predecessore: un indie pop tranquillo e delicato, incline alla malinconia ma senza mai eccedere con la tristezza. I testi parlano di situazioni quotidiane o incertezze sulla vita di una millennial americana, e se non saranno esattamente poetici o capaci di cambiare la vita degli ascoltatori, sono certamente ben scritti e molto relatable. Le canzoni sono forse tutte un po’ troppo simili nell’andamento e nelle atmosfere perché Quitter possa godere di un cambio di passo che farebbe fare il salto di qualità al disco, ma nella maggior parte dei brani ci si trova molto di orecchiabile e di melodico che sa farsi apprezzare.


The Chisel – What a Fucking Nightmare

(Pure Noise Records, 9 febbraio 2024)

Secondo album per i The Chisel, formazione londinese abbastanza nuova ma che sta già guadagnando consensi all’interno della scena punk d’Oltremanica e non solo (tant’è che è stata messa sotto contratto dall’americana Pure Noise Records). Quello che il quintetto propone su What a Fucking Nightmare è un punk che rientra in pieno nella categoria Oi!, con ritmi veloci, cantato aggressivo ma anche parecchi bei ritornelli accattivanti, testi incazzati e pieni di parolacce (oltre al brano Fuck ‘Em che dice praticamente solo “fuck ‘em” per tutta la canzone, ben 15 brani su 16 riportano l’etichetta “Esplicito”). Le canzoni sono corte, a volte cortissime, e questo aiuta a far sì che non annoino mai. I pezzi forti per noi sono Cry Your Eyes Out e Those Days, ma tutto il disco funziona molto bene, con una produzione appena appena sporca che dà quel tocco grattato in più utile a far percepire la ruvidezza dell’album.

Potremo vedere i The Chisel all’opera in Italia il 13 giugno 2024, quando apriranno il concerto dei Dropkick Murphys al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI) (tutte le informazioni qui).


Paper Flowers – Dandelion

(self-released, 2 febbraio 2024)

Vogliamo bene a Glenn Harvey ormai da un po’ di tempo. Prima gli abbiamo voluto bene in quanto batterista dei Moose Blood, poi ancora di più dopo la sua uscita dalla band. Nel 2019 l’abbiamo visto in un minitour dell’Italia insieme ai Six Impossible Things, con date a Roma, Verona e Modena in seguito a un bellissimo EP d’esordio. Ora lo ritroviamo finalmente con un album full length che ha impiegato quattro anni per vedere la luce del sole. Il disco è stato descritto come “chitarre shoegaze con un cantato emo” da Nick di Vinylstore Jr a Canterbury, che ha ospitato il release show acustico di Paper Flowers; descrizione sicuramente corretta anche se un po’ asettica. La carica emotiva presente nel disco non deve infatti passare in secondo piano, perché è una delle componenti più importanti che l’album porta con sé. Glenn ne ha viste tante in questi ultimi anni e le sue esperienze e le sue lotte si riflettono nei testi e inevitabilmente anche nel sound di Dandelion. I nostri brani preferiti sono Alive, con la sua sorprendente energia vicina al pop punk, New Medicine e Compliment che tornano su percorsi maggiormente emo, ma sempre con chitarre di ampio respiro davvero belle da sentire.


Same Side – Oh No

(Pure Noise Records, 2 febbraio 2024)

Kevin Geyer fa fare crowdsurfing e circle pit scatenati con i The Story So Far, suona chitarre più indie con gli Elder Brother, e fa musica chill e rilassata quando si presenta come Same Side. L’infaticabile musicista californiano è al suo secondo album da solista, dopo In Place del 2021 uscito sempre per Pure Noise Records (etichetta che del resto ha anche i The Story So Far). La cifra stilistica è sempre quella: chitarre acustiche, atmosfere intime e vagamente autunnali, per come si possa considerare l’autunno in California quantomeno: le immaginiamo perfette per la colonna sonora di una giornata passata in spiaggia a metà ottobre, con sù i vestiti perché comincia a fare freschino. Se “chill” è la parola chiave del disco, Same Side non rinuncia comunque a tratti ad alzare i giri, si veda quel momento di schitarrate in Now dopo i ritornelli o la parte finale di On & On & On. Non ci sembra però sufficiente per imprimere una vera svolta o un cambio di ritmo al disco, che rimane un buon ascolto da sottofondo per i momenti tranquilli ma difficilmente un album da ascoltarsi con gusto per le sue canzoni accattivanti.


Fabrizio Mozzillo – Mediterraneo // Viaggia viaggia // Amori di un clown

(self-released, 7 febbraio 2024)

Scriviamo queste righe con tristezza, perché purtroppo Fabrizio Mozzillo ci ha lasciati pochi giorni dopo aver pubblicato la sua ultima trilogia di EP. Un ultimo piccolo omaggio d’addio per tutti noi, racchiuso in queste diciassette canzoni che mettono più di un sorriso per il tepore domestico che sanno sprigionare. La carica sonora è quella che già avevamo imparato a conoscere da parte dell’artista romano, che affonda saldamente le proprie radici nella canzone d’autore ma reinterpretandola in un modo tutto proprio e con una sonora erre moscia che rende la voce parecchio riconoscibile. Amori di un clown, uno dei tre EP, contiene le canzoni più delicate, tristine e malinconiche, anche quelle più lente; Viaggia viaggia sembra invece la sua controparte, bandendo del tutto la malinconia per lasciar spazio a brani spesso allegri e primaverili; Mediterraneo, l’EP più lungo con le sue sette canzoni, ha un sound, appunto, mediterraneo, con chitarre latine e ritmi evocativi sia che i brani siano allegri sia che siano pensosi. Un’ultima uscita discografica corposa ma davvero piacevole da ascoltare, che merita sicuramente di essere assaporata, magari durante un viaggio in nave o in treno, come raccontano alcuni di questi brani. Fa’ buon viaggio anche tu, Fabrizio.


Roberto Quassolo – Acoustic Curtain

(Tanzan Music, 12 gennaio 2024)

Decide di fare un disco totalmente acustico Roberto Quassolo, proponendo dieci canzoni che vedono l’utilizzo (quasi) esclusivo di due chitarre, per una quarantina di minuti di musica che ci trasportano direttamente dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. Le sonorità, e pure l’accento utilizzato da Roberto, sono infatti decisamente americani, con un tocco di blues qua e là e ritmi che si mantengono piuttosto sostenuti per tutta la durata del disco. I dischi acustici possono essere un’arma a doppio taglio, principalmente perché il range dei sound è necessariamente più limitato e il rischio di scadere nel noioso è molto alto se non ce la si gioca bene. Roberto Quassolo è invece riuscito a mettere insieme un bell’album, che non fa mai sbadigliare ma anzi tiene sù i giri e focalizzata l’attenzione e pure il groove. La nostra traccia preferita? Back to the Real, che avevamo già avuto occasione di ascoltare come singolo di lancio del disco alcune settimane fa.


Potete leggere tutte le nostre recensioni a questa pagina.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *